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In data 17 maggio sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto legge n.59 sulla riforma della Protezione Civile. Il decreto prevede che lo Stato non rimborserà più ai cittadini i danni derivanti da calamità naturali, nonostante il recente aumento dell’accisa sulla benzina dovesse essere destinato a tale scopo. Da oggi in poi i cittadini dovranno stipulare una polizza di assicurazione ad hoc.
Per una beffa del destino, nella notte del 19 maggio un terribile terremoto colpisce l’Emilia-Romagna, provocando morte e devastazione. Pare che il nuovo decreto, bontà loro, non si applicherà ai neo-terremotati emiliani. La normativa non avrà infatti effetto immediato, dato che il decreto legge ha previsto un regime transitorio a fini sperimentali. In ogni caso, mentre la crisi investe sempre di più la società italiana, lo Stato pensa bene di abdicare dal proprio ruolo tirandosi fuori persino dal rimborso dei danni causati dalle calamità naturali, ma non taglia di un euro le ingenti spese militari del Paese oppure i costi della politica, della burocrazia e della corruzione.
Insomma, piuttosto che annullare la commessa plurimiliardaria degli F35, rinunciare ai rimborsi elettorali oppure di tassare i capitali rientrati in Italia con lo scudo fiscale, si preferisce sempre di più scaricare costi e responsabilità sui cittadini, che già sono quasi allo stremo. Il governo dei tecnici sta smantellando il Paese, un pezzo alla volta.
I crolli, oltre a edifici storici, hanno interessato costruzioni recenti che avrebbero dovuto essere realizzate sencondo le norme antisismiche. Invece capannoni industriali di una decina di anni fa sono crollati causando la morte di alcuni operai che erano all’interno. Inizieranno lunghe indagini, infiniti processi e, naturalmente, il conto alla rovescia per la prescrizione.
La vera calamità naturale dell’Italia è la sua classe politica.
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I primi sono i cuccioli che vivono con noi ed allietano le nostre giornate con la loro compagnia. I secondi la congrega di banchieri che senza averne diritto governa questo disgraziato paese e lo prosciuga di ogni risorsa, attraverso l’imposizione di una tale marea di tasse che avrebbe fatto impallidire perfino un professionista come il povero Padoa Schioppa. Fidando naturalmente sulla capacità degli usurai di Equitalia di estorcere denaro anche a chi ormai sta letteralmente morendo di fame.
Per la seconda volta si sta infatti tornando a parlare di un progetto di legge, mirato a tassare i possessori di animali domestici, finalizzato dal “nobile proposito” di rimpinguare le casse comunali, finanziando una migliore gestione del randagismo.
Stando alle pagine di Repubblica, leader indiscusso fra i giornalacci mainstream, la proposta di legge in oggetto avrebbe in un primo tempo riscosso i favori del governo, che si sarebbe poi però affrettato nel prendere le distanze, per bocca (o meglio tastiera) del sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo, che esprimendosi nel merito nel luogo deputato a discutere le leggi, cioè twitter, avrebbe definito l’appoggio precedentemente dato al provvedimento solamente una “battuta”….
Riteniamo giusto, per amore di decenza, non entrare nel merito dell’atteggiamento ambiguo con il quale il governo ormai da alcuni mesi introduce e poi ritratta l’argomento, dal momento che probabilmente si tratta solamente di “salti mortali” finalizzati a trovare la strada giusta per meglio indorare la pillola.
Ci preme invece soffermarci un attimo sulle conseguenze lapalissiane che verrebbero ingenerate dall’approvazione di un qualsivoglia disegno di legge che preveda la tassazione degli animali domestici presenti nelle nostre case, anche qualora l’introito venisse destinato a gestire il fenomeno del randagismo.
In primo luogo verrebbero colpiti dalla nuova tassa proprio quei soggetti (i possessori di animali domestici) che prendendosi cura di cani e gatti contribuiscono a ridimensionare il problema del randagismo, devolvendo agli amici a quattrozampe una parte del loro reddito.
In secondo luogo la tassazione provocherebbe una vera e propria escalation degli abbandoni, da parte dei soggetti meno sensibili, determinando un incremento esponenziale proprio di quel randagismo che la legge si proporrebbe di combattere.
Insomma un vero cortocircuito logico o se preferite una porcata, in conseguenza della quale gli animali domestici verrebbero ulteriormente vessati ed equiparati ad un’auto di lusso o ad una barca da diporto.
Con tutta probabilità, di fronte alle molte alzate di scudi che questa notizia ha provocato, la tassa verrà per il momento accantonata, per ricomparire entro breve tempo una terza volta, magari già approvata e pronta per l’uso, unitamente ad un nuovo disegno di legge che preveda di tassare le proteste un tanto a parola, naturalmente per finanziare il diritto a protestare, sancito dalla costituzione.
Marco Cedolin
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innanzitutto mi presento. Mi chiamo Paolo Mariani di Ostuni, un grillino secondo i tradizionali media anche se io preferisco la definizione “cittadino freelance”. Da anni seguo con molto interesse ed attenzione il lavoro che Lei e l’associazione che rappresenta ha svolto in favore del bene comune apprezzandone sempre l’alto valore e la fondamentale importanza; le vostre osservazioni, ricerche e denunce sempre chiare e profondamente documentate sono state per me un’importante fonte di informazione e riflessione e non solo riguardo ai problemi ambientali di Taranto. Spesso, sul mio blog personale, ho riportato, citato e linkato quanto riportato sul vostro sito (pacelink.it). Un piccolo contributo alla diffusione di notizie e informazioni generalmente ingnote ai più.
Come noto a chiunque mi conosce non nutro una grande simpatia per i partiti e quindi non ho visto con favore la candidatura di Bonelli a sindaco di taranto, ma non posso che considerare lecite e, ancor di più, rispettabili idee, posizioni e scelte diverse. Aver visto Lei e molti altri noti e stimati ambientalisti tarantini, schierarsi a favore di tale candidatura non ha suscitato in me disappunto o disapprovazione ma semmai delle domande: come mai il moVimento 5 stelle, nonostante le tematiche ambientali siano tra i capisaldi del suo programma, non è riuscito ad interfacciarsi con queste associazioni, con questa marea di cittadinanza attiva? Come mai agli occhi di così tanti cittadini attivi, informati e con accesso alla rete il moVimento 5 stelle non è risultato un credibile soggetto politico?
Aimé, le risposte a queste domande sono tutte ben evidenti nelle dichiarazioni di Alessandro Furnari riportate qualche giorno fa su Taranto Oggi (http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/images/17005_a36256.jpg). Dichiarazioni sulle quali non solo non sono d’accordo ma che ritengo assurde e prive di ogni fondamento logico. Basta leggere che per poter dialogare con il moVimento 5 stelle non c’è altra alternativa che entrare nel 5 stelle per rendersi conto dell’assurdità di quelle dichiarazioni nonché dell’incoerenza con quanto lo stesso moVimento 5 stelle propone: la partecipazione attiva dei cittadini tutti indifferentemente dalla loro adesione/iscrizione al moVimento.
Mi auguro solo che lei sia a conoscienza che Furnari non solo straparla, ma lo fa ad esclusivo titolo personale. Non rappresenta me e non rappresenta altri attivisti 5 stelle compresi coloro che da anni su Taranto sono impegnati in importanti e fondamentali battaglie e che da tempo hanno preso le distanze dai metodi e dalle proposte di Furnari. Sono convinto che questi sapranno interfacciarsi con voi e fare tesoro del vostro impegno e del vostro lavoro non certo per fini elettorali ma per il bene comune su cui tutti quanti siamo impegnati. Stesso dicasi per le altre asociazioni presenti sul territorio e citate nei deliri del Furnari.
Per quanto mi riguarda continuerò a seguire con molto interesse ed attenzione il vostro lavoro come continuerò a diffondere le informazioni che da questo provengono.
Paolo Mariani
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L’ultimo dossier del US Government Accountability Office (la Corte dei Conti americana), reso pubblico il 20 marzo scorso è destinato a scoperchiare la più grande truffa della storia militare americana (e italiana).
Il rapporto è dedicato al programma Joint Fight Striker, ossia la realizzazione dei cacciabombarderi F-35 costata fino ad oggi 170 miliardi, 17 miliardi (praticamente il costo di una manovra economica) alla sola Italia.
Il rapporto dei “contabili” di Washington dice una cosa molto chiara e inquietante: la produzione degli F35 (compresi i 135, poi diventati 90, che il nostro governo ha precipitosamente acquistato) è iniziata con la pratica della “concurrency”, ossia quando ancora gli studi, i test a terra e in volo, i collaudi dei singoli componenti non si erano conclusi. Con una conseguenza clamorosa: i cacciabombardieri sono difettosi, degli autentici rottami volanti.
“Il design dell’F35 – spiega il rapporto – è quasi certamente da rifare, perché l’apparecchio non vola bene, dà ‘scossoni”; esiste “il rischio che l’aereo possa non svolgere le funzioni chiave di combattimento per il quale è stato ideato”, che ”la trasmissione dati tra elmetto e aereo avviene con lentezza e con scarsa affidabilità, tanto da mettere a repentaglio la capacità di pilotare l’F35 in situazioni di combattimento” e “solo il 4% dei requisiti di sistema per le missioni per la piena operatività sono stati pienamente verificati”. Insomma, il governo italiano ha buttato via 17 miliardi di euro per acquistare degli aerei bluff, non verificati nel 96% dei suoi componenti, con gravi errori di progettazione che, negli ultimi tre anni hanno fatto lievitare il costo del progetto di circa 15 miliardi di dollari cui si aggiungeranno altri 13 miliardi di dollari l’anno da qui al 2035. E’ come se acquistaste una macchina e vi dicessero che però è tutta da rifare (a carico vostro). Insomma, un pozzo senza fondo in cui è caduta incredibilmente anche l’Italia e che sposta miliardi di euro di risorse pubbliche dallo stato sociale alle tasche delle industrie belliche. Un bel regalo per l’americana Lockheed Martin, capofila del progetto e per Alenia Aeronautica (gruppo Finmeccanica).
Il mese successivo alla pubblicazione del rapporto, ossia poche settimane fa, ad aprile 2012, venuto a conoscenza delle gravi implicazioni economiche del progetto, il governo canadese (così come aveva già fatto il governo australiano) ne è uscito velocemente. Ma già a dicembre 2011, un resoconto di Aviation week metteva in guardia sulla reale efficacia operativa degli F-35, cosa che peraltro, nei suoi rapporti pubblici, la Corte dei Conti americana fa ormai da anni: “Gli effetti della concurrency -scrive l’US Government Accountability Office ”sono apparsi particolarmente evidenti nel 2011, quando il programma JSF è incorso in un aggravio di spesa per risistemare apparecchi già costruiti correggendo difetti scoperti durante i test successivi”
E dunque il governo Monti sapeva ma non ha informato i cittadini quando, nel febbraio del 2012, nel bel mezzo di una crisi economica senza precedenti, il ministro “tecnico” della Difesa, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola (foto a destra), aveva annunciato pomposamente che l’Italia avrebbe acquistato solo 90 F35, invece dei 131 inizialmente prenotati, così da ottenere un risparmio di cinque miliardi di euro: una clamorosa menzogna, smentita dalla preoccupante escalation dei costi prevista nel rapporto americano, di cui il ministro “tecnico” (?) Di Paola era già a conoscenza e che ha volutamente omesso. Un genio: 17 miliardi di euro (di cui 2 miliardi e mezzo già pagati alle imprese) per 90 caccia non solo inutili ma anche difettosi. E adesso chi paga?
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Il Governo ci chiede di segnalare gli sprechi di denaro pubblico. Fallo anche tu! Digli di tagliare le spese militari, di cancellare gli F-35 e i privilegi di cui godono gli alti gradi delle forze armate.
Nonostante siano passati vent’anni dalla fine della guerra fredda l’Italia continua a sprecare ogni anno migliaia di milioni di euro per mantenere in piedi un apparato militare mastodontico, inutile e inutilizzabile, che nulla ha a che fare con il bisogno di sicurezza degli italiani.
Questo è il più grande spreco di risorse pubbliche che il nostro Paese deve cancellare!
Le risorse risparmiate devono essere impiegate per dare un lavoro a chi non ce l’ha o lo sta perdendo, per chi è in difficoltà e sta pagando il prezzo più alto della crisi, per estirpare la povertà e riaprire un futuro nuovo per il nostro Paese.
Per dire al Governo di cancellare questo spreco clicca sul link sottostante:
http://www.governo.it/scrivia/RedWeb_Form.htm
Inondiamo il sito del Governo con questa denuncia!
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Siamo arrivati al rush finale, al momento in cui è arrivato il momento di scegliere. Domani e Lunedì in molti comuni si vota per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale. In Puglia le 5 stelle sono presenti in 5 città: Lecce, Trani, Polignano a mare, Galatone e Taranto. Spero che, qualora abitiate in uno di questi luoghi, vi siate informati e possiate fare una scelta, non dico convinta, ma consapevole.
I consigli sono sempre gli stessi che da anni lancio da queste pagine. Primo informarsi, non fermatevi agli slogan cercate di capire la storia di chi si propone, di chi vi sta spiegano perchè, dal suo punto di vista, dovresti dargli fiducia. Se la sua storia politica e personale è coerente con quello che dice, con gli impegni che adesso, in campagna elettorale, si assume. Secondo, ma molto più importante, non limitatevi a mettere una ics su una scheda elettorale. E’ indispensabile che i cittadini si riprendano le istituzioni e quindi che questi partecipino alla scelte amministrative con un impegno costante, quella che si definisce partecipazione. Siate gli artefici del vostro futuro, del futuro delle vostre città.
Delle liste 5 stelle in Puglia, due sono quelle su cui sono ben informato e l’unica su cui posso mettere la mano sul fuoco è quella di Lecce. Un gruppo fantastico, un gruppo vero. Qualsiasi sarà il risultato che otterranno alle urne hanno comunque vinto perchè, soprattutto in questi ultimi mesi, sono riusciti a costiture un vero e proprio gruppo, non una semplice sommatoria di singoli, ma un gruppo vero e proprio dove i singoli con le proprie differenze e competenze sono riusciti a fondersi in un unica entità che nei prossimi anni sarà in grado di dare, comunque vada, un enorme contributo alla propria città.
Allo stesso modo conosco la storia della lista di Taranto dove spero vivamente che il candidato sindaco riesca a farsi eleggere consigliere in modo che anche i più ottusi, i più cechi si possano rendere conto che tipo di persona sia. Una volta eletto adotterà quei metodi per nulla trasparenti e per nulla partecipativi che lo hanno caratterizzato sino ad ora dimostrando di non essere per nulla diverso da quanto lo scenario politico ci ha concesso sino ad ora. Purtroppo tutto ciò sarà utilizzato da pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti per cercare di presentare il moVimento 5 stelle come un qualcosa di assolutamente non diverso dagli altri partiti. Sarà compito degli onesti e trasparenti cittadini a 5 stelle dimostrare il contrario. Non siamo esenti da errori ma dobbiamo avere la forza ed il coraggio di riconoscerli e, per quanto possibile, riparare.
Lunedì, subito dopo la chiusura delle urne sarò con gli amici di Lecce per festeggiare con loro, perchè come ho già detto qualsiasi sia il risultato hanno vinto.
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4 miliardi per me posson bastare, 4 miliardi per me devo recuperare, superpensioni da decurtare e privilegi vari da abolire, 4 miliardi per me posson bastare. Vorrei sapere chi ha detto che non vivo più grazie a te. Saggio, quello è proprio saggio perchè, forse lo sa che tu mi hai messo l’IMU in un giorno, l’IVA alla sera, quindi quel saggio ha detto una cosa vera. 4 miliardi per me….
Non hanno neanche più il coraggio di chiamare i tagli con il loro nome, adesso li chiamano spending review. Una parola inglese per fotterci all’italiana. I tecnici hanno dovuto chiamare persino un super tecnico per riuscire a fregarci meglio. Ieri sera da Santoro un altro esperto ha definito tutto questo: tagli sulla carne viva. Carne viva di chi? Forse di quelli che ci hanno portato al fallimento socio-economico e culturale in cui siamo precipitati? Le banche, le assicurazioni, i partiti, i grandi imprenditori con i soldi pubblici, gli scudati fiscali? Difficile crederlo.
La cosa più probabile è che andranno avanti sulla strada che hanno intrapreso sin dall’inizio. Andranno a tagliare la carne del popolo, di quelli che hanno sempre lavorato onestamente. Quelli che hanno poco e, proprio per questo, è più facile toglierlo. Dopo l’IMU, dopo le accise sulla benzina, l’aumento dell’IVA e tutto il resto andranno alla ricerca di ciò che ancora è in possesso dei cittadini. Sino ad ora sono andati sul grosso: casa, trasporti, consumi. Adesso è arrivato il momento di andare nel dettaglio, di racimolare gli spiccioli, più difficli da rintracciare e prelevare. Per questo hanno chiamato il supertecnico, perchè c’è da fare un lavoro certosino, c’è da andare a contare i peli nel culo della massa.
Preparatevi. Io personalmente mi aspetto il peggio. Non solo tagli ai consumi della pubblica amministrazione, che comunque sarà reddito in meno a disposizione di chi fornisce prodotti e servizi, ma arriveranno anche alla diminuzione dei dipendenti pubblici. I licenziamenti nel pubblico impiego si avvicinano sempre più e se non saranno licenziamenti saranno diminuzioni di stipendio. Tutti gli stipendi pubblici hanno una parte fissa ed una parte variabile, indennità e incentivi vari. Questi saranno soggetto della spending review. Cosa succederà quando milioni di persone avranno centinaia di euro in meno ogni mese, magari gente che ha mutui? Non siamo solo a rischio default, siamo a rischio insurrezione. Stiamo camminando su un filo molto teso, basta un niente che si spezzi.
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La primavera pugliese era appena sbocciata ed ai nuovi direttori generali nominati a settembre 2005, oltre i consueti obiettivi fu indirizzata una lettera del Presidente Vendola riguardante proprio i concorsi nelle ASL con cui disponeva , tra l’altro, che “le assunzioni e le procedure concorsuali devono attenersi a principi di trasparenza assoluta. Tutti gli aventi diritto devono avere la possibilità di partecipare; si devono attivare tutti gli strumenti affinché ognuno sia informato, possa accedere a qualsivoglia informazione necessaria, sia messo in grado di giudicare e valutare i tempi e gli esiti concorsuali.” Inoltre i direttori, secondo il Presidente, dovevano essere “rigorosi e fermi nell’indizione e nello svolgimento, in tutte le loro fasi, dei bandi di gara e degli appalti che devono corrispondere al rispetto delle regole e all’interesse della amministrazione e della collettività.” Tascrissi queste note su alcune diapositive e le mostrai in uno dei primi ed affollati collegi di direzione. Furono accolte da un silenzio glaciale che mi parve contenere sentimenti di timore, auspicio, scetticismo, tutti insieme.
Le cose sono andate come sappiamo, cioè come sempre, purtroppo e questa notizia della chiusura delle indagini proprio per un concorso pubblico ci confermano, qualunque sia l’esito giudiziario, che la strada della separazione degli interessi elettorali dagli interessi pubblici è ancora lunga ed in salita.
Il governo delle strutture sanitarie va lasciato ai sanitari, i criteri per le assunzioni devono essere oggettivi. Non ci vorrebbe niente , se si volesse fare davvero, a costituire una graduatoria nazionale, o almeno regionale, con punteggi da attribuire in modo inequivocabile alle varie voci di una carriera medica e da quella attingere secondo le necessità. Il mondo della scuola può assurgere ad esempio. Perchè non dovrebbe funzionare anche in sanità? Se davvero si volessero riportare in Italia “cervelli fuggiti”, come Vendola diceva di voler fare qualche anno fa con un primariato all’Ospedale Miulli, sarebbe bastata una legge ad hoc, in parte già esistente, che prevedesse, in presenza di requisiti oggettivi di altissimo livello, l’assunzione diretta per 5 anni a tempo determinato in una posizione apicale. Un luminare vero non ha certo paura di un contratto a tempo determinato!
Vendola non è un semplice cittadino, è nella condizione di proporre e far approvare norme che cambino radicalmente il mondo della sanità. Una legge per abolire la libera professione nelle strutture pubbliche o, quanto meno, per mettere in fila, nella stessa lista, paganti e non paganti, come hanno fatto in Toscana. Una legge per rendere meno discrezionale lo svolgimento dei concorsi, con punteggi certi e verificabili.
E’ davvero triste che un politico si interessi di questioni di cui non ha competenza, ma è molto più triste che molti medici non partecipino più alle selezioni per primario “perchè tanto si sa come funziona”. Ed ancor più triste che i cittadini accettino supinamente la “tassa di accesso” della libera professione “perchè non c’è altro modo per farsi ricoverare”.
Non si deve disarmare, la strada è lunga ed in salita ma la meta di una società più giusta esiste ed è raggiungibile. Necessita una rivolta dei cittadini consapevoli.
Maurizio Portaluri
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Il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni che lo riguardano è cosa che spaventa anche il governo più forte che rifugge sempre e senza spiegazioni questa strada. L’Italia non fa eccezione e la Val di Susa con la sua resistenza ad oltranza alla TAV è sicuramente l’esempio più eclatante.
Questo della democrazia e dei suoi piedistalli è infatti, in estrema sintesi, il tema dei due documentari di Adonella Marena, regista Torinese, proprio sul movimento No Tav in Val di Susa. Il primo, No Tav, gli Indiani di Valle, racconta le lotte del movimento nell’anno 2005 quando la resistenza è per la prima volta saltata all’onore delle cronache, il secondo Il cartun d’le ribelliun parla invece della marcia ‘a bassa velocità’ del comitato NO TAV verso Roma per far conoscere le ragioni della sua protesta e opposizione alla grande opera.
Ne esce il ritratto di una intera comunità che lotta sì per la propria terra ma soprattutto per la propria esistenza. La Tav, con i suoi treni super-veloci minaccia infatti di rendere impossibile la vita in una valle che larga circa 1Km già ospita una autostrada, una statale e una linea ferroviaria tradizionale. Un corridoio di servizio, come viene definito, in cui chi rimarrà a vivere rischia di trovarsi chiuso in una riserva con treni che gli sfrecciano sotto casa a centinaia di Km/h.
Qualche giorno fa parlando di un’altra grande opera un professore di urbanistica diceva che la prima domanda che bisogna farsi – al netto degli inevitabili disagi che opere di queste dimensioni si portano dietro – è: ma serve? è indispensabile? se non la facciamo ci troveremo in futuro con un problema?
Fate questa domanda ad un abitante qualsiasi della Valle di Susa e se in un primo momento vi rideranno in faccia, in seguito cominceranno a spiegarvi le 1000 e una ragioni per cui questo treno non ha senso di esistere: perché le montagne dentro cui lo vogliono fare passare sono piene di uranio e amianto, perché da anni il traffico merci e persone sulla linea già esistente è in continuo calo, perché il costo di realizzazione sarebbe talmente alto (miliardi e miliardi di euro) da essere economicamente sconveniente, e così via…
Ogni movimento di protesta ha le sue ragioni, ma pochi movimenti sono composti da persone preparate e battagliere come i No Tav. Nel film Il cartun d’le ribelliun la cosa è particolarmente evidente, il comitato attraversa l’Italia e nel farlo si tira dietro tutte le realtà simili alla propria, i No Mose di Venezia, i No offshore di Livorno e via dicendo, un’Italia che lotta senza mezzi ma con tanta passione e con la forza delle proprie idee contro i miliardi delle lobby della finanza e del potere il cui l’obiettivo non è portare un treno carico di merci da Torino a Lione in meno tempo ma semplicemente costruire un tunnel di 52Km, non importa se serve.
Nei due documentari si dice spesso che i comitati e i movimenti sono un esempio di ‘democrazia partecipata’, ovvero una democrazia che contemplerebbe il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni fondamentali. Ma non dovrebbe essere sempre così? Non è questa la democrazia?
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Al quirinale dovrebbe risiedere il Presidente della Repubblica, alias il garante della Costituzione, ma da anni è occupato da un maggiordomo sempre al servizio dei poteri economici, militari e politici che di volta in volta gli danno gli ordini trasformando di fatto la Costituzione in un qualcosa più simile ad uno zerbino piuttosto che alla carta fondamentale a cui dovrebbero ispirarsi tutte le scelte politiche del nostro paese.
Maggiordomo ai tempi di Berlusconi quando firmava senza battere ciglio ogni legge che il gran maestro del Bunga Bunga eruttava per eliminare i suoi guai giudiziari. Dal lodo Schifani al lodo Alfano, ignorando i numerosissimi costituzionalisti che gli dicevano che tali norme erano incostituzionali, senza far passare ventiquattro ore il maggiordomo ossequiosamente apponeva la sua firma facendo entrare in vigore leggi regolarmente giudicate poi incostiuzionali dalla Corte Costituzionale.
Maggiordomo ai tempi dell’inceneritore di Acerra quando di fronte ad un popolo, suoi conterranei, martoriato dall’inquinamento dei rifuti tossici industriali sversati illegalmente lanciò moniti affinché un altro distributore di morte, ma fonte inesauribile di denaro per i soliti prenditori, fosse celermente realizzato.
Maggiordomo ai tempi dello scudo fiscale, quando nulla disse di fronte ad una norma che consentì, praticamente a gratis, il rientro di capitali frutto di malaffare, corruzione e crimine organizzato oltre che di utilizzo illecito di finanziamento pubblico ai partiti.
Maggiordomo ai tempi della dichiarazione di guerra alla Libia quando di fronte al titubare del governo nonostante il suo paese ripudi la guerra si è lanciato in continui e pressanti moniti affinche le armi potessero cominciare a parlare.
Maggiordomo ai tempi della crisi economica quando obbedendo alle banche ha nominato il ragionier Monti Presidente del Consiglio e senatore a vita affinche si potesse finalmente portare a compimento il sacco dell’Italia. Paese derubato e deturpato da anni di politica corrotta e mafiosa di cui lo stesso maggiordomo si è nutrito e ingrassato.
Maggiordomo oggi quando il suo datore di lavoro (il popolo sovrano) comincia a rendersi conto che l’unica via di uscita è sbarazzarsi di tutto questo marciumo politco-economico-mafioso. Ed ecco che allora da arbitro il maggiordomo si trasforma immediatamente in tifoso. un Ultrà vero e proprio, pronto a difendere con le unghie e con i denti quel sistema che tanto benessere gli ha garantito e scagliarsi contro chi sta diventando una realtà sempre più conosciuta ed apprezzata. Quindi no all’antipolitica e no ai demagoghi è l’ultimo monito del maggiordomo sul colle. Un invasione di campo senza precedenti, una palese violazione delle regole e della Costituzione ad un paio di settimane di un importante voto amministrativo, un voto che nonostante i maggiordomi, i ragionieri e tutto quel baraccone di politici marci e corrotti vedrà il moVimento 5 stelle decollare. Lo sentite l’orologio …. tic, tac, tic, tac … i partiti sono morti e il loro funerale è sempre più vicino.





















