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Ieri sera a Bari abbiamo presentato e illustrato nei dettagli la proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Trattamento economico e previdenziale dei consiglieri regionali” nota col nome di Zero Privilegi Puglia per la quale è iniziata in tutta la regiona la raccolte delle relative firme. Alla presenza di un discreto numero di cittadini interessati all’iniziativa abbiamo spiegato come questa proposta è nata, come si è sviluppata, secondo quali criteri è stata elaborata, quali sono i suoi obbiettivi, i riparmi economici previsti e come fare per aderire e partecipare alla raccolta firme. Purtroppo il maltempo e la sindrome influenzale ci ha privato della presenza di alcuni protagonisti che hanno avuto un ruolo ed hanno fornito un importante contributo a questa campagna sin dal suo inizio, ma abbiamo notato nei partecipanti un notevole apprezzamento per gli interventi fatti dai vari relatori.
L’occasione è stata profiqua anche per aumentare le adesioni alla proposta, da un comitato contro gli sprechi ad altri gruppi 5 stelle della regione. Tutti molto entusiasti e pronti a partire e a fare la propria parte. Vi rcordo che su www.zeroprivilegipuglia.com potete reperire tutte le informazioni inerenti questa iniziativa e, nella sezione banchetti firme, tutti i luoghi con relative date ed orari in cui si potrà firmare. Quando andate a firmare ricordatevi di portare con voi un documento di riconoscimento. Possono firmare tutti i cittadini residenti in Puglia.
Oggi è iniziata la raccolta firme anche ad Ostuni. Purtroppo il banchetto previsto in mattinata al mercato è saltato causa pioggia, ma l’intenso freddo non ci ha evitato di essere in Via Pola dove numerosi cittadini si sono fermati per avere informazioni e soprattutto firmare. Il fredd0 era assai ma i costi della politica accende gli animi e il calore emanato dal vigore dei passanti ci ha consentito di sopportare le rigide temperature. Un grazie a tutti e un grazie anche a Salvatore De Stradis che ancora una volta si è reso disponibile a ricoprire l’indispensabile ruolo dell’autenticatore senza il quale queste iniziative non potrebbero essere realizzate.
L’unica e costante assenza, aimé, la si registra nei mezzi d’informazione. Nessun giornale, a parte qualche piccola testata e portale web, e nessuna televisione ha parlato della nostra inziativa. Sempre pronti a pubblicizzare ogni dichiarazione dei politici anche quando raccontano balle come il taglio ai costi della politica che, numeri alla mano, ho smentito ieri sera durante la mia relazione (vedi il video sopra) adessono tacciono completamente su questa importante proposta che, vale la pena ricordarlo, garantirebbe quasi 10 milioni di euro di risparmi all’anno. Zero Privilegi Puglia per i mezzi di “Informazione” semplicemente non esiste e questo vuol dire solo una cosa: é viva. I partiti, morti da tempo, sono degli zoombi che permangono ancora nell’immaginario della gente proprio grazie agli umili servitori dell’informazione, tutto ciò questi ci propagandano, utilizzando allo scopo anche soldi pubblici, è morto mentre ciò che volontariamente escludono è più che mai vivo.
P.S. a breve sarà disponibile il video dell’intera serata, con gli interventi di tutti i partecipanti.
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Il capitolo delle nomine nelle aziende controllate o partecipate da istituzioni pubbliche va affrontato con determinazione e immediatezza. Se, come avviene oggi, tali nomine avvengono in base a convenienze politiche va da se che l’operato del nominato tenderà ad essere a favore della parte politica di riferimento piuttosto che del bene comune. Da qui una malagestione sia economica sia qualitativa nonchè l’alimentazione di quel sistema clientelare che consente alla classe politica in carica di mantenre ed accrescere il proprio potere e dominio sulla popolazione.
Va quindi definito un metodo quanto più trasparente e partecipato possibile in modo da poter selezionare i soggetti più qualificati e competenti piuttosto di quelli più politicamente convenienti. In una Ostuni a 5 stelle si farebbe così.
Alla scadenza di un incarico in un Ente Pubblico o in una Società partecipata dal Comune per il quale il comune abbia diritto di indicazione del proprio candidato, il Sindaco bandisce apposito concorso per raccogliere le candidature di quanti ritengano di avere titoli e competenze per ricoprire i ruoli indicati. Le regole per la pubblicazione del Bando debbono rispondere ai seguenti criteri:
- uso di mezzi di pubblicazione di ampio e facile accesso, in particolare Internet;
- congrua anticipazione della pubblicazione rispetto alla scadenza del Bando che non può essere prima di tre mesi dalla data della sua apparizione su Internet;
- pubblicazione dei curricula dei candidati con lo stesso strumento di pubblicazione del bando;
Il Sindaco sceglie il candidato da nominare (nel caso di Ente Pubblico) o da indicare all’assemblea (nel caso delle Società di diritto privato) e deve produrre una motivata relazione sulle motivazioni della propria scelta che deve essere anche essa pubblicizzata su Internet.
Il candidato prescelto o la sua organizzazione di provenienza non possono avere avuto rapporti di affari significativi con la struttura pubblica per la quale si candida nei 3 anni precedenti la nomina. I criteri quantitativi che determinano il livello limite dei rapporti d’affari significativi debbono essere esplicitati nel bando.
Il Comune non può indicare il Direttore Generale, un Consigliere, il Presidente, l’A.D. o un membro del Collegio Sindacale di un ente partecipato, o nominare per cariche direttive in un Ente Pubblico afferente al Comune, chi negli ultimi 5 anni abbia lavorato in una associazione di categoria o sia stato a rappresentante di interessi di categoria o abbia fatto di mestiere attività politica nell’ambito di partiti e/o movimenti organizzati o si sia candidato in liste politiche.
Il Comune non può proporre il Direttore Generale, un Consigliere, il Presidente, l’AD o un membro del Collegio Sindacale di un ente partecipato, o nominare per cariche direttive in un Ente Pubblico afferente al Comune, chi ha altro incarico nella stesso o in altra struttura afferente al Comune o partecipata dallo stesso, o l’abbia avuta nei cinque anni precedenti.
Non è candidabile chi ha una condanna anche in primo grado.
Un nominato non può essere contemporaneamente dipendente o dirigente in più di un Ente o di una Società partecipata del Comune. La sua remunerazione deve essere congrua con le retribuzioni praticate ai dipendenti della struttura nella quale opera (ad esempio non deve essere più di 5 volte la retribuzione più bassa praticata per i dipendenti).
Se i criteri di esclusione si determinano in un momento successivo alla nomina essi configurano una incompatibilità che produce la decadenza immediata dall’incarico.
Il sindaco ha il compito di svolgere attività di controllo dell’operato dei nominati e di verificarne i risultati raggiunti. Il sindaco si assume la responsabilità oggettiva delle performance dei candidati da lui proposti.
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Quando si parla di costi della politica la cosa più intelligente, ma soprattutto più interessante, e confrontarli con altri capitoli di spesa per vedere l’effetto che fa. Andiamo a prendere come esempio un paese di circa 30 mila anime, qual’è Ostuni, e proviamo a confrontare i costi della sola Giunta Comunale composta da 10 assessori più il Sindaco con gli stanziamenti previsti per garantire a centinaia di ragazzi di famiglie in difficoltà economiche il diritto allo studio, uno dei tanti diritti teoricamente tutelati dalla carta Cositituzionale ovvero uno dei diritti fondamentali per i cittadini italiani.
Se facciamo questa operazione non solo ci renderemmo immediatamente conto dell’enorme divario tra le cifre in questione, ma anche di come vengono utilizzati quei denari che noi lasciamo con le tasse ad uno stato sempre più esigente. 11 persone, tra i più benestanti della città, si intascano in un anno quasi cinque volte quello che viene dato a centinaia di studenti che vivono in difficoltà economiche e ciò vuol dire che le tasse che io, ma anche tutti voi, verso al comune di Ostuni sono utilizzate in maggior parte per far arricchire i politici, piuttosto che aiutare gli studenti in difficoltà nel loro percorso di studio.
Se è vero che nelle ultimine manovre si è provveduto a limare i costi della politica negli enti locali, in particolare dimunuendo il numero degli assessorati va ricordato che i fondi destinati al diritto allo studio hanno subito drastici tagli e le famiglie bisognose, vuoi per la crisi vuoi per l’incremento della pressione fiscale e l’aumento delle spese per servizi vari, sono aumentate considerevolmente. Non tutte naturalmente faranno richiesta per usufruire di questi fondi, anche perchè più che di sussidi economici si tratta di veri e propri spiccioli che lo scorso anno andavano dai 14 ai 90 euro, somme che difficilmente possono veramente sostenere uno studente.
In una Ostuni a 5 stelle non solo gli assessorati sarebbero limitati a 5 (le nuove manovre ne prevedono comunque 8), ma i compensi previsti sarebbero dimezzati liberando più di 100 mila euro di risorse che potrebbero triplicare il fondo per i diritto allo studio. Meditate gente, meditate.
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ZERO PRIVILEGI PUGLIA – Comunicato stampa nr 1
Mentre la polemica sugli ingiustificabili privilegi della “casta” imperversa da mesi e la politica risponde con i soliti, quanto vuoti, annunci e intenti a cui non segue alcun atto concreto e tangibile, oggi 7 Novembre 2011 un gruppo di cittadini pugliesi iscritti al MoVimento 5 Stelle, in linea con le proposte sui tagli ai costi della politica che questo sostiene da tempo (abolizione dei rimborsi elettorali, abolizione delle Provincie, accorpamento dei Comuni sotto i 5 mila abitanti, ecc), hanno depositato presso il Consiglio regionale della Puglia una proposta di Legge regionale di iniziativa popolare che prevede:
- dimezzamento dello stipendio dei consiglieri regionali;
- abolizione dell’assegno di fine mandato;
- abolizione del vitalizio;
- non erogazione della diaria in caso di eccessive assenze;
- sostituzione dell’accesso gratuito alla rete autostradale con rimborsi per spese effettivamente effettuate e debitamente documentate;
- sospensione del trattamento economico ai consiglieri sottoposti dalla magistratura a misure cautelari.
Sarebbero 9 milioni di euro l’anno (45 milioni a legislatura) i risparmi quantificabili se queste semplici, quanto doverose norme venissero applicate a cui si sommerebbero ulteriori 9 milioni di risparmi a lungo termine in seguito all’abolizione del vitalizio.
Consapevoli che tali cifre non siano in grado da sole di risolvere i problemi economici della regione, siamo convinti che possano essere utilizzati per più importanti ed urgenti necessità, soprattutto oggi con i cittadini costantemente chiamati a sacrifici “lacrime e sangue”.
La raccolta delle necessarie firme a sostegno di questa proposta, che sarà preceduta da apposita conferenza stampa del comitato promotore, sarà avviata subito dopo che l’ufficio di presidenza del Consiglio regionale pugliese avrà svolto i previsti adempimenti burocratici.
I cittadini che volessero aderire all’iniziativa possono prendere contatti col comitato promotore sul sito web http://pugliazeropriv.altervista.org , tramite l’apposita pagina Facebook Zero Privilegi Puglia o via mail all’indirizzo zeroprivilegipuglia@gmail.com.
Testo integrale della proposta
Tabella riassuntiva dei risparmi
Il Comitato Promotore
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Il debito pubblico non è un problema di cui sia stata sottovalutata la gravità; al contrario, è il pilastro su cui si fonda la crescita nell’attuale fase storica. Il debito è indispensabile per continuare a far crescere la produzione di merci. È una scelta consapevolmente perseguita con una totale unità d’intenti dai governi di destra e di sinistra in tutti i paesi industrializzati. La crescita drogata dal debito va fermata perché non è la soluzione della crisi, ma la sua causa.
Clima, energia, economia: tre crisi ci minacciano. Senza una nuova politica, la crisi del debito creato per drogare la crescita potrà solo aggravarsi. Tutto lascia credere che ormai sia solo questione di tempo. Se la prima a precipitare sarà la crisi climatica, sarà difficile trovare una via di scampo. Se invece la crisi climatica verrà ritardata dalla crisi economica o da quella energetica, coloro che non si sono lasciati ipnotizzare dalla colossale disinformazione planetaria dei mass media – e sono più di quanti si creda – possono evitare di rimanere sepolti dalle macerie.
Grandi Opere, spesa militare, costi della politica. Per uscire dalla crisi e bloccare la spirale del debito bisogna prendere immediatamente tre decisioni: sospendere tutte le grandi opere pubbliche deliberate in deficit, ridurre drasticamente le spese militari, ridurre drasticamente i costi della politica. Il sistema di potere fondato sull’alleanza strategica tra grandi imprese e partiti politici del secolo scorso non prenderà mai queste decisioni, perché ne verrebbe travolto.
Una nuova politica per il bene comune. Occorre una nuova leva di politici, antropologicamente diversi da quelli che si sono formati nei partiti di destra e di sinistra; non omologati sul dogma della crescita, guidati nelle loro scelte dall’analisi e dalla risoluzione dei problemi. Già se ne stanno formando: i loro incubatori sono i movimenti di resistenza contro le grandi opere e contro la privatizzazione dei servizi sociali.
Il debito italiano: rischio bancarotta. In Italia il debito pubblico rappresenta il 119% del Pil e alla fine del 2011 raggiungerà i 2.000 miliardi di euro. Il Giappone sta peggio di noi, con un debito oltre il 200% del Pil, e la stessa Gran Bretagna – sommando il debito pubblico a quello di aziende e famiglie – arriva al 245% del Pil, mentre il debito complessivo italiano raggiunge il 225,8% del prodotto interno lordo. Di fronte a queste cifre, non è escluso che i paesi più indebitati decidano di uscire dalla spirale del debito, trascinando al fallimento le banche che hanno sottoscritto i loro titoli di Stato e quindi rovinando i risparmiatori. Questa crescita, drogata dal debito pubblico sempre più vasto e dal credito al consumo per le famiglie: solo il “doping” del debito ha consentito, finora, di tenere in vita un’economia fondata sulla crescita dei consumi. Perché la crescita della produzione di merci ha raggiunto un livello tale che, se non si spendesse più di quello che sarebbe consentito dai redditi effettivi, crescerebbero le quantità di merci invendute fino alla crisi di sovrapproduzione che distruggerebbe il sistema fondato sulla crescita.
La politica economica in un vicolo cieco. Ridurre le tasse e/o aumentare la spesa pubblica: è ciò che destra e sinistra hanno proposto, per stimolare la crescita del Pil, perché se cresce la produzione di merci aumenta il gettito fiscale e si riduce il debito pubblico. Ma tagliando le tasse e aumentando la spesa pubblica, il debito aumenta. Inserendo il pareggio di bilancio nelle Costituzioni si comprometteranno le possibilità di crescere. Globalizzazione, merci invendute ed ex consumatori disoccupati. Perché gli stimoli forniti alla ripresa economica attraverso la spesa pubblica non hanno funzionato? Perché nei paesi industrializzati lo sviluppo tecnologico e la globalizzazione dei mercati hanno determinato un eccesso di capacità produttiva che cresce di anno in anno: macchinari sempre più potenti producono quantità sempre maggiori di merci riducendo progressivamente l’incidenza di lavoro umano per unità di prodotto. Ne deriva un aumento dell’offerta e una contestuale diminuzione della domanda mediante la diminuzione delle retribuzioni e la riduzione dell’occupazione.
Spesa militare: faremo la fine dell’Impero Romano? Una voce disastrosa nel debito pubblico è costituita dalla crescita delle spese militari. Dopo il tracollo dell’Urss, la dimensione egemonica imperiale degli Usa ha spinto gli alleati verso un impegno crescente in molti teatri di guerra, in regioni strategiche come quelle petrolifere, fino a determinare una situazione che presenta inquietanti analogie con quella che portò alla caduta dell’Impero Romano quando le spese militari per tenere sotto controllo le province cominciarono a superare il valore delle risorse che se ne ricavavano.
Grandi Opere: fallimenti in tutto il mondo. Altrettanto rilevanti, nel bilancio del debito, le grandi opere spesso faraoniche e inutili: la crisi della Grecia è scaturita dalle spese per le Olimpiadi di Atene del 2004, se Torino è la città più indebitata d’Italia lo deve alle spese in deficit sostenute per le Olimpiadi invernali del 2006. Opere che non ripagano i loro costi perché sovradimensionate rispetto alle reali esigenze: è successo con l’aereo supersonico Concorde e il tunnel sotto la Manica già fallito due volte; è successo con molti costosissimi edifici costruiti per le Olimpiadi di Atene e di Torino, già in pieno degrado. Sovradimensionata rispetto alle esigenze è la linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino-Lione. Destra e sinistra sono consapevoli dell’inutilità di molte grandi opere, devastanti per i territori, e tuttavia rivendicano il merito di averle deliberate in deficit allo scopo di rilanciare la crescita economica e l’occupazione. In realtà faranno crescere soltanto il debito pubblico. Un’opera è davvero sostenibile solo se assolve la funzione per cui viene costruita riducendo a parità di servizi il consumo di risorse, il consumo di energia e l’impronta ecologica, in modo da ripagare i costi d’investimento con la riduzione dei costi di gestione, contribuendo in questo modo a ridurre il debito pubblico. In altre parole la politica economica non può più basarsi soltanto su criteri di tipo quantitativo, ma deve adottare criteri di valutazione qualitativi.
L’equivoco della green economy. Nell’ottica della green economy la politica energetica non si fonda sulla riduzione della domanda mediante la riduzione di sprechi e inefficienze, ma sulla sostituzione dell’offerta: fonti rinnovabili anziché fossili, con incentivi statali che aggravano il debito pubblico. Anziché i piccoli impianti per l’autoconsumo, la green economy privilegia i grandi impianti, che possono essere appannaggio solo di grandi aziende interessate a incentivare la crescita dei consumi e degli sprechi. E’ un modo di riproporre ancora una volta l’alleanza strategica tra industria e partiti: l’alleanza fondata sulla crescita, responsabile dell’attuale fallimento storico. Anziché nelle grandi opere e nella green economy faraonica, occorre investire nella ristrutturazione energetica degli edifici esistenti, nelle reti idriche, nella manutenzione degli edifici pubblici, nel ripristino della bellezza dei paesaggi (con benefici effetti anche sul turismo), nel potenziamento dei trasporti pubblici locali, nella rinaturalizzazione dei quartieri post-industriali (come a Detroit), nello sviluppo delle fonti rinnovabili in piccoli impianti per autoconsumo, nel recupero e riciclaggio di materiali dismessi, nell’agricoltura di prossimità, nel commercio locale, nell’accorciamento delle filiere tra produttori e acquirenti.
Filiera corta: l’economia locale può sopravvivere alla globalizzazione. E’ auspicabile una saldatura tra l’economia reale dei territori (contadini, commercianti, piccole e medie aziende, artigiani e professionisti) con i movimenti che si oppongono alla realizzazione delle grandi opere e alla privatizzazione dei servizi pubblici essenziali. Una vera democrazia partecipata può realizzarsi solo ripudiando la globalizzazione e rivalutando le economie locali, con l’obbiettivo di ridurre al minimo la dipendenza dalle fonti fossili e realizzare la maggiore autosufficienza produttiva in base al principio di sussidiarietà delle filiere corte. Oltre a creare più occupazione delle grandi opere, le attività economiche locali sono utili, ripagano i costi d’investimento riducendo sprechi e consumi di materie prime, per cui non fanno crescere i debiti pubblici e non richiedono tecnologie potenti, bensì evolute; non possono essere svolte da aziende multinazionali che operano sui mercati mondiali, ma solo da piccoli operatori locali (agricoltori, artigiani, commercianti, tecnici) radicati sul territorio, in grado di alimentare un’economia di prossimità, sostenibile dal credito locale, come dimostra il recente successo di alcune piccole e medie imprese italiane, che caratterizzano la nostra struttura produttiva (il 99,92 % ha meno di 250 addetti).
Meno e meglio: decrescita selettiva del Pil. Ridurre gli sprechi comporta necessariamente una decrescita: la coibentazione degli edifici per ridurne le dispersioni termiche e l’installazione di impianti energetici a fonti rinnovabili fanno crescere il Pil inizialmente, ma in seguito i risparmi lo fanno decrescere. La decrescita selettiva del Pil, riduce gli sprechi e l’impronta ecologica, migliora il benessere e la qualità della vita, crea occupazione utile. Solo la decrescita selettiva del Pil può risolvere sia la crisi economica che quella ambientale, senza far crescere il debito pubblico né deprimere le attività produttive.
Agricoltura biologica: una scelta strategica. L’aumento dei prezzi delle fonti fossili e la riduzione progressiva della loro disponibilità renderà sempre più conveniente l’agricoltura biologica: stagionalità dei prodotti, riunificazione di agricoltura e allevamento, accorciamento delle filiere, riduzione delle intermediazioni commerciali tra produttori e acquirenti, diffusione delle fonti rinnovabili in piccoli impianti per autoconsumo collegati in rete. L’abbandono della chimica in agricoltura richiederà un aumento del numero di occupati nelle attività agricole e un controesodo di quote non marginali di popolazione dalle città alle campagne.
Ristrutturazione edilizia: fronte strategico di occupazione utile. Se si ragionasse in termini qualitativi anziché quantitativi si capirebbe che il bisogno insoddisfatto nel settore dell’edilizia è la riduzione delle dispersioni energetiche degli edifici esistenti: mediamente in Italia per il riscaldamento si consuma il triplo delle peggiori case tedesche. Di quanto lavoro ci sarebbe bisogno per ristrutturare energeticamente il nostro patrimonio edilizio e soddisfare con fonti rinnovabili il fabbisogno residuo? La riduzione del pil che ne deriverebbe offrirebbe i vantaggi economici, occupazionali e ambientali non altrimenti ottenibili.
Il modello della crescita è finito: non ha futuro, va sostituito. Per potersi salvare occorre sganciarsi dal sistema economico e produttivo fondato sulla crescita della produzione di merci, organizzando reti di economia, di produzione e di socialità alternative, in grado di funzionare autonomamente e di rispondere ai bisogni fondamentali della vita con le risorse dei territori. Si annuncia un periodo di transizione inevitabilmente drammatico. Sui patrimoni dei saperi e del saper fare accumulati e implementati nel corso delle generazioni, sulla capacità di trasformare con rispetto, efficienza e intelligenza le risorse della natura, sulla capacità di costruire rapporti improntati al rispetto reciproco, è possibile riavviare una nuova fase della storia umana. Perché storica e non congiunturale è la portata della crisi in atto. È la crisi di un modello economico che non ha più futuro, che non può essere riorganizzato e migliorato ma deve essere sostituito.
Maurizio Pallante
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Domenica a Lecce si sono scontrate due visioni di moVimento diametralmente opposte e assolutamente inconciliabili tra loro e così come l’incontro tra aria fredda e aria calda da il via a fenomeni temporaleschi in questo caso abbiamo assistito ad un tempestoso quanto deprimente “confronto”.
In queste ultime settimane nelle mail, su facebook e domenica a Lecce ho sentito cose e visto attegiamenti in totale antitesi con l’idea di movimento 5 stelle che a mio modesto avviso è proposta da Beppe Grillo col suo blog.
Basta infatti leggerselo quel blog per rendersi immediatamente conto che il termine più utilizzato, ma anche il fulcro di tutto, è cittadino. Badate bene: cittadino ho detto, non iscritto al movimento. E numerosi sono gli appelli di Beppe ai cittadini affinchè si impegnino direttamente in qualcosa, affinché ognuno ci metta del proprio, ognuno rischi qualcosa. Mai e sottolineo mai si riscontrano appelli ad iscriversi al movimento 5 stelle quale precondizione indispensabile per tale impegno. Cosa diversa è invece per le candidature in caso di elezioni che, come più volte indicato da Beppe, vengono decise tramite il portale del movimento e quindi dagli iscritti.
Non ve lo linko perchè so che non avrete difficoltà a reperirlo, ma c’è un intervista di Beppe ad annozero in cui invita tutti i cittadini (non gli iscritti al movimento) ad impegnarsi in qualcosa: difesa dell’acqua, contro il nucleare, per la raccolta differenziata e contro gli inceneritori, ecc. Il movimento 5 stelle è uno strumento a disposizione, non l’unico, e l’iscrizione ad esso non è mai indicato quale requisito sine qua non.
Domenica a Lecce la proposta in antitesi con tutto ciò è stata quella che solo ed esclusivamente gli iscritti al movimento, da dimostrare tramite tessera (nella fattispecie la stampa della pagina del proprio profilo d’iscrizione al portale del movimento), avrebbero potuto godere di un ruolo attivo e decisionale. I cittadini non iscritti (non tesserati) avrebbero dovuto stare alla finestra ed in silenzio pure. Al più, visto che la manovalanza è sempre e comunque utile e indispensabile, avrebbero potuto darci una mano ai banchetti per la raccolta firme. Già sò che qualcuno negherà tutto ciò o, imitando noti personaggi, affermerà di essere stato fraiteso. “solo le scelte politiche devono essere prese dagli iscritti” e “alle riunioni politiche devono partecipare solo ed esclusivamente gli iscritti” sono frasi più volte eccheggiate nell’incontro di domenica. Può essere questa un posizione ed una visione in linea con l’idea di movimento che beppegrillo.it porta avanti da anni? Per rispondere è necessario rifarsi proprio a quel blog dove poche settimane fa si sono assunte importanti decisioni in merito ad un argomento di fondamentale importanza per il futuro del nostro paese. La “manovra dei cittadini” (anche qui badate bene: dei cittadini non degli iscritti al movimento) è il risultato di una consultazione avvenuta tramite la rete ed aperta a tutti. Non ha caso si è svolta sul blog e non sul portale del movimento. Vi sono stati degli iniziali post che chiunque poteva commentare inserendo le proprie proposte e le proprie idee. Queste sono state poi selezionate in base all’apprezzamento ricevuto nei vari commenti e messi a votazione tramite un apposito sondaggio. Tutto ciò è avvenuto in chiaro, senza alcun filtro o censura. Le scelte fatte non possono che essere definite scelte politiche e a tali scelte si è fatto partecipare chiunque senza chiedere prima l’esibizione di tessere o iscrizioni. E diversamente non poteva essere visto che ciò è, come già ho detto, in contrasto con i principi ispiratori del movimento 5 stelle che prende spesso a modello l’Islanda dove si sta riscrivendo la costituzione e gli incaricati a farlo stanno coinvolgendo tramite la rete l’intera popolazione e non solo la loro ristretta cerchia di elettori o tesserati.
“il controllo deve essere riservato agli iscritti al movimento”. Questa frase, più volte ribadita, è stata per le mie orecchie uno boato nella notte, un esplosione distruttiva che ti disorienta e ti fa scordare chi sei, da dove vieni, dove volevi andare e sopratutto che cazzo ci facevi li. Frase talmente assurda che è persino difficile scriverne il perchè. Il più grande problema della politica italiana è proprio il fatto che il controllo su di essa è riservato a pochi, se così non fosse stato noi oggi non saremmo nella disastrosa situazione in cui siamo, forse irrimediabilmente, precipitati. E’ di vitale importanza che il controllo sulle scelte politche, sul come ed il perchè queste vengono fatte, sia esteso a quanta più gente possibile. Tutti i cittadini devono capire che la politica non è un affare riservato ai professionisti del settore, ma un dovere ed un impegno per tutti. Ognuno deve metterci del proprio, in base alle sue competenze, alle sue consocienze e al suo tempo a disposizione. La politica deve essere accessibile e sotto il controllo di tutti. Uno vale uno, vuol dire che uno vale uno e non che un iscritto al movimento 5 stelle vale più degli altri.
Che dire poi delle “correnti” caratteristica tipica di quei partiti che il movimento 5 stelle definisce morti e più volte definta malefica dallo stesso Grillo tramite il suo blog. Eppure Domenica a Lecce un gruppo definitosi “noi dell’associazione amici di Beppe Grillo di B………” si è presentata con le sue condizioni, affermando che se non fossero state accettate loro non avrebbero sostenuto la proposta di legge popolare di cui condividevano in toto obbiettivi ed intenti. Le loro “richieste” non riguardavano la proposta di legge per cui ci si era riuniti (nella fattispecie il dimezzamento degli stipendi dei consiglieri regionali e l’abolizione di vitalizi e assegni di fine mandato) ma il modo e il sistema con cui tale proposta doveva essere presentata, pubblicizzata e organizzata. Modo e sistema che avrebbe dovuto seguire i principi sopraesposti lasciando fuori i cittadini e riservando il tutto ai tesserati (documentati) al movimento 5 stelle. Soprattutto non erano proposte, sempre auspicabili e ben accette, ma veri e propri diktat, tant’è che mentre chiedevano che tali “richieste” venissero messe a votazione dichiaravano che senza di esse loro avrebbero abbandonato il progetto. Provate a trasportare questo metodo all’interno di un gruppo movimento 5 stelle di un qualsiasi consiglio comunale, regionale o in parlamento. Sul tavolo una proposta di legge ed uno o più “portavoce”, parlando a nome di un qualche gruppo a cui fanno riferimento, dichiarano che il loro voto dipende dall’accettazione sine qua non di condizioni che nulla hanno a che fare col merito della proposta. Che diffferenza c’è tra questo e le normali e quotidiane dinamiche che ci sono negli esistenti partiti politici? E’ per questo tipo di politica che noi tutti in questi anni stiamo dedicando tempo ed energie?
La questione Taranto ha poi dell’incredibile. Da anni in quella città c’è un gruppo di cittadini che contro tutto e tutti lotta contro le devastazioni ambientali, contro la malapolitica e il malaffare. Ragazzi puliti, cittadini con l’elmetto li definirebbe Beppe. E proprio sul palco con lui, qualche anno fa in occasione di un suo spettacolo in quella martoriata città, li vidi per la prima volta. Adesso un altro gruppo di cittadini, che su quel palco non c’era, senza dire nulla a quegli altri ragazzi e in totale segretezza pensando forse che chi prima arriva meglio alloggia hanno costituito e certificato una lista civica 5 stelle. Adesso io non ho alcun motivo per dubitare che questi ragazzi oltre ad essere incensurati e non iscritti ad alcun partito abbiano anche ottime idee per la città e la necessaria determinazione per sostenerle. Non è questo il punto, ma mi chiedo se è questo il metodo con cui il movimento 5 stelle intende selezionare i portavoce all’interno delle istituzioni, quelli che Beppe definisce un “appendice” della rete, dei cittadini ( ancora una volta cittadini e non iscritti). Non mi pare che in altri luoghi d’Italia questo sia stato il metodo utilizzato. Piuttosto ho visto la convocazione di assemblee pubbliche rese note tramite tutti i mezzi possibili, stampa compresa. E’ avvenuto a Milano, Torino, Bologna e sta avvenendo in questi giorni a Palermo. E che pensare del fatto che questi adesso, forti della loro ceretificazione, non solo escludono tutti gli altri e chiunque non gli vada a genio (anche se incensurati e non iscritti ad alcun partito) ma addirittura minacciano e diffidono dal dichiararsi del movimento 5 stelle, pena “pesanti ripercissioni anche di natura legale”. Penso che lo staff di Grillo, inconsapevole complice di questa anomala situazione, ne debbe essere informato.
La cosa però più preoccupante è che questi personaggi definiscono questi metodi “democrazia” forse senza sapere esattamente il significato del prefisso demos. A me pare sinceramente che con questi metodi l’unico risultato sarà la sostituzione di una casta con un altra. A minori costi perchè si accontenta di stipendi più bassi e rinuncia ai finanziamenti pubblici, ma pur sempre casta finchè si chiuderà a riccio su se stessa rispondendo ed includendo esclusivamente i suoi adepti.
Secondo molti l’incontro di Domenica a Lecce è stato un evento disastroso, nefasto. Io non credo perchè ho visto molti reagire di fronte alla possibilità che anche questa speranza di rinascita e rinnovamento della politica su cui per anni ci si è dedicato tempo ed energie, svanisse dentro quelle dinamiche che sono caratteristiche di quei partiti politici che hanno portato nel profondo abisso il nostro paese. E li ho visti reagire con tenacia e determinazione. Sarei rimasto deluso e avrei definitivamente deposto le armi se di fronte a tali assurdità ci fosse stata rassegnazione, silenzio. Non è da escludere però che sia io che abbia inteso male il movimento 5 stelle e che questo non sia come me lo sono immaginato. E allora, nonostante qualcuno possa pensare che sia inopportuno rendere pubblico tutto questo in quanto questione interna, io, in linea con quanto sempre scritto da Beppe nei suoi post, attendo che sia la rete, strumento di informazione, partecipazione e libertà tanto acclamato e difeso, ad esprimersi in merito.
Nell’attesa ho tolto da questo blog qualsiasi riferimento grafico al moVimento 5 stelle, li vedrete riapparire solo quando e se avrò conferma che su di esso avevo inteso bene.
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“Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure” è da tempo la frase conclusiva della maggior parte dei post di Beppe Grillo e la domanda che sempre più spesso mi pongo è: noi chi? Si, lo so che sono più di 100 mila gli iscritti sul portale del moVimento 5 stelle, ma che ci vuole a fare qualche clic col mause? E so anche che ai Vday hanno partecipato centinaia di migliaia di persone, ma quanti quelli che si sono impegnati per realizzarli e quanti quelli che hanno passato le loro giornate nelle piazze ad informare e a far firmare quella massa di gente? Senza di loro non ci sarebbe stato Vday e quelle centinaia di migliaia di persone, senza alcun problema o rimorso, avrebbero tranquillamente trovato qualcos’altro da fare. Persino i movimenti per l’acqua, illuminante esempio di attivismo e partecipazione, che sono riusciti a portare alla firme prima e al voto poi milioni di Italiani, senza la perseverante opera di alcuni non esisterebbero e sull’essenziale bene comune non solo non ci sarebbe stato alcun referendum, ma neanche un minimo d’informazione e silenziosamente quei milioni di Italiani se lo sarebbero fatti scippare.
Sul web questo noi sembra enorme, ma quando si tratta di passare dal virtuale al reale ecco che tutti si dileguano e scompaiono. Tutti hanno mille impegni tra lavoro e famiglia, tutti hanno un qualcosa di inderogabile da fare e quei pochi rimasti devono pure a stare a sentire questi latitanti quando, battendogli le mani sulle spalle, gli dicono: bravi ragazzi, continuate così che gli facciamo il culo a tutte quelle merde!
Già, continuate che gli facciamo. Nel senso che pochi fanno e gli altri sperano poi di potersi mettere comodi. Ma come si può pensare che in pochi si possa vincere una battaglia del genere contro poteri enormi, con una informazione che ti ignora o addirittura ti descrive come un pericolo o, quando va bene, un fenomeno da baraccone?
Nel suo comunicato politico numero quarantasette Grillo esterna il suo sconforto, la difficoltà a cambiare questo paese con metodi democratici (referendum, leggi popolari, manifestazioni) e se la prende coi politici, coi partiti. Io, condividendo in toto il sentimento, mi chiedo piuttosto se i politici e i partiti sono il reale problema o semplicemente una perfetta rappresentazione del popolo Italiano. Forse sarò banale ma la democrazia non la fanno ne i leader ne i partiti, ma i popoli e ammettere l’inestistenza della democrazia nel nostro paese non può esimerci dal porre il popolo come primo colpevole.
P.S.: io comunque non mi arrendo.
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E’ inutile girare intorno al problema e aspettare la chiamata alle urne per andare a mettere una ics sul simbolo del meno peggio per poi, poco dopo, rendersi conto che il meno peggio è identico a quell’altro. Prima ammettiamo che per risollevare questo paese dal degrado sociale ed economico in cui è sprofondato è necessario che ogni singolo cittadino ci metta il proprio contributo, il proprio impegno e il proprio tempo prima potremmo guardare al futuro con un pò di speranza. Sino a quando BerlusconiBossiFiniCasiniRutelliBersaniDiPietroVendola sarà libero, insieme a tutti i suoi sodali e discenti, di manovrare il paese FUTURO sarà solo ed esclusivamente una inutile parola descritta nel dizionario.
E’ troppo tardi per cercare altre strade, scorciatoie per evitare di impegnarsi in prima persona. I danni di queste strategie sono ormai sotto gli occhi di tutti: la disoccupazione è a livelli inimmaginabili sino a qualche anno fa, la precarietà del lavoro (e della vita) è ormai divenuta una normalità, il diritto alla pensione un ricordo del passato (anche chi già la percepisce rischia di perderla se salta il banco), come un ricordo del passato sono l’accesso gratuito alle cure mediche e ad una scuola di qualità.
Tutto ciò che i nostri padri e i nostri nonni hanno costruito in decenni di duro lavoro, sacrifici e lotte si è disperso grazie a generazioni che vivendo costantemente con lo sguardo rivolto altrove, hanno lasciato che quattro squallidi politicanti di quart’ordine si spolpassero tutto, compreso l’osso. Come una enorme mandria di bufali hanno scorazzato per l’Italia in lungo e in largo e continueranno a farlo sino a quando l’ultimo filo d’erba non sarà scomparso.
Nelle nostre mani il destino: farsi travolgere o salire in groppa ad un cavallo e portare la mandria in un luogo dove non possa più nuocere (nella fattiscpecie: A FARE IN CULO!!!)
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Semplificazione è sempre più sinonimo di delega. Delega a poltici regionali o nazionali, al sindaco e l’assessore, ai rappresentanti sindacali, fino ad arrivare agli insegnanti nelle cui mani mettiamo l’istruzione e l’educazione dei nostri figli. Questo è il messaggio che sta passando sempre più frequentemente nel concetto di democrazia degli italiani: lasciamo fare agli altri, che vuol dire non “semplifichiamo le cose” ma semplifichiamoci la vita delegando.
E allora lasciamo che il sindaco e gli assessori decidano senza di noi come amministrare il nostro territorio, lasciamo che i rappresentanti sindacali firmino contratti che condizioneranno la nostra vita fino alla pensione, lasciamo che gli insegnanti si occupino della formazione dei nostri figli e li educhino per noi. Diamo a degli estranei la nostra vita “chiavi in mano” perchè noi non abbiamo tempo per pensarci; abbiamo altro e di meglio da fare.
In fondo, quali i problemi che dovremmo condividere? Una buca da asfaltare davanti a casa, il lampione stradale che non funziona, il vicino che continua a parcheggiare l’auto nel nostro posto riservato. Ma siamo sicuri che siano questi i problemi?
NO! Non sono questi i problemi.
I problemi sono i rifiuti che continuiamo a produrre e non sappiamo come smaltire, i problemi sono i piani energetici regionali e nazionali che non ci sono, i problemi sono le scuole che non hanno fondi nemmeno per fare le fotocopie, i problemi sono gli asili nido che costano un capitale e oggi se hai un figlio il mutuo non te lo fai per pagarti la casa ma per pagare il nido. Sono problemi che coinvolgono tutta la comunità e tutta la comunità ne deve essere partecipe. Dobbiamo uscire dalla campana di vetro che ci protegge e ci nasconde e dalla nostra illusione che il mondo finisca dove finisce il nostro naso. Il mondo, che ci piaccia o no, che lo vogliamo o no, è l’immigrato che non sa come vivere e che non sappiamo come accogliere, è il bambino rom che muore soffocato dentro la baracca, sono i morti di tumore causati dall’inquinamento che ci guasta l’aria, è la cementificazione folle, insensata e inutile che serve solo ad arricchire i pochi sulla pelle di tutti.
Dobbiamo smetterla di guardare la pagliuzza nell’occhio dell’altro e non guardare la trave che ci acceca perchè, prima o dopo da questo letargo ci dovremo svegliare. Le risorse finiranno e se andiamo avanti così finiranno più presto di quanto pensiamo e svegliarsi allora sarà tardi. Facciamolo ora finchè siamo in tempo; abbiamo bisogno di tutti, abbiamo bisogno di essere uniti e di essere tanti, aldilà ed oltre le fedi e le ideologie.
Qui non si tratta di destra o di sinistra nè di credere o non credere in Dio, si tratta di salvare il futuro. Possiamo farlo se siamo uniti, se ci muoviamo tutti, se riprendiamo coscienza del nostro ruolo e del nostro peso, se smettiamo di delegare, se ci riappropriamo della libertà di critica e di pensiero, se spegnamo la televisione e ci fermiamo a riflettere cercando la verità dentro di noi. Ognuno di noi vale ed ogni contributo è necessario e indispensabile.
“Uno vale Uno e insieme andremo Oltre”
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Parlamento pulito, lo spiego ai non ben informati, è una proposta di legge di iniziativa popolare che giace ignorata da tutti i partiti nei cassetti del Senato dal lontano 2008. 350 mila firme, ne bastavano 50 mila, a sostegno di tre principi tanto basilari quanto scontati che però non trovano casa nel nostro ordinamento: incandidabilità per i condannati in via definitiva (qualsiasi reato penale), reintroduzione del voto di preferenza, massimo due legislature per gli eletti. Principi, come dicevo, scontati e previsti in tutte le grandi democrazie occidentali, se non dalla legge almeno dal decoro.
In nessuno di questi paesi vengono candidate persone che hanno avuto condanne penali, anzi non si candidano neanche quelli sotto indagine o anche solo coinvolti in qualche scandalo e se ciò accade dopo che sono stati eletti si dimettono immediatamente. Sul voto di preferenza poi dimostriamo tutta la nostra incoerenza perchè non solo è previsto in tutti i paesi democratici ma è persino previsto nel nostro paese in tutti i tipi di elezione tranne quelle per il parlamento. Sul limite al numero di legislature infine, pensate agli USA dove il Presidente svolge al massimo due mandati senza che questo limite sia imposto da una qualche norma. Si tratta infatti di una consuetudine iniziata con G. Washington e rispettata poi da tutti (la sola eccezzione fu Roosevelt).
Adesso a distanza di quattro anni dalla raccolta firme, Grillo ha invitato tutti i sottoscrittori di quella proposta e chiunque altro la voglia sostenere a protestare davanti al Senato il 10 Settembre. Sono sicuro che saranno moltissimi a rispondere all’appello, non voglio azzardare numeri ma certamente una folla di persone invaderà il luogo scelto. Io personalmente sto cercando di organizzarmi tra problemi personali e impegni già assunti, ma comunque vedo che tramite facebook si stanno organizzando pulmann da ogni remoto angolo della penisola salento compreso (link). Farò di tutto per esserci perchè ritengo importante, soprattutto in questo periodo, manifestare per dire a questa classe politica (tutta senza distinguo alcuno) che ci hanno rotto i coglioni e se ne devono andare tutti fuori dalle palle e immediatamente pure.
Sulla proposta di legge sono convinto però che anche una sua improbabile approvazione non comporterebbe alcun beneficio alla drammatica quanto ridicola situazione politica in cui ci troviamo. L’incandidabilità dei condannati non ci eviterebbe i Berlusconi né i Bersani, ma neanche i Casini, i Vendola, gli Alfano o i Di Pietro né tanto meno i Dell’utri condannato ma non in via definitiva. Stessa cosa per il voto di preferenza che anzi in un sistema mediatico “particolare” come quello Italiano favorirebbe quelli che quotidianamente appaiono in televisione a lanciare i loro slogan pollicitari o a “rispondere” alle domande dei soliti pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti. Neanche il limite al numero di legislature ci sarebbe molto di aiuto perchè anche fosse possibile considerare i mandati già svolti non riusciremmo comunque ad evitarci le candidature e le probabile elezione di gente del calibro di Tedesco o Renzi, per non parlare poi degli ostunesi Tanzarella ed Epifani.
Come vedete la situazione non cambiarebbe poi di molto e un parlamento davvero pulito rimarrebbe una chimera. Come ho già detto altre volte l’unica soluzione al problema è una pulizia radicale senza mezzi termini né mezze misure: a chiunque abbia, negli ultimi trent’anni, ricoperto cariche elettive o di nomina politica sia a livello nazionale che locale deve essere vietata qualsiasi possibilità di candidarsi (neanche ai consigli di zona) come di ricoprire incarichi di nomina politica. Se non si provvede a liberare le istituzioni e le aziende pubbliche dall’attuale classe politica difficilmente potremo assitere ad un reale cambiamento. Al massimo possiamo assistere a spettacoli mediatici che ci parlano del vento che cambia. Probabilmente in questa pulizia ci cadrebbero anche molte brave persone che in questi anni hanno svolto onestamento e con dedizione il loro mandato ma è un sacrificio che dobbiamo sopportare, tra l’altro non è che li mettiamo a pane ed acqua.
Per questo sono molto contento di quanto dichiato da Grillo nel suo comunicato politico nr quarantacinque: “Di ogni candidato sarà pubblicato il curriculum, gli obiettivi e sarà associato un forum di discussione. Ogni eletto risponderà al Programma del M5S e alla propria coscienza, non a organi direttivi di qualunque tipo e non potrà entrare in un gruppo parlamentare formato da altri partiti. Ogni eletto percepirà un massimo di 3.000 euro di stipendio, il resto dovrà versarlo al Tesoro, e rinunciare a ogni benefit parlamentare, iniziando dal vitalizio pensionistico. Dovrà firmare l’accettazione a queste condizioni nero su bianco, prima delle elezioni.” , in oltre i condidati verranno scelti tramite la rete e non potranno candidarsi coloro che già sono stati eletti come consiglieri comunali o regionali. E’ anche per questi motivi che ho aderito e sostengo il moVimento 5 stelle. Sono principi che qualunque partito potrebbe adottare immediatamente, non serve alcuna legge basta volerlo. Invece niente, tutti criticano l’attuale legge elettorale ma tutti ci si adattano e ci sguazzano dentro.
Il moVimento dice quello che vuole fare, fa e soprattutto rispetta quello che dice. E’ contro il finanziamento ai partiti e non li ritira pur avendone diritto, è contro i superstipendi di politici e gli eletti se lo autoriducono, è contro il porcellum e seleziona i candidati secondo metodi più democratici e trasparenti, è contro i doppi mandati e non candida chi ne ha già uno. Quindi bando alle ciance e cacciamoli tutti.






















