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Proporre e imporre sono due verbi di significato molto diverso tra loro che spesso molti, a seconda della convenienza del caso, cercano di utilizzare impropriamente. In particolare il tentativo è quasi sempre quello di far passare come proposta ciò che è invece un vero e proprio tentativo di imposizione.
Cerchiamo di fare un esempio. Diciamo che un gruppo di persone ha intenzione di passare una domenica insieme. ci sarà chi propone di andare al mare, chi in campagna, chi a farsi una passeggiata in centro, ecc.Ecco che di fronte a delle proposte i componenti del gruppo si confrontano, cercano di esaminare i pro e i contro di ogni proposta per arrivare infine ad una decisione che, qualunque sia, porterà comunque l’intero gruppo a passare una domenica insieme. Se invece all’interno di quel gruppo c’è un qualcuno che, per svariati motivi magari anche condivisibili, definisce la meta da lui indicata quale requisito indispensabile ai fini della sua partecipazione all’iniziativa ecco che il proporre si trasforma in un imporre. Infatti a differenza della prima ipotesi, in questo secondo caso il passare una domenica insieme non sarà un risultato scontato ma possibile solo nel caso che tutto il gruppo accetti sine qua non la condizione dettata. Non ci sarà alcun confronto tra proposte come non ci sarà nessuna valutazione dei pro e dei contro delle possibili opzioni, ma semplicemente un accettare o meno l’imposizione.
Non sò se sono stato chiaro, ma va da se che nella prima opzione siamo nel campo del proporre e nel secondo dell’imporre. Poi si potrà pure sostenere in continuazione di aver fatto semplicemente una proposta ma come dicevo all’inizio è solo un utilizzo improprio del verbo. Come improprio è sostenere che tale proposta non è stata presa in considerazione se il gruppo infine decide di rifiutare imposizioni.
Quindi tornando agli Amici di Beppe Grillo di Bari che non posso citare per nome e cognome se no si appellano alla privacy e che continuano a sostenere di aver fatto delle “proposte” che non sono state neanche prese in considerazione vi riporto alcuni passaggi lasciando valutare a voi in quale dei due casi sopra esposti rientra questa fattispecie.
“In primo luogo, affinchè l’Associazione Amici di Beppe Grillo Bari possa far parte dell’iniziativa, è necessario che alcuni punti, che noi riteniamo fondamentali, siano inclusi nel “costituendo” Comitato Zero Privilegi Puglia”
“Come Associazione siamo pertanto disponibili a supportare il Comitato, se lo stesso riterrà di volere inserire almeno le seguenti regole:”
In prossimi post entrerò nel merito di quello che si voleva cercare di imporre anticipando che alcuni passi erano anche condivisibili, qui invece mi limito come primo steep a sottolineare la differenza tra proporre e imporre elemento indispensabile per poter parlare poi di scelte democratiche.
P.S. a quel soggetto che ci accusa di aver “fatto promesse non mantenute: mi è arrivata una mail da molte settimane che diceva “il banchetto per firmare in via sparano a bari sarà presente tutti i sabati fino ad aprile”. sono andato due sabati in via sparano (uno era un gazebo no tav) e non c’era nessun gazebo. (il cittadino in questo modo pensa che non manteniamo le promesse)” I banchetti a Bari non si sono potuti fare semplicemente perchè non ci è stata rilasciata l’indipensabile autorizzazione all’utilizzo di suolo pubblico da parte dell’organo competente. Abbiamo già dato informativa di questo. Noi ci muoviamo nel rispetto della legge.
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Che cos’è il “potere” nella sua essenza di base? Rifletteteci un attimo, vi assicuro che non è facile dare una risposta secca e precisa a questa domanda. Capire che cos’è è però indispensabile per capire i modi e le finalità con le quali viene esercitato. Per comprendere bene il potere è necessario ragionare con un modello semplice di società.
Immaginate quindi una società nella quale il potere non venga esercitato da nessuno, una società nella quale ognuno dia un contributo attivo allo sviluppo delle attività comuni e lavori anche per il suo sacrosanto interesse personale. Una società utopistica, irreale, senza violenza e con la cultura dominante del benessere personale, ambientale e sociale come prima cosa. In questa società ognuno è invitato a “rimboccarsi le maniche” e a sporcarsi le mani per realizzare i beni materiali di cui tutti necessitiamo. Si perché, per quanto sia giusto coltivare interessi spirituali, umanistici o artistici, il mondo nel quale viviamo è un mondo composto essenzialmente di materia.
I nostri corpi sono di materia e la materia è indispensabile per alimentarci, vestirci, spostarci, sederci, lavorare, scaldarci ecc… In una società giusta ed equilibrata tutti, ripeto, TUTTI sono invitati a plasmare la materia che ci circonda per trasformarla in beni fruibili dall’uomo. Sembra un discorso banale, ma non lo è affatto… continuate a seguire il ragionamento e capirete meglio.
Ammettiamo che, in questa società utopistica, qualcuno inizi a pensare che il lavoro è faticoso, si suda e vengono i calli alle mani, e si metta in testa di far lavorare qualcun altro al posto suo.
Mister “Fannullone” inizia quindi a focalizzare tutta la sua energia mentale sul come poter vivere sfruttando il lavoro degli altri e a furia di ragionare arriva e ben 3 soluzioni possibili:
1) La prima soluzione consiste nello sfruttare un clamoroso buco di conoscenza che riguarda tutti gli uomini che lo circondano (e lui stesso, in verità): nessuno ha la più pallida idea del motivo per cui è venuto al mondo, dello scopo della sua esistenza, di quello che era prima di nascere e di quello che diventerà dopo la morte. “Fannullone” può quindi prendere la palla al balzo e iniziare a borbottare di misteriose presenze divine che, guarda caso, hanno scelto proprio lui come messaggero di verità assolute ed indiscutibili che valgono per tutta l’umanità. Sfruttando così la molla della “superstizione”, Fannullone comincia a chiedere agli uomini la costruzione di una grande chiesa (pena periodi di carestia e malattie) e di una agevole dimora per lui che si prenderà la briga di fare da “ponte” tra il divino e l’umano. Problema risolto: Fannullone ha una casa, ha il rispetto di tutti, viene servito e riverito e non deve più muovere un solo dito per plasmare quell’orribile materia! Si deve solo recare una volta alla settimana nella chiesa per dire alla gente ciò che la gente vuole sentirsi dire, ovvero che il misterioso Dio li ama, li adora e ha bisogno di qualche offerta per far girare tale messaggio anche nelle altre comunità. E’ la base per la creazione di uno Stato Ecclesiastico, basato sulla superstizione.
2) La seconda soluzione, attuabile solo se Fannullone è fisicamente prestante e verbalmente convincente, è l’uso della forza per imporre la sua volontà. Fannullone inizia ad individuare gli uomini più deboli e pavidi della società e comincia a minacciarli o a picchiarli se non rispettano i suoi dettami. Ben presto, per mera convenienza, molti uomini inizieranno a stare dalla sua parte e Fannullone potrà contare su un piccolo esercito di persone per imporsi su tutta la gente, con tasse, balzelli e quant’altro la sua Fannulloneria gli suggerisca. E’ la base per la creazione di una Dittatura basata sulla forza bruta.
3) La terza soluzione è impossessarsi della gestione delle regole, attuabile sono se Fannullone è un ottimo affabulatore, promettitore di mondi migliori, risolutore a parole di tutti i problemi del paese: in pratica un politico. In questo caso si organizzerà per diventare il gestore delle regole di vita della gente (colui che fa le leggi) e, cosa più importante, il gestore del denaro, ovvero del “sangue” dell’economia del paese. Si perché il denaro, essendo sostanzialmente il mezzo di scambio del lavoro materiale, consente, possedendone molto, di acquistare il lavoro altrui sottoforma di beni o di servizi. Impossessarsi del denaro, quindi, senza contribuire in alcun modo al miglioramento del benessere materiale della società è esattamente come impossessarsi del lavoro degli altri. Fannullone ha inventato la “Finta Democrazia” o il “Potere Burocratico” che, guarda caso, è quello che oggi muove gli schiavi occidentali.
A questo punto dare una definizione di potere diventa un gioco da ragazzi: “Il Potere è Ottenere e Fare tutto quello che si vuole, con il lavoro degli altri.” Semplice no? Con quest’ ottica il parroco del paese ha più potere di un dirigente aziendale (che è in realtà uno schiavo).
Il parroco, con le dovute eccezzioni naturalmente, viene nutrito dagli altri, la sua dimora viene costruita e mantenuta dagli altri, le sue vesti vengono lavate e stirate dagli altri il tutto senza mai lavorare, se non parlare del contenuto di un certo libro alla domenica. Lo stesso dicasi per un banchiere o per un politico.
Ma ancora più su, c’è il vero Fannullone, che usa parroci, banchieri e politici per vivere alla stragrande con il lavoro del mondo! Troviamolo e mettiamolo a zappare i campi a vita, per la miseria!
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Che mondo è quello in cui un ragazzo di 37 anni deve salire su un traliccio dell’alta tensione e sfracellarsi al suolo, per difendere il futuro della terra in cui vive, dalla mafia del cemento e del tondino che vuole farne scempio, per ingrassare bulimici patrimoni bancari?
Che mondo è quello in cui i lavoratori si ammazzano, perchè gia assassinati un momento prima dal mercato del lavoro, che mercifica la vita umana e fa scempio della dignità?
Che mondo è quello dove ti stanno togliendo tutto e se ti azzardi a protestare arrivano squadre di picchiatori legalizzati a bastonarti e gasarti perfino dentro le carrozze dei treni?
Che mondo è quello dove il cittadino giace addormentato dai pifferai delle penne a servizio e dai teleimbonitori e neppure si rende conto di essere stato ormai deprivato di tutto, ad iniziare dalla propria umanità?
E’ mai possibile che si sia stati tutti lobotomizzati così in profondità da far si che l’unica strada presente nella nostra mente sia quella della muta rassegnazione?
Sicuramente Luca ha molto da insegnarci, anche dal letto di ospedale, perchè ha rifiutato di morire dentro, come stiamo morendo tutti noi.
Marco Cedolin
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La civiltà di oggi sta cadendo a pezzi, perché la natura di quella che chiamiamo comunità è sull’orlo del crollo. E la scienza che abbiamo è stata la porta di accesso. È una scienza basata sull’individuo, che parla di ardua sopravvivenza, dei più forti, l’evoluzione supporta il migliore, e poi risulta, guardando meglio, che non è quella l’evoluzione.
L’evoluzione riguarda la cooperazione e la comunità, ed è questo che intendiamo quando parliamo del giardino dell’Eden. C’era competizione in quel giardino? No, c’era cooperazione, tutti gli organismi insieme creavano un bellissimo giardino. Abbiamo distrutto il giardino che ci è stato dato (e lo stiamo distruggendo) perché ognuno compete con l’altro, e il passo evolutivo che dobbiamo affrontare è superare l’individuo, riconoscere che l’evoluzione è basata sulla visione di famiglia, su gente che si riunisce, che lavora in armonia e si supporta vicendevolmente.
Non c’è un noi e un loro, siamo tutti uno, e quando impareremo questa lezione sarà un’opportunità di prendere questa terra, che è particolarmente sacra ora, e creare una svolta nella storia creando salute e armonia, trasformando questo pianeta nuovamente in un giardino. Dipende dalla nostra capacità d’imparare che siamo noi i portatori dei guai. Il modo per uscirne è smettere di combattere tra di noi e riconoscere che gli umani sono tutti parte di una famiglia chiamata umanità.
L’umanità è l’organismo e noi siamo le cellule, ogni essere umano è una cellula nel corpo di un qualcosa di più grande, l’umanità. Il problema che affronta ora l’umanità è che le cellule continuano a lottare tra loro. Quando le cellule del tuo corpo si combattono, la malattia è detta autoimmune. Se le cellule competono e lottano si chiama autodistruzione. Lo stesso vale per gli umani: combattersi è autodistruzione, è una malattia autoimmune, è l’umanità che morirà, oppure vivrà se noi correggiamo questa direzione autodistruttiva.
Siamo vicini a prendere una decisione: vogliamo sopravvivere ed evolvere o vogliamo morire? Ora non so che faremo, siamo in mezzo alla battaglia, e saremo vincitori quando realizzeremo che non è il successo che promuove la nostra evoluzione, piuttosto il riunirci in comunità ed imparare a cooperare.
Tratto da un’intervista a Bruce Lipton
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Cos’è questo Impero che ci sovrasta e ci domina ? Questo Impero che inquina i nostri pensieri e ci impedisce di allargare lo sguardo e di agire ? Questo Impero che, giorno dopo giorno, mostra sempre più i contorni allucinanti di una nuova, postmoderna e imperturbabile macchina totalitaria ? Se io dovessi descriverlo ricorrerei alla figura enorme e strabordante di un parco giochi edificato su un immenso deserto, o – il che non è poi tanto diverso – di un supermercato ove, chi se lo può permettere, può acquistare qualunque prodotto, voluttuario, superfluo o di lusso che sia.
Fuori da questo gigantesco magazzino si concentra una massa composta da un numero incalcolabile di persone che, attratte da quel che luccica nelle vetrine, sogna di poter un giorno o l’altro entrarvi e poter acquistare tutto ciò che desidera, senza lesinare sul prezzo…
Ai nostri deboli occhi di gente postmoderna e “civilizzata” quella che viene esposta è la manifestazione della più grande felicità possibile, la sola – materiale e tangibile – che si possa sperare di raggiungere, ma il sogno sbagliato di questa piccola e tremante folla che anima una società sempre desiderante e colma di bisogni materiale si rivela per quello che è agli occhi più allenati e disincantati, una pericolosa illusione… Il miraggio di un deserto senza fine…
Dietro le vetrine sontuose e luccicanti scorrono il sangue, il sudore e la merda che, ormai, hanno imbrattato e ferito mortalmente la Bellezza nascosta del Mondo, che pare ormai essersi arresa da tempo alle violenze e alle brutture a cui è stata esposta…
Ma la folla, desiderante, smaniosa e persa, continua ad accalcarsi e a desiderare, senza alcun rispetto per il prossimo e senza alcuna regola… Solo in pochi riescono ad entrare e a fare incetta di ogni “ben di dio”. Sono, appunto, i mafiosi, i gangster, i truffatori d’alto bordo, i mercanti, i giocatori d’azzardo, i pubblicitari, gli imbonitori, coloro che reggono le sorti dell’Impero. Nel gaudio delle spese folli e smodate e nell’esibizione narcisistica costoro sguazzano nel tripudio di una folla masochista e plaudente, ormai preda e vittima dei propri, conculcati, impulsi. Fra questi ultimi solo pochi possono accedere alle “meraviglie” dell’ipermercato e solo per pochi minuti… Poi riprende la vita, assiepata nella calca della massa ferocemente addomesticata dal rito consumistico…
L’Impero, il suo ingannevole luccichio, i suoi monumentali ipermercati e parchi giochi dimostrano una volta di più quanto, in realtà, “Matrix” non fosse che una timida parodia della realtà. La “matrice” che regola e indirizza le nostre vite è ben più tangibile e consistente…
Ciononostante non basta l’illusione a garantire il conformismo e l’ammaestramento delle masse, perché, nelle ansie, nelle frustrazioni e nelle fobie quotidiane, moltiplicate esponenzialmente dagli effetti della Crisi, la macchina mostra delle crepe, si inceppa e deraglia…
V’è stato un tempo in cui un grande impero ha esteso il suo dominio sul mondo grazie a una macchina amministrativa e bellica di irripetibile efficienza, suscitando orrore ed ammirazione. Tutto questo, però, non sarebbe bastato ai romani per garantire stabilità e durevolezza al loro incontrastato dominio. Occorreva dividere i nemici, confidare nei contrati dinastici, alimentare le tensioni interne ai popoli soggiogati. E’ una lezione che rimane scolpita sulla pietra della Storia e non è un caso se la maggior parte dei Presidenti USA abbiano spesso citato e preso a modello i latini…
Ma il nostro… Beh ! Il nostro Impero postmoderno, in gran parte immateriale e territoriale è ben strano… Non ha un sovrano, ma tanti cortigiani d’alto bordo… Parla apparentemente il comodo linguaggio della democrazia e della libertà, ma si è premunito investendo incalcolabili risorse su una macchina bellica e terroristica capace di annientare il mondo mille e mille volte…
In questo strano Impero, noi, comuni mortali che spendiamo gran parte del nostro tempo dietro le vetrine, siamo i sudditi, ma anche i potenziali nemici… Siamo potenziali nemici, perché, coloro che hanno congegnato l’Impero hanno cercato di conferirgli una veste da totalitarismo “soft”, legittimato dai meccanismi e dall’ingegneria democratica che, comunque, ha bisogno di un minimo di consenso per avviarsi e marciare. Se il consenso, assicurato, in fondo, più che da un presunto civismo e dall’impegno nella vita della comunità, dall’adesione incondizionata ai precetti culturali della società consumista e spettacolarizzata, regge, i cortigiani d’alto bordo, i simpatici nazisti dal volto umano, dormono sogni tranquilli. Ma che accade quando il meccanismo mostra i colpi…
Niente paura, signore e signori, i nostri amici sono stati previdenti… L’Impero ha sancito l’inviolabile ed inderogabile diritto alla felicità, quella gioia smisurata che si prova ad accedere nei grandi punti vendita edificati sul deserto, ma quella felicità te la devi guadagnare e conquistare con il sudore della fronte e delle natiche, attraverso la competizione con i tuoi simili.
Sii competitivo, efficiente, scattante, conquista denaro, remunerazione d’immagine e successo, conquistala, abbattendo i tuoi simili, i tuoi nemici che cercano di contrastare le tue legittime aspirazioni, concentra tutte le forze per vincere, senza regole o scrupolo, sovrastando e umiliando i tuoi avversari. Tale è il segreto per l’ascesa sociale, per arricchirsi, avere successo e… acquistare ciò che si vuole senza limiti di spesa. Paradossalmente la disgregazione sociale e il conflitto atomizzato consentono all’Impero di riprendere fiato e, anzi, agevolano la sua progressiva trasformazione totalitaria.
L’uomo abbatte l’uomo, il fratello offende il fratello e la violenza autistica diventa la vera cifra della vita quotidiana. Nelle metropoli, nelle città si ha paura di uscire e anche in casa le cose non vanno molto meglio: aumentano gli omicidi consumati al calore del focolare domestico. Sulle strade, per non soccombere alle intemperie e ai rischi della vita, giovani e giovanissimi si stringono nelle gang che spadroneggiano sempre più e si fronteggiano per marcare il territorio. Da risorsa lo straniero diventa il Nemico, colui che sottrae e ruba ai nativi casa, pane e lavoro, in una spirale razzista che alimenta i nazismi e i razzismi da “suburra”. Perfino il sesso, sempre più aggressivo e “ginnico”, diventa terreno di conquista, mezzo di affermazione che elide ogni tentativo di affetto e di tenerezza.
Verrà tempo in cui scoccherà l’ora per l’Impero, ma quel momento verrà quando deporremo l’ascia di guerra e smetteremo di azzuffarci e scannarci fra noi per le briciole. Riconosciamo nell’Altro, il nostro Me stesso. Tale cognizione non è poi così ardua, poiché tutti noi, la massa che si accatasta davanti agli ingressi degli Ipermercati e dei grandi parchi giochi, siamo accomunati dal comune destino chiamato precarietà. Io, straniero… Io, giovane… Io, donna… Io, perseguitato, umiliato e sottomesso… Io, lavoratore sfruttato, con contratto più o meno flessibile… Io, artigiano e piccolo imprenditore o commerciante vessato… Io… Noi… Incontriamoci per essere nuovamente e tenacemente Noi. Incontriamoci per riprenderci le strade, le piazze e le città. Per riappropriarci delle risorse strategiche, energetiche e ambientali. Per controllare finalmente i processi produttivi, di formazione dei prezzi e di concessione dei crediti. Per essere definitivamente padroni dell’informazione e della “rete”… E tutto suona molto utopistico e distante. Un sogno nel sogno. Ma il tempo incombe e il futuro bussa alle nostre porte e a quelle dei nostri figli. Deponiamo l’ascia di guerra e volgiamo il nostro sguardo a chi realmente ha prodotto fame, miseria, guerre, inquinamento e danni climatici nell’intero pianeta.
Lo esigono la decenza e la coscienze.
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Loro non molleranno mai, noi neppure è un bellissimo slogan ma, credetemi, difficile da non mettere mai in dubbio. Ma chi me lo fa fare è una domanda che periodicamente si affaccia nei miei pensieri.
Vivo in un posto fantastico. Il piazzale di casa mia si affaccia sulla valle d’Itria, uno spettacolo. Allevo polli e galline, coltivo l’orto, il frutteto e ulivi secolari da cui ricavo olio, salsa di pomodoro, conserve e molto altro per autoconsumo. Ho persino un lavoro, un posto fisso che non giudico noioso ma sicuramente una fortuna, se non un privilegio, di questi tempi. Perchè non fottersene di questo paese e di come vanno le cose?
Molti con meno di quanto ho io lo fanno, anzi quasi tutti. Sempre pronti a voltare lo sguardo dall’altra parte, sempre pronti a sostenere che tanto non cambia nulla, che il precariato, la disoccupazione, l’inquiamento, la corruzione, la malavita, l’assenza di democrazia e di pari opportunità non siano un loro problema o comunque sono un qualcosa con cui bisogna saper convivere. Facile fottersene, difficile non mollare questo è ovvio. Quello che non lo è e che a renderti ancor più difficle il tutto ci ritrovi chi non ti aspetti, quelli che come te hanno deciso di ativarsi per far cambiare questo paese, questa società.
Tu passi mesi a studiare leggi, scritte in ostrogoto proprio per non fartele capire, a cercare di organizzare una proposta chiara, completa e comprensibile a tutti. Macini Km per andare a fare riunioni in tutta la regione, anche con 40° gradi all’ombra e quanto piove così tanto che ti pare di non avere i tergicristallo. Vai a confrontarti con gli altri, a mettere insieme informazioni, conoscienze, competenze per coinvolgere quanto più possibile e quante più persone possibili. Fai tutto questo cercando di pensare a tutto ma consapevole che, in quanto persone, si hanno dei limiti, che probabilmente farai degli errori e che per evitarli l’unica cosa sarebbe non fare nulla, sempre ammesso che anche questo non sia di per sé un errore. A tutto questo aggiungi i rapporti con le istituzioni e ancora Km, telefonate, solleciti, attese, carte.
E quando finalmente dopo mesi, 6 per l’esattezza, sei al punto in cui il lavro si concretizza e puoi portarlo in strada tra la gente, tra i cittadini per informarli del problema e della tua proposta ecco che cominciano a spuntare quelli che con 40° gradi all’ombra probabilmente se ne stavano al mare e quando pioveva sui loro comodi divani, che cominciano ad insultarti, a muoverti accuse che non stanno ne in cielo ne in terra. Non esprimo giudizi su questi soggetti, nonostante loro ne abbiano espressi diversi verso il sottoscritto e tutti coloro con cui ho collaborato in questi mesi, ma di discussioni in cui l’insulto gratutito, le accuse fini a se stesse, lo scontro e non il confronto la fanno da padrone ne è già piena la televisione. Programmi inventati proprio per addestrare al tutti contro tutti e sempre contro un qualcuno affinchè chi comanda possa fare il cazzo che gli pare e ti chiedi: ma a chi piaciono queste arene varie perchè non se sta comodo sul proprio divano con lo scettro in mano invece che vestirsi da cittadino attivo?
Provi comunque a dialogarci, cerchi il confronto, un dialogo costruttivo. All’inizio li giustifichi: è l’entusiasmo, la voglia di partecipare e di dire ci siamo. Tra un vaffa ed un altro riescono pure ad evindenziarti dei problemi e ti rendi disponibile a risolverli e a trovare una soluzione insieme a loro, fai pure delle proposte. E’ bello incontrare nuove energie ma se sono costruttive non distruttive. Ma ancora vaffa, accuse , epiteti e con fare perenterio un se ne avete le palle venite qua che ne parliamo. A parte che alle palle, che generano insulti e scontri, io preferisco il cervello che invece genera confronto e crescita personale e collettiva mi chiedo per quale motivo dovrei farmi 300 Km per andare a parlare con chi mi ha già mandato più volte a fare in culo. Cittadino con l’elmetto si ma coglione no.
E così il fanculo tutti comincia bussare sempre più forte ai tuoi pensieri e fai fatica a trattenerlo. Per resistere ti concentri sui tanti che come te si sono macinati Km, col caldo e con la pioggia, coi quali nel rispetto reciproco delle proprie diversità ed opinioni ci si può confrontare, si può crescere e percorrere strade comuni. Poi uno sguardo alle mie figlie ed un pensiero ai loro coetanei e la speranza che anche loro con la sicurezza di un lavoro, un ambiente ed una società pulita possano avere l’opportunità di vivere piuttosto che di sopravvvivere. E il fanculo tutti si allontana, ma con la consapevolezza che prima o poi ritornerà a farsi sentire.
Scusate per lo sfogo.
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L’illusione, che attualmente avvolge l’umanità in una fitta nebbia, nasconde alla moltitudine degli individui la visione dei muri e delle sbarre dell’enorme prigione in cui vive credendo di essere libera. La prigione è il sistema socio-politico-economico-finanziario. Le mura del carcere, le celle e le sbarre, sono fatti di consumismo, competizione, egoismo, sfruttamento e individualismo. In una parola: “materialismo”. Il 90% della popolazione mondiale è imprigionata fra quelle mura ed è tenuta in quella situazione di cattività dal 10% di individui che sono i carcerieri, e che detengono l’85% della ricchezza del pianeta.
Il paradosso è che la gente incarcerata crede di essere libera e si scontra contro quelli che sono nella stessa prigione, nell’illusione di ritagliarsi uno spazio proprio, un piccolo recinto di pseudo-potere. Ma non sa che quello spazio ottenuto a discapito dell’altro è solo una briciola nel cortile dell’ora d’aria all’interno del carcere. Rivendicazioni operaie o di categoria, proteste e proposte di aggiustamento della condizione di lavoro ed esistenziale fanno parte di quello sforzo, ma sono tutte mirate solo a stare un pò meglio in prigione. Ciò è comprensibile poiché è l’effetto dell’istintivo spirito di adattamento di ogni essere umano che, anche in gruppo organizzato, cerca di ottenere miglioramenti della condizione di vita. Ma tutto ciò serve soltanto a mantenere lo stato di schiavitù, l’uno contro l’altro, in una guerra tra poveri o prigionieri.
Quello a cui stiamo assistendo in questo periodo, non solo a livello nazionale, bensì mondiale, è l’apparente sforzo di attutire gli effetti dello squilibrio economico-finanziario per salvare il sistema (di imprigionamento) mediante un sacrificio di massa. È come se ai carcerati fosse imposto di rinunciare all’ora d’aria e ai pasti per sostenere l’apparato carcerario che li imprigiona. In realtà la dinamica che è in atto mira a compiere un ennesimo giro di vite per restringere la libertà e l’attività dei popoli.
Vista dalla prospettiva dei carcerieri è una precisa operazione per prosciugare quel poco di dignità e sostentamento che ancora anima i prigionieri. Vista dalla prospettiva dei pochi che si sono liberati è un criminale piano di annientamento del potere creativo dell’umanità, ottenuto mediante l’abbrutimento e la barbarie.
Ma, chi sono i “carcerieri”?
I carcerieri sono, senza alcun dubbio, quelli che hanno progettato il piano di costrizione e costruito il carcere fondato su un sistema di controllo, camuffato da apparente benessere, denominato “scambio di ricchezza”. Ciò che, in realtà, viene scambiata non è la ricchezza ma la scarsità. Una scarsità sapientemente mantenuta un poco al di sopra del livello di guardia, quel tanto da consentire una perenne lotta di sopravvivenza tra i carcerati senza provocarne la rivolta.
Carceriere è il sistema bancario, quello che ha stabilito che lo scambio è attuato mediante il denaro che esso stesso immette e centellina. Quel sistema che, sul debito, ha creato l’impero di potere per cui, impoverendo le masse, le controlla.
Ora la domanda sorge spontanea: perché l’umanità carcerata sacrifica la propria dignità nell’illusione di ottenere un miglioramento di condizione che, se avverrà, sarà comunque, all’interno del carcere?
Perché non mette a frutto le poche risorse che le restano per progettare un piano di fuga, di liberazione di massa? Non sarebbe più logico, proficuo ed evolutivo?
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La questione del razzismo è diventato di estrema attualità in questi ultimi periodi. Dalla questione della cittadinanza ai nati in italia da cittadini stranieri alla questione dei campi rom. Questo confronto, scontro sui media, ha portato alcuni cittadini aderenti al moVimento 5 stelle a formulare un documento da inserire nel programma politico. Il sottoscritto, condividendolo in toto, lo ha sottoscritto e qui ve lo riporto.
Noi cittadini elettori, attivi ed eletti del Movimento 5 stelle siamo contro ad ogni forma di discriminazione razziale, religiosa o sessuale e sosteniamo le convenzioni internazionali a tutela dei diritti umani ed in particolare la Dichiarazione universale dei diritti umani (1948), la Convenzione di Ginevra sui rifugiati (1951) ed il Protocollo del 1967, la Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (1965), il Trattato internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (1966), la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (1976), la Convenzione contro la tortura ed altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti (1984), la Dichiarazione sul diritto allo sviluppo (1986), la Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (1979), la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (1989), la Convenzione internazionale per la tutela dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei loro familiari (1990).
In riferimento ai cittadini nomadi, ci riconosciamo nella Risoluzione del Parlamento europeo n. 2010/2276-INI del 9 marzo 2011 sulla strategia dell’UE per l’inclusione dei Rom, ed in particolare riteniamo che gli sgomberi coatti degli insediamenti abitativi che non prevedano soluzioni alternative non siano accettabili.
Condanniamo quindi ogni posizione presa a nome del Movimento 5 stelle in contrasto con le suddette convenzioni internazionali e chiediamo che nel programma nazionale del Movimento 5 stelle venga fatta esplicita menzione di esse.
Link alla proposta sul portale del movimento http://www.beppegrillo.it/listeciviche/forum/2012/02/noi-cittadini-del-movimento-5-stelle-siamo-contro-il-razzismo.html
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Due grandi rappresentazioni di un futuro scenario distopico furono “1984” di George Orwell e “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley. Il dibattito, tra coloro che supponevano si stesse andando incontro al totalitarismo corporativo, si incentrava su chi dei due avesse ragione. Saremmo stati, come scriveva Orwell, dominati da repressivi apparati di stato per la sorveglianza e la sicurezza che ricorrevano a forme di controllo dure e violente? Oppure, come immaginava Huxley, ipnotizzati da divertimenti e spettacoli, ammaliati dalla tecnologia e sedotti da consumi sregolati per raggiungere la nostra stessa oppressione? Alla fine sia Orwell, sia Huxley avevano ragione. Huxley aveva previsto il primo stadio della nostra riduzione in schiavitù, Orwell il secondo.
Siamo stati gradualmente espropriati dei nostri diritti da uno stato corporativo che, come previsto da Huxley, ci ha sedotti e manipolati attraverso gratificazione dei sensi, prodotti di massa a buon prezzo, credito sconfinato, teatro della politica e divertimento. Mentre ci distraevamo con intrattenimenti, le regole che prima tenevano sotto controllo il potere predatorio delle corporazioni sono state annientate, le leggi che prima ci tutelavano sono state riscritte e ci siamo ritrovati impoveriti.
Ora che il credito si sta prosciugando, i buoni posti di lavoro per la classe operaia sono finiti per sempre e non ci possiamo più permettere i prodotti di massa, ci ritroviamo trasportati da “Il nuovo mondo” a “1984”. Lo stato, menomato da forti deficit, da una guerra senza fine e dagli atti illeciti delle corporazioni, sta scivolando verso la bancarotta. E’ tempo che il Grande Fratello sorpassi l’universo di Huxley. Stiamo passando da una società in cui veniamo astutamente manipolati da legami ed illusioni ad una in cui siamo apertamente controllati.
Orwell ci metteva in guardia rispetto ad un mondo in cui i libri vengono banditi, mentre Huxley uno in cui nessuno legge libri. Orwell descriveva uno stato di guerra e paura permanenti, Huxley una cultura deviata dal piacere insulso. Orwell dipingeva uno stato in cui conversazioni e pensieri vengono monitorati e il dissenso viene brutalmente punito; Huxley uno stato in cui la popolazione concentrata su banalità e gossip, non si preoccupa più di informarsi e di conoscere la verità. Orwell ci vedeva terrorizzati fino alla sottomissione, Huxley sedotti fino alla sottomissione. Ma la visione di Huxley, stiamo scoprendo, non era che il preludio a quella di Orwell. Huxley aveva capito il processo attraverso il quale noi stessi saremmo stati complici della nostra riduzione in schiavitù. Orwell aveva compreso la schiavitù. Ora che il colpo delle corporazioni è fatto, restiamo nudi ed indifesi. Stiamo iniziando a capire, come aveva intuito Karl Marx, che il capitalismo selvaggio e senza regole è una forza brutale e rivoluzionaria che sfrutta gli esseri umani e le risorse naturali fino all’esaurimento o al collasso.
La facciata si sta sgretolando. Sempre più persone si rendono conto di essere state usate e derubate, stiamo scivolando da “Il mondo nuovo” di Huxley al “1984” di Orwell. L’opinione pubblica, ad un certo punto, si troverà a fronteggiare realtà molto spiacevoli. I lavori ben pagati non torneranno. I grandi deficit nella storia dell’uomo significano che siamo intrappolati in un sistema di lavoro forzato a risarcimento di un debito che lo stato corporativo utilizzerà per sradicare le vestigia della tutela sociale per i cittadini, compresa l’assistenza sociale. Lo stato è passato dalla democrazia capitalistica al neofeudalesimo. E quando queste verità diventeranno palesi, la rabbia sostituirà l’allegro conformismo imposto dallo stato corporativo.
Il nodo scorsoio si sta stringendo. L’era del divertimento sta per essere sostituita da quella della repressione. Decine di milioni di cittadini hanno avuto mail e telefoni controllati dal governo. Siamo i cittadini più monitorati e spiati della storia. Molti di noi vengono ripresi nella loro routine quotidiana da dozzine di telecamere di sicurezza. Le nostre inclinazioni e abitudini vengono registrate su Internet. I nostri profili vengono generati in modalità elettronica. I nostri corpi vengono perquisiti in aeroporto e filmati da scanner. Annunci nei locali pubblici, carte di circolazione, cartelli alle fermate dei mezzi pubblici ci invitano continuamente a denunciare attività sospette. Il nemico è ovunque.
Chi non si conforma con i dettami della guerra al terrore, una guerra che, come notava Orwell, è infinita, viene brutalmente messo a tacere. Il terrore, anche per coloro che non ne sono minimamente coinvolti, diventa il corpo contundente con cui il Grande Fratello ci protegge da noi stessi.
“Inizi a vedere, ora, quale mondo stiamo realizzando?” scriveva Orwell. “E’ esattamente l’opposto della stupida edonistica Utopia che immaginavano i vecchi riformatori. Un mondo di paura, slealtà e tortura, in cui si calpesta e si viene calpestati, un mondo che, nel ridefinirsi, non diminuisce, bensì accresce la propria spietatezza.”
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Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia hanno cominciato a dispiegare le truppe nel Golfo in una mossa che, secondo gli esperti, lascia intravedere i preparativi per una guerra con l’Iran. I primi attacchi potrebbero essere effettuati all’inizio dell’estate, dicono i media.
Secondo alcuni rapporti, le truppe stanno arrivando sull’isola Masirah in Oman, che si trova a sud dello stretto di Hormuz, dove è installata una base aerea americana. Due gruppi d’attacco americani sono attualmente di stanza nel Golfo.
Alcuni rapporti dicono che il gruppo sarà rafforzato con un’altra portaerei, il distruttore Momsen, e il sottomarino nucleare Annapolis. Gli Stati Uniti inoltre stanno rafforzando la loro presenza in Israele e Kuwait. Le truppe britanniche e le truppe degli Emirati Arabi Uniti sono arrivate ??in Arabia Saudita. L’obiettivo principale è l’Iran, il cui programma nucleare è stato per lungo tempo un tema di particolare interesse in Occidente. Sono pervenuti alla stampa rapporti secondo cui centinaia di bombe a penetrazione, in grado di distruggere bunker sotterranei pesantemente fortificati, sono state consegnate presso una base americana sull’isola britannica di Diego Garcia nell’Oceano Indiano.
Lo Stretto di Hormuz, un’importante via d’acqua per il trasporto del petrolio del Golfo alle regioni di tutto il mondo, serve come un altro pretesto per iniziare uno scontro aperto. Teheran ha minacciato di bloccarlo, e gli alleati si stanno preparando a colpire, se manterrà la sua parola.
Tuttavia, nessuno dei paesi coinvolti è pronto per la guerra, dice Vladimir Sazhin dell’Istituto di Studi Orientali.
“Tutti i paesi coinvolti in questo conflitto si trovano ad affrontare problemi interni. Una gara elettorale ha preso il via negli Stati Uniti. Le elezioni parlamentari in Iran sono state fissate per il 2 marzo e le elezioni presidenziali sono previste per l’estate del 2013. Le elezioni presidenziali in Francia sono proprio dietro l’angolo, e l’Europa nel suo complesso è troppo preoccupata per i suoi problemi economici per gestire un’altra guerra “.
Tuttavia, una concentrazione di forze militari nel Golfo crea una situazione esplosiva nella regione. Un colpo accidentale sarebbe sufficiente per innescare il fuoco su entrambi i lati. Se ciò accade, dice Vladimir Sazhin, gli alleati avranno un chiaro vantaggio.
“Qualora le operazioni militari dovessero iniziare, gli Stati Uniti invieranno potenti gruppi navali sostenuti da un gran numero di aerei, e bombardieri strategici voleranno dalla base di Diego Garcia nell’Oceano Indiano. Gli Stati Uniti saranno affiancati da Gran Bretagna, Francia e dalle monarchie arabe del Golfo produttrici di petrolio. L’Iran non ha alleati nella regione. La Siria non è nella forma migliore per sostenerlo. Tehran può contare solo su Hezbollah in Libano e, possibilmente, su Hamas a Gaza.”
La cosa più spiacevole di tutto questo è che il dispiegamento di truppe nel Golfo e le tensioni alimentate possono interrompere i colloqui tra l’Iran e le organizzazioni internazionali. Molti paesi, prima di tutto la Russia, credono che né l’uso della forza né l’imposizione di sanzioni aiuteranno a risolvere il conflitto. L’ambasciatore della Russia alle Nazioni Unite, Vitaly Churkin, deve dirlo.
“Le sanzioni sono da tempo diventate inefficaci, per cui la questione iraniana non ha spazio nel Consiglio di sicurezza dell’ONU. I colloqui a sei sull’Iran e quelli tra l’AIEA e l’Iran devono assumere un ruolo centrale nell’agenda internazionale perché danno qualche speranza. I rappresentanti dell’AIEA sono attualmente in visita in Iran per esaminare la possibilità di organizzare un incontro a sei con l’Iran. Anche se non vi è speranza, lo scontro crescente tra l’Occidente e l’Iran sta causando una preoccupazione sempre maggiore. Il problema Iran sta per diventare il più caldo del 2012 “.
Tutti i paesi dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva condividono la preoccupazione della Russia. La Cina è anche un altro grande attore internazionale che si oppone ad una campagna militare contro l’Iran. Sfortunatamente, né le proteste della Cina, né gli avvertimenti della Russia hanno avuto alcun effetto sugli alleati mentre accelerano i preparativi per un nuovo conflitto in Medio Oriente.


















