Archive for Uncategorized
Molto disorientato per quello che sta accadendo in questi giorni. Con serie difficoltà a comprenderne tutti i vari aspetti sono rimasto senza parole. E quando non sai cosa dire l’unica cosa da fare è starsene zitti.
Dedicherò il tempo normalmente passato su questo blog ad una donna meravigliosa con cui ho il piacere di condividere la vita e a due splendide bimbe che la natura mi ha donato sino a quando non si sarà diradata la nebbia che al momento ha invaso la mia mente.
Ai pochi che non saranno contenti di questa mia temporanea dipartita chiedo di capirmi. Sono solo un uomo.
Un saluto – Paolo Mariani
Ti potrebbero interessare anche:
Ricevo e, condividendo in toto, volentieri pubblico.
La Regione, ha rilasciato parere favorevole di compatibilità ambientale all’ Impianto di stoccaggio e incenerimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi da 8.500 tonellate/annue in contrada Santa Chiara, zona che si colloca nel mezzo delle attività industriali a poche migliaia di metri dal quartiere Tamburi.
Ci preme sottolineare che esistono già altri inceneritori operativi sul territorio tarantino, e questi hanno tutti il benestare regionale; l’inceneritore di Massafra di proprietà della società Appia Energy, del gruppo Marcegaglia, alimentata da una quantità di CDR e Agrocombustibili pari a 100.000 t/anno, avviato nel 2002 e autorizzato il 18-01-2008 (Rapporto Rifiuti Urbani 2011 Ispra) che attualmente sta richiedendo l’AIA e la compatibilità ambientale per il raddoppio di una nuova linea per bruciare una quantità di rifiuti speciali pari ad altri 100.000 tonnelate/anno (Bol. n. 24 del 16-02-2012 Regione Puglia); l’inceneritore di Taranto, proprietà AMIU SpA, società a intero capitale del Comune di Taranto ma che al pari di ogni SpA persegue le finalità di dividere gli utili a fine anno, per cui il Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale in Puglia (Vendola) ha rilasciato l’autorizzazione definitiva all’esercizio (Decreto n.l24/CD/R del 22 maggio 2006) con capacità autorizzata a 102.000t/a (Rapporto Rifiuti 2011 Ispra) il nuovo cementificio della Cementir Holding, gruppo Caltagirone, con l’autorizzazione a bruciare CDR fino a un quantitativo di 51.500tonnellate/anno (Bol. n. 175 del 10-11-2011 Regione Puglia) Tutto ciò a fronte di una produzione totale dei Rifiuti Urbani dell’intera provincia di circa 326.000tonnellate di rifiuti annui (Rapporto Rifiuti Urbani 2011 Ispra).
I conti non tornano per cui ci apprestiamo ad avere impianti con capacità di bruciare molti più “rifiuti” rispetto a quanti ne producano i cittadini della provincia. Sarà forse per questo che la raccolta differenziata è a percentuali imbarazzanti e ben al di sotto del 15% (Dati raccolta R.S.U. per ATO – Anno 2011 )? Sarà forse per questo che la produzione pro-capite di rifiuti è di 563 kg/annue a cittadino (Rapporto Rifiuti Urbani 2011 Ispra) e non vi è nessuna iniziativa amministrativa votata alla diminuzione a monte della produzione dei rifiuti così come ci impongono le direttive quadro Europee? Va da se che se meno rifiuti si producono, più si differenzia, si ricicla e si recupera e quindi meno rifiuti sono diretti allo smaltimento in inceneritori e discariche. Ma a Taranto l’amministrazione comunale, provinciale e regionale sembra che vogliano relegare questo territorio a smaltimento perpetuo dando precedenza all’incenerimento e al conferimento in discarica; non dimentichiamo che in questa “terra jonica” vi sono anche le 3 discariche di rifiuti speciali a Statte, Lizzano e Grottaglie e quella di rifiuti speciali pericolosi all’interno dell’Ilva. I rifiuti di chi dobbiamo ancora accogliere? In questo scenario preoccupante dove sembra che non vengono considerate la somma degli impatti totali delle fonti di emissione, ci si aspetterebbe molto dagli enti locali, a maggior ragione quando ci professa come “ecologisti” e sensibili ai “problemi ambientali”. Il Comune e la Provincia dovevano (perchè il loro parere è stato richesto più volte) e potevano dare un segnale politico forte ma non avendo effettuato nessuna osservazione, ne tantomeno opposizione a tale progetto, l’iter è andato avanti comunque: Come mai questa “svista” da parte degli Enti Locali? Semplice negligenza? Incapacità di fare delle osservazioni al progetto?, Mancato coraggio nel difendere un territorio già devastato dalla miopia politica e dagli interessi privati o cosa altro?
Per questo i cittadini del Meetup “Amici di Beppe Grillo Taranto” accolgono e rilanciano la proposta di Peacelink di “concentrare l’intelligenza e l’indignazione collettiva della cittadinanza” a fare opposizione al rilascio dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Come da anni sosteniamo, al pari dei cittadini e associazioni consapevoli di Taranto tramite incontri, promuovendo convegni e diffondendo informazioni, la Strategia Rifiuti Zero deve essere perseguita in ogni settore che coinvolga la produzione di rifiuti. E’ il momento di dire basta “al destino di pattumiera” a cui ci hanno relegato le amministrazioni dell’ultimo ventennio. Il “presente” deve lavorare per pianificare il riciclo totale!!!
Taranto 24 febbraio 2012
“Meet Up 192 Amici di Beppe Grillo Taranto”
Ti potrebbero interessare anche:
L’ex ministro dell’Economia argentino, Roberto Lavagna, 69 anni, è il principale artefice del risanamento dell’Argentina, invischiata in una terribile crisi economica dieci anni fa. Quando entra in carica, nell’aprile 2002, il peso è appena stato svalutato del 70%, il paese è insolvente, il debito privato è pari a oltre 72 miliardi di euro, la disoccupazione dilaga, i piccoli risparmiatori sono in rovina e i disordini sociali hanno già fatto più di 30 morti nel paese. L’ex ambasciatore presso l’Unione Europea decide immediatamente di fare a meno dell’ “aiuto” del Fondo Monetario Internazionale e dei mercati finanziari. Qualche pista da seguire per la Grecia.
Quali sono le grandi similitudini tra la crisi argentina del 2001-2002 e la crisi greca?
A livello economico sono molto simili. L’Argentina aveva stabilito una parità fissa tra il peso e il dollaro, la Grecia è legata all’euro, perdendo così il controllo della sua valuta. Un tasso di cambio fisso che associa paesi a forte produttività ad altri la cui competitività è molto più debole non può che generare una crisi. La Grecia è già al suo quarto anno di recessione, anche l’Argentina lo era. Il deficit fiscale, il deficit dei conti correnti, la caduta vertiginosa del PIL, l’indebitamento, l’esplosione della disoccupazione…tutti i grandi dati macro-economici sono simili. Tuttavia, la situazione sociale della Grecia è molto migliore di quella dell’Argentina all’epoca. Sul piano istituzionale, l’Argentina era un paese isolato mentre la Grecia fa parte del complesso economico più potente al mondo.
Come è riuscito a portare l’Argentina fuori dal caos?
Una volta assunto l’incarico, nell’aprile 2002, ho deciso di cambiare radicalmente il nostro modo di pensare all’uscita dalla crisi…Il mese successivo ero a Washington per incontrare i dirigenti del Fondo Monetario Internazionale e spiegargli che i nostri rapporti ne avrebbero risentito. Dall’inizio del marasma economico, nel 1998, avevamo già avuto due programmi del Fondo per un totale di 51 miliardi di euro. Entrambi sono stati dei sonori fallimenti e alcune voci si sono levate per chiedere una terza tornata di circa 17 miliardi supplementari.
Io non ho voluto seguire questa strada e ho spiegato al Fondo che non volevamo più prestiti e che saremmo usciti da soli dalla crisi. La sola cosa che ho chiesto è stato un roll over parziale di tutte le scadenze. Mi sono comunque impegnato a pagare gli interessi del debito e una parte del capitale. Ma non tutto e non subito. Questa posizione era semplicemente impensabile per il FMI poiché noi abbiamo affermato la nostra volontà di stabilire da soli la nostra politica economica. Ho dovuto spiegare loro tre volte di seguito la mia posizione prima che riuscissero a capire. A quel punto abbiamo smesso di sostenere finanziariamente le banche come ci imponeva il FMI, esigendo anche che privatizzassimo la Banca della Nazione. Ma appena siamo usciti dal gioco, il Fondo non ha più avuto strumenti per far pressione sull’Argentina!
Avete dunque agito contro il FMI e i vostri principali creditori?
Le uscite dalla crisi si fanno al di fuori dei percorsi tracciati dal FMI. Questa istituzione propone sempre lo stesso tipo di contratto di aggiustamento fiscale che consiste nel diminuire il denaro che spetta alla gente – i salari, le pensioni, gli aiuti pubblici, ma anche i grandi lavori pubblici che generano occupazione – per destinare il denaro risparmiato al pagamento dei creditori. È assurdo. Dopo 4 anni di crisi non si può continuare a togliere il denaro alle stesse persone. Ora questo è esattamente ciò che si vuole imporre alla Grecia! Diminuire tutto per dare alle banche. Il FMI si è trasformato in una istituzione incaricata di proteggere i soli interessi finanziari. Quando si è in una situazione disperata, come lo era l’Argentina nel 2001, bisogna saper cambiare le carte.
Secondo lei i piani di austerità e di rigore non sono necessari, tuttavia questo è ciò che viene imposto alla Grecia…
A torto, poiché il denaro prestato rischia di non essere mai rimborsato e il deficit fiscale greco è più elevato oggi di quanto non fosse prima della prima iniezione di nuova moneta. Sono gli stessi errori di sempre. È il settore finanziario che impone il suo modo di vedere le cose al mondo intero. Si preferisce salvare le banche piuttosto che le persone che hanno dei mutui da pagare. La prima cosa che abbiamo fatto noi è stata estendere i termini per i proprietari indebitati. I funzionari del FMI ci dissero allora che violavamo le regole essenziali del capitalismo! Dimenticavano semplicemente che le persone in rovina non consumano più, il che paralizza lo stimolo per la crescita. Invece di pagare le banche, la Grecia dovrebbe investire nell’istruzione, nella scienza, nella tecnologia, finanziare delle infrastrutture e recuperare così una certa produttività, almeno nel settore dei servizi e nel turismo.
Deve avere molti nemici tra i banchieri…
Mi odiano! Ma questo non gli ha impedito di bussare alla nostra porta per prestare denaro esattamente 48 ore dopo che avevamo completato la ristrutturazione del nostro debito nel 2005! Ebbene, io ho rifiutato queste offerte interessate rispondendo loro che non saremmo tornati nel mercato finanziario prima del 2014 perché non ne avevamo più bisogno. Peché il 2014? Semplicemente perché allora il debito sarà solamente il 30% del PIL, la metà dei parametri europei di Maastricht! Penso che un paese come l’Argentina non debba essere sempre presente sul mercato finanziario. È un rischio troppo grande far crescere di nuovo il debito. Il problema è che sono gli stessi banchieri che pensano che sia positivo per l’immagine di un paese chiedere un prestito internazionale. È ovvio che se vendessi pomodori, mi piacerebbe che qualcuno li mangiasse! E loro vendono denaro.
Tradotto da Antonella Recchia per PeaceLink
Ti potrebbero interessare anche:
Oggi ho risposto punto su punto ad una serie di critiche che un certo Michele Lorusso, segretario cittadino di SEL ad Andria, ha mosso nei confronti di Zero Privilegi Puglia adducendoli quali motivi per non sottoscrivere la proposta. Lascio a voi eventuali giudizi e considerazioni. Dopo le mia risposta il post che ha dato origine a tutto con link al sito ufficiale. Naturalmente il Signor Michele Lorusso è libero di commentare, qui non si censura nessuno neanche per pochi minuti. Buona lettura
Egregio signor Lorusso a parte l’utilizzo del termine “grillini” che utilizzato dai sellini di vendola è una cosa che mi diverte sempre vorrei fare alcune considerazioni e darle anche qualche informazione che evidentemente le manca sulle osservazioni che lei ha fatto in merito alla proposta di legge regionale di inziativa popolare nota come Zero Privilegi Puglia.
Iniziamo dalla questione ammissiblità. Potrei anche spiegarle il perchè ciò che lei afferma è profondamente errato andando persino nei minimi dettagli della questione, ma mi limito ad informarla che la Regione Puglia su questo aspetto si è già espressa e positivamente. Contrariamente la raccolta firme non sarebbe potuta iniziare. Le dirò di più: non solo è stata definita ammissibile, ma anche proponibile. Già perchè per Zero Privilegi Puglia, non era mai successo prima per altre iniziative popolari, dopo aver ricevuto il positivo parere di ammissibilità l’ufficio di Presidenza ha chiesto anche il parere di proponibilità. Come se una proposta ammissibile potesse avere un qualche recondito motivo per non poter essere proposta. Comunque sia anche questo secondo parere è risultato positivo e l’unico effetto, forse anche voluto, è stato quello di rimandare la raccolta firme al 2012 che sarebbe potuta invece partire già nel Dicembre 2011. Forse lei ha nozioni e competenze maggiori e più qualificate di coloro deputati ufficialmente ad emettere questi pareri, nel caso le consiglio di rivolgersi al Presidente Introna, che se non erro è un suo compagno di partito, e all’intero ufficio di Presidenza che ha ufficializzato l’ammissibilità della proposta ed ha dato disposizioni affinche si potesse avviare l’iter legislativo che inzia appunto con la relativa raccolta firme.
Assicurazione infortuni. Innanzitutto anche qui un errore perchè il comma 5 bis a cui si fa riferimento nella proposta non recita quanto lei afferma (quello è il comma 5) ma bensì “L’assicurazione può essere estesa agli ex consiglieri regionali”. Non mi risulta che si proponga di non assicurare i consiglieri in caso di infortunio durante l’esercizio delle loro funzioni, ma semmai di limitarlo a quello e ai soli consiglieri in carica. Come dice lei i datori di lavoro devono assicurare i propri dipendenti all’INAIL ma non certo contro infortuni che avvengono fuori dal contesto di lavoro e non sono obbligati ad assicurare anche gli ex dipendenti. Con la normativa attuale nel ipotetico, ma molto ipotetico, caso che uno di questi assicurati si infortuni nel contrattare con una meretrice avrebbe diritto ad risarcimento grazie ad una assicurazione pagata anche da tutti noi contribuenti, se questo le pare normale io non lo so, le dico che ai nostri occhi risulta assurdo oltre che un privilegio.
Giustizialismo ovvero sospensione del trattamento economico in caso di misure cautelari che impediscono lo svolgimento del mandato. Se il trattamento economico è erogato per svolgere il madato e addirittura buona parte di questo è composto da Diaria per il soggiorno a Bari e rimborsi per i rapporti con l’elettore per quale motivo dovrebbero essere erogati nel caso ci sia un impedimento a svolgere la funzione? Ma lasciamo il campo della politica e andiamo nel mondo dei comuni mortali. Che succede ad un qualsiasi lavoratore sottoposto a misure cautelari che gli impediscano di svolgere la sua attività lavorativa? Quello che prevede la legge per tutti i comuni cittadini ad eccezzione dei politici. Si chiama “Sospensione cautelare in caso di processo penale”, detto in parole spicce a casa senza stipendio sino a quando non si conclude il processo e solo nel caso di assoluzione al lavoratore viene poi, sottolineo poi, erogato esclusivamente lo stipendio base. La presunzione di innocenza non c’entra nulla. Un certo Frisullo, che lei conoscerà bene essendo stato un assessore della 1° Giunta Vendola per tre anni ha potuto incassare lo stipendio pur non potendo espletare il mandato per via delle misure cautelari a cui è stato sotoposto. Un comune cittadino, come le ho già detto, avrebbe avuto un trattamento ben diverso. Lei come definisce tutto questo? Giustizialismo? Noi privilegio.
Sull’ultimo punto quello dell’assegno di fine mandato e del vitalizio emerge in modo evidente la differenza di pensiero tra i partiti come quello di cui lei è parte e il MoVimento 5 stelle. Voi considerate la politica un mestiere con cui campare, anzi arricchirsi visti l’entità dei denari in campo, mentre noi un servizio alla collettività che si fa per un determinato e non infinito tempo. La scelta di non incidere sui consiglieri in carica è stata dettata dal rischio che la proposta fosse dichiarata inammissible e abbiamo quindi previsto la possibilità della rinucia volontaria al vitalizio che se fatta prima che la legislatura termini è più che possibile visto che il diritto a livello giuridico, come dice lei, non è ancora stato acquisito.
Un ultima informazione: “tutti i comuni mortali” potranno andare in pensione a 67 anni non a 65 come i politici, ne tanto meno a 60 come la legge sui vitalizi ancora oggi prevede.
Infine egregio signor Lorusso, se avessimo voluto essere demagoghi avremmo proposto l’eliminazione dei compensi, cosa che ci chiedono tutte le migliaia di persone che già hanno sottoscritto la nostra proposta. Invece lasciamo i signori consiglieri con uno stipendio mensile netto di quasi 5 mila auro, lei crede che abbiano difficoltà arrivare a fine mese?
La sua scelta di non sottoscivere Zero Privilegi Puglia è legittima e rispettabilissima oltre che comprensibile visto il ruolo che ricopre all’interno di SEL, il partito del secondo presidente di regione più pagato di Italia, ma dopo le motivazioni che ha addotto profondamente errate ed infondate forse è il caso che si interroghi su chi sia in realtà demagogo.
Un cordiale saluto.
Paolo Mariani primo firmatario di Zero Privilegi Puglia.
Ecco perchè non firmerò la proposta (demagogica) Zero Privilegi Puglia.
Il testo sottolineato riguara l’attuale normativa.
Articolo 15 comma 3 (Statuto della Regione Puglia)
L’iniziativa legislativa dei soggetti di cui al presente articolo non è ammessa per la revisione dello Statuto, per leggi in materia tributaria e di bilancio.
Gli art. 1 (Riduzione del cinquanta per cento del trattamento economico dei consiglieri regionali), 2 (Detrazione sulla diaria) e 3 (Rimborso spese di trasporto) della proposta di zero privilegi fanno riferimento all’art. 53 della legge regionale 31 dicembre 2010, n. 19, che riguarda “Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2011 e bilancio pluriennale 2011-2013 della Regione Puglia”.
Quindi stando alla norma statutaria questi tre articoli non sono ammissibili.
Bisognava fare riferimento alla legge regionale 27 giugno 2003, n. 8 “Testo unico sulle norme in materia di trattamento economico e previdenziale dei Consiglieri regionali della Puglia” e non alla n.19 del 2010.
Art. 4 (Modifiche all’art. 14 della legge regionale 27 giugno 2003, n. 8.)
Il comma 2 (che così cita: “L’assicurazione copre gli infortuni che i Consiglieri regionali possono subire nel corso del mandato consiliare per cause connesse al loro esercizio e per ogni altra causa”) dell’art. 14 della legge regionale 27 giugno 2003, n. 8 è sostituito dal seguente:
“2. L’assicurazione copre gli infortuni che i Consiglieri regionali possono subire nel corso del mandato consiliare esclusivamente per cause connesse al loro esercizio.”
2. Il comma 5 bis(che così cita: “Gli oneri riguardanti il premio assicurativo sono così ripartiti: 60 per cento a carico del Consigliere regionale, 40 per cento a carico del bilancio del Consiglio regionale”.) dell’art. 14 della legge regionale 27 giugno 2003, n. 8 è abrogato.
Davvero assurdo pensare che la Regione non debba cautelarsi contro gli infortuni “sul lavoro” e farsi carico dei costi (molto ma molto più elevati di una polizza assicurativa) del risarcimento danni derivanti da infortunio. E’ come se un datore di lavoro non pagasse i premi Inail. La cosa più illogica è che rimangono in vigore tutti gli altri commi, tra cui il primo che autorizza L’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale a stipulare una polizza cumulativa contro i rischi da infortuni in favore dei Consiglieri regionali per tutta la durata del loro mandato. Seppure il costo dovesse essere tutto a carico del Consigliere, perché la polizza deve essere sottoscritta dal Presidente togliendo la libertà di scelta al consigliere di scegliersi l’assicurazione che più gli garba?
Art.5 (Sostituzione art. 15 della legge regionale 27 Giugno 2003, n. 8.)
Quest’ articolo è frutto del giustizialismo che caratterizza i grillini, perché chiede che ai consiglieri regionali sottoposti dalla Magistratura a misure cautelari tali da impedire l’effettivo esercizio del mandato, il trattamento economico omnicomprensivo è sospeso per l’intero periodo d’impedimento, mentre l’attuale norma prevede una riduzione per l’intero periodo d’impedimento nella seguente misura:
a) 50 per cento dell’indennità di mandato;
b) 70 per cento della diaria;
c) 100 per cento del trattamento accessorio.
Perché sospendere completamente il trattamento economico? Qual è la ratio di questa norma? La presunzione d’innocenza sancita dalla nostra Costituzione dov’è andata a finire?
Art. 6 (Abrogazione dell’istituto dell’assegno vitalizio regionale e dell’assegno di fine mandato.)
Comma 1. A partire dalla X (cioè dalla prossima) legislatura regionale sono abrogati gli istituti dell’assegno vitalizio e dell’assegno di fine mandato di cui alla legge regionale 27 giugno 2003, n. 8.
Quindi non immediatamente,come dice qualcuno, ma a partire dalla prossima legislatura. Ma chi propone sa che questi sono diritti che spettano a ogni lavoratore? Perché a questi dovrebbe essere negato tale diritto?
Possiamo essere d’accordo sull’eccessività dell’ammontare, ma sull’abolizione no.
Infatti, la regione Puglia per quanto riguarda l’assegno di fine mandato ha fissato al 3% dello stipendio il contributo che viene detratto dall’indennità per il fondo destinato a tal fine. Inoltre visto che ogni anno questo apposito capitolo di bilancio del Consiglio presentava un deficit di 4-5 milioni di euro, si è stabilito che l’assegno di fine mandato si matura sino ad un massimo di 20 anni, riducendolo ad una mensilità per anno di consigliatura, superati i quali non si versa più il 3% e non si matura più nulla.
Anche sul vitalizio, la Puglia ha previsto l’abolizione dell’attuale vitalizio, calcolato secondo il sistema retributivo, e viene introdotto il passaggio al sistema contributivo, diritto che matura che matura non più dopo due anni, 6 mesi e 1 giorno di legislatura (ovvero appena 30 dei 60 mesi previsti per un’intera consigliatura) ma 36 mesi. Con un paletto: oggi è possibile riscuotere l’assegno massimo a 60 anni (con aliquota ridotta anche prima), da domani sarà possibile riscuoterlo solo compiuti i 65 anni (come tutti i «comuni mortali»). È stata elevata dal 22 al 25% la quota di contributi che vengono detratti dall’indennità per il fondo destinato a vitalizi e reversibilità.
Comma 2: Per i consiglieri regionali in carica nella IX legislatura o cessati dal mandato entro la IX legislatura si applicano le disposizioni inerenti l’assegno vitalizio e di fine mandato di cui alla legge regionale vigente in materia. I consiglieri in carica nella IX legislatura possono optare per la rinuncia dell’istituto dell’assegno vitalizio e dell’assegno di fine mandato di cui alla Legge Regionale 27 Giugno 2003, n.8.
Comma abbastanza discutibile perché quando si parla di diritti quesiti (come in questo caso), cioè di diritti che una volta entrati nella sfera giuridica di un soggetto sono immutabili, il nostro ordinamento prevede la nullità delle rinunzie e delle transazioni che hanno ad oggetto proprio quei diritti.
Comma 3: Per i consiglieri regionali rieletti nella X legislatura o in legislature successive tale ulteriore esercizio del mandato non produce alcun ulteriore effetto giuridico ed economico rispetto al già maturato in ordine all’assegno vitalizio.
In parole povere quindi il vitalizio rimane per i rieletti. E la parità di trattamento tra gli eletti e i rieletti dov’è andata a finire? Perché i “nuovi” non dovrebbero percepire il vitalizio?
Anche questo articolo, per evidenti violazioni di alcuni importanti principi del nostro ordinamento, non sarebbe accolto
Come non si fa a dire che questa proposta è demagogica e che non produrrà alcun effetto concreto se non quello di dare visibilità al Movimento che la propone?
Fate vobis.
http://michelelorusso87.blogspot.com/2012/02/ecco-perche-non-firmero-la-proposta.html
#zeroprivilegi @LorussoMicIndovina chi è il demagogoiapraliuecchie.it/2012/02/24/ind… @PaoloMariani
— QuiBariLibera (@quibarilibera) Febbraio 24, 2012
Ti potrebbero interessare anche:
Abbiamo parlato diverse volte dei costosissimi cacciabombardieri F-35 da 100 milioni di euro cadauno e del fatto che il nostro paese intende acquistarne ben 131 per la considerevole cifra di circa 13 miliardi. E abbiamo anche detto che il contratto di acquisto, non ancora formalizzato, potrebbe essere annullato senza alcun onere per il nostro paese ma che purtroppo l’incremento delle spese militari è una costante di tutti gli schieramenti politici nostrani. Adesso viene fuori che questi aerei non solo costano un occhio della testa ma sono pure difettosi. Pensate che questo faccia rivedere ai nostri politici le scelte fatte? Io no, piuttosto sono abbastanza convinto che ci chiederanno di far fronte ai maggiori costi che questi difetti comporteranno.
Dal Fatto quotidiano.
Il supermoderno, super-tecnologico, supersofisticato e supercostoso cacciabombardiere F 35 Joint Strike Fighter non funziona come dovrebbe. Non lo dice qualche prevenuto contestatore del progetto o qualche pacifista oltranzista. Lo scrive il Pentagono in una nota interna di cui ha dato notizia l’agenzia Afp e che il Fatto ha potuto consultare. È un bel guaio che ci riguarda da vicino. L’F 35 non è solo il più gigantesco e caro programma attualmente avviato dalla Difesa Usa capofila di un gruppo di paesi, con un valore stimato di 385 miliardi di dollari. Anche l’Italia è direttamente interessata alle sorti di quel velivolo perché partecipa alla sua realizzazione, anche se in misura modesta e soprattutto sta per acquistarne la bellezza di 131 esemplari con una spesa preventivata eccezionale: oltre 15 miliardi di euro fino al 2026.
SENZA CONTARE gli elevatissimi costi di esercizio. Secondo il sito Altreconomia che riporta i risultati di uno studio dell’ufficio di analisi economiche dal Parlamento canadese, tra manutenzione e gestione ogni F 35 costa nell’arco di vita preventivato la bellezza di 450 milioni di dollari. Che moltiplicato per il numero di aerei che l’Italia vorrebbe acquistare fa un po ’ meno di 60 miliardi di dollari, 45 miliardi di euro. Il fatto che oltretutto l’aereo prodotto dalla Lockheed Martin non funzioni al meglio e che quindi siano necessari aggiustamenti per farlo volare in sicurezza e con le migliori prestazioni comporta inevitabilmente un perfezionamento dei progetti e dei programmi di produzione e implica un aggravio di costi. Di quanto, al momento è impossibile dire, ma i difetti indicati dalla commissione di studio messa al lavoro dal dipartimento della Difesa Usa non s Crisi F35 ono per niente marginali e questo fa supporre che i cambiamenti necessari in corso d’opera possano risultare seri e assai cari. Ovvio che questi costi suppletivi finiscano per incidere sul prezzo finale del cacciabombardiere. L’Italia potrebbe quindi trovarsi di fronte alla sgradevole situazione di dover sborsare altri soldi oltre quelli previsti, per di più in una fase in cui ai cittadini il governo sta chiedendo sacrifici durissimi. Dal momento che la decisione definitiva sull’F 35 non è stata ancora presa, che il governo è cambiato, che c’è un nuovo ministro della Difesa, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola e il contratto di acquisto non è stato ancora perfezionato, questa potrebbe essere l’occasione per un ripensamento complessivo. Anche perché, indipendentemente dai costi rilevanti, molti nutrono seri dubbi sull’opportunità per la Difesa italiana di dotarsi di un’arma del genere, con caratteristiche non in linea con il nostro modello militare difensivo.
IL PROGETTO dell’F 35 sembra nato sotto una cattiva stella. Sono anni che va avanti tra problemi tecnici a ripetizione, ritardi rispetto ai tempi programmati e aggravi di spesa continui. All’inizio il costo di ogni velivolo era stato preventivato in 80 milioni di dollari, ma prima ancora che sia pienamente avviata la produzione è salito di almeno 50 milioni calcolando il costo medio delle tre tipologie di velivolo programmate. La nota del Dipartimento americano della Difesa è il risultato di un lavoro di studio affidato a una “piccola squadra”, avviato il 28 ottobre e terminato nei giorni scorsi. Ufficialmente si chiama Quick Look Review, cioè esame veloce, ma in realtà è un rapporto assai dettagliato di 55 pagine, compresi numerosi grafici e tabelle. La conclusione è sorprendente perché i tecnici raccomandano un “riesame serio dell’organizzazione della produzione”. La nota mette in evidenza numerosi difetti tra i quali le vibrazioni e gli scossoni constatati durante i voli di prova che comporterebbero problemi non da poco per l’affaticamento eccessivo dei piloti. Tra i vizi individuati ne emergono cinque, tra i quali il più significativo appare quello del meccanismo di aggancio della coda nella versione C che non consentirebbe di eseguire atterraggi sulle portaerei. Tutti gli otto test di atterraggio eseguiti sarebbero falli-ti. Per gli F 35, l’Italia ha già speso circa 2 miliardi e mezzo di euro. Quasi 2 miliardi per lo sviluppo del progetto e il conseguente passaggio alla fase industriale, più 600 milioni per l’ampliamento e l’ammodernamento dello stabilimento di Cameri in provincia di Novara. In quei capannoni l’Alenia della Fin-meccanica produrrà l’ala sinistra del cacciabombardiere e assemblerà quella parte di velivoli destinati all’Europa e non prodotti direttamente dalla Lockheed Martin negli Stati Uniti.
Ti potrebbero interessare anche:
Secondo Jean-Claude Trichet, il presidente della Banca centrale europea, nonostante le finanziarie di lacrime e sangue la crisi del debito avrebbe ormai raggiunto una dimensione sistemica. Il Fondo monetario internazionale raccomanda una riduzione drastica delle spese sociali e avverte i paesi europei che il risanamento sarà molto doloroso.
La Grecia ci fa capire che un paese può fare bancarotta, che l’ipotesi di un mancato pagamento dei debiti pubblici non costituisce più uno scenario impossibile. L’Italia come la Grecia?
Austerità, austerità, senza austerità i governi rischiano la bancarotta. E così arriva l’aumento dell’età pensionabile, cresce il numero delle persone che perdono il lavoro, diminuiscono i salari e la precarietà diventa la nuova normalità.
Nel “Rapporto 2011 su Povertà ed esclusione sociale in Italia” si dice che 8 milioni e 272mila italiani sono in situazione di povertà relativa, il 13,8% dell’intera popolazione. Il ministro Berlusconi avverte che non ci sono soldi.
“Stiamo cercando di inventarci qualcosa” continua il brillante presidente del Consiglio. Che cosa? Gli arresti differiti e i fermi preventivi, l’ uso di coloranti negli idranti antisommossa?
Il governo dice che di soldi non ce ne sono, che lavoratori e disoccupati devono pagare la crisi del sistema, e che se vogliono manifestare devono dare garanzie patrimoniali.
Come spendere allora il denaro pubblico? Siglando contratti che aumentano le spese militari come quello con la General Atomics Aeronautical Systems per l’acquisto 3 UAV Reapter dal valore di 10 miliardi di euro. E badate che non sono scelte del passato, colpe di precedenti governi, no il contratto è stato firmato il 17 Ottobre, tre giorni fa.
Questi miserabili che firmano questi contratti sono gli stessi che a reti unificate continuano a condannare la violenza. Avanti così mi raccomando, tutti in fila e soprattutto in silenzio.
Ti potrebbero interessare anche:
Prendete una scatola di cartone e chiudeteci dentro dei micetti. Adesso con tutto il vostro peso saltateci sopra finché non sentite le ossicine scricchiolare e l’ultimo miagolio spegnersi. Diffondete il video di questa azione e immediatamente vedrete alzarsi a gran voce l’indignazione generale per questa orripilante, quanto disumana, azione. Nella striscia di Gaza tra il dicembre 2008 e Gennaio 2009 è avvenuta esattamente la stessa cosa. Un intero popolo confinato in un fazzoletto di terra è stato assediato e bombardato per una ventina di giorni dall’esercito più potente del mondo. Il tutto nell’assordante silenzio del mondo intero.
Migliaia di morti, al 90% civili, quasi la metà bambini e decine di migliaia di feriti sono il risultato dell’operazione militare “piombo fuso” messa in atto dal potente esercito militare di Israele a danni del popolo Palestinese chiuso nel suo fazzoletto di terrà. In quei giorni nessuno ha potuto raggiungere quei luoghi, ne le organizzazioni umanitarie per dare assistenza medica-sanitaria ne i giornalisti che avrebbero potuto raccontare e diffondere nel mondo le notizie e le immagini di quel massacro. Era però sul posto Vittorio Arrigoni, il giornalista divenuto famoso dopo essere stato brutalmente assassinato, che quotidianamente inviava resoconti di quello che accadeva.
Nell’aria acre odore di zolfo, lampi spezzano il cielo inframmezzando fragorosi boati. ormai le mie orecchie sono sorde dalle esplosioni e i miei occhi aridi di lacrime dinanzi ai cadaveri. Mi trovo davanti all’ospedale di Al Shifa, il principale di Gaza, ed è appena giunta la terribile minaccia che Israele avrebbe deciso di bombardare la nuova ala in costruzione. Non sarebbe una novità, ieri è stata bombardata la clinica Wea’m. Insieme ad un deposito di medicinali a Rafah, l’università islamica (distrutta), e diverse moschee sparse per tutta la Striscia. Oltre a decine di infrastrutture civili. Pare che non trovando più obiettivi “sensibili”, l’aviazione e la marina militare si dilettino nel bersagliare luoghi sacri, scuole e ospedali. E’ un 11 settembre ad ogni ora, ogni minuto da queste parti, e domani è sempre un nuovo oggi di lutto, di disperazione sempre uguale. Si avvertono gli elicotteri e gli aerei costantemente in volo, quando vedi il lampo sei già spacciato, è troppo tardi per mettersi in salvo. Non esistono bunker anti bombe lungo tutta la Striscia, nessun posto è sicuro. Non riesco a contattare più amici a Rafah, nenache quelli che abitano a nord di Gaza City, spero solo perchè le linee sono intasate. Ci spero. Sono 60 ore che non chiudo occhio, e come me, tutti i gazawi.
Ieri con tre compagni dell’Ism abbiamo trascorso la nottata all’ospedale di Al Awda nel campo profughi di jabalia. Ci siamo andati perchè temevamo la tanto paventata incursione di terra che poi non si è verificata. Ma i carri armati israeliani stazionano pronti lungo tutto il confine della Striscia, i loro cingoli pare si metteranno in funerea marcia questa notte. Verso le 23.30 una bomba è precipitata a circa 800 metri dall’ospedale, l’onda d’urto ha mandato in frantumi alcune finestre, aggravando le condizioni dei pazienti già feriti. Un’ambulanza si è recata sul posto, hanno tirato giù una moschea, fortunatamente vuota a quell’ora. Sfortunatamente, anche se non di sfortuna si tratta, ma di volontà criminale e terroristica di israele nel compiere stragi di civili, l’esplosione ha travolto anche l’edificio adiacente alla moschea, distruggendolo.
Abbiamo visto tirare fuori dalle macerie i corpi di sei sorelline; 5 sono morte, una è gravissima. Hanno adagiato le bambine sull’asfalto carbonizzato, e sembravano bamboline rotte, buttate via perchè inservibili.Non è un errore, è volontario cinico orrore. Siamo a quota 320 morti, più di un migliaio i feriti, secondo un medico di Shifa il 60% è destinato a morire nelle prossime ore, nei prossimi giorni di una lunga agonia. Decine sono i dispersi, negli ospedali donne disperate cercano i mariti o i figli da due giorni, spesso invano. E’ uno spettacolo macabro all’obitorio. Un infermiere mi ha raccontato di una donna palestinese che, dopo ore di ricerca fra i pezzi di cadaveri conservati nelle celle frigorifere, ha riconosciuto suo marito da una mano amputata. Tutto quello che di suo marito è rimasto, e la fede ancora al dito dell’amore eterno che si erano ripromessi. Di una casa abitata da due famiglie rasa al suolo è rimasto ben poco dei corpi umani seppelliti sotto. Ai parenti hanno mostrasto mezzo busto e tre gambe.
Qualcuno fermi questo incubo. Rimanere immobili in silenzio significa sostenere il genocidio in corso. Urlate la vostra indignazione, in ogni capitale del mondo “civile”, in ogni città, in ogni piazza, sovrastate le nostre urla di dolore e terrore. C’è una parte di umanità che sta morendo in pietoso ascolto.
Restiamo umani.
Vittorio Arrigoni
Ti potrebbero interessare anche:
Il procuratore capo della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, ha chiesto ai giudici del tribunale di emettere un mandato di cattura internazionale per crimini contro l’umanità nei confronti del leader libico Muammar Gheddafi, del figlio Saif al Islam e del capo dei servizi libici Abdullah al Senoussi.
La Corte è competente a giudicare i crimini più efferati: crimine di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra e tutti quelli che sono definiti crimini internazionali dalla comunità intera.
Occorre precisare che non è stato spiccato un mandato di cattura (è stato richiesto sulla base di “evidenti prove” che non sono state specificate alla stampa) ed è bene sapere che il mandato di cattura può essere deciso non da Luis Moreno Ocampo ma soltanto dalla Camera per le indagini preliminari (sempre che nella richiesta di arresto preparata dall’ufficio del Procuratore vi siano gli elementi sufficienti e necessari per l’arresto).
Sul sito della Corte Penale Internazionale manca l’adesione della Libia.
Sono infatti 40 paesi che non ne hanno ratificato il trattato istitutivo. Fra questi, Israele e Stati Uniti hanno dichiarato di non avere intenzione di ratificarlo. Tra i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (Francia, Regno Unito, USA, Cina, Russia) Russia e Cina, oltre agli USA, non hanno aderito alla Corte Penale Internazionale.
Lo Statuto della Corte Penale Internazionale prevede la sua competenza soltanto nei casi rispetto ai quali lo Stato dove è stato commesso il reato o quello di nazionalità dell’accusato ha accettato la sua giurisdizione.
Deve far riflettere il fatto che la prima denuncia per crimini contro l’umanità formulata alla neonata Corte penale internazionale abbia avuto come destinatario nientemeno che George W. Bush. “Dal 1945 l’uso della forza è consentito solo a scopo di autodifesa e solo autorizzato dal Consiglio di sicurezza dell’Onu”, argomentò l’avvocato Joachim Lau, “sul piano giuridico quella all’Iraq è un’aggressione punibile secondo lo statuto della Corte penale internazionale”.
Ma Joachim Lau non è stato l’unico. Francis A.Boyle, professore di diritto internazionale all’ Università dell’Illinois, ha presentato una denuncia presso la Corte Penale Internazionale dell’Aia contro i cittadini statunitensi George W. Bush, Richard Cheney, Donald Rumsfeld, Condoleezza Rice e altri per la pratica delle “extraordinary rendition” perpetrata su circa 100 persone.
Bush, non a caso, ha agito in modo che non venisse effettuata la ratifica della Corte Penale Internazionale da parte degli Stati Uniti.
E così siamo arrivati ad una situazione di stallo del diritto internazionale in quanto gli Stati Uniti (ma non solo loro) non ritengono legittima l’azione della Corte Penale Internazionale verso un proprio Presidente ma ovviamente il governo Usa ritiene pienamente legittimo che la Corte agisca verso Gheddafi.
Eppure difficilmente il procuratore capo Luis Moreno Ocampo riuscirà ad attribuire a Gheddafi più vittime di quelle che Bush ha causato in Iraq, stando alla documentazione fornita da Wikileaks (il sito ad esempio ha rivelato che gli Stati Uniti erano al corrente del ricorso alla tortura).
Ma senza andare a scomodare Wikileaks, basti il ricordo dell’uccisione di Nicola Calipari.
Secondo la magistratura italiana l’agente segreto italiano Nicola Calipari fu ucciso volontariamente, per fermarlo e impedirgli di portare a termine la sua missione: liberare la giornalista italiana Giuliana Sgrena.
Tutto è rimasto impunito.
In queste ore tutto questo non verrà detto da gran parte di quei mass media che risparmiano ai cittadini la fatica di pensare, di documentarsi e di fare raffronti.
Ti potrebbero interessare anche:
Quella cui stiamo assistendo è una rivoluzione con il condizionale: i rivoluzionari avrebbero preso il controllo di questa o di quell’altra città; l’aeroporto sarebbe nelle mani dei ribelli; alcuni reparti dell’esercito e della polizia sarebbero passati con i manifestanti; e, purtroppo, i morti sarebbero non si sa ancora quanti. Non sappiamo ancora se è Tripoli che assedia il Colonnello Gheddafi, oppure il contrario. L’unica cosa certa è la follia di un uomo che ha spalancato le porte dell’inferno sulla capitale libica. Chi non lo ama non merita la vita, chi non lo ama deve precipitare nell’inferno. Alla vertiginosa escalation della sua spietata retorica, Muammar Gheddafi affianca l’insana decisione di aprire gli arsenali militari: ogni libico devoto alla Rivoluzione, alla sua Rivoluzione, dovrà armarsi per uccidere i ribelli, i sostenitori della rivoluzione con la erre minuscola.
Siamo davvero alla fine della storia dell’uomo che ha dominato la Libia per quarantuno anni? Gheddafi, ha ancora la forza di apparire in strada e di arringare la folla come solo un dittatore è capace di fare. La figura di un Saddam Hussein impaurito, in fuga, è lontana anni luce dall’uomo che ha legato stretta a sé la sorte di un intero popolo, pronto a trascinarlo nel baratro pur di non arretrare di un solo passo. I manifestanti sono certi di avere la vittoria in pugno, che la caduta del rais è questione di ore e hanno già nella loro mente il finale di partita in quattro mosse: 1) La caduta del Colonnello; 2) Una Libia unita – e non la Cirenaica separata dalla Tripolitania; 3) un processo pubblico per i responsabili dei massacri – Gheddafi in testa, ovviamente; 4) un “Consiglio di saggi” che accompagni per mano il paese sulla soglia della libertà.
Osservando, però, l’atteggiamento degli organismi sovranazionali e internazionali, tutto farebbe presagire che la conclusione della tirannia non è così imminente. La riunione straordinaria della Nato che si “prepara a ogni eventualità”, l’Ue che spinge per l’istituzione di una No Fly Zone, il Consiglio di sicurezza dell’Onu che prepara le sanzioni (congelamento dei beni del clan Gheddafi, embargo alle forniture di armi, ricorso alla Corte penale internazionale per i crimini di guerra e contro l’umanità compiuti in Libia) e gli Stati Uniti, infine, che sospendono le attività di ambasciata e studiano sanzioni unilaterali, dimostrano che ormai Gheddafi è sì isolato dalla comunità internazionale in modo irreversible, ma anche che a Washington, Bruxelles e New York non credono che le oscure nuvole sopra il cielo di Tripoli siano passeggere. Se stiamo per assistere davvero allo scontro finale, probabilmente – accetto di buon grado il rischio di sbagliarmi – si tratterà di una lunga battaglia. Fino all’ultimo sangue.
Ti potrebbero interessare anche:
Vi ricordate della strada dei colli? Quello sciagurato progetto che distruggera una volta per tutte uno tra i più meravigliosi paesaggi del nostro territorio. Per quelli di poca memoria ricordo che trattasi di una strada progettata, dicono i suoi sostenitori, per collegare finalmente tra loro Ostuni e Cisternino, attraversando appunto quegli spettacolari colli che, guarda caso hanno pensato di crescere proprio tra le due cittadine. Una strada, vale la pena ricordarlo, che avrà una larghezza di 11 metri che consintirà di dare il via nella zona ad una speculazione edilizia come spesso siamo abituati a vedere nel nostro paese. Basta riflettere un attimo sulle motivazioni ufficiali di questo progetto. Perchè è indispensabile un collegamento tra le due cittadine quando ce ne sono già altri tre a disposizione?
“NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE OCCIDENTALE” è il titolo del famoso romanzo di Erich Maria Remarque che ci viene in mente in questi giorni, mentre attendiamo la sentenza del TAR Lecce sulla “strada dei colli”. L’attesa, si sa, può essere logorante ma se è altrettanto vero che l’attesa non toglie la speranza, diventa quanto mai opportuno utilizzare proficuamente il tempo che ancora ci separa dal verdetto.
Perché nel frattempo ne sono successe di cose. Il riferimento è, in particolare, all’intervento del C.I.P.E. nella gestione dei fondi stanziati per la realizzazione della strada dei colli, ma anche al progetto della circonvallazione di Cisternino” ed agli interventi nella zona artigianale. Il “Palazzo”, ancora una volta tace, ma noi attendiamo, convinti, come siamo, che il silenzio – senz’altro adeguato a molte occasioni – non sia altrettanto opportuno quando proviene da una Pubblica Amministrazione tenuta ad informare tutti i cittadini del proprio operato. Esigenze derivanti dal periodo pre-elettorale, si dirà, ma noi, invece, ci teniamo particolarmente a conoscere cosa stia accadendo. E’ un fatto che il CIPE abbia ufficialmente chiesto chiarimenti sulla gestione delle risorse destinate al progetto della “strada dei colli” e che il procedimento di verifica potrebbe anche concludersi con la revoca del finanziamento. Restano invece ancora avvolte nel mistero le determinazioni dei nostri amministratori in merito alla concreta possibilità di realizzare l’opera.
Continuiamo a credere che in un momento di profonda crisi del sistema politico e sociale divenga fondamentale stringersi attorno a quanto abbiamo di più prezioso e solido: la cultura. Salvare dal declino la cultura della bellezza, la cultura del nostro paesaggio rimarrà comunque il nostro obiettivo e ciò a prescindere dall’esito del giudizio. Il problema più grande, infatti, non è costituito soltanto dal singolo progetto – sia che questo si chiami “strada dei colli” o “circonvallazione di Cisternino” – ma soprattutto dalla necessità di recuperare il senso del “Bene Comune”, spesso costretto a cedere il passo agli interessi di pochi. Il benessere, i posti di lavoro non si creano fagocitando la campagna e costruendo stradoni e palazzine tra gli ulivi e i siti archeologici (dopo il degrado di Pompei non ci aspettiamo certo maggior attenzione per gli insediamenti di Cisternino) ma valorizzando ed investendo nel patrimonio che già possediamo che, credeteci, è raro e prezioso.
Non va dimenticato che l’articolo 9 della Costituzione impegna alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico ed artistico della Nazione; ma, si sa, in questo periodo, la Costituzione non è tenuta in grande considerazione!!! Ed allora non ci resta che attendere … e, nell’attesa, non ci resta che sperare di potere un giorno apprezzare maggiore trasparenza e comunicazione da parte dei nostri amministratori e, soprattutto, maggiore sensibilità per la nostra cultura.
Comitato per la Salvaguardia dell’Ambiente e del Territorio – Cisternino




















