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	<title>iapra li  uecchie uno sguardo su Ostuni ed oltre</title>
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		<title>Ambientalismo presunto</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 15:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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<p>Ricevo e volentieri pubblico un&#8217;articolo dell&#8217;amico Francesco Sabatelli. Se vi interessa sapere il futuro della gestione dei rifiuti ad Ostuni sappiate che stanno provvedendo ad acquistare nuovi cassonetti stradali in sostituzione degli attuali. Chiunque ha un minimo d&#8217;informazione sulla materia sa che la presenza dei cassonetti non solo è incompatibile con la raccolta differenziata, ma addirittura la ostacola. Adesso mi aspetto le solite dichiarazioni del Sindaco che coprirà le sue vergogne sventolando bandiere e vele.</p>
<blockquote><p><strong>NIENTE RACCOLTA DIFFERENZIATA PORTA A PORTA E LIDI SPORCHI</strong></p>
<p><strong>LA VERITA’ SULL’ AMBIENTALISMO (PRESUNTO) DELL’ AMMINISTRAZIONE  TANZARELLA </strong></p>
<p>Dopo aver letto questo pezzo, sicuramente qualcuno esclamerà: “questo  Sabatelli –  chissà per quali ragioni – è l’ unico giornalista che  scrive male dell’ Amministrazione Comunale”.</p>
<p>Però, il sottoscritto, in questo pezzo cercherà di fare quello che  giornalisti di alto livello come Dino Greco di “Liberazione” e Marco  Travaglio del “Fatto Quotidiano”, affermano essere il compito del buon  cronista: presentare al lettore una fotografia della realtà.</p>
<p>Bene, domani finisce  luglio. Luglio, almeno secondo quanto affermato da  Domenico Tanzarella, sindaco monarca della città bianca, in due della  rare sedute del Consiglio Comunale, è – o forse era &#8211; il mese in cui  sarebbe dovuta partire la raccolta differenziata “porta a porta”,  servizio che città molto meno blasonate di Ostuni hanno attivato da  oltre un anno.</p>
<p>Purtroppo, nonostante le rassicurazioni del Sindaco Tanzarella, ad oggi  la raccolta dei rifiuti porta a porta sembra lontana anni luce, alla  faccia dell’ ambientalismo di cui questa Amministrazione, almeno a  parole, si fa portatrice.</p>
<p>Il problema – nonostante quello che replicherà sicuramente l’ ufficio  stampa del Comune &#8211;  non è solo degli ambientalisti radicali, ma  coinvolgerà a breve tutti i residenti della città bianca. Perché? Presto  detto. Tutti i Comuni che non raggiungono il 40% di differenziazione  dei rifiuti, avranno un aumento dell’ ecotassa imposta dalla Regione  Puglia; e il Comune di Ostuni per ammortizzare l’ aumento dell’  ecotassa, non potrà fare altro- come  è già avvenuto a Carovigno &#8211;  che  aumentare la Tarsu, insomma la tassa sullo smaltimento della spazzatura.</p>
<p>E la situazione della raccolta differenziata in terra ostunese, è in  peggioramento. I dati di maggio e giugno 2010, parlano di un comune di  Ostuni che differenzia solo il 5% dei rifiuti, a fronte di realtà come  Ceglie Messapica che riescono a differenziarne intorno al 50%.</p>
<p>E pensare che l’ Assessore all’ Ecologia Peppino Santoro, pochi mesi fa,  ai microfoni di una trasmissione radiofonica “amica” (l’  approfondimento politico domenicale di radiostuni, condotta dal  segretario cittadino del suo partito), disse testualmente le seguenti  parole:” ormai ad Ostuni c’è una grande sensibilità verso l’ ambiente,  sensibilità che parte dall’ Amministrazione”.</p>
<p>Santoro poi, non è nuovo a queste uscite “poco veritiere”. Basti pensare  che il 24 aprile, ad un manifestazione sul recupero degli orti, disse  apertamente che la raccolta differenziata porta a porta sarebbe partita  “a giorni”. Giorni ne sono passati più di 100, ma ancora di questa  raccolta differenziata neanche l’ ombra.</p>
<p>Dell’ ambientalismo diffuso di cui parla l’ assessore all’ Ambiente –  almeno per me – è difficile trovarne traccia all’ interno del territorio  cittadino.</p>
<p>Personalmente, continuo a vedere una città sporca – come tra l’ altro  affermato anche dal difensore civico Mario Monopoli nella sua ultima  relazione al consiglio comunale – e un territorio sempre più consumato  da una cementificazione continua, tutt’ altro che necessaria dato il  continuo decrescere della popolazione cittadina, che ormai fa fatica a  restare oltre i 32 000 (32.501 dato Wikipedia).<br />
Vedo delle spiagge meravigliose come Lido Bosco Verde, nei cui pressi ci  sono montagnole di rifiuti &#8211;  documentate da un servizio fotografico  del Sen. Pino Specchia – che cozzano con la Bandiera Blu che proprio  ieri è stata consegnata al Comune di Ostuni, con una pomposissima  cerimonia.</p>
<p>Questa è la fotografia della realtà attuale. Ovviamente, qualcuno dirà  che è una rappresentazione faziosa. L’ unico auspicio è che prima di  fare affermazioni di questo genere, il cittadino si sia preso la briga  di controllare la veridicità di quanto scritto ( o fotografato) in  questo articolo.</p>
<p>Francesco Sabatelli</p></blockquote>
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		<title>Festa del nulla</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 09:58:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stasera in piazza ad Ostuni si festeggia per l&#8217;assegnazione della Bandiera blu in compagnia di un famoso comico pugliese che, ne sono sicuro, divertirà molto i presenti. Io non ci sarò, altri impegni, ma sono sicuro che il caro Sindaco non perderà occasione per salire sul palco per elogiare il proprio operato e quello dell&#8217;amministrazione [...]]]></description>
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<p>Stasera in piazza ad Ostuni si festeggia per l&#8217;assegnazione della Bandiera blu in compagnia di un famoso comico pugliese che, ne sono sicuro, divertirà molto i presenti. Io non ci sarò, altri impegni, ma sono sicuro che il caro Sindaco non perderà occasione per salire sul palco per elogiare il proprio operato e quello dell&#8217;amministrazione comunale. Un monologo in cui dirà una serie di bugie facilmente smentibili da una qualunque persona dotata di un minimo di informazione. Peccato che l&#8217;informazione è ormai un ricordo di un lontano passato e sorridenti e beati, come una massa di rincoglioniti, tutti stasera applauderanno allo stesso modo sia il divertente comico sia il politico che sta distruggendo insieme ad amici e compari questo splendido territorio.</p>
<p>Se chiedete alla gente comune che cosa certifica Bandiera Blu vi risponderanno: la bellezza delle spiagge ed al più la qualità delle acque. Entrambe le convinzioni sono errate e sono basate sulle idiozie e dichiarazioni che i giornali e Tv locali riportano quotidianamente. La bellezza delle nostre spiagge non c&#8217;entra nulla con la certificazione della Fee ed anche fosse così mi si spieghi quali siano i meriti di una qualsiasi amministrazione. Non credo vogliate farmi credere che sia stato il sindaco a realizzare le splendide calette di Costa Melata e Torre Pozzelle o le secolari dune del Pilone. D&#8217;altronde Ostuni non è l&#8217;unico paese ad ottenere questo riconoscimento e se foste informati sapreste che molte bandiere blu sono assegnate a paesi della Liguria e dell&#8217;Emilia che di bello hanno ben poco. Anche sulla qualità delle acque ci sarebbe da fare un qualche appunto, innanzitutto dicendo che la Fee non effettua alcun controllo, ma si affida alle rilevazioni dell&#8217;ARPA quell&#8217;istituto pubblico (quindi coi vertici nominati dai partiti) che fino a qualche anno fa negava la presenza di diossina a Taranto per poi confermarne la presenza dopo che Pace Link aveva reso pubblici una serie di analisi a dir poco allarmanti. Va detto anche che l&#8217;unico parametro preso in considerazione da Bandiera Blu è la presenza o meno di coliformi e streptococchi fecali, che si ritrovano solo dove vi sono scarichi di fogna a cielo aperto. L&#8217;eventuale presenza di sostanze chimiche, quelle che fanno quella bella schiuma quando il mare è un pò agitato, non sono assolutamente prese in considerazione.</p>
<p>Ma allora che cosa certifica esattamente questa bandiera per cui si festeggia questa sera? Una serie di servizi e di politiche ambientali che, a mio avviso, ad Ostuni sono completamente assenti. Si tratta di servizi sull<a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2010/07/differenziata.png" class="lightview" rel="gallery[2570]" rel="shadowbox" title="differenziata"><img class="alignright size-medium  wp-image-2573" title="differenziata" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2010/07/differenziata-300x147.png" alt="" width="300" height="147" /></a>e spiagge come la sorveglianza, la presenza di bidoni per la raccolta differenziata, la possibilità di accesso per i disabili, l&#8217;accesso libero all&#8217;acqua potabile, ma anche altri servizi generici come una percentuale di raccolta differenziata non inferiore al 10% (a Giugno è stata del 5,86%). Tutti servizi che, chiunque abbia avuto il piacere di farsi un giro sulla costa, ne può constatare l&#8217;assenza. Chiunque tranne, evidentemente, quelli della Fee e i politici nostrani, di destra e di sinistra, che sull&#8217;argomento tacciono tutti vergognosamente.</p>
<p>Iapra li uecchie sta realizzando un documentario per dimostrare visivamente tutte queste, ed altre, assenze nonchè una serie di autorizzazioni e scempi che, grazie a questa politica &#8220;certificata&#8221; ambientalista, sta distruggendo un territorio dalle risorse e dalle bellezze ineguagliabili. Potete aiutarmi segnalandomi i diffusi stupri ambientali sia commentando questo post sia utilizzando il modulo contatti presente in fondo alla barra laterale.<br />
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		<title>Fame nel mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 18:35:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia/Lavoro]]></category>
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<p>Nonostante la ricca diversità di cibo che si trova nel mondo, un quarto della popolazione sta morendo di fame. Oggi la fame è un problema di massa in molte parti dell’Africa, dell’Asia e del Sud America e il futuro non promette nulla di buono. La popolazione globale ha una tendenza di crescita di 90 milioni per anno per i prossimi 40 anni e i più recenti studi [1] prevedono gravi carestie globali che condurranno alla fame su una scala senza precedenti.</p>
<p>Questa miseria è un risultato diretto della nostra brama di mangiare carne. I bambini nel mondo sottosviluppato muoiono di fame in prossimità di campi coltivati ad alimenti destinati all’esportazione come foraggi per gli animali, per supportare la civiltà “affamate di carne” del mondo ricco. Mentre milioni di esseri umani muoiono, più di un terzo della produzione di cereali del mondo e metà della produzione di pesce sono impiegati per alimentare gli animali nei paesi ricchi [2].</p>
<p>L’industria delle bistecche degli Stati Uniti d’America consuma tanto cibo quanto India e Cina messe insieme [3]. Un miliardo e novecento milioni di persone potrebbero essere alimentate con le proteine di cui sopra. Un ripensamento completo su come vengono distribuite le nostre limitate risorse alimentari è vitale se vogliamo trovare una soluzione al problema della fame nel mondo. Questa “Guida Viva” si occupa del perché il mangiar carne è la principale causa della fame nel mondo e del come il vegetarismo può fornire una soluzione.</p>
<p>Le radici della fame</p>
<p>Il mondo in via di sviluppo non è sempre stato affamato. I primi esploratori del 16° e 17° secolo spesso ritornavano stupiti dell’enorme quantità di cibo che vedevano. Per esempio, in certe parti dell’Africa le popolazioni avevano spesso tre raccolti di riserva e nessuno soffriva la fame. L’idea di comprare e vendere cibo era inaudita.</p>
<p>La Rivoluzione Industriale ha cambiato tutto ciò. I Paesi Europei avevano bisogno di materie prime a buon mercato come carbone e minerale ferroso di cui erano ricchi i paesi in via di sviluppo. Attraverso processi di invasione e colonizzazione i paesi ricchi poterono non solo procacciarsi le materie prime, ma reclamare il territorio come loro proprietà obbligando le popolazioni indigene a pagare le tasse o l’affitto delle terre. I poveri contadini (molti dei quali prima di allora non avevano mai avuto a che fare col danaro) furono forzati a coltivare piantagioni, come ad esempio quelle di cotone, per venderne il prodotto ai loro nuovi padroni. I paesi ricchi possedevano la terra, tutto il cibo che si produceva e decidevano il prezzo. Dopo aver pagato le tasse, ai contadini restava poco danaro per comperare cibo a caro prezzo e spesso finivano per indebitarsi semplicemente per vivere. Questo processo di colonizzazione continuò fino all’inizio del XX secolo.</p>
<p>La maggior parte dei paesi colonizzati è ora divenuta indipendente, ma grossa parte delle terre è ancora di proprietà di grandi compagnie costituitesi nei paesi ricchi. Queste terre non vengono utilizzate per nutrire le popolazioni locali ma per produrre cibo per l’esportazione. La maggior parte di questo cibo serve per alimentare gli animali. Questa è una delle principali cause di scarsezza di cibo e carestie.</p>
<p>I paesi in via di sviluppo non sempre hanno avuto il monopolio della fame. Una delle ultime grandi carestie Europee ebbe luogo in Irlanda dal 1846 al 1850 quando vennero meno le coltivazioni di patate. La patata era il cibo base degli Irlandesi poveri e pertanto serviva ad alimentare gran parte della popolazione. L’Irlanda fu colonizzata dall’Inghilterra e di conseguenza le terre divennero di proprietà dei latifondisti inglesi.</p>
<p>Mentre molti irlandesi morivano di fame, una quantità di cibo sufficiente per alimentare due volte la popolazione Irlandese fu esportato in Inghilterra. I contadini Irlandesi coltivavano i campi per i loro latifondisti Inglesi, poiché dovevano pagare l’affitto &#8211; se non potevano, venivano cacciati dalla terra rimanendo senza alcun mezzo di sussistenza. Il popolo affamato si cibò delle patate che dovevano servire per essere piantate l’anno successivo.</p>
<p>Che cosa ha a che fare tutto ciò con la fame nel mondo oggi? Sostituite l’Irlanda con “paesi poveri” e l’Inghilterra con “paesi ricchi” e le cose restano ancora molto verosimilmente le stesse. In tempi di carestia il cibo è esportato dai paesi poveri a quelli ricchi. E la gente ancora muore di fame.</p>
<p>Il problema odierno</p>
<p>La siccità ed altri disastri “naturali” sono spesso invocati come cause della fame. La popolazione locale si era sempre in passato saputa difendere dai disastri naturali e sebbene essi possono essere il “grilletto” che fa scattare la carestia, la causa principale è il sistema dei nostri giorni ovvero il neocolonialismo.</p>
<p>La terra nei paesi poveri è ancora largamente non di proprietà della gente che la lavora e gli affitti sono salati. Succede spesso che la gente è cacciata fuori dalla sua terra e si reca spesso ad affollare le città dove c’è d’altra parte poco lavoro. Molti paesi poveri si sono indebitati per importare il cibo ma anche per importare armi con le quali le elites dominanti si assicurano contro le rivolte popolari. Essi sono adesso indebitati con grandi banche dei paesi ricchi.</p>
<p>Al culmine della carestia in Etiopia nel 1984-5, la Gran Bretagna importava semi di lino, di cotone e di colza per un ammontare di 1,5 milioni di sterline. Sebbene niente di ciò è adatto per l’alimentazione umana, terreni di buona qualità sono ancora impiegati per produrre foraggi per gli animali dei paesi ricchi, mentre si sarebbero potuti utilizzare per produrre cibo per gli Etiopi. Oggi 800 milioni di uomini sono affamati e lo saranno durante le loro brevi vite. Tristemente sono le popolazioni rurali dei paesi poveri, le uniche che producono cibo per i paesi ricchi, che sono le prime a soffrire la fame. Anche quando il raccolto va male, i padroni della terra hanno la loro rendita, mentre i poveri contadini si affamano.</p>
<p>La triste ironia è che il mondo produce molto più cibo vegetale di quanto ne serve per venire incontro alle necessità alimentari di tutti i cinque miliardi e seicento milioni di abitanti. E’ stato stimato che sei miliardi di uomini potrebbero essere ben alimentati se il mondo adottasse una dieta vegetariana. Se invece noi assumiamo il 35% delle nostre calorie dai prodotti animali, allora questo numero cade a due miliardi e cinquecento milioni, meno di metà della popolazione umana vivente oggi.</p>
<p>La maggior parte dei paesi in via di sviluppo, se non tutti, producono abbastanza cibo per i loro bisogni, o potrebbero produrlo se la terra e le altre risorse per produrre cibo, come strumenti e macchine agricole, fossero più equamente distribuiti. Se la gente mangiasse essa stessa questo cibo, allora ce ne sarebbe abbastanza per alimentare ciascun abitante del mondo oggi, procurandosi una media di 2360 kcal (calorie) necessarie per una buona salute. Al contrario, molto di esso è sprecato per alimentare gli animali che producono carne.<br />
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		<title>Al peggio non c&#8217;è mai fine</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 16:55:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://vimeo.com/9548359" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-2562" title="Polveri_alle_stelle" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2010/07/Polveri_alle_stelle.png" alt="" width="500" height="306" /></a></p>
<p>Il Sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, sta organizzando un servizio di bus per portare i bambini del quartiere Tamburi a Lido Azzurro, per andare al mare e fare le vacanze. Il sindaco di Taranto infatti, con un&#8217;ordinanza, ha vietato l&#8217;accesso ai giardinetti del quartiere Tamburi. Lì c&#8217;è berillio. Un cancerogeno potentissimo che supera i limiti di legge. Il berillio è stato rinvenuto anche sul suolo dell&#8217;llva, come certificano le stesse analisi aziendali del 2005-6.</p>
<p>Ma questo &#8220;generoso&#8221; impegno del sindaco verso gli sfortunati bambini del quartiere tarantino, rischia di trasformarsi in una storia alla Fantozzi. A Lido Azzurro c&#8217;è una pineta contaminata da amianto.</p>
<p>Poveri bambini del quartiere Tamburi, destinati a respirare il benzo(a)pirene della cokeria Ilva. Diventano fumatori incalliti a cinque anni perché hanno inalato l&#8217;equivalente di cinquemila sigarette; ma è una stima per difetto perché si riferisce SOLO al benzo(a)pirene e non anche a tutti gli altri IPA cancerogeni. Quando giocano e si mettono le mani in bocca rischiano di contaminarsi da berillio. E se vanno in vacanza a Lido Azzurro per non toccare il berillio&#8230; cosa trovano? Un bel bosco contaminato da amianto.</p>
<p>Al peggio non c&#8217;è mai fine.<br />
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		<title>Niente vacanze per un Italiano su due</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 20:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia/Lavoro]]></category>
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<p>Sempre più Italiani quest’estate preferiscono rimanere a casa. Giusto, si può fare anche i turisti a casa propria ed evitare di ammassarsi come sardine sulle spiagge. La scelta però non è proprio del tutto consapevole e voluta. Secondo Federalberghi si tratta di “povertà turistica”. I dati diffusi dall’Associazione parlano di una divisione fra chi può permettersi una vacanza e chi no, tanto che nell’estate 2010 partirà il 51,3% degli italiani (stessa quota del 2009) mentre la rimanente parte rimarrà a casa per mancanza di soldi. “Coloro che rimarranno a casa questa estate saranno il 46,3% della popolazione, in forte crescita rispetto al 43,8% dell’estate 2009.</p>
<p>I motivi per i quali così tanti italiani non si muoveranno di casa, saranno dovuti addirittura nel 54,9% dei casi a motivi economici, mentre la mancanza di soldi vera e propria è indicata dal 46,8% dei non ‘viaggiatori’. Un altro 18,7% dichiara motivi familiari, il 18,5% denuncia motivi di lavoro ed il 16% parla di motivi di salute”. Sono le stime rese note oggi da Federalberghi secondo i dati di un’indagine realizzata su 1200 italiani maggiorenni. Commenta il presidente Federalberghi Bernabò Bocca: “Si accresce, purtroppo, il solco tra chi può permettersi un periodo di vacanza estiva e chi no e seppur il giro d’affari si accresca del 20% esso è semplicemente dovuto da un lato alla fiammata inflazionistica di tutto ciò che consente la movimentazione turistica e dall’altro all’incremento (da 10 a 12) dei giorni di permanenza fuori casa”.</p>
<p>“Inoltre la netta divisione &#8211; prosegue Bocca &#8211; tra chi può permettersi almeno un pernottamento fuori casa per vacanza durante il periodo estivo e chi no, è caratterizzato dal fatto che ben 1 italiano su 4 non fa vacanza per mancanza di soldi, sancendo la nascita di una nuova malattia del nostro sistema economico, definibile sinteticamente come ‘povertà turistica’. Ciò porta ad una stagnazione complessiva del movimento turistico estivo degli italiani &#8211; afferma Bocca &#8211; che non si discosta dai numeri dell’estate 2009, se non solo nell’entità della spesa che mediamente passerà da 710 euro del 2009 a 853 euro per un incremento del 20% determinato dall’incremento delle notti (da 10 a 12) e dall’aumento dei costi del viaggio e degli spostamenti interni al Paese”.</p>
<p>I risultati dell’indagine evidenziano che rimane immutato il numero di italiani che nel quadrimestre estivo (giugno-settembre) trascorreranno una breve vacanza fuori dalle proprie mura domestiche, dormendo almeno una notte fuori casa. Saranno infatti il 51,3% (rispetto al 51,2% dell’estate 2009) gli italiani maggiorenni che hanno già fatto o si apprestano a fare vacanze da giugno a settembre. Come da tendenza ampiamente affermata, si va tutti al mare. Il 74,6% preferirà la spiaggia (rispetto al 73,6% del 2009) con il dettaglio che vede il 67,4% che sceglierà il mare della Penisola o delle due isole maggiori, mentre il 7,2% (in crescita rispetto al 6,1% del 2009) si riverserà nelle isole minori. Segue in classifica generale la montagna con il 17,4% delle preferenze (rispetto al 16,3% del 2009) e le località d’arte con l’1,9% (rispetto al 2,6% del 2009).</p>
<p>La spesa stimata per la vacanza estiva (comprensiva di viaggio, vitto, alloggio e divertimenti) sarà di 853 euro (rispetto ai 710 euro del 2009) per un +20% rispetto all’estate scorsa. Per la vacanza oltreconfine la spesa media pro-capite si attesterà invece sui 1.065 euro rispetto ai 1.173 euro del 2009 a conferma di un minor costo della vita in alcune aree turistiche straniere, che vede il prezzo dei vettori aerei (mezzo di trasporto prediletto per chi viaggia all’estero) diminuito di quasi l’1% rispetto al 2009. Si parte, anche qui secondo una tendenza consolidata, soprattutto ad agosto, che si impone con il 66,3% della domanda rispetto al 64,5% del 2009.<br />
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		<title>Questione di limitatezza</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 08:26:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[cementificazione]]></category>
		<category><![CDATA[ostuni]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=XtMxZpMSbeQ" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-2548" title="MascheraOliviAddio" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2010/07/MascheraOliviAddio1.png" alt="Olivi addio" width="500" height="306" /></a></p>
<p>Nel botta e risposta riportato sui giornali locali tra il segretario cittadino di Rifondazione Comunista Scalone ed il Sindaco di Ostuni Tanzarella vi sono, nella risposta di quest&#8217;ultimo, dichiarazioni emblematiche del modello di società e di città che questa classe politica ha in mente e che sta realizzando a scapito del benessere collettivo ed in particolare di quello delle future generazioni.</p>
<p>Infatti, la bretella sulla provinciale per Villanova è stata definita dal Sindaco un opera strategica, fondamentale per lo sviluppo della città e soprattutto senza alcun impatto ambientale, visto che gli alberi MONUMENTALI coinvolti saranno tutti trapiantati. D&#8217;altronde cosa aspettarsi di diverso da chi in questi anni, insieme ad amici e compari, non ha pensato che a cementificare vaste aree del territorio, compreso la costa dove, nel recente passato (2008), anche associazioni che oggi assegnano a questa amministrazione &#8220;prestigiosi&#8221; riconoscimenti hanno parlato di eccessiva ed intollerabile edificazione.</p>
<p>Come può arrivare, questa gente qui, a comprendere che una striscia di asfalto, indipendentemente da quanti alberi intralciano il suo percorso, è una violenza, uno stupro del territorio. Non ne sono proprio capaci, non è solo malafede e interessi personali, c&#8217;è anche una buona dose di limitatezza intellettuale, di pochezza culturale. L&#8217;asfalto grigio con striscie bianche abbellisce ed impreziosisce il territorio, questa è la massima concezione di sviluppo che questa razza di politici è in grado di elaborare.</p>
<p>Naturalmente il delirio non si fermerà certo a questa bretella, ma continuerà con un&#8217;altra strada che attraversando l&#8217;intera piana degli ulivi, dove da secoli resistono veri e propri monumenti naturali, collegherà la zona industriale con la zona artigianale, ovvero il niente con il nulla. Tra l&#8217;altro una zona artigianale che di tale ha solo il nome, tant&#8217;è che già si prospetta una proposta bipartisan per una variante al piano regolatore per regolarizzare gli abusi e gli scempi compiuti e lasciati compiere sino ad ora.</p>
<p>Ma che se ne frega deli olivi, dirà qualcuno, nessuno se li fila più, molti non vengono neanche più coltivati e sono lasciati a se stessi. Ok, freghiamocene degli olivi e parliamo dell&#8217;utilità di queste opere. Perchè fare una bretella stradale su un tratto che vede un pò di traffico, tra l&#8217;altro scorrevole, per circa venti giorni all&#8217;anno? Quali sono i benefici? E&#8217; ragionevole, soprattutto in questo periodo di crisi mentre si è costretti a ridurre posti letto in ospedale, chiudere reparti e introdurre nuovi tikets spendere due milioni di euro in stronzate del genere? Se, come me, pensate di no sappiate che l&#8217;altra strada prevista costerà ben sei milioni di euro. (e io pago!!!)</p>
<p>Scalone parla di raccolta differenziata che oltre a proteggere l&#8217;ambiente costa meno e crea posti di lavoro. Parla di sviluppo sostenibile, di valorizzazione vera del patrimonio storico culturale come ad esempio la zona degli orti a gente che invece ha un vocabolario ridotto a poche parole: cemento, asfalto, palazzi, parcheggi e rondò.</p>
<p>Ma come è possibile che gente del genere passi alla fine come politici virtuosi? Gli ingredienti sono diversi, in primis un sacco di gente collusa che in tutta questa merda non solo ci sguazza ma ci guadagna un sacco di soldi, poi la stragrande maggioranza della cittadinanza che semplicemente se ne fotte, come se fossero cose che non li riguarda o che comunque non possono essere modificate: la classica frase &#8220;così è, così è sempre stato e così sempre sarà&#8221;. Infine gli organi di informazione con i loro giornalisti a cui andrebbe cambiato il nome in inserzionisti visto che l&#8217;unica informazione politica è la trascrizione delle dichiarazioni, senza alcuna verifica o domanda in merito. Anche il questo botta e risposta tra Scalone e Tanzarella altro non hanno fatto che riportare le dichiarazioni di uno e dell&#8217;altro. Vi sono state delle accuse precise, sono stati citati fatti ma verificare non è lavoro per gli inserzionisti e i giornalisti sono una razza ormai estinta da tempo.<br />
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		<title>Pagare la salute e non la malattia</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 06:46:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute/Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricevo e volentieri pubblico questo comunicato congiunto di Medicina Democratica e Salute Pubblica che condivido in toto. IN ATTESA DI UNA NUOVA SANITA’ IN PUGLIA: PAGARE LA SALUTE E NON LA MALATTIA. L&#8217;attuale scontro politico sui tagli alla sanità pugliese è preoccupante per le ripercussioni sia, in termini generali, alla salute delle persone, e sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="miniyoutube"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="239" height="200" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/6N0CYX8A1dM&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="239" height="200" src="http://www.youtube.com/v/6N0CYX8A1dM&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></div>
<p>Ricevo e volentieri pubblico questo comunicato congiunto di <a href="http://www.medicinademocratica.org/" target="_blank">Medicina Democratica</a> e <a href="http://www.salutepubblica.org/" target="_blank">Salute Pubblica</a> che condivido in toto.</p>
<blockquote><p><strong>IN ATTESA DI UNA NUOVA SANITA’ IN PUGLIA: PAGARE LA SALUTE E NON LA MALATTIA.</strong></p>
<p>L&#8217;attuale scontro politico sui tagli alla sanità pugliese è preoccupante per le ripercussioni sia, in termini generali, alla salute delle persone, e sia per quanto riguarda l’accesso alle cure. Ma sappiamo bene anche che l’organizzazione sanitaria incide solo per il 10-15% sulla salute di una popolazione.</p>
<p>Soprattutto l&#8217;utilizzo dell&#8217;argomento come strumento di lotta politica ha sempre distratto l’attenzione dalla sostanza del problema. La riduzione dei posti letto fu, otto anni fa, un tema di lotta politica contro il governo regionale di centro-destra; oggi tagli di proporzioni anche maggiore sono motivo di contestazione al governo di centro-sinistra. Tagli che peraltro seguono un Piano Sanitario pieno di promesse ed ampliamenti dalla dubbia sostenibilità economica. Nel 2002 fummo contrari a quei tagli perché l’ospedale era l’unica risposta di salute. Se oggi molti cittadini si ricoverano impropriamente, non lo fanno solo per non pagare il ticket ma anche perché le liste di attesa sono troppo lunghe ed il ricovero è una scorciatoia per eseguire subito gli esami necessari senza pagarli di tasca propria. In questi anni la medicina del territorio, in particolare la medicina generale e ambulatoriale, ha ricevuto molte più risorse del passato. E’ giunto il tempo che si faccia carico di coloro che non necessitano di ricovero e di quanti vengono dimessi in condizioni subcritiche.</p>
<p>Constatiamo ancora, purtroppo, che le persone che ne hanno bisogno non hanno facile accesso alle cure, i tempi di attesa per ricevere una visita o effettuare un esame sono molto lunghi ed incompatibili con i dettami della medicina moderna; i costi sono talvolta pagati di tasca propria, le attività di prevenzione languono in gravi difficoltà e la medicina del lavoro pubblica è quasi scomparsa. Il pensiero va a città industriali come Brindisi e Taranto oppure a Bari con la paventata chiusura dell’unico reparto di degenza rimasto. Per molte cure di malattie gravi i pugliesi migrano ancora verso strutture sanitarie del Centro-Nord; fuggono dalle carenze, dalla mancata previsione, dalla inefficace organizzazione e dallo scarso coordinamento.</p>
<p>Siamo certi che questi migranti dolenti che, pur di curarsi bene, sono disposti ad affrontare viaggi lunghissimi, di centinaia di chilometri, accetterebbero volentieri di percorrerne solo poche decine in più, dall’inutile ospedale sotto casa, per raggiungerne uno efficiente all’interno della nostra regione. Il problema è constatare che restano in piedi rimasugli di ospedali inutili accanto a grandi ospedali sottoutilizzati e privi di specialità importanti. Non vediamo alcuna programmazione delle attività che mancano e temiamo che anche questa volta la politica non avrà la forza necessaria per contrastare la rivolta delle corporazioni sanitarie (medici, infermieri, burocrazie sanitarie) a loro volta spalleggiate dai politici locali atterriti dalla perdita di consenso e perciò disposte anche ad istigare autolesionistiche isterie dal basso.</p>
<p>In questa situazione già di per sé preoccupante assistiamo allibiti all’elargizione fatta, dal governo regionale, a don Verzè di 120 milioni di euro per l’Ospedale San Raffaele di Taranto; un progetto che in nome dell’”eccellenza”, in realtà, per le partecipazioni “tecniche” ed azionarie, dirette ed indirette, che con ogni probabilità lo connoteranno, minaccia di essere un altro eccellente e poliedrico esempio di conflitto di interessi, stavolta applicato alla sanità. Ossia alla salute pubblica (Si consiglia a tal riguardo la lettura dell’interessante articolo di Angelo Di Leo pubblicato sul Corriere del Giorno di mercoledì 21 luglio). Un’elargizione che si scontra con l’assenza di un vasto piano d’ammodernamento tecnologico delle strutture ospedaliere pubbliche.</p>
<p>A noi, lo ribadiamo, non interessa il tecnicismo dei tagli; a noi interessa la salute dei pugliesi, quella salute che nessuno si occupa di misurare-valutare e che alcuni indicatori indiretti danno in peggioramento.</p>
<p>Il contrasto alle fonti inquinanti è debole e quasi solo di facciata. Si consideri, a tal proposito, il problema delle emissioni nocive del siderurgico e della raffineria di Taranto, del petrolchimico del farmaceutico e del carbone di Brindisi; e ancora gli scarsi controlli delle acque e degli alimenti, le ispezioni nei luoghi di lavoro che ormai si fanno solo su richiesta. Se il contrasto è debole, la prevenzione non è certo in condizioni migliori; manca il registro regionale dei tumori e l’attività epidemiologica, da parte dell’ASL, intorno alle fonti di rischio ambientale e sanitario manca del tutto o quasi.</p>
<p>Non vediamo alcuna forma di contrasto al dilagante consumismo farmaceutico, vaccinale e radiologico che oltre ad essere fonte di spreco, è anche portatore di danno alla salute.</p>
<p>L’informatizzazione delle attività cliniche – cartelle cliniche, visite, esami radiologici – è sporadica ed insufficiente con la conseguente ripetizione di procedure e l’incompleta presa in carico dei malati.</p>
<p>Abbiamo chiesto, inascoltati, che fossero dati segnali precisi che facessero luce sulla commistione tra pubblico e privato anche all’interno delle strutture pubbliche; come per esempio, l’adozione di liste d’attesa uniche, per paganti e non paganti, così come ha fatto la regione Toscana per gli interventi chirurgici; l’abolizione dell’obbligo di prenotazione per alcune prestazioni specialistiche di base ad alta frequenza di richiesta. Il problema dei “tagli” dei posti letto ospedalieri, al quale no siamo pregiudizialmente contrari, non indebolisce la nostra continua richiesta di una sanità diversa da quella finora attuata in Puglia. Il riferimento non è solo agli scandali giudiziari ma, piuttosto, ad una nuova visione che privilegi la tutela della salute alla erogazione di prestazioni.</p>
<p>Ai tempi dell&#8217; antico impero cinese i medici venivano retribuiti fino a quando i loro assistiti erano in buona salute e non ricevevano più alcun compenso quando viceversa si ammalavano: forse la proverbiale saggezza cinese aveva colto nel segno e se anche noi ci armassimo della medesima saggezza, la nostra salute sarebbe certamente più tutelata. (Patrizia Gentilini)</p></blockquote>
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		<title>I fatti contro le parole</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 12:42:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[ostuni]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricevo dall&#8217;amico Giancarlo un comunicato che condivido in toto. L&#8217;azione politica ed amministrativa del comune di Ostuni è l&#8217;esatto opposto di quello che viene raccontato dai media che da tempo hanno abbandonato la loro funzione principale (informare) per limitarsi a stampare le dichiarazioni e i comunicati emessi senza mai approfondire l&#8217;argomento e tanto meno porre [...]]]></description>
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<p>Ricevo dall&#8217;amico Giancarlo un comunicato che condivido in toto. L&#8217;azione politica ed amministrativa del comune di Ostuni è l&#8217;esatto opposto di quello che viene raccontato dai media che da tempo hanno abbandonato la loro funzione principale (informare) per limitarsi a stampare le dichiarazioni e i comunicati emessi senza mai approfondire l&#8217;argomento e tanto meno porre anche la più banale domanda. Naturalmente il merito va anche ad associazioni e organizzazioni che attribuiscono riconoscimenti senza verificare se effettivamente se li meritino. In tutto questo marciume ci guadagnano tutti, tranne il cittadino.</p>
<blockquote><p><strong>BUONA AMMINISTRAZIONE?  SOLO A PAROLE!</strong><br />
Di Giancarlo Scalone*<br />
Un’ amministrazione che salvaguarda il nostro patrimonio storico ed ambientale solo a parole.<br />
E’ quanto emerge da un’ attenta analisi del percorso amministrativo di questa maggioranza, che da un lato emette ordinanze e regolamenti che vietano comportamenti lesivi delle risorse di cui disponiamo, dall’altro con “stratagemmi “ vari si contraddice, come dimostrato dalla progettazione di opere che spesso  &#8211; oltre a mancare del requisito dell’ interesse pubblico &#8211; distruggono irreparabilmente il nostro patrimonio storico archeologico (vedi l’ opera per il recupero delle acque pluviali, nella  zona del foro boario, che ha distrutto un’ intera necropoli  afferente all’ epoca dei messapi) e ambientale (vedi  la bretella nella zona industriale, che sta distruggendo l’ ineguagliabile bellezza dei nostri ulivi secolari).<br />
La tardiva ordinanza sull’imbiancamento del centro storico (tardiva perché emessa solo il 28 giugno) non si rivolge – e la cosa è la lapalissiana – solo ai privati proprietari di immobili nel centro storico, ma vede come prima destinataria proprio l’ Amministrazione Comunale, in quanto detentrice della maggioranza delle strutture da imbiancare.<br />
Purtroppo l’ Amministrazione, paradossalmente, non avendo imbiancato le mura di sua pertinenza, contravviene a se stessa, come dimostrato anche da un’ ordinanza dirigenziale, che solo pochi mesi fa, proponeva l’ installazione di infissi in Anticorodal in un luogo di grandissima rilevanza storica come Palazzo di Città.<br />
Anche la pulizia delle spiagge, altro baluardo della “presunta” buona amministrazione della Giunta Tanzarella – a nostro avviso –  ne è invece punto dolente. Le spiagge ad oggi sono abbastanza pulite, ma i raccoglitori della spazzatura sono insufficienti in relazione al volume di bagnanti che affolla le spiagge, in più – e il problema è annoso – non vi sono bagni chimici in prossimità dei lidi.<br />
La raccolta differenziata “porta a porta” poi,  nonostante i tanti proclami del Sindaco e dell’ Assessore all’ Ambiente, ad oggi non è ancora partita e comunque in generale la città non è di certo un esempio di pulizia, e tale questione (la sporcizia che attanaglia la città bianca) è stata anche oggetto dell’ ultima relazione del difensore civico, che in Consiglio Comunale si lasciò scappare un eloquente “la città è sporca”.<br />
La zona degli orti, oggetto di tanta “attenzione mediatica”, nella realtà è abbandonata a se stessa; fortunatamente vi sono alcuni “cocciuti” privati, che si adoperano per renderla viva di produzioni orticole; il tutto assolutamente senza nessun incentivo da parte dell’Amministrazione, che a parole intende valorizzare la zona -  ma nei fatti &#8211; ci sembra voler solo infarcirla di parcheggi, come indicato da una delibera approvata  dalla giunta proprio in questi giorni.<br />
Noi della Federazione della Sinistra, invitiamo la cittadinanza a rendersi partecipe di queste denunce, verificando se le stesse siano vere; così  da far partire &#8211; dopo averne constato la veridicità – un movimento civico che ponga in essere delle critiche costruttive nei confronti di un’ Amministrazione che addita come sobillatore disfattista ( se non peggio), chiunque  gli faccia notare le sue mancanze.<br />
*Segrtario di Circolo PRC e Commissario cittadino della Federazione della Sinistra ( Prc, PdCI, Socialismo 2000, Lavoro – Solidarietà)</p></blockquote>
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		<title>La carica dei 101</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 12:55:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Costituzione ne chiedeva 500mila. Ma la voglia di acqua pubblica supera ogni argine: 1 milione e 400mila le firme depositate in Cassazione a Roma per la campagna referendaria “L’acqua non si vende”. Di queste ben oltre 101mila sono pugliesi. La carica dei Centouno. Intese come migliaia di firme. Oltre centounomila cittadini pugliesi hanno scritto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2010/07/testatazza.png" class="lightview" rel="gallery[2504]" rel="shadowbox" title="testatazza"><img class="alignleft size-medium wp-image-2505" title="testatazza" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2010/07/testatazza-300x118.png" alt="" width="343" height="135" /></a>La Costituzione ne chiedeva 500mila. Ma la voglia di acqua pubblica  supera ogni argine: 1 milione e 400mila le firme depositate in  Cassazione a Roma per la campagna referendaria “L’acqua non si vende”.  Di queste ben oltre 101mila sono pugliesi.</p>
<p>La carica dei Centouno. Intese come migliaia di firme. Oltre  centounomila cittadini pugliesi hanno scritto il loro nome per affermare  che l’acqua è un bene comune e un diritto umano inalienabile, che i  beni comuni vanno gestiti fuori dalla logica del profitto, che la  democrazia è partecipazione e non decisioni prese in ristretti comitati  d’affari. Il Comitato pugliese ‘Acqua bene comune’ è felice di poter  comunicare che la campagna referendaria in Puglia si è conclusa con un  risultato eccezionale, oltre tre volte quello registrato per la legge di  iniziativa popolare nel 2007 (30mila) ed oltre il doppio della soglia  inizialmente stabilita (49mila).</p>
<p>Le 101mila firme sono state controllate, certificate, impacchettate e  spedite a Roma per essere depositate in Corte di Cassazione insieme a  tutte le altre provenienti dal resto d’Italia. Il merito è dei cittadini  pugliesi che hanno fatto la fila ai banchetti in questi tre mesi dando  vita ad un vasto movimento di popolo, ma un plauso va ai volontari che  nella prima fase della campagna hanno raccolto, informato e  sensibilizzato, e nella seconda verificato la correttezza ed effettuato  tutte le operazioni necessarie alla certificazione, dimostrando che  responsabilità, collaborazione e sacrificio sono vocaboli ancora vivi  sulla scena pubblica.<br />
Un grazie va anche a tutti quei consiglieri/assessori/funzionari pubblici che con la presenza ai  banchetti hanno consentito l’autenticazione delle firme e al personale  degli uffici elettorali che con grande pazienza e rigore hanno eseguito  le operazioni di certificazione (spesso sottoponendosi a veri e propri  tour de force).</p>
<div>Infine, un grazie agli organi di stampa che hanno saputo registrare e  seguire questo risveglio democratico, senza girarsi dall’altra parte.</p>
<p>E adesso? Attendiamo pazienti l’esito della verifica della Corte di  Cassazione chiamata a pronunciarsi sull’ammissibilità dei quesiti. E  poi? …..poi comincia l’avventura. L’obiettivo è portare alle urne 25  milioni di italiani per dire “Si” all’acqua bene comune, “Si” alla  partecipazione, “Si” ad uno strumento democratico come il referendum che  si rivitalizza contro ogni disfattismo, funzionale all’interesse di  pochi.</p>
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		<title>In Italia si lavora di più ma si guadagna di meno</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 08:39:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2010/07/crack.jpg" class="lightview" rel="gallery[2497]" rel="shadowbox" title="crack"><img class="alignleft size-full wp-image-2499" title="crack" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2010/07/crack.jpg" alt="" width="322" height="241" /></a>&#8220;L&#8217;Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro&#8221; recita l&#8217;art.  1 della nostra Costituzione. Però le cose vanno meglio a truffatori e  corrotti: lo dice la realtà sotto gli occhi di tutti. Tra i tanti  interventi legislativi che stanno tenendo da tempo il nostro Paese sotto  una pressione al limite della sopportabilità, non si vede alcun  correttivo o proposta migliorativa per chi sceglie di vivere lavorando  onestamente. Non solo. I vari uffici studi europei ci dicono additittura  che siamo il Paese dove, a maggior fatica lavorativa, corrisponde il  peggior dato remunerativo. Con un governo che tenta con manovre e  contromanovre, in tutti i modi di limitare i già esigui guadagni della  gente comune.<br />
L&#8217;Outlook 2010 sull&#8217;occupazione, per esempio, diffuso  dall&#8217;Ocse nelle ore scorse,pone gli stipendi italiani tra i piu&#8217; bassi a  parita&#8217; di potere d&#8217;acquisto (purchasing power parity). I dati sugli  stipendi si riferiscono al 2008. Ebbene, tra i 31 paesi aderenti  all&#8217;area Ocse, gli stipendi medi annui in Italia raggiungono 30.794  dollari, stanno peggio solo Portogallo, Repubblica Ceca, Ungheria,  Polonia, Slovacchia, quest&#8217;ultima in fondo alla classifica con salari  annui pari a 16.021 dollari.<br />
Al top gli stipendi Usa pari a 50.888  dollari annui, poi Australia (45.464 dollari), Olanda (44.755 dollari),  Irlanda (44.413 dollari). Gli stipendi italiani sono anche lontanissimi  dalla media Ocse (41.435 dollari). L&#8217;aspetto paradossale del misero  potere d&#8217;acquisto degli stipendi italiani riguarda soprattutto le ore  annue lavorate. Se in termini di stipendi l&#8217;Italia e&#8217; al 26* posto su 31  paesi, la stessa cosa non si puo&#8217; dire per le ore annue lavorate. I  dati sulle ore lavorate si riferiscono al 2009.<br />
Nel Bel Paese la  media annua per lavoratore e&#8217; pari a 1.773 ore, nell&#8217;area Ocse si  viaggia a 1.739 ore annue.<br />
Lavorano di piu&#8217; solo in Grecia, Ungheria,  Repubblica Ceca, Messico e Polonia. Le ore lavorate da un dipendente  tricolore sono persino maggiori di quelle lavorate da un americano  (1.768), giapponese (1.714), tedesco (1.390).<br />
Ha scritto Coleridge:  &#8220;Il lavoro senza speranza attinge nettare in un setaccio&#8221;.<br />
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