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Zero Privilegi Puglia

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Archive for Politica

apr
20

Monti viventi & Co

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Mario Monti avrebbe dovuto resuscitare l’Italia ma è riuscito soltanto ad incrementare il numero dei suicidi. Ventiquattro imprenditori non hanno retto ai rastrellamenti della guardia di finanza, ai blitz dell’agenzia delle entrate, agli assalti di Equitalia e alla introduzione di nuovi balzelli che hanno dato il colpo di grazia a settori già alla canna del gas per via della crisi internazionale.

Lo stesso vale per altri vessati dal fisco, dai lavoratori autonomi, ai subordinati, dai professionisti ai pensionati che se non si ammazzano prima sono condannati ad una vita di stenti. C’è poi chi tenta il gesto estremo perché un’occupazione non la vede, nonostante i vari tavoli sindacali, nemmeno sedendosi ad un tavolo a tre gambe.

Il Rigor Montis non livella, come nella famosa poesia di Totò, ma colpisce selettivamente salvando banche, finanza e grandi imprese, ovvero i gruppi fatui che stanno infossando il Paese. Questa gente non è seria perché non appartiene alla morte ma alla bella vita dei salotti e dei talk show, eppure pretende di dare lezioni di sobrietà agli altri, con una intonazione da requiem sulle spese pubbliche che non riguardano loro.

Nel frattempo, i partiti sepolti da una coltre di discredito esigono di continuare ad incassare l’obolo dei rimborsi elettorali poiché senza la colletta di Stato temono di schiattare e nel rantolare delirante sovrappongono impropriamente il loro decesso a quello della politica. Ma quest’ultima, anima della vita associata, forza spirituale dei popoli, ha abbandonato il corpo putrefatto della partitocrazia da più divent’anni e non c’è pericolo che spiri insieme agli aspiratori a ciclo continuo di denaro dei contribuenti, facenti investimenti in corredi faraonici di diamanti, case, titoli esotici e cazzi propri.

La gente ha compreso di poter fare a meno di Bersani, Alfano, Bossi, Fini, Casini, Vendola ecc. ecc., e il consenso verso i partiti è sceso molto al di sotto di una fisiologica soglia di disinteresse stagionale,ma costoro vorrebbero riprendersi la scena per mettere in atto un’altra pantomima elettorale che non risolverà le sofferenze del Paese ma le aggraverà per inabilità manifesta a governare. Si può imbiancare il sepolcro quanto si vuole ma se dai tumuli vanno e vengono zombies senza calore non ci vuole tanto a capire che sempre dinanzi ad un cimitero di ideali ci troviamo. Nemmeno basterà additare l’apocalisse dello spread o la dannazione delle borse, apparizioni relativamente recenti, per far sembrare il funerale in corso una momentanea cerimonia all’insegna della sobrietà.

Il sistema politico italiano si è ucciso tanto tempo fa, quando la funerea e funesta macchina delle tenebre, presentatasi alla gente come una gioiosa macchina da guerra vendette la patria alle truppe straniere per garantirsi la propria misera sopravvivenza cadaverica. Gli italiani hanno elaborato il lutto da tempo e non si faranno commuovere dalle lacrime dei coccodrilli che prima si sono divorati il Paese ed ora vorrebbero amministrarne le restanti macerie.

Bisogna inumare le salme e gli scheletri dei tempi trapassati per non finire imbalsamati, questa è l’unica alternativa che ci resta.

 

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Categorie : Politica
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apr
19

Paura neh?

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Il voto amministrativo del 6 e 7 maggio che interessa moltissimi comuni si avvicina e i partiti tradizionali, consapevoli di essere la causa di tutti i nostri mali (politicamente parlando) e di prendere una sonora batosta, cominciano a preoccuparsi e come sempre invece del mea culpa, si scagliano contro chi si è presentato a questo appuntamento come vera alternativa: il moVimento 5 stelle e Grillo in particolare.

Eccoli li quindi i matusalemme della politica nostrana, come sempre coadiuvati da quella ben nutrita schiera di pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti, scagliarsi a tutta forza contro chi, girando in camper per l’Italia, riempie piazze riscutoendo approvazione, mentre loro faticano, nonostante un esercito di funzionari pagati coi finanziamenti pubblici, a riempire cinema e teatri.

In questa schiera di politici da strapazzo non potevano certo mancare due prodotti tipici pugliesi, da sempre mantenuti della politica: D’Alema e Vendola. Entrambi nelle loro lugubranti dichiarazioni hanno accumunato Grillo alla Lega Nord, oggi eletta a simbolo della politica cialtrona e ladra. Quella stessa Lega che il PD ha corteggiato più volte quando ancora faceva finta di essere all’opposizione e di contrastare Berlusconi quel finto nemico su cui sia D’Alema sia Vendola hanno più volte espresso parole d’apprezzamento.

Se la paura fa 90, il tour elettorale di Grillo fa al momento 7,5. Già perchè più il camper gira per il paese più le percentuali accreditate al moVimento 5 stelle aumentano. Dai sondaggi di Pagnoncelli a Ballarò in una sola settimana si è passati da poco più del 5% al 7,5%. Un miracolo? No, semplicemente informazione. Grillo gira per L’Italia e gli italiani scoprono che esiste anche il moVimento 5 stelle su cui Tv e giornali hanno sempre taciuto ed ecco che, con un minimo di informazione, la gente si rende conto che un alternativa a questo marcio sistema partitico esiste ed è realizzabile.

I partiti sono morti e il loro funerale si avvicina di giorno in giorno.

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L’Italia è praticamente una colonia commissariata, il popolo, privo ormai di ogni minima libertà decisionale è continuamente schiavizzato per mandare avanti un sistema che nessuno al potere ha intenzione di mettere in discussione. Gli italiani si sa, hanno la memoria corta. Ce lo insegna la storia, lo leggiamo nel vissuto quotidiano. Solo qualche mese fa un governo legittimamente eletto, è stato praticamente esautorato da una evidente speculazione sui titoli del nostro debito pubblico.

Ma da dove viene questo debito? Facile è scritto ovunque, quando lo stato chiude l’anno con un bilancio in deficit perché le uscite hanno superato le entrate, per ripianare il bilancio e per mantenere i propri impegni (apparato statale e stato sociale) di fatto compra moneta, denaro, emettendo in cambio titoli di stato.

Una famiglia può vivere con un reddito uguale e costante, anche al netto dell’inflazione, ma non se ha un mutuo a tasso variabile e il tasso di interesse cresce, allora dovrà reperire i soldi per pagare questa differenza: voi consigliereste a questa famiglia di contrarre un altro debito, magari alle stesse condizioni del precedente, per pagare appunto il debito di cui non riesce a saldare le rate?

A prescindere da come la si possa pensare su una famiglia sventurata, o comunità, lo stato, paga così il suo debito, da sempre! CONTRAENDO ALTRI DEBITI!

In termini tecnici, l’idea di pagare debito con altro debito, si chiama “schema Ponzi”, da nome di un finanziere che l’aveva messa in pratica negli anni ’30 del novecento; ma è una pratica vecchia come il mondo, tanto che in Italia ha anche un santo protettore; si chiama Catena di Sant’Antonio!

In realtà tutta la bolla finanziaria che ci sovrasta non è che un immane schema Ponzi. E anche i debiti degli stati lo sono. Il vero problema è sgonfiare questa bolla in modo drastico, prima che esploda tra le mani degli apprendisti stregoni dei governi che ne hanno permesso la creazione.

Di fronte a questo meccanismo perverso poco contano le mille manovre che si susseguono, i tagli alla scuola, all’università, allo stato sociale, alle pensioni. Le (s)vendite di patrimonio pubblico immobiliare, di aziende strategiche, addirittura anche l’oro stanno svendendo a nostra insaputa!

Pochi miliardi di euro per mettere qualche pezza, non risolvendo l’indebitamento ma mandando in pezzi lo stato sociale e risorse decisive per il futuro. E comunque rimanendo sempre esposti al rischio di una speculazione che faccia schizzare il rendimento e l’indebitamento.

Il debito continuerà a crescere, e non è affatto escluso che una nuova speculazione sui titoli, con una esposizione così ampia, porti vicino o al fallimento come è già successo per la Grecia. Perché il debito è chiaro, lo contrae lo stato, ma lo pagano come sempre i cittadini, con il lavoro, con le tasse che versano costantemente.

Mentre l’Italia vive una sorta di trancè acritica, in cui ogni nuova imposta è accettata come necessaria, ogni nuovo provvedimento generalmente accolto perché finalizzato alla magica crescita, i cittadini sognano che in Parlamento, teoricamente il luogo della Sovranità popolare, qualcuno si svegli, abbia un moto di orgoglio. …Se aspettate loro, siete fregati!

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Tv e giornali sono pieni di dichiarazioni spazzatura. Gli scandali che hanno reso manifesto anche ai più disattenti l’enormità dei finanziamenti pubblici ai partiti e il loro quanto meno incongruo utilizzo ha dato il via all’ennesima discussione mirata solo ed esclusivamente a non far capire nulla, a prendere tempo per poi continuare ad incassare nonostante la volontà popolare su questo aspetto è ben chiara da un ventennio. Pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti, anche loro ben foraggiati dai finanziamenti pubblici, non si potevano certo sottrarre a quest’opera di disonformazione e disorientamento. Il consiglio è sempre lo stesso: spegnate le tv ed accendete i cervelli.

Chiunque parla di costi della democrazia, della assoluta necessità di finanziare i partiti per non lasciare la politica totalmente in mano a chi possiede ingenti capitali vi prende solo per il culo con l’obbiettivo di mantenere inalterata quella massa di denaro che di fatto gli consente poi di mantenere il proprio spazio di potere. I miliardi di euro che i partiti si fottono non servono in alcun modo alla democrazia o ad evitare che chi può disporre di grandi capitali ottenga il potere. Se così fosse in Italia ci sarebbe la democrazia e Berlusconi non sarebbe diventato presidente del consiglio e non sarebbe riuscito a fondare un partito e farlo diventare il primo partito italiano nel giro di pochi mesi.

I soldi che girano intorno alla politica servono per mantenere in piedi dei carrozzoni che non danno alcun beneficio al paese e ai cittadini ma servono esclusivamente ai rispettivi proprietari sia per mantenere il proprio potere e la propria egemonia sia per poter campare con le tasche piene senza lavorare.

Come fatto col terrorismo e con la mafia, in questo ambito si dovrebbe e si potrebbe dare spazio a leggi speciali che in deroga a quelle attuali vadano ad intaccare sia i cosi detti  diritti acquisiti (vitalizi), ma anche all’immenso patrimonio mobiliare ed immobiliare di partiti e di politici accumulati solo ed esclusivamente all’enorme flusso di denaro proveniente dalle casse statali, dai nostri sacrifici lacrime e sangue. Tuuto il resto sono chiacchere, prese per il culo. Prima restituire tutto quanto indebitamente sottratto poi possiamo parlare di politica, di rimborsi e dei tanto sbandierati costi della democrazia e magari, già che ci siamo, anche di quella democrazia da tempo attesa in questo paese.

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Categorie : Politica
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Propongo una rilettura di Ivan Illich del lontano 1978 (Disoccupazione creativa): “Il vocabolo crisi – scriveva – indica oggi il momento in cui medici, diplomatici, banchieri e tecnici sociali di vario genere prendono il sopravvento e vengono sospese le libertà. Come i malati, i Paesi diventano casi critici. Crisi, parola greca che in tutte le lingue moderne ha voluto dire ‘scelta’ o ‘punto di svolta’, ora sta a significare: ‘Guidatore dacci dentro!’ Evoca cioè una minaccia sinistra, ma contenibile mediante un sovrappiù di denaro, di manodopera e di tecnica gestionale”.

Come non vedere che è proprio così? Creare una emergenza , provocare un pericolo catastrofico (il default, la disoccupazione, la Grecia) per annullare i diritti, ribadire il dominio della ragione economica dell’impresa e intensificare le forme di sfruttamento, concentrare il potere economico-finanziario. Del resto sono le stesse persone che prima hanno creato la crisi dai loro posti di comando nelle istituzioni bancarie private che ora sono chiamate a “mettere in ordine” nei conti pubblici. Il loro vero obiettivo: impadronirsi anche delle casse degli stati, dei flussi fiscali, dei beni demaniali.

Quando il mondo è sovrastato da una montagna di debiti pericolanti, coloro che manovrano il denaro diventano sempre più potenti e temuti. I tecnocrati alla guida del sistema finanziario possono giocare a piacimento, con qualche telefonata tra amici, sugli spread, sui tassi di interesse, sulle valute… mettendo con le spalle al muro prima l’uno, poi l’altro governo. L’obiettivo è garantire comunque che i rendimenti dei capitali siano pagati a sufficienza. Tutto il resto – i livelli di occupazione e dei salari, il funzionamento dei servizi pubblici e alle persone, l’istruzione e la sanità – non interessa nulla. I possessori dei titoli del debito sono la nuova classe padrona…

Ancora Illich: “La crisi come necessità di accelerare non solo mette più potenza a disposizione del conducente, e fa stringere ancora di più la cintura di sicurezza dei passeggeri; ma giustifica anche la rapina dello spazio, del tempo e delle risorse”.

La “crescita” è il nuovo falso mito. Tutti sanno in cuor loro che non ci potrà più essere (almeno in questa parte del mondo e nelle misure promesse) ma funziona come fattore sociale disciplinante: se non lavori di più a più buon mercato e con meno tutele sei nemico dell’“interesse generale”. La “crescita” è il nuovo patriottismo che dovrebbe mobilitare le masse nella guerra competitiva tra le diverse aree economiche del pianeta globalizzato dal capitale finanziario. Loro (gli “investitori”, i possessori dei titoli di credito) possono muoversi e fare business dove meglio credono, mentre i lavoratori territorializzati sono messi in competizione tra loro. Lo chiamano “multipolarismo”, si legge “aree speciali di sviluppo”, accordi di libero scambio, patti interbancari, ecc.

La “crescita” è la nuova falsa religione. Il nuovo nome della vecchia ideologia egemone del produttivismo e dello sviluppiamo. Non importa sapere cosa dovrebbe crescere, quali produzioni per rispondere a quali bisogni umani. L’importante è costringere, attraverso il ricatto del licenziamento selvaggio, la gente a lavorare a qualsiasi condizione.

“Così intesa la crisi torna sempre a vantaggio degli amministratori e dei commissari (…) una corsa precipitosa verso l’escalation del controllo”, ma Illich scriveva anche: “’Crisi’ può invece indicare l’attimo della scelta, quel momento meraviglioso in cui la gente all’improvviso si rende conto delle gabbie nelle quali si è rinchiusa e della possibilità di vivere in maniera diversa”.

Paolo Cacciari

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I media si sono accorti degli enormi finanziamenti ai partiti spacciati per rimborsi elettorali ricordandosi dopo anni di assoluto silenzio che il popolo, ovvero il sovrano, li aveva aboliti con un referendum nel lontano 1993. I partiti, grazie a questo improvviso risveglio di pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti, si sono anche loro accorti dell’enorme flusso di denaro che passa atraverso i loro conti e per accontentare l’affamata onda di indignazione si sono messi subito d’accordo per fottere per l’ennesima volta i propri datori di lavoro.

Così come vent’anni fa ci hanno messo pochi mesi  a raggirare l’esito referendario inventandosi la legge sui rimborsi elettorali anche oggi alla velocità della luce ecco il solito accordo sbandierato a tutto titolo da quegli organi di informazione sempre pronti a taciere su questi ed altri argomenti per non correre il rischio di essere a loro volta coinvolti e perdere quei milioni di euro di finanziamenti pubblici che gli consentono di pilotare l’opinione pubblica. Ed eccola li l’ABC della politica, AlfanoBersaniCasini, che in un batter di ali hanno uscito dal cilindro la soluzione perfetta (per loro naturalmente): obbligo di pubblicazione e certificazione dei bilanci, apposita commissione di vigilanza  e maxi multe. L’ipotesi di rifiutare la trance di 100 milioni la cui erogazione è prevista a breve è naturalmente scomparsa.

Ma chi vogliono prendere per il culo? La parmalat aveva i bilanci certificati e controllati da apposite autority (era quotata in borsa), eppure  sappiamo tutti come è a andata e come al solito a rimanere fregati sono stati solo i piccoli risparmiatori. Cosa c’è da pubblicare e che c’è da controllare? Per anni, contro la volontà popolare espressasi in modo chiaro e lampante, si sono fottuti miliardi di euro sia tramite i finaziamenti sia tramite privilegi di ogni sorta. La crisi, i tagli allo stato sociale, alla scuola, alle pensioni e tuto il corredo di sacrifici lacrime e sangue che ci hanno imposto in questi ultimi anni non li ha scalfitti. Nessun taglio alle poltrone, nessun taglio ai privilegi e nessun taglio ai finanziamenti e adesso se ne escono con la pubblicazione on line e la certificazione dei bilanci.

L’unica cosa che dovrebbero fare è restituire tutti i soldi che ci hanno rubato in tutti questi anni, non un euro di meno. Restituiscano tutto e subito, mettendo mano anche al loro imponente patrimonio immobiliare sia quello intestato ai partiti che ai singoli politici e si ritirino a vita privata e forse potranno evitare le patrie galere che invece sarebbero il giusto luogo in cui dovrebbero attendere il loro fine vita.

Qualsiasi proposta di legge, qualsiasi accordo è solo una presa per il culo. Il moVimento 5 stelle ha rifiutato i rimborsi e i consiglieri regionali si sono autoridotti gli stipendi a 2.500 euro al mese e invece di essere presi a desempio sono stati definiti demagoghi e populisti. Italiani svegliatevi non si può contunare a farsi svaligiare la casa e pagare i ladri.

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apr
11

Padofilia

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Non illudiamoci, la scena politica italiana si sarà forse liberata del tirannosaurus Bossi, ma non dei milioni di cervellini verdi fritti che per più di vent’anni hanno creduto alle sue roboanti stronzate, e si sono bevuti le sue scimmie di mare in acqua di fiume, plaudendo comizi di rutti e scorregge, e facendo riscrivere la Costituzione agli analfabeti. Quei milioni di padofili sono ancora là, e come hanno creduto all’integrità e alla lucidità di Bossi, saranno pronti a credere anche al prossimo reboot della balla Padana. Quale sarà? Ecco qualche ipotesi.

Padaneve

C’era una volta un regno fiabesco nel quale tutti i padani di puro sangue celtico vivevano felici ed esentasse. Un brutto giorno però la perfida strega Terronia lanciò su di loro una terribile maledizione, imprigionandoli in uno squallido mondo fittizio chiamato ”Italia”. Adesso la verità sulle loro nobili origini e sul loro glorioso destino è custodita dal Trota in un libro magico fatto di sole figure, perché l’alfabeto è roba da culattoni comunisti. Quando la parola scritta sarà bandita da tutto il paese, l’incantesimo terronio verrà spezzato, e i padani avranno il loro lieto fine che giustifica i mezzi.

Padaverso

Esiste una dimensione parallela nella quale la penisola italica non è a forma di stivale, ma è tronca, e finisce all’altezza della pianura Padana. In quell’universo tecnologicamente più avanzato qualsiasi fonte d’infiltrazione di terroni viene immediatamente sigillata con l’ambra verde. Il Trota è nato over there: grazie al suo eccezionale potere di creare il vuoto con la mente aprirà un corridoio fra i due universi, attraverso il quale importare abbastanza ambra verde da glassare tutto l’emisfero terrone del nostro pianeta come un’enorme pastiglia valda, liberando l’emisfero padano dalla sua nefasta influenza.

Pada Nova

Negri, terroni, zingari, culattoni e comunisti hanno reso l’Italia odierna invivibile. La Lega perciò, adoperando il Cerchio Magico come portale spazio-temporale, trasferirà tutto il popolo padano indietro nell’era celtica, dove potrà stabilire una prospera colonia esentasse, e adoperare le tecnologie moderne per cambiare il corso della Storia, stroncando sul nascere le razze terrone, per fondare l’Impero Padamillenario. Insieme alla Storia, anche filosofia, letteratura, e gran parte dello scibile umano si modificheranno, le attuali nozioni saranno rimpiazzate e cesseranno di esistere. Studiarle quindi è inutile, come il Trota ha sempre saputo.

La base leghista supererà l’attuale disorientamento, e ritroverà la fede nei suoi leaders, che sapranno ristrutturare la Lega dalle fondamenta. A spese nostre.

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Giuseppe Serravezza, medico e presidente della Lega italiana per la lotta ai tumori (Lilt) di Lecce, è il primo firmatario di un documento sottoscritto dalle associazioni ambientaliste e per la salute che segue i lavori del convegno del 19 marzo “Energie rinnovabili in Puglia, sostenibilità ambientale e sanitaria”.

Il documento si propone di apporre alcuni cambi alla legislazione italiana, regionale, provinciale e comunale, tentando di dare alle politiche paesaggistiche, territoriali, energetiche, ambientali, sanitarie e sociali un indirizzo meno scellerato e più sostenibile.

Un documento ambizioso che critica aspramente l’operato del governo, le incongruenze del Piano energetico ambientale regionale (Pear) e cerca invece di alzare la barra della discussione alle raccomandazioni del Piano paesaggistico territoriale regionale (Pptr) e della visione del Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp) del 2008, che vedono nel Salento una sorta di parco naturale e culturale da tutelare.

C’è tanto da fare, però, e la strada intrapresa, almeno secondo la visione dei firmatari, è quella sbagliata

La Puglia paga anzitutto un prezzo orribile alla presenza dell’obsoleta energia termoelettrica alimentata a carbone dalle centrali di Brindisi e Taranto: 8mila tonnellate annue che hanno già ammorbato la salute pubblica, e che non sono neanche state ripensate a seguito della riconversione alternativa che la Puglia si è fregiata di perseguire come capofila delle regioni meridionali.

Il risultato è un gigantesco crocevia di sprechi che genera un aumento dell’offerta, e dunque del consumo, di energia elettrica, con tanti saluti alla sostenibilità e ai criteri di contenimento e riduzione dei consumi che davvero sarebbero utili all’Italia.

La via maestra per gli ambientalisti è rappresentata dalla cosiddetta generazione distribuita, ovvero dalle microimprese che realizzano impianti capillari sul territorio laddove ce n’è bisogno, senza spese né ricadute significative sulla salute perché non richiede massicce revisioni della rete esistente, cosa che invece accadrà con i macroimpianti già presenti sul territorio.

Il possibile scenario rappresentato ha alcuni difetti, veri o presunti: non si parla di bonifiche dei territori, e questo rappresenterebbe una grande possibilità di impiego visti gli scempi commessi sulle spalle dei cittadini prima inconsapevoli e poi incoscienti. E poi non avvantaggia le lobbies che contano, quelle delle grandi aziende italiane ed estere, e rischia di essere una carta decisiva per la libertà dei cittadini, cosa che come sappiamo è troppo rischiosa.

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Monti afferma che se l’Italia non è pronta alle sue riforme lui potrebbe lasciare. E così ripetono i suoi ministri i quali alla prima critica minacciano di ritornare ai loro precedenti incarichi. Ma se i professori tornano in classe, gli italiani possono tentare di riprendersi le aule parlamentari dando una bella lezioncina a questi zelanti educatori delle masse con la puzza di zolfo finanziario sotto il naso. Se non è un passo avanti è almeno un bel contrappasso.

Nel frattempo però, invece di fare le valigie, costoro continuano a svaligiare i connazionali che per disperazione si danno fuoco mentre dovrebbero incendiare il Paese. Ci vuole davvero una bella faccia tosta per chiamare riforme i rastrellamenti fiscali della guardia di finanza e i pogrom economici dell’esecutivo contro autonomi e subordinati, pensionati e professionisti, precari e disoccupati. Nel “Fornero” crematorio bruciano i lavoratori e si spengono le speranze dei giovani. Il Premier maestrino ed i suoi assistenti maldestri disdegnano anche le lungaggini del Parlamento ed i compromessi con i suoi rappresentanti, assecondati e incoraggiati in ciò dal peggior Presidente della Repubblica che l’Italia abbiamo mai avuto. Napolitano, abusando della sua autorità, striglia i parlamentari che vorrebbero emendare gli atti del Governo, cosa evidentemente non più ammissibile sotto l’imperio della sua presidenza compradora e della junta civil, direttamente discendente dalla prima.

Il Quirinale, stracciando la Costituzione, ha prima progettato e poi realizzato l’avvento di tale satrapia della saccenza per farsi cullare dalle brezze atlantiche e dai venticelli europei, i quali unendosi hanno generato una vera bufera su Roma. Con tutte queste arie i tecnici hanno finito col montarsi la testa ed anche se ora urlano al vento resta il fatto che sono tenuti in piedi da istituzioni delegittimate e prive di credibilità, per cui essi stessi, sdottoreggiando quanto vogliono, non ne avranno mai alcuna. Adesso molti leader politici si pentono della scelta e demoliscono pubblicamente i cattedratici rei di non saper nemmeno apparecchiare, dall’alto di tanta scienza, i loro provvedimenti, spesso giunti nelle diverse commissioni parlamentari zeppi di errori. Parola dell’ex ministro Romani. Ad ogni modo dal patto tra istituzioni screditate ed evacuate di sovranità non poteva non fuoriuscire questa cagata pazzesca che ora ricopre di escrementi gli stessi patrocinatori del Gabinetto. Che Monti resti o vada, per il tempo ritenuto necessario dai poteri internazionali, chi ne ha autorizzato l’arrivo senza aver opposto nemmeno uno scatto d’orgoglio pagherà le conseguenze dei mal di pancia popolari. I partiti che hanno giocato di sponda con il Quirinale pensando di potersi così riorganizzare e recuperare reputazione, affidando ad un burattino della Trilaterale la risoluzione del contenzioso economico con l’Europa e politico con gli Usa, sono colpevoli di codardia e di alto tradimento, della volontà elettorale e delle istituzioni repubblicane trasmutate con un colpo di colle in monarchiche. E’ arrivato il momento di tirare lo sciacquone su questa fase poco igienica per il Paese.

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A molti è chiara la situazione in cui ci troviamo, ad altri un po’ meno, altri ancora non sanno nemmeno cosa sta succedendo. In ogni caso l’oligarchia mondiale dei poteri forti ha dichiarato guerra alla dignità umana.

Intendiamoci: per chi sa leggere i fatti nel momento in cui accadono niente di realmente nuovo sotto il sole; per tutti gli altri non rimane che aspettare venti o trenta anni per sapere, forse, qualcosa a cui daranno il nome di “verità”, come avvenuto per Ustica, solo per citare il caso più conosciuto.

Del resto ci sono quelli che aspettano che il presente diventi storia, mentre altri prevedono il futuro leggendo il presente. Nella società dell’”homo videns” per tanti, purtroppo, è vero solo ciò che appare. Ma i fatti sono ormai noti e non c’è più bisogno di ulteriori prove, la dichiarazione di guerra è palese: “Noi siamo il potere e voi siete schiavi; e siete pure troppi”.

Il potere si è apertamente rivelato nella sua più totale sfacciataggine e non mostra nessuna vergogna, anzi ostenta “naturalezza” ed innocenza (della serie: “il mondo è cosi che deve andare”). Il velo del tempo si è ormai squarciato, i vari pilato si sono lavati le mani ed il popolo spogliato di ogni umanità, logica, dignità e coraggio rimane li a guardare sperando solo che il lupo non sia troppo cattivo.

Anni e anni di lavaggio mentale hanno reso il popolo zombi al punto giusto. La soverchia di questo potere è mostruosa ed ogni giorno diventa sempre più ostentata ed ingombrante. E’ come una sorta di incantesimo: più reprimono il popolo, più il popolo sembra accettare l’arcano. Ma sotto la cenere dell’apatia e della rassegnazione, molti gruppi di persone si stanno rianimando e cominciano finalmente a farsi delle domande; ed è molto pericoloso per il potere quando alcuni, riappropriandosi delle proprie facoltà mentali e della propria identità e dignità, cominciano a porsi delle domande.

Dobbiamo accettare questo tipo di società tecnotronica e tecnocratica gestita dall’anarchia bancaria?

Dobbiamo accettare questo tipo di economia togliendoci la possibilità di immaginarne una diversa?

Dobbiamo accettare la storia cosi come ce l’hanno raccontata senza nemmeno porci delle domande e con il rischio di subire pure un processo se mettiamo in discussione le “verità” ufficiali?

Dobbiamo accettare questo tipo di politica senza poter cambiare una virgola?

Dobbiamo accettare una turbo-economia che rincorre un PIL distruttivo che erode posti di lavoro, produce discariche e svilisce la natura umana togliendo tempo prezioso alla vita?

Dobbiamo accettare “passeggiate” di aerei bianchi che irrorano sostanze non meglio identificate su cui nessuno vuole rispondere?

Dobbiamo accertare che la NATO entri a casa nostra senza neanche bussare?

Dobbiamo accettare cibi OGM avvelenati rischiando addirittura di essere arrestati se non compriamo le sementi con il brevetto delle multinazionali?

Dobbiamo curarci malattie inesistenti con le pillola che ci impone l’impero delle multinazionali farmaceutiche?

Dobbiamo vaccinarci con i vaccini esavalenti, con tutto il codazzo dei richiami, quando le statistiche ci dicono che è meglio forse non vaccinarci?

Dobbiamo curarci i cancri solo con la chemio perché loro “sanno quel che fanno”?

Dobbiamo sorbirci la produzione di film e telefilm che ci propinano idiozie e l’unico richiamo fisso è al “giorno della memoria” come se a morire sono stati solo loro e tutti gli altri eccidi di gran lunga superiori non debbano essere ricordati?

Dobbiamo subirci il loro petrolio e lo dobbiamo comprare con i loro dollari e al prezzo che loro impongono?

Dobbiamo tenerci le basi militari senza che ci venga chiesto nemmeno il consenso?

Dobbiamo andare a bombardare paesi amici per loro conto violando la nostra stessa costituzione?

Dobbiamo fare tagli su tutto ma poi spendere cifre assurde per armarci fino ai denti?

Dobbiamo accettare di svendere il nostro patrimonio per due soldi per pagare un debito illegittimo?

Dobbiamo fare tagli alla sanità, alle pensioni, all’istruzione per pagare interessi ai banchieri solo perché qualcuno ha deciso di rinunciare alla nostra sovranità monetaria?

Dobbiamo tenerci un primo ministro illegittimo, consulente della Goldman Sachs (banca indagata dalla procura di Pescara, con l’inchiesta “easy crediti” per truffa allo stato italiano) fatto senatore tre giorni prima da un Presidente della Repubblica che ha dimenticato la Costituzione e che è stato eletto a sua volta da un parlamento illegittimo con una legge elettorale definita”porcellum”?

Dobbiamo continuare a sentire amenità sull’articolo 18, quando migliaia di imprese stanno chiudendo e molti imprenditori si stanno suicidando?

Dobbiamo accettare di subire ancora il trattato di Maastricht e Lisbona senza una minima discussione in merito?

Dobbiamo subirci un’orchestra di politici multicolore che suonano tutti la stessa musica diretta dal banchiere?

Dobbiamo subirci ancora una magistratura assente, distratta, lenta, e spesso dalla parte del potere?

Dobbiamo subirci lo smantellamento dello stato, dai comuni, delle regioni, delle imprese pubbliche?

Dobbiamo subirci l’annientamento culturale ed identitario della nostra radice mediterranea e romana?

Dobbiamo subirci questa pesante macchina europea al servizio della finanza mondiale e delle multinazionali?

Dobbiamo subirci l’eurotruffa e la banca centrale europea che inietta soldi alle banche commerciali e non agli stati?

Dobbiamo subirci il MES (meccanismo di stabilita europeo) che sarà l’ennesimo meccanismo bancario sovranazionale con poteri assoluti che ci scipperà altri 15 miliari in tre anni?

Dobbiamo subirci il teatrino dei sindacati che vanno ad elemosinare quanto lungo deve essere il cappio per impiccarci?

Dobbiamo subirci un comunicazione da vomito che dice che la crisi è finita mentre sta per saltare tutto? ecc. ecc. ecc.

Cominciano ad essere davvero troppo le domande! L’elenco è lunghissimo. Purtroppo dobbiamo fare i conti con la nostra capacità razionale, oramai prossima allo zero assoluto. Dobbiamo fare i conti con la nostra incapacità di prendere sul serio la nostra vita, quella stessa incapacità che ci fa rimanere immobili mentre aspettiamo solo che la ghigliottina venga giù.

Sarà necessario cominciare a fare disobbedienza civile e fiscale; gli scioperi e le manifestazioni di piazza sono inutili e scontati per il potere. C’è un momento in cui esercitare la disobbedienza civile significa obbedire alla propria dignità.

C’è una guerra in corso con morti veri (suicidi). Rispettare la nostra esistenza è fondamentale, soprattutto quando ci viene dichiarata guerra. Non reagire sarebbe da vigliacchi.

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