Archive for Informazione
Finalmente una manifestazione di cittadini che s’indigna contro l’attuale sistema finanziario, contro il vero potere, contro banchieri, manager e politici corrotti. Almeno duecentomila persone hanno raggiunto Roma da tutta Italia per ritrovarsi e proporre un cambiamento partendo “dal basso”. Le attuali generazioni hanno urlato: “noi non paghiamo il debito”! L’invenzione del debito pubblico frutto dell’usurpazione della sovranità monetaria (Trattato di Lisbona) è pubblicamente contestato, perché i cittadini dovrebbero pagare il falso in bilancio operato da criminali col colletto bianco?
Un corteo immenso, bellissimo, gioioso, colorato, danzante; una vera festa per i diritti umani e la libertà ha invaso la capitale. Vi erano cartelli contro il nuovo ordine mondiale, contro la BCE di Trichet e Draghi, contro il signoraggio bancario. Ho letto cartelli per la democrazia diretta e per una società più equa e più giusta, una società libera dall’ideologia della competitività e del libero mercato.
Ieri, in tutto il mondo si manifestava contro la religione neoliberista inventata da alcuni think tank americani, e indottrinata in tutte le università a partire sin dal secondo dopo guerra, affinché questa religione della crescita infinita, sinonimo di avidità e superbia, potesse far emergere le SpA e porle sopra la piramide del potere applicando il dogma: PIL, espansione monetaria e petrolio.
I popoli hanno detto chiaramente che ribalteranno la piramide del potere per progettare una società genuinamente democrazia ponendo il sovrano al suo vertice e non più l’élite degenerata. Mentre i popoli contestavano, l’élite era riunita per salvare le banche, esatto, il club dei ricchi tirava i fili dei burattini – i Governi – per salvare l’immorale industria finanziaria che sta rubando tutti i giorni le risorse delle generazioni attuali e future.
Nel giorno ufficiale del risveglio delle coscienze va in scena il solito sistema della “scuola Gladio di Cossiga e dei servizi deviati“, ebbene, accade quello che si poteva immaginare, visto il disservizio d’ordine. Alcuni teppisti chiamati “black bloc”, ma bisogna chiamarli vili mercenari, eseguono gli ordini calati dall’alto: terrorizzare il corteo di pacifisti. La radio ci informava che in via Cavour alcuni teppisti avevano incendiato auto e rotto vetrine dei negozi, al nostro passaggio una dozzina di questi vili spunta alle nostre spalle e lancia una bomba carta fra i passanti, poi una seconda bomba carta. Alcuni manifestanti aprono una colluttazione e mettono in fuga questo gruppo di persone infiltrate con l’evidente scopo di impedire lo svolgimento dell’evento favorendo lo status quo (nel video sottostante c’è il documento di quanto affermo). I fatti documentano che questi mercenari psico-programmati sono contro i popoli e contro i temi dei manifestanti e le loro iniziative servono per tutelare l’élite degenerata. Uno di questi stupidi vili confessa anche la loro organizzazione.
Già da tempo l’élite pensa di impiantare microchip sottocutanei per controllare le persone e questi stupidi stanno aiutando i potenti nell’applicare la loro agenda. Guarda caso è proprio Antonio Di Pietro ad aprire il dibattito su provvedimenti ad hoc, lo stesso politico “di sinistra” che ha votato per l’antidemocratico Trattato di Lisbona, l’Europa delle banche.
I Governi stanno dando vita a una nuova polizia giudiziaria e con quali poteri? Ne avevamo bisogno? Sembra che la dittatura preconizzata da Orwell sia sempre più vicina e gli infiltrati violenti sono complementari a questa strategia dell’élite per giustificare leggi e provvedimenti che limiteranno la libertà delle persone. Lo schema è sempre lo stesso: azione-reazione-soluzione.
E’ chiaro a tutti che questi sedicenti manifestanti sono vili mercenari coperti da forze dell’ordine deviate a servizio di frange politiche estremiste. E’ una caratteristica di tutti i Governi avere a disposizione persone psico-programmate per osteggiare il cambiamento.
I mercenari di ieri erano visibilmente ammaestrati, preparati, organizzati, riconoscibili a chiunque. Non erano ragazzi di scuola ma persone adulte consapevoli di quello che dovevano fare, il sospetto che siano lasciati liberi di agire è fondato. Una coppia di giovani milanesi mi ha raccontato che intorno alle 8 del mattino, presso la stazione di Anagnina hanno visto arrivare un centinaio di “black bloc” attrezzati per la guerriglia, sotto gli occhi dei Carabinieri che presidiavano il luogo. Nessuno è stato fermato, perquisito, nessuno.
Peppe Carpentieri
Ti potrebbero interessare anche:
Abbiamo tutti visto scorrere sui media le drammatiche immagini di quanto successo sabato a Roma e abbiamo tutti sentito e letto il fiume di parole di politici, giornalisti e commentatori vari. Al di là delle varie tesi sul perché e il come sia stato possibile, tra chi allude al complotto, chi tira in ballo i servizi segreti e i più che fanno riferimento ai black bloc, questi fantomatici guerriglieri urbani che magicamente appaiono ad ogni grande manifestazione senza che nessuno sia mai stato in gradi di arrestarne e/o identificarne uno, possiamo dire con assoluta certezza che l’operazione è perfettamente riuscita: le rivendicazioni, ma soprattutto le proposte dei 500 mila manifestanti sono completamente sparite dal dibattito pubblico.
Un gruppo di facinorosi non solo è riuscito a mettere a ferro e fuoco una città presidiata da migliaia di poliziotti antisommossa, ma anche a far scomparire dai mezzi di informazione le 500 mila persone che pacificamente hanno cercato inutilmente di manifestare. Come sempre accade una piccola minoranza detta le sorti della stragrande maggioranza.
Naturalmente in questa scomparsa vi sono almeno altri due complici. In primis proprio i mezzi d’informazione, sempre pronti ad avvolgere il loro pubblico con il fumo senza mai far apparire l’arrosto. Siano gli scontri di piazza, i gusti sessuali di questo e di quello, o la assillante e minuziosa cronaca nera tutto è utile e utilizzato pur di non parlare e mostrare quali siano i veri motivi e responsabili della drammatica situazione economica, politica e sociale in cui ci troviamo.
L’altro complice, forse quello più determinante, è sicuramente il popolo italiano. Quello sempre pronto a girare lo sguardo dall’altra parte, quello sempre in prima fila quando c’è da affermare che “tanto non cambierà mai nulla”, che “son tutti una maniera”, che “così è, così è stato e così sempre sarà”. Quel popolo che ha lasciato che Berlusconi diventasse presidente del consiglio ed ha tollerato un opposizione inesistente e vergognosa, anche più del governante. Quel popolo sempre pronto ad acclamare gli autoproclamatesi nuovi leader che da trent’anni campano di politica. Quel popolo che in questi anni ha lasciato ditruggere tutto quello che le generazioni precedenti avevano costruito e ottenuto e che ha lasciato, spesso consapevolmente, che fosse distrutta ogni possibilità di futuro per le prossime generazioni.
Ti potrebbero interessare anche:
Due ragazzi, due studenti universitari accusati di un efferato omicidio, dopo 4 anni di detenzione in carcere, sono stati riconosciuti innocenti dal nostro sistema giudiziario ma non dal popolo che, nella stragrande maggioranza dei casi, li considera due che sono riusciti a farla franca, tant’è che ieri all’uscita dal carcere i giovani con i rispettivi avvocati sono stati insultati da un gruppo di persone che li attendeva con ansia.
Non voglio certo entrare nel merito del processo, la cronaca nera non è argomento di cui si occupa questo blog, ma certo è che ciò che è accaduto a questi due ragazzi ha dell’incredibile in un paese dove non passa giorno in cui i problemi della giustizia non siano al centro del pubblico dibattito. Una giustizia che non funziona, che per oscuri fini si accanisce sempre contro gli onesti cittadini e che pertanto merita profonde riforme. Ebbene in un paese che da quasi vent’anni discute di questi e molti altri aspetti della macchina giudiziaria il fatto che due innocenti abbiano fatto quattro anni di carcere o, in alternativa a seconda dei punti di vista, che due efferati criminali siano riusciti a farla franca non accende il dibattito su questi temi, ma continua, come successo incessantemente in questi anni, a svolgere il suo processo parallelo negli studi televisivi con tanto di esperti in ogni campo.
Pensate se, non dico dopo quattro anni, ma anche solo dopo qualche giorno di carcere un politico fosse stato giudicato innocente. Credete che il dibattito si sarebbe concentrato sul merito dei capi di accusa e sulle ragioni della difesa oppure questi sarebbero stati aspetti completamente estromessi per far posto ai cronici problemi della giustizia con cui da anni i nostri politici da strapazzo ci intrattengono? E se poi tutto ciò fosse stato preceduto da decine e decine di trasmissioni televisive dove ogni piccolo dettaglio era stato analizzato e discusso per ore, a partire dalle prove fornite dal pubblico ministero, per passare a quelle ipotizzate dal giornalista di turno e per finire con le interpretazioni di frasi, sguardi e persino del tipo di abbigliamento indossato?
Ma i due ragazzi non sono politici, non hanno potuto appellarsi alla persecuzione politica e non hanno potuto beneficiare dell’immunità parlamentare. Hanno dovuto invece difendersi nel processo, piuttosto che dal processo, e lo hanno fatto stando in carcere con tutto ciò che una situazione del genere comporta ed ancor di più lo hanno fatto avendo contro l’intera opinione pubblica costantemente incalzata dai media che con la cronaca show ci fanno un sacco di quattrini. Quegli stessi media e quegli stessi personaggi televisivi che, invece, quando si tratta di politici sostengono che i processi non si fanno in televisione, che non è corretto analizzare spezzoni di intercettazioni e cercare di dargli un significato o un giudizio, che bisogna lasciare che la giustizia faccia il suo corso, che utilizzano il termine assolto invece che prescritto quando si tratta di politici del calibro di Andreotti o Berlusconi.
La speranza che un serio confronto sulla giustizia possa partire dal fatto che due giovani innocenti hanno fatto quattro anni di carcere o che due efferati assassini l’hanno fatta franca rimarrà vana, meglio aggrapparsi alla speranza di non trovarsi mai intrappolati negli ingranaggi di di quella infernale macchina.
Ti potrebbero interessare anche:
Ieri sera a Piazzapulita, il nuovo programma di approfondimento di LA7 condotto da Corrado Formigli, il ministro leghista Castelli, in merito ai costi della politica, si è definito un “poveraccio” che vive del proprio lavoro e che non possiede ne lussuose ville, ne yacht, ne ferrari e alla semplice e banale domanda “ma lei quanto guadagna” il poveraccio risponde di aver dichiarato 145 mila euro di reddito annuo. Adesso, a parte il fatto che ci vuole coraggio definirsi poveracci con questo reddito, rimango molto perplesso di fronte alla cifra fornita. Infatti 145 mila euro diviso 12 mensilità fa all’incirca 12 mila euro al mese e visto che, come sanno ormai anche i sassi, il solo stipendio di un semplice parlamentare è decisamente superiore alla cifra indicata dal leghista è difficile credere che un sottosegretario possa percepirne meno.
Vi è quindi nelle dichiarazioni di Castelli una falsità lapalissiana che nessuno nello studio della neonata trasmissione ha avuto la capacità, meglio dire la volontà, di dimostrare dati alla mano; eppure tra i tanti giornalisti presenti in studio ed una intera redazione a disposizione non sarebbe stato difficile sputtanarlo, cosa che poi sarebbe stata perfettamente in tema con le notizie di mignotte e faccendieri che ha caratterizzato l’intero programma. Bastava infatti andare sul sito della camera (qui) per trovare immediatamente i dati ufficiali degli stipendi parlamentari e, calcolatrice alla mano, fare due veloci conti per verificare che lo stipendio netto di un semplice parlamentare ammonta a oltre 13 mila euro. A questo punto si sarebbe potuto chiedere lumi perchè i casi sono due o siamo di fronte ad un sottosegretario sottopagato oppure semplicemente ha detto una mezza verità, prendendoci per l’ennesima volta per il culo.
Mezza verità perchè alla domanda “lei quanto guadagna” la risposta riguarda solamente quanto dichiara. Voi vi chiederete: e non è la stessa cosa? Assolutamente no! Infatti più della metà dello stipendio dei parlamentari, ma anche dei consiglieri regionali, è composto da presunti rimborsi. La diaria e il rimborso spese per il rapporto con gli elettori che rappresentano più della metà dello stipendio pur essendo delle indennità fisse sono camuffate come rimborsi e quindi, proprio per questo, non rientrano ai fini fiscali nel reddito. Ma i rimborsi, per essere realmente tali, dovrebbero essere erogati in base a delle spese effettivamente sostenute e documentate come avviene per qualsiasi tipo di lavoratore. La casta invece li ha trasformati in indennità fisse truffandoci così doppiamente, prima incrementandosi lo stipendio inventandosi dei rimborsi forfettari poi escludendo questi dal reddito in quanto rimborsi.
Comunque sia il caro, è proprio il caso di dirlo, Castelli si considera un poveraccio nonostante i 145 mila euro di reddito e il fatto di aver già maturato una pensione di oltre 10 mila euro al mese (è in parlamento dal 1992), ma non ha nessuna remora ad aver approvato norme che congelano per tre anni gli stipendi dei dipendenti pubblici (media di 2 mila euro) e nessuna remora ad approvare norme che continuano ad aumentare l’età pensionabile. Forse è il caso che il popolo italiano si organizzi per aiutare questo poveraccio, e gli altri come lui, ad andare a fare in culo.
Ti potrebbero interessare anche:
Ho iniziato a scrivere su questo blog nel settembre 2009. Le aspettative, ad essere sincero, non erano molte; pensavo più che altro ad un luogo virtuale e sempre disponibile dove inserire pensieri e commenti su quanto mi avveniva intorno ad Ostuni come in una qualsiasi altra parte del mondo, convinto che a leggere queste mie lugubrazioni mentali sarebbero state lette al massimo da una qualche decina di amici sparsi per l’Italia. Con mio grande stupore, osservando il numero di accessi, ho potuto constatare che sin dall’inizio venivano registrate più di mille visite mensili. Si trattava di accessi unici, quindi circa un migliaio di persone che mensilmente visitavano il blog ed osservando anche gli alti tempi di permanenza sul sito dei singoli utenti (una media di 7,47 minuti) mi rendevo altrettanto conto che la stragrande maggioranza di questi leggevano pure quello che scrivevo.
Fra poco più di un mese il blog compie due anni e gli accessi mensili hanno raggiunto quasi quota 1900, ai quali bisogna aggiungerne circa 150 che costantemente lo seguono sull’apposita pagina Facebook, incredibile. Certo siamo lontani mille miglia dai numeri che può snocciolare un grande portale web tipo beppegrillo.it che conta circa 500 mila accessi mensili, ma volete mettere il confronto? E’ come se mi mettessi su un circuito a competere con una 500 contro Schumacher e la sua ferrari, mi considererei vincitore anche solo se riuscissi ad arrivare sano e salvo al traguardo.
Vi è poi il canale youtube ed i relativi video che contano quasi 8 mila visualizzazioni ed infine TzeTze un sito su cui vengono pubblicate notizie provenienti esclusivamente dal web in base alla loro attualità e popolarità ed in funzione dell’importanza attribuita loro dagli utenti. Ovvero: gli utenti navigano sul web, votano, condividono e consigliano, anche tramite i social network, le notizie e i post che trovano; tzetze monitorizza questo traffico per poi pubblicare sulla sua home page quelle notizie e quei post che hanno registrato maggior apprezzamento dagli utenti. Riuscire ad apparire su questo sito vuol dire che non solo i post sono stati letti, ma apprezzati da diverse persone. Iapra li uecchie ce l’ha fatta ed è riuscita ad andare sia sulla home page di tzetze sia su quella di beppegrillo.it nella sezione ove compaiono le notizie più apprezzate dal popolo del web.
Naturalmente il merito di tutto questo non è solo mio (non è modestia ve lo assicuro) e pertanto voglio ringraziare in primis tutti voi che seguite e leggete questo blog, primi protagonisti di questa avventura e poi tutti coloro che inviandomi materiale, ponendomi quesiti o rilevandomi problematiche hanno di fatto contribuito concretamente alla realizzazione di decine di post pubblicati in questi due anni.
GRAZIE, GRAZIE e ancora GRAZIE.
Ti potrebbero interessare anche:
Le prime pagine dei giornali forniscono tutte le spiegazioni che servono per capire perché, se ci salveremo dal fallimento, sarà solo ed esclusivamente una questione di culo.
Napolitano si preoccupa dei ministeri al Nord, come se credesse veramente che mettere una targa davanti a un ufficio vuoto possa compromettere la situazione politica italiana. I ministeri, con ministri, ministeriali e tutto il gregge di mangiatori a ufo che campa grazie alla superflua burocrazia italiana è saldamente ancorato a Roma e da lì non li sposta nessuno. La targhetta a Monza è solo il premio di consolazione per la sciura di Cassano Magnago che il pomeriggio telefona a Radio Padania per dire che non se ne può più di questi negher e della monnezza di Napoli. Siccome, dopo anni di proclami, negher e monnezza se li deve tenere lo stesso, ecco la targhetta. Possibile che Napolitano sia l’unico a non averlo capito? Possibile che un uomo della sua esperienza non sappia che portare la questione a livello nazionale è attribuirle un valore di molto superiore a quello che è?
Segue, subito dopo, il “Processo Lungo”, dopo che per mesi hanno consumato fiumi d’inchiostro e inscenato furibonde discussioni sul “Processo Breve”. E’ significativo che nel pieno della bufera economica internazionale le agende parlamentari siano occupate con una questione che, fino a qualche giorno fa, non sembrava così prioritaria. I soliti maligni penseranno che si possa trattare dell’ennesima legge per favorire qualcuno, magari Silvio Berlusconi?, ma evidentemente non è così. E’ tanto evidente che rinuncio a spiegare il perché. E’ evidente. Basta. E’ così. Punto.
Terza, ma sempre in zona medaglia, la questione decoder (di Silvio Berlusconi) venduti con il contributo del governo (di Silvio Berlusconi) per consentire la visione dei canali sul digitale terrestre (di Silvio Berlusconi). Però, se Silvio Berlusconi invece di governare avesse perseguito esclusivamente i suoi interessi gli italiani se ne sarebbero accorti, no?
Segue “Report” che si farà (una preoccupazione in meno), Brunetta e la parola “cretino” nello stesso titolo di giornale (che novità), il Trota, un po’ di Afghanistan, il terremoto dell’Aquila, un paio di politici accusati di corruzione e poi, solo poi, una notiziola che dovrebbe interessare un po’ tutti, ma che si trova affogata in un’intervista a Prodi che non si fila più nessuno. Ieri il Financial Times ha riportato che Deutsche Bank, fra gennaio e giugno del 2011, ha ceduto l’88% dei titoli di stato italiani in suo possesso, benché i rendimenti siano più che competitivi. In pratica, la banca tedesca ritiene che il rapporto rischio/rendimento dei titoli di stato italiani non sia più favorevole. Sappiamo che i rendimenti sono alti, oltre tre punti rispetto agli analoghi titoli tedeschi. Il rischio, quindi, deve essere altissimo. I tedeschi credono seriamente che l’Italia possa fallire.
Sono questi fatti a doverci preoccupare seriamente più che le valutazioni delle agenzie di rating. Mentre il PD si mobilita per la class action in difesa dell’onore violato, l’unica arma di cui si sente parlare in Italia per evitare il default, invece di mettere sotto controllo la spesa, è la “patrimoniale”, un prelievo una tantum basato sulla ricchezza totale dei soggetti. L’idea sarebbe quella di colpire i “ricchi”, in realtà la patrimoniale colpisce solo quelli il cui patrimonio è censito: libretti postali, una casa di proprietà, conti in banca, titoli di stato. I ciucci che tirano il carretto, come voi che leggete come me che scrivo. La ricchezza vera è diluita in società anonime, banche estere, proprietà off shore, cassette di sicurezza, oro e non è nemmeno sfiorata dalla patrimoniale. Leggi questo ottimo articolo di Sandro Brusco, capirai che mentre si fa tutta questa manfrina, il prossimo tordo da infilzare sarai tu, povero stronzo. E mentre ti infileranno lo spiedo su per il culo tu godrai pure, perché pensi che se spogliano te, staranno spogliando anche i ricchi. Invece non è vero, ma ti sei bevuto che ti regalavano una giornata di ferie per il centocinquantenario dell’unità e ti berrai pure questa.
Ti potrebbero interessare anche:
Fra il paese reale, vissuto sulla strada e raccontato in rete, ed il paese virtuale, vissuto in poltrona e raccontato da giornali e TV, la distanza si è fatta ormai abissale, fino al punto da arrivare a costituire due universi antitetici privi di contatto fra loro.
Tutti coloro che non hanno la capacità, il tempo o la voglia di attingere da internet il proprio bagaglio informativo, e costituiscono la stragrande maggioranza della popolazione, restano relegati in un mondo virtuale, costruito ad hoc per emarginarli dalla realtà e veicolato presso l’opinione pubblica da pennivendoli e mezzibusti TV, deputati a rendere credibile un mondo di fantasia che non esiste.
La conseguenza più evidente di questo stato di cose è costituita da una manipolazione sempre più profonda dell’opnione pubblica, condotta al guinzaglio laddove chi tira le fila dell’informazione intende portarla.
Per meglio leggere le dinamiche di questo processo, proviamo a rifarci ad una serie di avvenimenti di questi ultimi giorni che riguardano la lotta contro il TAV in Valsusa, con la premessa che gli accadimenti in oggetto e la loro rappresentazione filmica nel mondo di fantasia, non costituiscono un’anomalia, ma al contrario rappresentano lo specchio fedele di quanto avviene sistematicamente in ogni angolo d’Italia, in merito alle questioni più svariate.
Dopo un paio di settimane durante le quali pennivendoli di ogni risma e colore hanno dispensato menzogne a pioggia in merito alla manifestazione svoltasi a Chiomonte il 3 luglio, animando di fittizia vita ectoplasmatici black block ed incensando la correttezza delle forze dell’ordine, impegnate (mai viste dai reporter) a gasare cittadini inermi e sparare lacrimogeni ad altezza uomo in faccia al malcapitato di turno, si diffonde in rete un filmato che mostra il reale volto dei poliziotti e carabinieri presenti a Chiomonte, impegnati a scalciare e sprangare un manifestante che giace inerme a terra, a lanciare pietre sulla testa dei contestatori e distruggere con le ruspe ciò che resta di un antico sito archeologico megalitico.
Posti di fronte all’evidenza delle immagini che stanno spopolando in rete, alcuni telegiornali (LA7 e TG3 in primis) tentano di salvare in corner il mondo virtuale costruito a tavolino, mandando in onda qualche pillola del filmato stesso, insieme a commenti di varia natura che deplorano l’accaduto, ma giustificano i poliziotti che avrebbero “solamente” lanciato le pietre che in precedenza erano state lanciate loro. Giustificazioni, oltretutto non corrispondenti a verità, talmente deliranti da bastare per qualificare il mezzobusto di turno.
Durante la settimana che va dal 18 al 23 luglio, le forze dell’ordine lanciano sistematicamente a più riprese, spesso senza motivazione alcuna, lacrimogeni al cs sulle tende del campeggio NO TAV, intossicando le persone che dormono, fra le quali alcuni bambini. Il tutto nonostante le tende si trovino ad oltre 500 metri dalla recinzione, dove eventualmente potrebbe rendersi necessario fronteggiare la presenza di manifestanti. La notte del 21, mentre sul ponte di fronte alla recenzione si sta svolgendo il ballo liscio, le forze dell’ordine aprono improvvisamente gli idranti su suonatori e ballerini, distruggendo strumenti e amplificatori, senza che esistessero motivazioni per un’azione di questo genere che prescindessero dalla qualità dello spettacolo forse non degno di “Amici”.
Pennivendoli e mezzibusti fingono d’ignorare tutto ciò che accade nel corso della settimana, limitandosi a stigmatizzare i manifestanti che attaccherebbero sistematicamente le recinzioni e relegando i bambini intossicati nel novero delle realtà che in quanto scomode devono essere sottaciute.
Domenica 24 luglio continua l’assedio alle recinzioni, nel corso del quale viene divelto un cancello. La reazione delle forze dell’ordine è a dir poco brutale, idranti e lacrimogeni vengono usati senza parsimonia. Un ragazzo che sta documentando l’accaduto con la macchina fotografica viene colpito in piena faccia da un lacrimogeno lanciato ad altezza uomo che gli devasta il volto, mentre le tende del campeggio subiscono l’ennesima irrorazione di gas venefico.
Pennivendoli e mezzibusti TV si guardano bene dal descrivere l’accaduto, non fanno menzione del giovane che sta rischiando la vita in ospedale e del gas dispensato ai campeggiatori, ma copiano diligentemente le veline portate in dono dalla questura che parlano di facinorosi ed anarchici che avrebbero ferito lievemente 5 poliziotti. Improvvisamente però si ricordano dei bambini gasati, ma solo per imbastire accuse da denuncia nei confronti dei NO TAV, colpevoli secondo la fantasia visionaria dei giornalisti da cortile di averli usati come scudi umani. In tutta evidenza nell’odierna Val di Susistan, anche certo “giornalismo” sta iniziando ad applicare i metodi già sperimentati in altre parti del mondo.
La notte del 24 luglio alcuni camion vengono dati alle fiamme all’interno della ditta Italcoge cui è appaltata la costruzione del cantiere. Nonostante si tratti di un’azione facilmente riconducibile ad eventuali lotte intestine fra clan (anche in virtù del curriculum della stessa Italcoge) i pennivendoli si scagliano subito contro i NO TAV che in 20 anni di lotta gli incendi li hanno sempre subiti, ad iniziare da quelli dei presidi, per finire con camper e roulottes posteggiati al momento del rogo nei terreni presidiati dalle forze dell’ordine, in tutta evidenza in quel frangente assai disattente.
La mattina del 25 va a fuoco a Roma la stazione ferroviaria Tiburtina, in corso di ristrutturazione per diventare scalo di riferimento del TAV. Anche in questo caso molta stampa, con in testa il Giornale, costruisce titoli in prima pagina che lasciano intuire un eventuale coinvolgimento del movimento NO TAV, in quello che viene ventilato possa essere un attentato. Solamente quando con il passare delle ore diventa evidente come la causa del rogo alligni in un guasto tecnico o sia da imputare al furto di rame, i titoli online vengono modificati o ammorbiditi, dopo avere ormai ottenuto l’effetto voluto presso l’opinione pubblica.
La mattina del 26 un gruppo di manifestanti NO TAV si dispone a presidio della ditta Italcoge, senza bloccare i dipendenti che escono per andare al cantiere della Maddalena, ma limitandosi a distribuire loro volantini informativi. I manifestanti, sotto lo sguardo dei carabinieri, issano una bandiera NO TAV sul pennone, accanto a quella italiana e si recano al mercato di Susa, per mettere in mostra i prodotti tipici locali, consistenti in candelotti lacrimogeni al cs di ogni sorta e modello, raccolti nei boschi, dove hanno ormai sostituito i funghi per la gioia dei valligiani, con l’aggiunta di qualche proiettile di gomma di quelli che le forze dell’ordine hanno sempre negato risolutamente di avere sparato.
Pennivendoli e mezzibusti TV stravolgono completamente la realtà, raccontando quello che non è mai accaduto. Operai bloccati dai manifestanti ed impossibilitati a recarsi a lavorare (ammesso e non concesso che la devastazione ambientale sia azione identificabile come lavoro) e “cattivi” NO TAV poco patrioti che avrebbero tolto la bandiera italiana per sostituirla con quella con il treno crociato.
Occorre fare molta attenzione, perchè se pennivendoli prezzolati, giornalisti d’accatto e disinformatori di professione, continueranno a fare il loro sporco lavoro con la solerzia che gli è propria, imbonendo il “popolo bue” ormai deprivato di spina dorsale e disposto a bere qualsiasi amenità gli venga proposta, in breve tempo della realtà non resterà più traccia. E ci ritroveremo tutti a vivere all’interno di un gigantesco Truman Show, dove ogni volta che ci bastonano saremo costretti a ringraziare con il sorriso sulle labbra.
Ti potrebbero interessare anche:
“Quando cominciai a occuparmi della marijuana nel 1967, non dubitavo che si trattasse di una droga molto nociva che, sfortunatamente, veniva usata da un numero sempre maggiore di giovani incoscienti che non ascoltavano o non potevano capire i moniti sulla sua pericolosità. La mia intenzione era di descrivere scientificamente la natura e il grado di questa pericolosità.
Nei tre anni successivi, mentre passavo in rassegna la letteratura scientifica, medica e profana, il mio giudizio cominciò a cambiare. Arrivai a capire che anch’io, come molte altre persone in questo paese, ero stato sottoposto a un lavaggio del cervello. Le mie credenze circa la pericolosità della marijuana avevano scarso fondamento empirico. Quando completai quella ricerca, che ha rappresentato la base per un libro, mi ero ormai convinto che la cannabis fosse considerevolmente meno nociva del tabacco e dell’alcol, le droghe legali di uso più comune”.
Queste poche righe rappresentano l’introduzione del libro “Marijuana, la medicina proibita”, scritto nel 2002 da Lester Grinspoon. Chi è, perchè afferma ciò e come argomenta le proprie tesi? Vale la pena scoprirlo, in modo da capire l’opera di disinformazione che tutti noi abbiamo subito.
Lester è un famoso psichiatra statunitense, nonché detentore di una cattedra all’Università di Harvard, uno dei più prestigiosi atenei al mondo. Oltre ad esercitare la propria funzione, Grinspoon ha studiato e scritto libri in merito ad un tema tabù su cui troppo spesso il silenzio e l’ipocrisia dominano: l’uso a scopo terapeutico della canapa, o se preferite cannabis.
E’ importante precisare che Grinspoon non ha mai negato gli effetti deleteri che il consumo di cannabis ha sul corpo umano, ma ha più volte dichiarato che gli effetti di quella che si pone come una delle più diffuse droghe leggere, sono molto meno pericolosi rispetto a quelli provocati da molti farmaci tutt’ora in commercio.
La storia della marijuana, infatti, è lunga, tortuosa, ma soprattutto nascosta. Gli effetti positivi dell’unica pianta del pianeta che si può coltivare a qualunque latitudine, sono da sempre tenuti ben protetti. Vediamo il perché.
Le più antiche civiltà, fino agli inizi del secolo scorso, si sono da sempre avvalse di questa pianta eccezionale, fino a quando la marijuana fu demonizzata come pianta esclusivamente legata all’uso stupefacente.
Fu proprio nel ’900, infatti, che nascenti gruppi industriali americani puntarono allo sfruttamento del petrolio per l’energia, delle risorse boschive per la carta e delle fibre artificiali per l’abbigliamento. In questi settori, gli stessi gruppi investirono una notevole quantità di denaro che sarebbe andato perso se non fosse stata combattuto, demonizzato e demolito l’uso della marijuana per gli scopi sopra riportati.
Fu così che i colossi dell’economia, iniziarono un’operazione mediatica di demonizzazione rapida ed efficace di questa pianta con l’ausilio dei giornali che la definirono “la droga del diavolo”.
Da questa situazione di consenso popolare al bando della cannabis, fu facile arrivare ad una legge che stabilisse la sua illegalità; fu altrettanto elementare capire che da quella stessa legge, al successo delle aziende che avevano investito in settori che si avvalevano di altre risorse per produrre materiali che la cannabis aiutava a produrre con dispendio di energie e soldi decisamente inferiore, il passo fu altrettanto breve.
Il mercato fu, infatti, invaso da fibre sintetiche (nylon, teflon, lycra), l’automobile si indirizzò definitivamente all’uso del motore a benzina (il primo motore costruito da Diesel funzionava con carburante vegetale) mentre in Sud America iniziava la devastazione sistematica delle foreste per la produzione di carta.
Come prodotto tessile, la cannabis è circa quattro volte più morbida del cotone, quattro volte più calda, ne ha tre volte la resistenza allo strappo, dura infinitamente di più, ha proprietà ignifughe, e non necessita di alcun pesticida per la coltivazione. Come carburante, a parità di rendimento, costa circa un quinto, e come supporto per la stampa circa un decimo.
Chi osa ancora definire la nostra una società tecnologica ed avanzata alzi la mano.
Ti potrebbero interessare anche:
L’industria psichiatrica, nel suo sforzo infinito di trasformare artificiosamente ogni attività umana in “disordini mentali”, sta ora propagandando il disordine più ridicolo che abbia mai inventato: il Disturbo del Mangiare Sano.
Non è uno scherzo: se ti focalizzi sul mangiare cibi naturali sei “mentalmente malato” e probabilmente hai bisogno di qualche tipo di cura chimica che includa potenti farmaci psicotropi. Scrive il quotidiano The Guardian: «La fissazione di mangiare sano può essere il sintomo di un grave disordine psicologico» e continua affermando che questo “disordine” è chiamato ortoressia nervosa, una locuzione latineggiante che significa “preoccupati riguardo il mangiare correttamente”.
Ma non potevano chiamarlo semplicemente “disordine da preoccupazione sul mangiare sano”, poiché sarebbe sembrato come se non sapessero di cosa stanno parlando.
Per cui l’hanno traslato in latino, così sembra intelligente (anche se non lo è).
Tornando a questa malattia inventata, “ortoressia”, il Guardian continua: «Gli ortoressici hanno delle regole rigide sul cibo. Il rifiuto di toccare zucchero, sale, caffeina, alcol, grano, glutine, lievito, soia, cereali e latticini non è altro che l’inizio delle restrizioni dietetiche. Ogni cibo entrato in contatto con pesticidi, diserbanti o che contiene additivi artificiali è inammissibile».
Aspetta un secondo. Allora cercare di evitare le sostanze chimiche, i latticini, la soia e lo zucchero ora fa di voi un paziente della salute mentale? Sì, secondo questi esperti. Se prestate effettivamente attenzione all’evitare pesticidi, diserbanti e ingredienti modificati geneticamente come soia e zucchero, c’è qualcosa in voi che non va.
Vi siete accorti che mangiare cibo spazzatura viene considerato “normale”? Se mangiate cibi spazzatura trattati con prodotti chimici sintetici secondo loro va bene. Apparentemente i malati mentali sono quelli che scelgono cibi organici e naturali.
Cos’è “normale” allora per quanto riguarda il cibo?
Il Guardian si spinge perfino al ridicolo dicendo che «L’ossessione su quali sono i cibi “buoni” e quali i “cattivi” può condurre gli ortoressici ad essere malnutriti».
Segui l’illogicità di ciò, se ci riesci: mangiare “buon” cibo causa malnutrizione! Suppongo che si ritenga che mangiando cibo cattivo vengano forniti tutti i nutrimenti di cui avete bisogno. Questa è la dichiarazione sulla nutrizione più pazza che abbia letto. Non c’è da stupirsi che la gente oggi sia così malata: gli viene detto dai media tradizionali che mangiare cibo sano è un disturbo mentale che causerà malnutrizione!
Non avete il permesso di contestare il vostro cibo, gente. Seduti, zitti, avventatevi sul cibo e divoratelo. Smettetela di pensare a cosa state mangiando e fate quello che vi viene detto dai principali mass media e dai loro inserzionisti di cibo trattato. Non sapevate che mettere in dubbio le proprietà salutistiche del vostro cibo spazzatura è un disturbo mentale? E se siete “ossessionati” riguardo al cibo (facendo cose come leggere l’etichetta degli ingredienti, per esempio), allora siete strani. Magari perfino malati. Questo è il messaggio che stanno divulgando ora. I consumatori di cibo spazzatura sono “normali”, “sani” e “ben nutriti”. I consumatori di cibo sano, invece, sono malati, anormali e malnutriti.
Ma perché, chiedete voi, dovrebbero attaccare quelli che mangiano sano? Persone come il dottor Gabriel Cousens possono spiegarvelo: perché una maggiore consapevolezza mentale e spirituale è possibile solo con una dieta composta da cibo vivo e naturale.
Mangiare cibo spazzatura abbassa il vostro livello intellettivo rendendovi più facili da controllare. Questo cibo scompiglia letteralmente la vostra mente, intorpidendo i vostri sensi con il glutammato monosodico (MSG), l’aspartame ed estratti di lievito. Le persone che vivono di cibo spazzatura sono docili e perdono velocemente l’abilità di pensare con la propria testa. Seguono qualsiasi cosa gli venga detta dalla TV o da quelli che sono in una posizione di apparente autorità, senza mai porsi delle domande sulle loro azioni o su quanto sta realmente succedendo nel mondo intorno a loro.
Al contrario, le persone che mangiano cibi sani e naturali – con tutte le sostanze nutrienti curative ancora intatte – cominciano a risvegliare la loro mente e il loro spirito. Col tempo, cominciano a mettere in discussione la realtà che li circonda e perseguono delle esplorazioni più illuminate di temi come comunità, natura, etica, filosofia e del grande quadro delle cose che stanno succedendo nel mondo. Diventano “consapevoli” e possono iniziare a vedere l’esatta struttura di Matrix, per così dire.
Questo, ovviamente, è un pericolo enorme per quelli che gestiscono la nostra società basata sul consumo, dato che il consumo dipende dall’ignoranza unita alla suggestionabilità. Per fare in modo che la gente continui ciecamente ad acquistare cibi, medicinali, polizze sulla salute e beni di consumo, è necessario spegnere le loro funzioni cerebrali superiori. Il cibo spazzatura trattato, a cui vengono aggiunge sostanze chimiche tossiche, raggiunge questo risultato piuttosto bene. Come mai, secondo voi, il cibo morto e trattato è il pasto predefinito nelle scuole pubbliche, negli ospedali e nelle prigioni? Perché il cibo morto spegne i livelli superiori della coscienza, e tiene le persone focalizzate su qualsiasi distrazione con cui sia possibile nutrire il loro cervello: televisione, violenza, paura, sport, sesso e così via.
In ogni caso vivere come uno zombie è “normale” nella società odierna, poiché moltissime persone lo stanno facendo. Ma non sono normali, il vero “normale” è una persona energica, in salute e sveglia, nutrita con cibo vivo, che agisce da cittadino sovrano in un mondo libero. Mangiare cibo vivo è come prendere la pillola rossa, perché col tempo si apre una nuova ampia prospettiva sulla struttura della realtà. Rende liberi di pensare con la propria testa.
Mangiare cibo spazzatura trattato è come prendere la pillola blu, poiché vi tiene intrappolati in una realtà inventata, dove le esperienze di vita sono architettate dalle aziende di prodotti di consumo, le quali dirottano i vostri sensi con sostanze chimiche (come glutammato monosodico) progettate per ingannare il cervello facendogli credere che state mangiando cibo vero.
Se volete essere vivi, consapevoli e in controllo della vostra vita, mangiate cibo sano e vivo. Ma non aspettatevi di diventare famosi presso gli “esperti” tradizionali della salute mentale o i dietologi: sono tutti programmati per considerarvi “pazzi” per il fatto che non seguite le loro diete ortodosse a base di cibo morto a cui vengono aggiunte sostanze chimiche sintetiche.
Ma voi e io conosciamo la verità: noi siamo quelli normali. I consumatori di cibo spazzatura sono i veri malati mentali, e l’unica via per fare in modo che aprano gli occhi sul mondo reale è iniziare a nutrirli con cibo vivo.
Alcune persone sono pronte a prendere la pillola rossa, mentre altre non lo sono. Tutto quello che si può fare è mostrare loro la porta. Devono aprirla da soli.
Nel frattempo provate ad evitare i funzionari della salute mentale che stanno cercando di etichettarvi come persone affette da disturbi mentali solo perché fate attenzione a cosa introducete nel vostro corpo. Non c’è niente di male nell’evitare zucchero, soia, glutammato monosodico, aspartame, sciroppo di glucosio-fruttosio (HFCS) e altre sostanze chimiche tossiche nel cibo. A dire il vero, la vostra vita dipende da questo.
Ti potrebbero interessare anche:
Chi ha avuto lo stomaco per riuscire a farlo, ha potuto godere in questi ultimi giorni, della rappresentazione scenica “mandata in onda” dai media mainstream riguardo alla grande manifestazione NO TAV di domenica 3 luglio in Val di Susa.
Dal fiume d’inchiostro dispensato a profusione e dal ragliare querulo dei mezzibusti in TV, tutti i lettori e gli ascoltatori che fossero stati all’oscuro dell’argomento, avrebbero potuto purtroppo cogliere solamente un vasto campionario di amenità assortite, finalizzate a rinchiuderli a doppia mandata all’interno dell’oscurità pregressa.
Non una testata o un TG che abbia ritenuto giusto contestualizzare quello che stava accadendo in Val di Susa, magari tentando di spiegare per quale ragione da 20 anni gli abitanti di una valle alpina stiano portando avanti una lotta che impegna le loro giornate e le loro notti, a detrimento degli affetti, della salute e del portafoglio.
Non una testata o un TG che si sia soffermato sui numeri straripanti di un corteo che raccoglieva aderenti da ogni angolo d’Italia e anche dall’estero, a dimostrazione di come sempre più persone stiano prendendo coscienza del senso di una lotta che riguarda gli interessi di tutti.
Non una testata o un TG che abbiano “posato gli occhi” sulla moltitudine eterogenea dei manifestanti, che comprendeva tutte le classi sociali, tutte le fasce d’età, tutte le sensibilità politiche, unite per l’occasione in un percorso comune che pennivendoli e cantastorie non sono assolutamente stati in grado di cogliere.
In compenso tutti i giornali e le TV, che quotidianamente tacciono in merito ai massacri compiuti dai nostri soldati in Libia ed in Afghanistan, per ordine di Washington, che fingono sistematicamente di dimenticare che l’Italia è un paese in guerra, che domenica non hanno visto le forze dell’ordine tirare pietre dai cavalcavia (nonostante in rete esistano filmati a profusione che documentano l’accaduto) e non si sono accorti dei poliziotti che lanciavano i lacrimogeni ad altezza uomo , colpendo in faccia i manifestanti, e non sono a conoscenza del fatto che in Val di Susa i cittadini sono stati gasati con un gas tossico vietato dalla convenzione di Ginevra (mentre in rete la cosa è documentata da almeno una settimana), e si sono scordati di raccogliere le testimonianze dei feriti, torturati dalla polizia prima e dopo il ricovero in ospedale, ed erano voltati dall’altra parte quando qualche teppista in divisa defecava sulle tende del campeggio, o dormivano mentre il camper del movimento NO TAV veniva dato alle fiamme , e si appisolavano di fronte agli anziani che non respiravano e alle ragazzine che vomitavano in mezzo al gas.
Si sono scoperti improvvisamente pacifisti, scandalizzati e intrisi di “genuino” stupore, di fronte alle orde di black block che a loro dire avrebbero assalito selvaggiamente le forze dell’ordine, barricate da tutto il giorno all’interno di un fortino inespugnabile.
Pacifisti pronti, solo allora, a condannare fermamente qualche microgrammo di violenza, sopraggiunto come conseguenza delle tonnellate che erano passate dinanzi ai loro occhi quando pacifisti ancora non erano. Unici veri black block dell’informazione (gli altri allignano solamente nella fantasia della “buona stampa”) pronti ad assassinare la realtà per il tozzo di pane pietosamente lanciato dal padrone.
Pacifisti per una notte, passata a scrivere articoli spazzatura e montare servizi che trasudano vergogna, con l’intento di produrre indignazione nell’opinione pubblica ed incanalare il dissenso laddove esso non possa nuocere.
E dal giorno dopo nuovamente guerrafondai, o ciechi, o colpiti da paralisi cerebrale, quando la vera violenza meriterebbe di essere raccontata.



















