Archive for Salute/Medicina

lug
24

Pagare la salute e non la malattia

Posted by: Paolo Mariani | Comments (1) Stampa Stampa
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Ricevo e volentieri pubblico questo comunicato congiunto di Medicina Democratica e Salute Pubblica che condivido in toto.

IN ATTESA DI UNA NUOVA SANITA’ IN PUGLIA: PAGARE LA SALUTE E NON LA MALATTIA.

L’attuale scontro politico sui tagli alla sanità pugliese è preoccupante per le ripercussioni sia, in termini generali, alla salute delle persone, e sia per quanto riguarda l’accesso alle cure. Ma sappiamo bene anche che l’organizzazione sanitaria incide solo per il 10-15% sulla salute di una popolazione.

Soprattutto l’utilizzo dell’argomento come strumento di lotta politica ha sempre distratto l’attenzione dalla sostanza del problema. La riduzione dei posti letto fu, otto anni fa, un tema di lotta politica contro il governo regionale di centro-destra; oggi tagli di proporzioni anche maggiore sono motivo di contestazione al governo di centro-sinistra. Tagli che peraltro seguono un Piano Sanitario pieno di promesse ed ampliamenti dalla dubbia sostenibilità economica. Nel 2002 fummo contrari a quei tagli perché l’ospedale era l’unica risposta di salute. Se oggi molti cittadini si ricoverano impropriamente, non lo fanno solo per non pagare il ticket ma anche perché le liste di attesa sono troppo lunghe ed il ricovero è una scorciatoia per eseguire subito gli esami necessari senza pagarli di tasca propria. In questi anni la medicina del territorio, in particolare la medicina generale e ambulatoriale, ha ricevuto molte più risorse del passato. E’ giunto il tempo che si faccia carico di coloro che non necessitano di ricovero e di quanti vengono dimessi in condizioni subcritiche.

Constatiamo ancora, purtroppo, che le persone che ne hanno bisogno non hanno facile accesso alle cure, i tempi di attesa per ricevere una visita o effettuare un esame sono molto lunghi ed incompatibili con i dettami della medicina moderna; i costi sono talvolta pagati di tasca propria, le attività di prevenzione languono in gravi difficoltà e la medicina del lavoro pubblica è quasi scomparsa. Il pensiero va a città industriali come Brindisi e Taranto oppure a Bari con la paventata chiusura dell’unico reparto di degenza rimasto. Per molte cure di malattie gravi i pugliesi migrano ancora verso strutture sanitarie del Centro-Nord; fuggono dalle carenze, dalla mancata previsione, dalla inefficace organizzazione e dallo scarso coordinamento.

Siamo certi che questi migranti dolenti che, pur di curarsi bene, sono disposti ad affrontare viaggi lunghissimi, di centinaia di chilometri, accetterebbero volentieri di percorrerne solo poche decine in più, dall’inutile ospedale sotto casa, per raggiungerne uno efficiente all’interno della nostra regione. Il problema è constatare che restano in piedi rimasugli di ospedali inutili accanto a grandi ospedali sottoutilizzati e privi di specialità importanti. Non vediamo alcuna programmazione delle attività che mancano e temiamo che anche questa volta la politica non avrà la forza necessaria per contrastare la rivolta delle corporazioni sanitarie (medici, infermieri, burocrazie sanitarie) a loro volta spalleggiate dai politici locali atterriti dalla perdita di consenso e perciò disposte anche ad istigare autolesionistiche isterie dal basso.

In questa situazione già di per sé preoccupante assistiamo allibiti all’elargizione fatta, dal governo regionale, a don Verzè di 120 milioni di euro per l’Ospedale San Raffaele di Taranto; un progetto che in nome dell’”eccellenza”, in realtà, per le partecipazioni “tecniche” ed azionarie, dirette ed indirette, che con ogni probabilità lo connoteranno, minaccia di essere un altro eccellente e poliedrico esempio di conflitto di interessi, stavolta applicato alla sanità. Ossia alla salute pubblica (Si consiglia a tal riguardo la lettura dell’interessante articolo di Angelo Di Leo pubblicato sul Corriere del Giorno di mercoledì 21 luglio). Un’elargizione che si scontra con l’assenza di un vasto piano d’ammodernamento tecnologico delle strutture ospedaliere pubbliche.

A noi, lo ribadiamo, non interessa il tecnicismo dei tagli; a noi interessa la salute dei pugliesi, quella salute che nessuno si occupa di misurare-valutare e che alcuni indicatori indiretti danno in peggioramento.

Il contrasto alle fonti inquinanti è debole e quasi solo di facciata. Si consideri, a tal proposito, il problema delle emissioni nocive del siderurgico e della raffineria di Taranto, del petrolchimico del farmaceutico e del carbone di Brindisi; e ancora gli scarsi controlli delle acque e degli alimenti, le ispezioni nei luoghi di lavoro che ormai si fanno solo su richiesta. Se il contrasto è debole, la prevenzione non è certo in condizioni migliori; manca il registro regionale dei tumori e l’attività epidemiologica, da parte dell’ASL, intorno alle fonti di rischio ambientale e sanitario manca del tutto o quasi.

Non vediamo alcuna forma di contrasto al dilagante consumismo farmaceutico, vaccinale e radiologico che oltre ad essere fonte di spreco, è anche portatore di danno alla salute.

L’informatizzazione delle attività cliniche – cartelle cliniche, visite, esami radiologici – è sporadica ed insufficiente con la conseguente ripetizione di procedure e l’incompleta presa in carico dei malati.

Abbiamo chiesto, inascoltati, che fossero dati segnali precisi che facessero luce sulla commistione tra pubblico e privato anche all’interno delle strutture pubbliche; come per esempio, l’adozione di liste d’attesa uniche, per paganti e non paganti, così come ha fatto la regione Toscana per gli interventi chirurgici; l’abolizione dell’obbligo di prenotazione per alcune prestazioni specialistiche di base ad alta frequenza di richiesta. Il problema dei “tagli” dei posti letto ospedalieri, al quale no siamo pregiudizialmente contrari, non indebolisce la nostra continua richiesta di una sanità diversa da quella finora attuata in Puglia. Il riferimento non è solo agli scandali giudiziari ma, piuttosto, ad una nuova visione che privilegi la tutela della salute alla erogazione di prestazioni.

Ai tempi dell’ antico impero cinese i medici venivano retribuiti fino a quando i loro assistiti erano in buona salute e non ricevevano più alcun compenso quando viceversa si ammalavano: forse la proverbiale saggezza cinese aveva colto nel segno e se anche noi ci armassimo della medesima saggezza, la nostra salute sarebbe certamente più tutelata. (Patrizia Gentilini)

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giu
22

Allarme ospedali

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Questi giorni abbiamo letto numerose dichiarazioni dei politici pugliesi in merito alla paventata ipotesi della chiusura di alcuni ospedali. Chi da la colpa al governo ed ai tagli previsti nella manovra finanziaria, chi  attribuisce la responsabilità alla giunta regionale e chi, invece, indica gli ospedali da chiudere al posto di quello del proprio comune. Nessuno naturalmente entra nel dettaglio della problematica o indica proposte per un servizio sanitario efficente e sostenibile economicamente.

Appena ho letto le varie dichiarazioni, in particolare quelle di Vendola e di Tanzarella,  mi è  subito venuta in mente una semplice domanda che naturalmente nessuno tra i  giornalisti, sempre bravi a riportare fedelmente le dichiarazioni del potente di turno, si è permesso di fare: ma voi in questi anni di governo che cosa avete fatto per rendere gli ospedali superflui ed inutili? Già superflui ed inutili. Può sembrare assurdo ad un primo approccio questa dichiarazione, ma chiunque abbia un minimo di esperienza in campo sanitario ed è libero da personali “interessi”, non avrebbe nessuna difficoltà ad ammettere che la maggior parte delle prestazioni che si svolgono in ambito ospedaliero potrebbero essere svolte in altro luogo.

Il cittadino infatti, a causa di deficenze strutturali del servizio sanitario, di fronte ad una problematica di tipo sanitario altro non può fare che rivolgersi alle strutture ospedaliere che, essendo le uniche strutture in grado di dare risposte più o meno adeguate, altro non possono fare che rispondere per quanto possono alla richiesta del cittadino. Tutto ciò porta ad avere necessità di numerosi ospedali che però erogano servizi e cure che potrebbero essere svolte in altro luogo, al domicilio ad esempio, con cospiqui risparmi economici. Ma per fare ciò serve che siano attivati quei servizi domiciliari ad alta efficenza in grado di garantire a tutti le cure e l’assistenza  necessaria. Ed è sicuramente in questo ambito che Governatore e Sindaco sono stati finora completamente assenti, se così non fosse stato la chiusura di alcuni ospedali oggi non costituirebbe alcun problema se non per qualche poltrona di direttore in meno (ma forse è per questo che si lamentano).

L’ospedale dovrebbe essere utilizzato solo ed esclusivamente per prestazioni di alta specializzazione, per la diagnosi e per la gestione delle emergenze mediche e traumatiche. Invece oggi la maggior parte dei reparti ospedalieri sono pieni di persone che hanno già una diagnosi, generalmente una malattia cronica degenerativa, la cui unica necessità è la somministrazione della terapia, sia essa endovenosa o per via orale. Ma serve un ospedale per un paio di flebo al giorno o per assumere qualche pastiglia? Non è forse meglio anche per il paziente stesso che queste prestazioni vengano erogate direttamente al domicilio, evitando così anche tutte quelle complicanze che spesso si acquisicono proprio in ambito ospedaliero. E se l’ospedale deve essere un polo di alta specializzazione che senso ha avere ospedali come quelli di Fasano, Ostuni, Ceglie Messapica, Mesagne e San Pietro dotati solamente di reparti e servizi standard che spesso, per risparmiare sul personale, non hanno personale presente ma disponible su richiesta (reperibile)?

Di soluzioni ce ne sono diverse, ma l’unica cosa sicura è la necessità di avviare un  servizio di assitenza domiciliare professionale ed efficiente, si potrebbe anche istituire, come già fatto in diversi paesi europei, l’infermiere di famiglia o studi infermieristici di quartiere da affiancare ai medici di famiglia. Continuare a non affrontare di petto la problematica come hanno fatto fino ad ora coloro che oggi si lamentano tramite i giornali, porterà ad un crash del sistema che causerà la chiusura di tutti gli ospedali e non solo di alcuni.

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mar
22

Consumismo sanitario

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Uno degli argomenti principe di questa campagna elettorale è sicuramente il sistema sanitario che come tutti ripetono impegna praticamente quasi l’80% del bilancio delle Regioni; tutti propongono la loro ricetta per un servizio efficente, anche chi ha già governato senza risolvere gran che. Nessuno però affronta il problema alla sua radice (consumismo sanitario) e questo inevitabilmente porterà al fallimento economico ed organizzativo del sistema, anche del meglio organizzato. Oggi si cura, si indaga, si diagnostica di tutto, anche ciò che non è malattia. E se poi sei malato controlli periodi, visite specialistiche, esami di laboratorio e strumentali (meglio se ad alta tecnologia) sono all’ordine del giorno. Non molto tempo fa da un inchiesta de L’Espresso si evinceva che il 75% delle prestazioni erano inutili, ma della tematica nessuno si è preoccupato e da allora si è avuto un incremento esponenziale proprio di queste inutili prestazioni. Sostenibilità è un termine che va assolutamente introdotto anche in ambito sanitario altrimenti le future gnerazioni dovranno fare i conti con i conti e permettersi le cure solo se avranno la necessaria copertura economica.

Da alcuni anni si sta intensificando un fenomeno che può essere definito come “Consumismo Sanitario”, cioè uso di prestazioni sanitarie in assenza di chiare indicazioni. Questo fenomeno si muove con le logiche del marketing ed i meccanismi del “consumismo” in generale e tratta la salute come una merce di consumo. Il consumismo interessa, in primo luogo, e forse con maggiori giustificazioni, il settore privato, ma anche il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) non ne è esente. Il SSN è un sistema che risponde ai criteri di universalità, solidarietà ed equità. Le statistiche dimostrano che dove c’è un SSN pubblico la salute è maggiore. Questa non può essere considerata merce e il Servizio Sanitario non può essere finalizzato al profitto: è un servizio etico il cui valore è la salute. Il mercato è diverso: c’è conflitto tra chi ha per obiettivo il profitto (privato) e chi la salute (SSN). La sanità deve essere governata dalla struttura pubblica, se non altro per motivi etici senza sprechi, tenuto anche conto che le risorse sono limitate, e con obiettivi di appropriatezza di intervento.

La solidarietà non può comprendere tutto: il necessario e il superfluo. Si tratta di avere un sistema che individui quali sono le prestazioni efficaci e appropriate e le priorità che indirizzino le allocazioni delle risorse. Al di fuori di questi criteri, l’uso eccessivo delle prestazioni non solo fa spendere, ma spesso non serve, e talvolta può essere dannoso per la salute stessa del cittadino. La moderna medicina spreca immense risorse per esami inutili e terapie inappropriate: questa è la ragione vera per la quale la sanità costa sempre di più e diventa insostenibile. Il consumismo sanitario va peraltro ad impattare le categorie più fragili economicamente, ma anche culturalmente.
Il compito delle professioni è quello di diventare la voce più forte a favore del SSN e del cittadino per individuare le prestazioni efficaci, tenendo presente che certa scienza può falsificare se stessa per autopromuoversi. Cause del consumismo sanitario sono la disinformazione e la cattiva comunicazione, la cultura diffusa del “diritto a tutto, subito e gratis” e i bisogni indotti dal mercato. Il “consumismo sanitario” si adopera per creare bisogni attraverso campagne di stampa, associazioni di malati, giornate nazionali, creazione di centri e associazioni scientifiche e produzione di numeri, dati e ricerche ad hoc. Il paziente talvolta chiede anche il superfluo perché lo ritiene un suo diritto. Si lamenta spesso impropriamente. C’è una aspettativa esagerata. Insegue il mito dell’eterna giovinezza e il miraggio di una vita eterna.
L’industria della salute deve reclutare sempre più clienti che consumino pillole, che facciano esami, ricoveri, visite, interventi. Ed oltre ai malati vanno reclutati anche i sani! Il messaggio dei media è ormai esplicito: ognuno è a rischio, più o meno remoto, di ammalarsi, quindi anche i sani devono ricorrere all’industria della salute, e precocemente, trasformandosi così in malati. Il consumismo sanitario determina la fine della ricerca indipendente poiché i costi della ricerca sono elevati e non sostenibili dai governi ma solo dalle multinazionali con chiaro e spesso non dichiarato conflitto d’interesse. Il consumismo sanitario determina la crisi del servizio sanitario. Negli ospedali crollano le giornate di degenza ed esplode il numero dei medici che hanno complessivamente spostato la loro attività dalla cura alla diagnosi precoce o presunta tale. L’aumento delle liste di attesa è da attribuirsi al consumismo sanitario correlato a scarsamente utili check up e procedure di diagnosi precoce, come spesso avviene anche in campo oncologico; settore molto delicato per la presa emozionale sul cittadino. Il consumismo sanitario determina danni alla salute (da farmaci e da diagnostica), danni all’ambiente (da inquinamento con conseguenti danni alla salute!), disuguaglianze di accesso e utilizzo dei servizi assistenziali. E’ lo spreco che rende impossibile cure gratuite per tutti. Tagli obbligatori e malessere sociale sono effetti e non cause del fallimento di una sanità gratuita.
Possibili proposte per contrastare il consumismo sanitario e difendere il servizio sanitario nazionale sono:

  • Sviluppare la ricerca scientifica pubblica per valutare, secondo metodi scientifici, quali procedure devono essere mantenute e/o introdotte nella pratica clinica, assistenziale ed in ambito preventivo.
  • Potenziare la “vera” prevenzione primaria, la riduzione, cioè, dell’esposizione collettiva ai sempre più ubiquitari patogeni ambientali, attraverso una valutazione preventiva, pagata dall’industria, del rischio biologico connesso alle sostanze immesse nell’ambiente (REACh) e attraverso l’applicazione del Principio di Precauzione. Il Principio di Precauzione è un approccio alla gestione dei rischi che si esercita in una situazione d’incertezza scientifica, che reclama un’esigenza d’intervento di fronte ad un rischio potenzialmente grave, senza attendere i risultati della ricerca scientifica. Il principio contrasta l’atteggiamento di “stare a vedere cosa succederà prima di prendere provvedimenti” per non turbare interessi in gioco diversi da quelli di salute (Trattato Istitutivo dell’UE, art. 174, comma 2, Mastricht, 1992, e Conferenza ONU Ambiente e Sviluppo – Principio 15, Rio de Janeiro, 1992).
  • Assicurare la dichiarazione di eventuali conflitti di interessi da parte di ricercatori e consulenti. Chi utilizza il suo prestigio scientifico per esprimere un parere dovrebbe essere obbligato a pubblicizzare i propri legami economici e di carriera con lo sponsor. Il problema è ancora peggiore quando ad essere sponsorizzate sono le società scientifiche che scrivono le linee guida per un determinato campo medico.
  • Recuperare il senso civico dei cittadini che sono portatori sia di diritti che di doveri. Promuovere una nuova cultura della responsabilità condivisa. E’ necessario far capire che cosa c’è dietro ciascuna prestazione: quali siano i costi, i rischi e l’impatto ambientale.
  • Formare studenti che diventino medici responsabili, che prendano parte con impegno alle attività che contribuiscono alla salute e al benessere dell’intera comunità e dei suoi membri. I curricula universitari non rispondono ancora ai bisogni emergenti, in particolare non sono ben conosciute le correlazioni dei diversi livelli di salute con i determinanti di salute e cioè i fattori socio-economici, culturali e ambientali.
  • Fornire strumenti di conoscenza critica ai medici affinché possano decodificare le domande improprie che i cittadini e i malati presentano, essendo questi ultimi influenzati da un’informazione non sempre trasparente e obiettiva, riconoscendo che compito della professione è contribuire alle scelte attraverso l’individuazione delle priorità e la verifica delle linee guida nella pratica clinica.
  • Promuovere una cultura di “osservazione” nei confronti delle distorsioni del sistema. In particolare sollecitare la realizzazione di un osservatorio regionale sugli screening, composto anche da MMG, tenuto conto che la diagnosi precoce è un’importante area di criticità e sollecitare i comitati etici affinché tutti i protocolli di ricerca riportino, in maniera esplicita, veritiera e trasparente, la stima dei rischi (acuti, subacuti e a lungo termine- ad esempio connessi all’impiego di radiazioni ionizzanti) connessi agli esami proposti al paziente per motivi di studio e di ricerca.
  • Favorire l’affermarsi di fonti di informazione credibili, trasparenti e indipendenti (recuperare, per esempio, per quanto concerne la Regione Toscana, la pubblicazione indipendente “Riflessioni sui farmaci”).
  • Negoziare con i cittadini patti di salute etici ed efficaci, richiamando gli abusi, vigilando sull’appropriatezza delle prestazioni e denunciando apertamente il disease mongering, ovvero tutte quelle strategie che puntano ad aumentare il numero dei malati e di malattie con il solo scopo di allargare il mercato della salute.
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gen
04

Promosso per demeriti sul campo

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Ci hanno massacrato per mesi, ogni giorno telegiornali e quotidiani hanno dedicato ampi spazi alla pericolosa pandemia che avrebbe messo in ginocchio tutto il mondo occidentale. Ogni giorno si è parlato di nuovi contagi, non poteva morire nessuno che subito si ipotizzava che la causa fosse stata proprio l’H1N1. La gente era preoccupata, chiamava il 118 voleva il vaccino ancora prima che questo fosse disponibile. Poi  a fare un passo indietro è stato il personale sanitario che, praticamente in blocco, si è rifiutato di sottoporsi a vaccinazione. A questo punto nonostante la pressione mediatica la gente ha cominciato a porsi delle domande: se non lo fanno i medici sto vaccino per quale motivo me lo devo fare io, e che siamo cavie?

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nov
07

Carbone e salute

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Ricevo e volentieri pubblico un comunicato dell’ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Brindisi sulle convenzioni energetiche da poco firmate.

In questi giorni si sta svolgendo nella comunità provinciale un dibattito riguardo la produzione energetica di cui la città capoluogo ospita da anni una notevole concentrazione.

L’occasione per questo dibattito è fornita dalla congiuntura della firma delle convenzioni con gli enti di produzione elettrica. Nei numerosi interventi si affrontano diverse tematiche tra cui quella della salute. Una tematica che non può vedere assente l‘Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Brindisi.

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05

H1N1 colpito e affondato

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Influenza suina era un nome un pò sgradevole per il linguaggio televisivo, molto meglio H1N1 che, pur dando tanto di coordinate per la battaglia navale, essendo un termine scientifico risulta più impressionante per le orecchie del popolo. La suina però non è sparita, anzi si è moltiplicata ma non è più l’influenza ma semmai tutti coloro che gestiscono questa fantomatica pandemia. Veri e propri porci che ingurgitano tutto ciò che gli si para davanti senza alcuna considerazione degli effetti che questo può determinare. Oggi questi porci si sono resi conto che le cose non stanno andando nel rispetto delle previsioni, oggi essite la rete e li la libera circolazione di idee e notizie che ha sparso molti dubbi su questa pandemia e sulla necessita di doversi vaccinare anche in coinsiderazione degli effetti collaterali che sono stati totalmente taciuti dai mass media.

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ott
19

8 proposte per una sanità malata

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Ricevo e volentieri pubblico queste proposte di buon senso invitandovi a sottoscrivere l’appello.

Nel video l’intervento di Stefano Palmisano, presidente di Salute Pubblica, al dibattito su Morti ed Infortuni sul lavoro tenutosi ad Ostuni lo scorso Dicembre.

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set
21

Mamma mia la pandemia!

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2000 persone contraggono l’influenza suina e ci si mette la mascherina…
25 milioni di persone con AIDS e non ci si mette il preservativo…

Che interessi economici si muovono dietro l’influenza suina? Nel mondo, ogni anno, muoiono milioni di persone, vittime della malaria, i notiziari di questo non parlano…
Nel mondo, ogni anno muoiono due milioni di bambini per diarrea che si potrebbe evitare con un semplice rimedio che costa 25 centesimi, i notiziari di questo non parlano…
Polmonite e molte altre malattie curabili con vaccini economici, provocano la morte di 10 milioni di persone ogni anno, i notiziari di questo non parlano…

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