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Archive for Salute/Medicina

stress

Nella società del “progresso” che ama cibarsi di stress, di competizione e di sogni venduti un tanto al chilo al mercato delle illusioni, il concetto di salute è un qualcosa di molto relativo i cui contorni spesso sono destinati a perdersi nell’imponderabile. Quando si parla di salute, generalmente lo si fa sotto forma di business, in funzione della presenza di una malattia che necessita di essere curata tramite la terapia farmacologica o quella chirurgica.

Nel mondo del mercato anche la salute trasmuta allo stato di merce, con annesso codice a barre che ne identifica il prezzo. Una merce di fatto molto rara che i nostri ritmi di vita e le nostre abitudini contribuiscono in maniera significativa ad annientare…..

Viviamo costantemente immersi in una cacofonia di stimoli indotti che minano in profondità il nostro equilibrio nervoso, producendo ansia, paura di non farcela e tensioni emotive di varia natura esacerbate all’inverosimile. Spesso all’interno di agglomerati urbani dove impazza il traffico automobilistico, l’aria è irrespirabile e tanto l’asfalto quanto il cemento risultano presenze immanenti che ci avvolgono fra le proprie spire.

Mangiamo cibo spazzatura, profondamente artefatto e di derivazione industriale e spesso pranziamo in maniera disordinata, nel corso di pause faticosamente ritagliate all’interno delle nostre giornate. Molte volte in piedi, in maniera automatica, senza alcun entusiasmo e alcun piacere.

La sedentarietà è diventata la nostra compagna più fedele. Seduti in macchina per andare al lavoro, seduti al pc durante la giornata lavorativa, seduti davanti alla TV la sera e poi ancora seduti in auto durante il weekend, per andare al centro commerciale a fare shopping, al mare a coricarci in spiaggia, o semplicemente a fare un giro in macchina.

Generalmente non troviamo il tempo per fare sport, ma quando accade il contrario anche lo sport viene troppo spesso interpretato in maniera distorta, rivelandosi molto più funzionale al business piuttosto che non alla nostra salute. Pratichiamo lo sport come si trattasse di un dovere più che di un piacere, spesso con l’unico scopo di perdere i chili di troppo e molte volte lo facciamo al termine d’intense giornate lavorative, quando il nostro corpo è troppo stanco.

Da quando suona la sveglia al mattino a quando la notte ci corichiamo, non facciamo altro che calpestare la nostra salute psicofisica, nonostante essa costituisca il bene più caro di cui disponiamo.

Per preservarla o recuperarne l’integrità è necessario innanzitutto cambiare noi stessi. La salute non è una merce che si può acquistare al supermercato, ma la parte più preziosa di noi che resterà tale solamente se sceglieremo di portarle rispetto. Quel rispetto che implica uno stile di vita profondamente differente da quello imposto dalla società del “progresso”, applicando il quale potremmo avere la grande sorpresa di ritrovare, oltre alla salute, anche quella gioia di vivere ormai da troppo tempo dimenticata.

 Marco Cedolin

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bigpharma

All’inizio del XXI secolo l’umanità è giunta a un bivio: o si cede agli interessi economici delle grandi corporazioni che cercano di dominare la nostra vita o si agisce per difendere i diritti fondamentali dell’uomo. Gli interessi delle più grandi corporazioni e delle finanziarie globali hanno definito settori chiave della vita umana come loro mercati: la salute, l’alimentazione e l’energia. Il cartello chimico/petrolchimico e farmaceutico vuole controllare ed espandere tali mercati.

L’industria farmaceutica non è un industria fondata sulla salute ma un business di investimenti. Il suo scopo principale non è la salute delle persone ma gli interessi degli azionisti.

Il mercato dell’industria farmaceutica è il corpo umano, ma solo finchè malato.

La continuazione e l’estensione delle malattie esistenti e l’invenzione di nuove malattie è il presupposto per il mantenimento del business degli investimenti farmaceutici.

La prevenzione e l’eliminazione delle malattie minacciano l’industria degli investimenti. Pertanto, qualsiasi approccio preventivo è fortemente combattuto dalle lobby dell’industria farmaceutica, dai media e dalla politica.

A causa della loro natura sintetica ed artificiale, la maggior parte dei farmaci da prescrizione sono associati a effetti collaterali, alcuni gravi e potenzialmente mortali. Questi effetti collaterali generano nuove malattie che a loro volta creano nuovi mercati globali per il cartello farmaceutico.

Le basi legali e lo strumento di pilotaggio economico del business della malattia sono i brevetti. Grazie alla determinazione arbitraria di royality per i brevetti questa industria di fatto definisce i propri margini.

I brevetti, pilastri di sostegno del business dell’investimento farmaceutico, hanno conseguenze devastanti per la salute umana. Vengono concessi solo per nuove sostanze formate principalmente da molecole sintetiche che poi vengono venduti come farmaci da prescrizione. La pressione esercitata sulla brevettibilità dei farmaci da prescrizione è, in ultima analisi, responsabile dell’epidemia di malattie causate da effetti collaterali e dai costi che aumentano all’impazzata alla voce assistenza sanitaria.

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Un accurato studio dell’autorevole rivista scientifica “Pediatrics” aveva recentemente confermato la crescita inarrestabile in tutto lo scorso decennio delle vendite di psicofarmaci per bambini in USA: dagli inizi degli anni 2000 al 2010, i numeri confermano un + 46% d’incremento di prescrizioni, e quindi del giro d’affari miliardario – in dollari – generato a favore delle case farmaceutiche produttrici.

Un problema tutto americano, come a più riprese dichiarato da alcuni sedicenti esperti? Invece le recentissime statistiche sulle prescrizioni di psicofarmaci ai minori nella vicinissima Germania generano allarme anche nel nostro paese: 750.000 bambini tedeschi nel 2011 avrebbero avuto la diagnosi di ADHD (Sindrome da Iperattività e Deficit di Disattenzione), la malattia dei “Gianburrasca”, sempre distratti e in incontenibile movimento. In Germania, i bambini “iperattivi” sono prevalentemente maschi (620.000) con maggior diffusione intorno al 10° anno di età.

“Ovviamente – commenta Alain Goussot, Professore di Pedagogia all’Università di Bologna – dal momento che proprio quella è l’età, specie per i maschietti, di incontenibile movimento e di voglia di stare mai fermi”. Anche in Germania non sono mancate le voci critiche: chi parla di “doping scolastico” e chi – fra medici ed esperti tedeschi – punta il dito sui rischi dell’abuso di psicofarmaci che – nel 2011 – sarebbero stati prescritti al 7% dei pre adolescenti tedeschi maschi e al 2% delle loro coetanee femmine.

Ma non sono solo i famigerati Ritalin® (metilfenidato, prodotto dalla svizzera Novartis®) o Strattera® (atomoxetina, dell’americana Ely Lilly) ad essere utilizzati per questi trattamenti sui bambini, che – è bene ricordarlo – riducono solo i sintomi, a prezzo di effetti collaterali potenzialmente distruttivi, e senza curare alcunchè, dal momento che le ricerche scientifiche dimostrano che dopo massimo 24 mesi i “benefici” del farmaco diventano totalmente ininfluenti, e che comunque in larga misura questo genere di disagi si può risolvere con strategie non farmacologiche, e anche del tutto naturalmente con l’avanzare dell’età.

I trend di crescita di mercato più significativi paiono infatti essere quelli dell’”iperattiva”: Shire®, la multinazionale inglese che con i suoi prodotti Vyvanse® (Lisdexamfetamine Dimesylate), Intuniv® (Guanfacina) e Adderal® (Dextro Anfetamina) supera ormai ampliamente gli 8 milioni di ricette all’anno con oltre 1,55 miliardi di dollari di incassi ogni 12 mesi.

Luca Poma, giornalista e portavoce nazionale di “Giù le Mani dai Bambini” Onlus, il più rappresentativo comitato per la farmacovigilanza pediatrica in Italia (www.giulemanidaibambini.org), dichiara: “Non è la prima volta che denunciamo anche in Italia attività promozionali propedeutiche alla commercializzazione di farmaci per l’ADHD, prodotti peraltro neppure ancora autorizzati nel nostro paese.

Non si promuovono solo ricerche per l’ottenimento delle necessarie autorizzazioni, ma anche attività di pre-marketing, come il finanziamento a congressi scientifici per affermare “l’emergenza ADHD”, oppure come la creazione di siti internet per propagandare la presunta malattia, se non addirittura per ‘spiegare’ ai bambini stessi come gestire la disattenzione e iperattività , stimolando così nelle famiglie l’interesse per la relativa terapia, ovviamente farmacologica. E in tutti questi casi, la più ‘iperattiva’ tra le multinazionali del farmaco pare proprio essere la Shire®”.

Dopo Germania, Austria, Svezia e Danimarca, il prossimo obiettivo commerciale parrebbe essere l’Italia. “Le norme europee – prosegue Poma – rendono molto semplice registrare un farmaco già autorizzato in altre nazioni dell’UE, quindi anche Shire – dopo le autorizzazioni ottenute in vari Stati – si sta concentrando sul nostro paese, che è il 5° mercato farmaceutico al mondo: la strategia sembra quella di ‘medicalizzare’ i comportamenti di un numero crescente di minori italiani. Un business miliardario, che secondo molti osservatori viene promosso a spese della salute dei più deboli tra noi: i bambini”.

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feb
07

Sindrome di Quirra

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Intorno al Poligono Interforze del Salto di Quirra (PISQ) si registra una strana moria di persone e bestiame. Il poligono è destinato alla sperimentazione di arsenale bellico, ed è a disposizione di aziende private e dell’esercito. Poco distante sorge una discarica militare anch’essa coinvolta in un’inchiesta giudiziaria.

Non solo morti: nella stessa area le nascite sono ammorbate da malformazioni congenite e le informazioni riguardanti la pericolosità delle scorie latitano. Per questo motivo, in una regione che vive essenzialmente di pastorizia, accade che gli allevatori usino il materiale residuo delle esplosioni per accendere il fuoco firmando inconsapevolmente la loro condanna a morte. Le peregrine indagini condotte dal procuratore di Lanusei Fiordalisi procedono a singhiozzo; venti le persone coinvolte tutte appartenenti ad alti ranghi istituzionali, circostanza che turba non poco il normale iter processuale. Il fine della presunta condotta criminale sarebbe stato quello di occultare la pericolosità delle operazioni del PISQ.

Le ipotesi di reato, che vanno dall’omicidio plurimo all’omissione d’atti d’ufficio, si basano, secondo la procura, su un perverso e corrotto intreccio di interessi fra imprenditoria e pubblici ufficiali: la sperimentazione selvaggia di armi e materiali bellici e civili non avrebbe trovato ostacoli, anzi sarebbe stata appoggiata da chi avrebbe dovuto controllarne la regolarità. Sul tema si è pronunciata persino la Commissione parlamentare d’inchiesta sull’Uranio fornendo vaghe rassicurazioni.

Tuttavia escludere la presenza di uranio non basta a soddisfare la domanda di chiarezza e di giustizia della popolazione locale; esistono infatti svariate altre sostanze di comprovata tossicità che sono state riscontrate nelle analisi effettuate. Poniamo pure che gli indagati vengano tutti prosciolti e che i reati non sussistano, a quel punto rimarrebbe da chiedersi se sia giusto continuare sulla strada di uno sviluppo industriale guerrafondaio. Quante vite umane può valere il collaudo di un nuovo tipo di ordigno bellico? In cuor mio rispondo nessuna, ma l’attuale classe politica non sembra essere dello stesso avviso.

Marco Sartorelli


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Big Pharma e’ un nome che indica l’insieme delle piu’ grandi industrie farmaceutiche del mondo, quelle che, per intenderci, si occupano della nostra salute. Il punto e’ che non si preoccupano per noi e il nostro benessere, al contrario: le malattie, soprattutto quelle croniche, sono per Big Pharma quanto di piu’ redditizio. Lo scopo principale di B.P. non e’ la nostra salute, ma gli incassi spropositati. Pensate: per quale motivo le case farmaceutiche dovrebbero produrre farmaci efficaci contro le malattie, a basso costo, quando possono guadagnare cifre esorbitanti aggravando il nostro stato di salute con i pesanti effetti collaterali?

Per capire di cosa stiamo parlando, sara’ utile analizzare il modello americano, visto che la maggior parte delle aziende farmaceutiche proviene dagli Stati Uniti e visti i numerosi scandali sulla corruzione dei medici perpetrata dalle suddette industrie in molti paesi del mondo.

La maggior parte dei profitti delle industrie farmaceutiche proviene dalla vendita di farmaci acquistabili soltanto con la ricetta medica. Ne consegue che soltanto i medici possono prescrivere questi farmaci. Ed e’ proprio per questo motivo che Big Pharma svolge un’intensa attivita’ di marketing nei confronti dei medici, oltre a numerose attivita’ promozionali per i farmacisti ed altri addetti sanitari. Non solo: gia’ dai tempi dell’universita’ gli studenti di medicina ricevono regali dalle case farmaceutiche, anche se, nei primi due anni, non potranno toccare nessun paziente! L’entita’ e la quantita’ dei regali e delle interazioni tra case farmaceutiche e studenti di medicina crescono man mano che gli studi salgono di livello. Raggiungono i punti piu’ alti nel momento in cui lo studente e’ diventato un medico: pranzi, cene, aperitivi, brunch, biglietti per varie manifestazioni, champagne, viaggi e altri regali. E il risultato e’ lo stesso anche nelle nostre universita’: ai medici viene fatto un dolce lavaggio del cervello.

I cadeaux non sono l’unica arma di persuasione utilizzata da Big Pharma: i medici vengono omaggiati con enormi quantita’ di campioni gratuiti di farmaci, anche costosi. Gli scaffali dei loro studi ne sono pieni e quest’abbondanza serve a fidelizzare il paziente e lo stesso medico. Le industrie farmaceutiche, infatti, non cercano il medico che prescriva il farmaco giusto, ma quello che prescriva il loro farmaco!

Ma come viene messo in commercio un farmaco negli Stati Uniti? Deve essere approvato dal F.D.A. il Food and Drugs Administration. L’industria farmaceutica deve dimostrare con le sperimentazioni che il farmaco sia sicuro ed efficace. Ma non rispetto a farmaci gia’ esistenti per una patologia o al migliore che si conosca, come penserebbe qualsiasi persona ragionevole su questa terra, bensi’ rispetto al placebo. Quindi basta che il farmaco sia meglio di niente per essere introdotto in commercio. Che sicurezza per i malati!

Un altro aspetto oscuro nel mondo dei farmaci riguarda la sperimentazione. Negli Stati Uniti, fino agli anni ’80, la ricerca sperimentale era finanziata dall’Istituto Nazionale di Sanita’, mentre dagli anni ’90 e’ stata sottratta alle universita’ ed e’ passata a organizzazioni private a scopo di lucro, cioe’ sotto il controllo delle case farmaceutiche! In Italia non ci allontaniamo di molto da queste circostanze: le sperimentazioni spesso avvengono si in ospedali di ricerca universitari, ma i medici a capo della ricerca fanno parte del consiglio direttivo di approvazione del farmaco/terapie oppure sono membri della fondazione finanziatrice della sperimentazione stessa. Tutto questo odora un po’ di conflitto di interesse!

Tornando agli States, i dati ottenuti dalle sperimentazioni sono spesso difficili da trovare e in alcuni casi vengono manipolati dalle case farmaceutiche. Allo stesso tempo, le riviste scientifiche hanno spesso un atteggiamento reverenziale verso le industrie del farmaco, per il proprio benessere finanziario; questo non facilita certo la richiesta di visionare, almeno, i risultati ottenuti dalle ricerche. Se la maggior parte della sperimentazione e’ finanziata dalle case farmaceutiche e gli esperti che giudicano l’efficacia di un farmaco hanno un legame economico con il farmaco stesso che ne e’ della nostra liberta’ di scelta della terapia?

Big Pharma non si ferma qui. Ha pensato di raggiungerci direttamente tramite la pubblicita’ televisiva, insinuandosi anche nel rapporto medico-paziente. Viene direttamente a casa nostra e in questo modo ci invita a prendere una pasticca per il mal di testa al primo accenno. E ci consiglia di comprare il formato famiglia da tenere a casa e quello tascabile per le nostre borsette – cosi’ – non sia mai fossimo aggrediti da un feroce mal di testa! Mentre gli effetti collaterali vengono elencati cosi spaventosamente veloci, in modo da non non darvi troppo peso. E questo perche’ non vogliono soltanto peggiorare la salute dei malati ma far ammalare i sani.

Giuliana Sclerosette

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PSICOFARMACI: UN TREDICENNE SU QUATTRO LI ASSUME, SPESSO SENZA PRESCRIZIONE

Studio dell’Università di Torino: psicofarmaci assunti dal 25% dei minori con amici e/o somministrati dai genitori senza alcuna prescrizione medica. Alberto Ugazio (SIP): “in assenza di patologia la terapia farmacologica non è assolutamente indicata”. Poma (Giù le Mani dai Bambini): “Appello al Ministro Balduzzi: allarme già rilanciato da noi nel 2009, ma l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e l’Agenzia del Farmaco (AIFA) continuano a sottostimare il problema”

TORINO – Secondo i risultati di uno studio condotto dall’Università di Torino a cura della Dott. sa Roberta Siliquini – Professore Ordinario di Epidemiologia, Igiene Generale e Sanità Pubblica all’Università di Torino – un adolescente su quattro assume psicofarmaci a casa, su consiglio dei genitori, o fuori casa, in accordo con gli amici, quasi sempre senza prescrizione medica. Inizialmente, lo studio ha preso in esame una casistica di 600 soggetti, ma il progetto di ricerca prevede di arrivare a 2.000 casi esaminati entro la fine del corrente anno, alla ricerca di conferme per un trend che vari commentatori esperti definiscono “inquietante”.

Dopo la presentazione dei risultati preliminari della ricerca, il primo commento ufficiale è quello del Presidente della Società Italiana di Pediatria (SIP), il Dott. Alberto Ugazio, il quale ricorda che “l’automedicazione, o il fai da te‚ è quanto di meno auspicabile possa esserci per la salute dei nostri bambini. Inoltre, l’ansia è un sintomo che va valutato attentamente: se non indica una patologia, la terapia farmacologica non è assolutamente indicata”. Secondo la Prof. Siliquini, infatti, molte assunzioni improprie di psicofarmaci avvengono per scelta degli stessi genitori, che cercano in questo modo di “dare una risposta agli stati di disagio dei propri figli”.

“Un fenomeno inquietante, in continua crescita ovunque nel mondo, come anche nel nostro Paese – ha commentato Luca Poma, giornalista e Portavoce nazionale di “Giù le Mani dai Bambini”, il più rappresentativo comitato indipendente per la farmacovigilanza pediatrica in Italia (www.giulemanidaibambini.org) – che la nostra organizzazione aveva denunciato nel 2009, riprendendo i dati del ‘rapporto ESPAD’ che evidenziò già allora il 10% di minori che utilizzavano psicofarmaci con modalità “fai da te”. I rischi sono molteplici – continua Poma – dagli effetti collaterali di queste molecole, che vanno dai problemi cardiaci anche gravi alla stimolazione di idee suicidarie, a seconda della classe farmacologica utilizzata, a quelli di carattere psicologico e pedagogico: stiamo permettendo la trasmissione ai nostri figli un modello sbagliato, ovvero che basta una pillola per risolvere qualsiasi problema. Tra l’altro questi prodotti – con buona pace delle norme stabilite dagli organismi sanitari di controllo – si reperiscono con estrema facilità su internet, pagando con un comune conto PayPal: sono perlomeno 7 anni che ci siamo messi a disposizione dell’Agenzia del Farmaco e dell’Istituto Superiore di Sanità una campagna seria di prevenzione su questo tema, che impegnerebbe ben poche risorse, ma il problema continua ad essere colpevolmente sottostimato. Ci appelliamo allora direttamente – conclude Poma – al Ministro della Salute Prof. Renato Balduzzi: non attendiamo che la situazione vada alla deriva, com’è già successo in USA e in altre nazioni, perché qui è in gioco il futuro delle nuove generazioni del nostro paese”

giulemanidaibambini.org

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dic
19

Taranto Libera

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Sabato scorso ho visto una Taranto viva, vorrei nei prossimi anni vedere una Taranto Libera.

Ciò potrà avvenire solamente se capiamo che nulla è più importante della salute e del diritto alla vita. Noi tutti lavoriamo per vivere e non viviamo per lavorare. Il lvoro deve essere prima di tutto funzionale allo sviluppo della società quindi dei suoi componenti, le singole persone. Queste devono essere prima di tutto Libere e se sono soggetti al ricatto occupazionale non lo sono, se sono malati o vedono ammalare i propri figli e i propri cari non lo sono, se c’è un qualcosa, nella fattispecie uno scellerato sviluppo industriale che distrugge tutto ciò che gli sta intorno lasciandogli solo morte e sofferenza non lo sono.

Taranto dovrà essere liberata, non sarà facile e non sarà indolore. I Tarantini si sono messi in gioco, adesso hanno bisogno dell’aiuto dell’intera Italia. Quella Italia che si è emozionata l’altra sera ascoltando Benigni. Bene basterebbe applicare la Costituzione della Repubblica Italiana per rendere Taranto Libera. Basterebbe che gli Italiani oltre a ricordarsi chi furono i padri costiutenti cominciassero a prendere coscienza chi sono stati e sono tutt’oggi i figli distruttori della Costituzione più bella del mondo.

Domani sarò a Taranto per partecipare alla manifestazione indetta dal comitato 15 Dicembre. Invito tutti voi che seguite questo blog a partecipare. SIAMO TUTTI TARANTINI.

Comunicato Stampa

MANIFESTAZIONE “TARANTO LIBERA” – sabato 15 Dicembre 2012

Il 15 Dicembre le strade di Taranto saranno protagoniste del Corteo “Taranto Libera” organizzato dal comitato15dicembre che raccoglie cittadini di Taranto e non uniti per l’occasione.

Il corteo, che partirà da Piazza Sicilia e giungerà in Piazza della Vittoria, scenderà in strada per i diritti ineludibili della SALUTE, del LAVORO, dell’AMBIENTE, del REDDITO e della CULTURA e CONTRO il Decreto Legge “Salva-Ilva”.

Il provvedimento, firmato dal Presidente della Repubblica il 3 Dicembre, permette allo stabilimento siderurgico tarantino ILVA s.p.a. di continuare a produrre nonostante le ordinanze dell’autorità giudiziaria che ne ha sequestrato gli impianti lo scorso 26 Luglio poiché non rispondenti alle normative a tutela della salute e dell’ambiente.

Il nuovo decreto legge compromette i principi costituzionali legati al rispetto dell’ambiente e alla garanzia della salute dell’individuo e valuta il diritto alla vita dei tarantini meno importante della corsa capitalistica di un imprenditore agli arresti.

A fronte di tutto ciò il comitato15dicembre manifesta per:

SALUTE – perché il diritto alla vita non accetta compromessi

REDDITO – per garantire un‘esistenza dignitosa ai lavoratori e ai cittadini di Taranto dopo cinquant’anni di ricatto e inquinamento

AMBIENTE – perché non permetteremo più che il nostro territorio venga sfruttato e devastato in nome del profitto

OCCUPAZIONE – perché il deserto creato attorno al colosso d’acciaio conta il 40% di disoccupazione e innumerevoli attività storiche (pescicoltura, mitilicoltura, agricoltura) distrutte a causa dello sviluppo selvaggio

CULTURA – perché da qui parta la nuova idea di sviluppo.

Il corteo terminerà in Piazza della Vittoria dove numerosi artisti si esibiranno gratuitamente in concerto per dare il proprio sostegno alla causa. Non ci saranno interventi dal palco e vi invitiamo a NON ESIBIRE simboli associativi o partitici di alcun tipo.

Siete tutti invitati a decidere del vostro futuro.

 TARANTO SCENDE IN PIAZZA SENZA BANDIERE

Concentramento alle ore 16:30 in Piazza Sicilia.

CHI INQUINA PAGA

TARANTO LIBERA

 

Non è più ammissibile che la città di Taranto venga condannata per gli sporchi interessi di pochi e che un decreto legge, ultima azione statale, sacrifichi ancora una volta le nostre esistenze.

CHIEDIAMO che lo Stato non volti nuovamente le spalle a questa città e alla sua provincia ma vigili e sostenga in ogni modo, anche finanziariamente, le bonifiche di tutto il territorio contaminato dall’inquinamento dell’industria pesante nel più breve tempo possibile.

PRETENDIAMO il risarcimento da parte di chi ha danneggiato il territorio e i suoi cittadini, con sequestro immediato e alienazione dei beni mobili e immobili.

DICHIARIAMO sdegno nei confronti dei rappresentanti istituzionali che hanno agevolato il processo di distruzione del territorio ionico e opposizione critica verso le forze politiche e partitiche che hanno approvato supinamente le ultime misure governative pro ILVA e, di conseguenza, che hanno autorizzato attività produttive altamente inquinanti.

PRETENDIAMO che qualsiasi decisione di rilevanza sociale, politica ed economica per Taranto venga presa assieme a tutte le parti sociali che la rappresentano.

PRETENDIAMO di vivere in una città in cui esistano alternative alla monocultura dell’acciaio. Le vocazioni territoriali e le tradizioni non devono più essere sacrificate in nome del profitto: l’aria, la terra, l’acqua devono essere tutelate e viste come risorse indispensabili e preziose utili alla costruzione di un reddito dignitoso e salubre.

Perché tutto questo parta dalla Cultura e dall’intero sistema di trasmissione della conoscenza unico motore endogeno di sviluppo anche economico.

«Non esiste un costo, in termini di salute, sopportabile in uno Stato civile per le esigenze produttive e non è accettabile che il presente e il futuro dei bambini di Taranto sia segnato irrimediabilmente. Nessun ragionamento di carattere economico e produttivo dovrà e potrà mai mettere minimamente in dubbio questo concetto».

Il Comitato15dicembre

La dottrina del progresso, che postula un’illimitata evoluzione tecnologica come parte integrante di un cammino progressivo verso il “meglio”, non include nella propria visione la prospettiva di doversi confrontare con qualsivoglia limite, incluse le condizioni economiche sfavorevoli in cui oggi si trova la maggior parte delle nazioni. La strada verso il “meglio” è considerata parallela a quella verso il “più”: il progresso e la crescita economica sono considerati come gemelli siamesi che procedono inseparabili verso un luminoso futuro.

Quest’idea di progresso ha plasmato anche la moderna concezione di ars medica, che non conosce limiti all’evoluzione tecnologica delle pratiche diagnostiche e terapeutiche.

Nel corso dell’ultimo secolo la medicina moderna è stata protagonista di clamorosi successi: ha debellato molte malattie che erano tra le maggiori cause di morte del passato, è stata responsabile del drammatico aumento dell’aspettativa di vita e della diminuzione della mortalità infantile che si sono verificate nelle nazioni industrializzate (e, in misura minore, nel resto del mondo). Tuttavia, oggi, i moderni sistemi sanitari stanno affrontando crescenti difficoltà, non solo nel migliorare la propria efficacia nelle cure della salute, ma anche, semplicemente nel mantenersi ai livelli del recente passato.

Il progresso illimitato e la limitatezza delle risorse

La concezione moderna di progresso illimitato ha portato inoltre ad una idea di medicina che non pone limiti alle possibilità di miglioramento della “salute”: qualunque sia il risultato che si ottiene, esso non sarà mai sufficiente a soddisfare le aspettative. Quest’attitudine conduce inevitabilmente allo scontro tra questo tipo di “esigenze”, che è illimitata, con i limiti delle risorse a disposizione per soddisfarla.

Di fatto, la sostenibilità dei Sistemi Sanitari in tutto il mondo è messa a dura prova di fronte agli oneri economici ed organizzativi che queste “esigenze” comportano. L’introduzione di tecnologie sempre nuove e sempre più costose comporta sempre crescenti, così la richiesta da parte della popolazione, di un aumento della quantità delle cure e di un continuo miglioramento della loro qualità, inoltre la continua pressione della ricerca e dell’industria verso l’adozione di pratiche terapeutiche sempre più innovative (ma non sempre più efficaci) che, al contempo, comportano un aumento esponenziale dei costi a carico della collettività.

In passato, la sostenibilità finanziaria del sistema era consentita dalla crescita economica continua, ma cosa succede se quest’ultima non si verifica? Il modello che presuppone un progresso illimitato finanziato da una crescita economica infinita è estremamente pericoloso, perché presuppone un andamento lineare e prevedibile di un sistema complesso quale sono le moderne società e le moderne economie, che non è affatto certo o scontato.

Una crisi severa che colpisca un sistema socio-economico si ripercuote gravemente sui sistemi sanitari, nonché influisce sulle altre condizioni (alimentazione, igiene, stile di vita) che sono fondamentali per la cura della salute. Non solo, ma ci mostra anche che, quanto più l’organizzazione di un sistema sanitario è complessa e costosa, tanto meno è resiliente nei confronti delle eventuali crisi.

Sostenibilità e contabilità

Il discorso sulla sostenibilità delle cure, non è volto ad auspicare un ritorno al passato o stimolato dai richiami al contenimento dei costi da parte di autorità politico economiche (“ce lo chiede l’Europa”), che fanno riferimento soltanto ad un determinismo di natura contabile, che è segno di un’abdicazione da parte della sfera politica a favore di quella economica.

Un esempio è quello del recente annuncio del presidente del “governo tecnico” (che ha però un’attitudine assai politica nel privilegiare determinare alcune entità socio-economiche, piuttosto che altre), che mette in dubbio la sostenibilità del SSN nel lungo periodo, secondo motivazioni strumentali all’orientamento politico che vuole dare al Paese. L’annuncio è nel puro stile della Shock doctrine, ben descritto da Naomi Klein, nel quale si proclamano annunci ad effetto, volti a spaventare l’opinione pubblica circa il rischio di collasso di un servizio essenziale, poi, quando questo è divenuto un dato assodato, è più facile far accettare il ridimensionamento o la liquidazione del servizio in oggetto.

È da tempo che si può osservare un progressivo “svuotamento” dei servizi sanitari: molte delle prestazioni sono diventate onerose, e gli operatori vengono messi sempre più in difficoltà da tagli indiscriminati, che non entrano affatto nel merito degli interventi davvero utili per razionalizzare un sistema complesso come quello della cura della salute.

Non v’è dubbio che la spesa sanitaria italiana rischi di andare fuori controllo, così come non v’è dubbio che le risorse disponibili potrebbero essere utilizzate per il miglioramento delle cure e per offrire servizi migliori. Ad esempio nel campo della prevenzione primaria e nella promozione di stili di vita più consoni al mantenimento della salute. Prevenire, si sa, è meglio che curare, e costa pure meno!

Temiamo tuttavia che non siano queste le motivazioni che ispirano il pensiero dell’algido burocrate a capo del cosiddetto “governo tecnico”, i cui ragionamenti sono ispirati da semplici considerazioni contabili secondo le quali è necessario ridurre tout court la spesa sanitaria per “rassicurare i mercati” perché “ce lo chiede l’Europa”. L’Europa ci chiede anche di lasciare più spazio ai privati, che sulla salute potranno fare lucrosi affari, forse senza neppure assicurare una sufficiente qualità delle cure e sicuramente ingaggiando personale sanitario mediante una pericolosa licitazione al ribasso. In realtà il Servizio Sanitario Italiano è uno dei meno costosi tra i paesi occidentali (WHO: Global Health Expenditure Atlas 2011, OECD Health Data 2012) e uno dei più efficaci ed efficienti a livello mondiale (WHO: World Health Statistics 2012). I gridi d’allarme lanciati ad arte ci sembrano pertanto capziosi e strumentali, ma assolutamente inappropriati ad affrontare la questione nel merito.

Conclusioni

Il tema è assai più complesso rispetto ciò che vorrebbe la banalizzazione contabile, e si riferisce all’incompatibilità logica tra aspirazioni infinite e risorse finite, tra l’astrazione delle speranze e la concretezza della realtà fattuale.

Attualmente, nel mondo non vi è alcun sistema sanitario che sia sostenibile a lungo termine e, se un sistema non è sostenibile, non potrà mai essere equo ed efficiente.

È necessario riconsiderare l’idea di progresso infinito e di innovazione e tecnologica incontrollata. Questo comporta la ridefinizione di salute e malattia, nonché quella di cure e terapia.

Questo è un compito sia scientifico che organizzativo. Ma soprattutto etico. Se non lo fanno coloro che sono preposti alle cure, lo faranno altri, con criteri astrattamente contabili o di altro genere che non saranno certo quelli corretti ed appropriati per affrontare adeguatamente i problemi che abbiamo di fronte.

Pier Paolo Dal Monte

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In un paese serio, magari governato dalla politica e non dalle banche, dopo avere preso atto dei devastanti danni alla salute causati alla popolazione di Taranto, oltre che agli operai, dal cancrificio dell’Ilva, le autorità si sarebbero mosse immediatamente, attraverso una serie di passi logici di fatto irrinunciabili.

Avrebbero preso per le orecchie la famiglia Riva (quella che regalava milioni a Bersani e ad altri intrallazzatori politici per avere il diritto di distribuire cancro a profusione) intimandole di chiudere immediatamente gli impianti e procedere a proprie spese a tutte le bonifiche necessarie, permettendone la riapertura solamente quando gli impianti fossero stati realmente a norma. Avrebbe preteso che tutti gli operai (non solo quelli di Taranto ma anche delle altre sedi che dalla produzione di Taranto dipendono) venissero lasciati a casa, regolarmente stipendiati dalla famiglia Riva, fino al momento del loro rientro in azienda.

E nel caso la stessa famiglia Riva, dopo avere accumulato per anni ed anni, con l’aiuto dello stato, profitti miliardari, si fosse rifiutata di adempiere al proprio dovere, avrebbe proceduto all’esproprio coatto degli impianti, facendosi carico in prima persona dei salari degli operai, della bonifica e della riapertura o riconversione ad altro uso degli impianti stessi.

Non avendo invece l’Italia neppure la parvenza di un paese serio, non esistendo la politica ma solamente camerieri prezzolati stipendiati dalla stessa famiglia Riva e mancando un governo legittimo, sostituito dal regime dei banchieri, le cose sono andate molto diversamente.

Si é preferito tergiversare per lungo tempo in un braccio di ferro fra istituzioni, con il sottofondo della guerra fra poveri, per poi arrivare ad un decreto, firmato da Mario Monti, disceso per l’occasione dall’Olimpo, che magicamente risolverebbe ogni cosa.

Per decreto l’Ilva continuerà a lavorare come prima, ma i suoi miasmi tossici non avveleranno più nessuno. Il territorio verrà bonificato come per incanto (in gran parte con i soldi dei contribuenti) mentre nel frattempo le ciminiere continueranno a dispensare veleni, la famiglia Riva a lucrare miliardi, gli operai a lavorare in un ambiente malsano nel quale però non si ammaleranno più e forse un giorno verrà perfino presa in considerazione l’ipotesi di mettere gli impianti a norma, o meglio di adeguare la norma alle emissioni degli impianti.

Dopo avere eliminato il problema dei suicidi, semplicemente facendoli scomparire dalle pagine dei giornali, Monti ha dunque deciso di renderci partecipi di un nuovo miracolo. In barba a tutti i miliardi dissipati negli anni per la ricerca oncologica, sarebbe bastato un decreto per sconfiggere il cancro e un usuraio per avere successo laddove finora hanno fallito migliaia di medici. Per fortuna almeno un “cervello”, anziché fuggire all’estero è tornato qui a lavorare per il nostro bene e non sembra avere alcuna intezione di andarsene.

Marco Cedolin