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Archive for Salute/Medicina

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Domenica 23 Febbraio dalle 10 alle 16, attivisti 5 stelle provenienti da tutta la Puglia e non solo, si incontreranno a Ostuni presso la biblioteca comunale per parlare di Sanità. L’intento è quello di avviare un percorso partecipato che coinvolgendo l’intera cittadinanza, le associazioni e i comitati che da tempo si occupano delle problematiche di questo settore arrivi a definire una serie di punti e di proposte in grado di dare risposte agli atavici problemi che attanagliano il servizio sanitario regionale.

In questo primo incontro saranno diversi i temi che verranno toccati grazie alla partecipazione di diversi attivisti e parlamentari 5 stelle. Molti altri verrann afrontati nei successivi step. Un percorso virtuoso per una missione fondamentale per dare concretezza ad un diritto costituzionalmente riconosciuto.

Evento su facebook -> https://www.facebook.com/events/681294808588007

Missionesanita

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Aixa Cano, una bambina di cinque anni, ha verruche pelose in tutto il corpo. La sua vicina Camila Verón, di due anni, è nata con varie malformazioni. I medici hanno detto alle madri che i pesticidi potrebbero essere la causa.

Abbiamo già affrontato su questo blog il tema dei diserbanti e delle politiche industriali della Monsanto. Con Ostuni 5 Stelle abbiamo anche organizzato una serata ad ‘oc sull’argomento dopo aver saputo dell’utilizzo di questi prodotti nell’area degli orti extra-urbani.

Oggi vi voglio proporre la lettura di questo articolo.

La Associated Press ha documentato decine di casi nelle province agricole dove si impiegano sostanze tossiche in modi che non erano stati previsti dalle normative segnalate dalla scienza o che sono state specificamente proibite dalla legge, e in un contesto dove ci sono pochi controlli da parte dello stato. Il vento trascina le sostanze tossiche, che vengono sparse sulle scuole e case dopo aver contaminato le fonti di acqua. I braccianti agricoli manipolano le sostanze senza le protezioni necessarie e la gente raccoglie acqua in contenitori che prima contenevano i pesticidi e che avrebbero dovuto essere distrutti.

Adesso i medici avvertono che l’uso incontrollato di pesticidi può essere la causa dei crescenti problemi di salute che stanno vivendo i 12 milioni di persone che vivono nella vasta regione agricola dell’Argentina.

Il glifosato, componente chiave dei pesticidi Roundup della Monsanto, è una delle sostanze chimiche più usate al mondo per eliminare le erbacce.

L’Argentina ha adottato il modello Monsanto, ma l’applicazione delle norme di sicurezza è variabile, visto che nella regolamentazione dell’agricoltura hanno la precedenza le 23 province, che hanno diverse normative. Spargere pesticidi è vietato a meno di 3 km dalle zone abitate in alcune province però è permesso fino a 50 metri in altre. Un terzo delle entità territoriali non prevede alcun limite e la maggior parte non ha politiche dettagliate per l’adempimento delle norme.

Il dottor Damian Verzenassi, direttore del programma di Ambiente e Salute della facoltà di medicina dell’Università Nazionale di Rosario, ha deciso di cercare la ragione dell’aumento dei casi di cancro, anomalie congenite e aborti negli ospedali argentini.

“Non siamo andati a cercare problemi nei prodotti agrochimici”, ha detto il medico. “Abbiamo cercato di scoprire quello che stava succedendo alla gente”.

Dal 2010, è stato realizzato uno studio epidemiologico casa per casa che ha incluso 65.000 persone nella provincia di Santa Fe e ha dimostrato che la percentuale dei casi di cancro sono tra due e quattro volte la media nazionale, inclusi il cancro al seno, alla prostata e al polmone. Inoltre sono stati rilevati alti indici di disturbi alla tiroide e problemi respiratori cronici.

“Può esserci una correlazione con i pesticidi tossici”, ha detto Verzenassi. “Fanno le analisi di tossicità sull’ingrediente principale, ma non hanno mai studiato le interazioni tra tutti gli elementi chimici che stanno utilizzando”.

Il medico María del Carmen Seveso, che dirige da 33 anni le unità di terapia intensiva e le commissioni di etica negli ospedali del Chaco, si è allarmata vedendo che dai certificati di nascita, le anomalie congenite dei neonati erano quadruplicate, da 19.1 a 85.3 per ogni 10.000 nascite, da quando era stata approvata la semina di coltivazioni geneticamente modificate un decennio fa.

Impegnata a trovare le cause, Seveso e la sua equipe medica ha intervistato 2.051 persone in sei paesi del Chaco. Ha riscontrato che ci sono più malattie e anomalie nelle popolazioni agricole rispetto ai paesi di allevatori. A Avia Terai, il 31% degli intervistati ha dichiarato di avere un familiare che ha contratto il cancro nell’ultimo decennio, rispetto al 3% del vicino paese di allevatori di Charadai.

Visitando questi villaggi circondati da coltivazioni, la AP ha trovato tracce di sostanze chimiche in zone dove si suppone non dovessero essercene.

Lo studio ha individuato malattie che, secondo il dottor Seveso, prima non erano comuni, come anomalie genetiche, malformazioni cerebrali, spine bifide, cecità o sordità, lesioni neurologiche, sterilità e problemi non comuni della pelle.

Aixa Cano, una bambina di cinque anni, ha verruche pelose in tutto il corpo. La sua vicina Camila Verón, di due anni, è nata con varie malformazioni. I medici hanno detto alle madri che i pesticidi potrebbero essere la causa.

“Mi hanno detto che è stato quello che ingeriva, che sta nell’acqua perchè gettano molto veleno qui vicino”, ha detto la madre di Camila, Silvia Achaval, parlando di sua figlia. “Quelli che dicono che gettare il veleno non produce alcun effetto, non so che senso abbia, perchè lì ci sono le prove”.

È quasi impossibile dimostrare che l’esposizione a una sostanza chimica specifica può aver causato il cancro o malformazioni congenite in una persona. Però, come altri medici, la Seveso dice che i risultati a Chaco rendono necessaria una inchiesta rigorosa da parte del governo.

Il suo rapporto di 68 pagine, tuttavia, è stato archiviato per un anno al Ministero della Salute di Chaco. Alla fine, è filtrata una copia che è stata distribuita attraverso internet.

“Ci sono cose delle quali non si parla, cose che non vengono ascoltate”, ha detto la Seveso.

Gli scienziati dicono che solo studi più approfonditi, a lungo termine, possono escludere che i pesticidi siano la causa di queste malattie.

“È per quello che facciamo studi epidemiologici di malattie cardiache, problemi legati al fumo e di ogni altro tipo”, ha detto Doug Gurian-Sherman, ex responsabile dell’Agenzia di Protezione Ambientale americana che adesso collabora con la Union of Concerned Scientists. “Se ci sono indizi che rivelano gravi problemi di salute, non bisogna aspettare di avere prove assolute per prendere delle contromisure”.

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postilettoospedalieri

Da anni la mannaia si abbatte sul comparto Sanità. Taglia di qua, taglia di la, chiudi quella struttura, accorpa quelle altre e così via. Il numero dei posti letto ospedalieri, sempre ritenuto eccessivo e ostacolo ad un efficiente servizio sanitario è da sempre il bersaglio numero uno.

Contestualmente le strutture sanitarie private accreditate sono aumentate a dismisura e le nostre tasse sono andate sempre più a foraggiare i profitti di alcuni invece che i servizi ai cittadini.

Ma negli altri paesi la situazione qual’è? Quanti posti letto hanno quei paesi, tipo Francia e Germania, con servizi sanitari sicuramente più efficienti e meno onerosi del nostro? A vedere i dati di questo studio (link) hanno un numero di posti letto ospedalieri ogni mille abitanti decisamente superiore a noi, oltre il doppio anche. Va da se quindi che l’efficienza e la sostenibilità dei costi non è necessariamente dipendente al numero di posti letto. probabilmente i parametri da valutare sono altri, probabilmente un sistema ben organizzato può, e deve, essere efficiente e non eccessivamente oneroso, anche disponendo di una maggior disponibilità di posti letto.

Se cominciassimo a tagliare i politici che contnuano a proporre queste ricette forse si potrebbe pure cominciare a ragionarci su.

Categorie : Salute/Medicina
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inquinamento_morte

Ricevo da Salute Pubblica e volentieri diffondo.

Le mamme che dal 2001 al 2010 hanno partorito bambini con malformazioni congenite sono state esposte, nel periodo della loro gravidanza che va dalla terza alla ottava settimana, ad una concentrazione di anidride solforosa (SO2) più elevata delle mamme che hanno partorito negli stessi anni bambini in buona salute. E’ questa la conclusione dell’articolo pubblicato nei primi mesi del 2014 sulla rivista scientifica Environmental Research da un gruppo di ricercatori composto da epidemiologi, fisici dell’atmosfera, biologi di alcuni istituti del CNR di Pisa, Lecce e Bologna e neonatologi della ASL di Brindisi. (Congenital anomalies among live births in ahigh environmental risk area— A case-control study in Brindisi (southern Italy) Emilio Antonio Luca Gianicolo, Cristina Mangia, Marco Cervino, Antonella Bruni, Maria Grazia Andreassi, Giuseppe Latini).

Sono stati considerati nell’analisi 189 casi di anomalie congenite (AC), di questi 81 sono stati i casi con anomalie congenite cardiache (ACC) e 44 con difetti del setto ventricolare (DSV) (gli autori hanno escluso da questo lavoro i casi di anomalie cromosomiche coincidenti). Le concentrazioni degli inquinanti sono generalmente più alte tra i casi rispetto ai controlli, con differenze maggiori che si riscontrano tra le ACC. I modelli con variabile di esposizione continua mostrano incrementi di rischio che tuttavia non sono statisticamente significativi. L’esposizione materna alle maggiori concentrazioni rilevate di SO2 sono significativamente correlate con tutti i tipi di malformazioni e, in particolare, con le malformazioni congenite del cuore.

Gli stessi autori un anno fa avevano pubblicato su altra rivista internazionale i dati sulle malformazioni congenite a Brindisi registrando nello stesso arco temporale un totale di 194 anomalie su 8.503 neonati e osservando una prevalenza di 228 casi su 10.000 nati vivi, approssimativamente il 17% in più rispetto al dato riportato dal registro europeo EUROCAT. Circa 3 neonati con malformazioni in più ogni anno rispetto alla media europea. L’eccesso osservato per le anomalie cardiovascolari era del 49%. L’attuale studio costituisce un approfondimento che correla il dato sanitario con il dato ambientale e rappresenta un avanzamento nella conoscenza del fenomeno poiché la SO2 origina dalle emissioni industriali e dai combustibili per la navigazione marittima. Nella città di Brindisi per l’ARPA Puglia il 90% delle emissioni di SO2 provengono dalla produzione energetica. In realtà i ricercatori precisano che potrebbe non essere solo la SO2 in quanto tale a provocare il maggior rischio di malformazioni, ma “la SO2 può essere considerata un surrogato del complesso delle emissioni” che investono la città.

La Regione Puglia nel luglio scorso, probabilmente sulla base delle risultanze del primo studio sulle malformazioni congenite a Brindisi, ha istituito il registro regionale delle malformazioni. E’ evidente che le misure più urgenti da adottare a tutela della salute della popolazione brindisina non sono né una ricerca epidemiologica né interventi sanitari bensì un serio programma di riduzione delle emissioni industriali ed energetiche in particolare.

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abbraccio

Ricevo e volentieri pubblico queste interessanti osservazioni, che condivido in toto, di Salute Pubblica.

Le strutture alternative all’OPG. Uscire da un approccio distorto!

Le proteste con cui buona parte del Consiglio Comunale di Ceglie Messapica ha accolto la delibera della ASL di Brindisi adottata a fine giugno scorso, con cui si ritiene collocabile nel ex presidio ospedaliero della cittadina messapica una struttura alternativa all’Ospedale Psichiatrico Giudiziario (OPG), potrebbero essere una buona occasione per discutere apertamente di un problema drammatico e spesso taciuto, affrontato con pregiudizi o vere e proprie fobie.

Gli OPG sono una riedizione dei manicomi criminali, quelli in cui vengono reclusi quanti, avendo commesso dei reati, sono riconosciuti infermi di mente. Quella che comunemente viene considerata una situazione con cui il colpevole furbescamente si sottrae alla pena è spesso un provvedimento giudiziario ben più grave della comune pena detentiva: la liberazione è infatti subordinata al riconoscimento della sua guarigione. Accade frequentemente che la reclusione in OPG sia molto più lunga della pena inflitta per lo stesso reato ad un “sano di mente”. “Una persona che stiamo seguendo -racconta Vito Totire, medico della ASL di Bologna – ha vissuto gli ultimi dieci in città, ed è appena uscita dall’incubo di sette anni di psichiatria giudiziaria. Tunnel in cui era entrato a seguito di un “enorme” reato che consisteva nell’avere dato una sberla a uno psichiatra. Questa persona viene “deportata” prima nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino, poi addirittura in quello di Aversa, vicino a Napoli, mettendo in difficoltà tutta la rete, scarsa ma significativa, di relazioni sociali attorno a lui.” Questo paziente è poi deceduto per leucemia (lo stato di segregazione e di inedia lo ha portato a fumare 80 sigarette al giorno; è morto di leucemia da…segregazione)

Spesso questo prolungamento è dovuto all’isolamento sociale della persona per cui la permanenza in OPG è determinata dalla mancanza di una rete familiare e sociale disponibile ad accogliere il malato.

Gli OPG in Italia sono 7, anzi erano, dal momento che per legge da qualche anno devono essere chiusi. Tre in Campania, uno in Sicilia, Emilia Romagna, Toscana e Lombardia per un totale di circa 1500 pazienti nel 2010. L’art. 3 ter del D.L. 22.12.2011 n. 211, “Interventi urgenti per il contrasto delle tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri” convertito con modificazion dalla legge 17 febbraio 2012 n.9, ha dettato disposizioni per il definitivo superamento degli OPG. “L’Assessorato alle Politiche della Salute – si legge nella delibera della ASL di Brindisi – ritenendo opportuno dotare di una struttura alternativa all’OPG anche la zona sud della Regione, ha invitato la ASL BR ad effettuare uno studio di fattibilità di un modulo da 15/20 posti letto da allocare negli ambienti già destinati al Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’ex Ospedale Civile di Ceglie Messapica”.

La ASL ha ritenuto di allocare la struttura sostitutiva al posto del reparto appena dismesso di Psichiatria. Ma la maggioranza del Consiglio Comunale ha deliberato la sua contrarietà a questa ipotesi ritenendo tale presenza “incompatibile con reparti come il Centro Risvegli o lo stesso Ospedale di Comunità e la stessa RSA.”

La vicenda mette in luce due fenomeni. Da un lato il cosiddetto superamento degli OPG si sta rivelando null’altro che una trasferimento dei malati dalle 7 strutture presenti sul territorio nazionale in tanti piccoli OPG a gestione regionale senza creare concrete possibilità di reinserimento. Dall’altro le comunità destinatarie dei trasferimenti insorgono con reazioni improntate a paura e pregiudizio perpetuando lo stigma e l’emarginazione che accompagna il malato mentale. Sembrano voler dire che il ghetto va bene, ma non nel nostro ospedale o nel nostro paese!

Il vero problema rimane quello di consentire a quanti hanno già scontato la pena e potrebbero aspirare ad un reinserimento sociale la concreta agibilità di questa prospettiva. Bisogna dare un volto e un nome a questi numeri, capire quanti sono i pugliesi negli OPG e lavorare non per recluderli nuovamente in realtà più piccole ma cercare soluzioni di reinserimento ove fattibili.

Non si può essere d’accordo sul “travaso” dei detenuti degli OPG in strutture ospedaliere psichiatriche che comunque rimangono ghettizzanti; qui non c’è un problema di compatibilità con Rsa o case dei risvegli, altrimenti; evidentemente chi protesta con queste argomentazioni vedrebbe bene un ghetto ospedaliero/carcerario isolato fuori dai contesti urbani e sociali. Le persone devono “tornare a casa”! Non si può escludere che qualche rischio di ghettizzazione ci possa essere ma dobbiamo avvicinarci il più possibile alla logica dei gruppi/appartamento (sul modello di Trieste) evitando ghetti ospedalieri o comunque isolati rinunciandovi solo qualora un pieno reinserimento socio-lavorativo e familiare (per la rottura definitiva di rapporti familiari o per disabilità occupazionali non superabili anche legate all’età) non sia davvero possibile o non sia immediatamente possibile.

Occorre monitorare l’evoluzione delle attività di accoglienza a livello nazionale; per esempio a Trieste, dove non esistono neppure posti-letto ospedalieri, neppure per i “nuovi utenti” della psichiatria nè esistono posti letto convenzionati col privato, non si sognerebbero mai di ipotizzare una struttura come quella di Ceglie!

Troppo frequantemente l’OPG è stato il ghetto in cui recludere persone che avevano commesso reati di bassissimo profilo giuridico; così come è stato usato dalla criminalità organizzata per il famoso sistema delle “porte girevoli” del carcere. Si deve comunicare con chiarezza alla opinione pubblica ed ai cittadini che non si possono vedere tutti i casi allo stesso livello di problematicità: da chi ha dato una sberla allo psichiatra a chi ha ucciso la madre; ma dobbiamo nettamente respingere la creazione di nuovi ghetti.

Invitiamo quindi a prendere le distanze da chi dice “va bene il ghetto ma lontano dagli occhi”; va presa in esame la storia di questi potenziali 15-20 utenti e va garantito un percorso di reinserimento che non sia un nuovo OPG sotto mentite spoglie in cui queste persone trascinano una penosa esistenza tra reclusione e periodici TSO.

Ovviamente la politica di deistituzionalizzazione la Regione Puglia e le Asl dovevano praticarla prima, dovevano censire i loro cittadini deportati e costruire percorsi ad personam di deistituzionalizzazione. Ora quest’opera non è più rinviabile! Questi cittadini deportati vanno risarciti per la deportazione subita, vanno riaccolti e riaccolti in condizioni umane.

Salute Pubblica

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