Archive for Informazione

giu
19

Il dito

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Ora c’è…ora non c’è… si, insomma… non si vede.

No è che a volte mi ci perdo con questi giochini scemi, sai quelle cose che si facevano da piccoli, tipo nascondere le cose con il dito…. massì, dai: si chiude un occhio, si guarda una roba, tipo quella lampada lì, e poi avvicini il dito indice all’occhio fino a che la lampada sparisce… eh, lo so che non è sparita davvero, che non la vedo perché c’è il dito davanti… però in fondo è come se non ci fosse più, no? Se non la vedo, la lampada, chi me lo dice che non sia sparita… puf!… anzi… come faccio a sapere che c’è, magari non c’è nemmeno mai stata.

E’ che questi giochini scemi mi affascinano proprio, ad esempio, quando uno dice: “… gli italiani sono stanchi di non poter usare il telefono per paura di essere intercettati”… tac! Il conflitto d’interessi, i processi, le leggi ad personam… e chi le vede più, tutto dietro al dito, sembra una magia. Si lo so che non si vedono ma ci sono… lo so bene che ci sono… mi chiedo però… ma gli altri lo sapranno? Voglio dire, se il dito è il mio lo sposto e la lampada riappare, ma se il dito è di qualcun altro come in questo caso? Che lo mette proprio lì, davanti alla macula nazionalpopolare? Dice, sposti la testa e la lampada riappare… ehhh no, non è mica così facile: intanto mica tutti c’hanno voglia di usarla, la testa, tanti preferiscono tenerla ferma lì, che spostarla è una fatica, e poi mica è detto che il dito stia fermo… la inclini un po’ di qua…  “… i magistrati politicizzati puntano a rovesciare il voto popolare”, tac! il dito… la inclini un po’ di là… “…le Lobby dei magistrati e dei giornalisti ci hanno impedito di giungere ad un testo che difenda al 100% il nostro diritto di liberta”, aritac! di nuovo il dito… eh, ci vuole pratica con queste cose.

Il bello poi è che sto trucchetto del dito si può fare con un sacco di cose, praticamente con tutto: lampade, sedie, mobili, finanziarie, crisi mondiali, guerre sante e apocrife, pedofilie… basta scegliere un soggetto, chiudere un occhio, avvicinare l’indice a quello aperto…  ora c’è…o ra non c’è… si, insomma… non si vede.

E vissero felici e contenti

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giu
12

Legge bavaglio: cosa cambia?

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Quotidiani in sciopero e radio e televisioni spente: queste le agitazioni promesse in seguito al varo della legge bavaglio. Anche i senatori hanno deciso che la legge è giusta, e anche Napolitano non ha trovato di meglio che di prendersela, di fatto, con chi si appella a lui, ultimo (o quasi) baluardo – il che è tutto dire – per la deriva autoritaria e auto conservatoria della nostra classe politica.
Repubblica on line indica, nella homepage odierna, un lungo dossier sugli audio delle intercettazioni che in seguito a questa legge non potremo più conoscere. La lista è lunga. E i reati ivi inclusi sono gravi. Ciò significa che la legge varata è efficace, che centra il punto per il quale è stata creata, e che si tratta – vale bene ribadirlo – di un vero e proprio attentato alla libertà di informazione.
Ma c’è una cosa ancora più grave sulla quale riflettere, purtroppo. Ovvero il fatto che tutta la libertà di informazione applicata invece fino a oggi, tutta la libertà di scoprire e pubblicare atti giudiziari, telefonate compromettenti e loschi giri di affari, non ha sortito alcun effetto sull’opinione comune. O quasi. Certamente non ha sortito alcun effetto pratico.
Il punto è delicato, perché a grosse spanne, la libertà tanto strillata e rivendicata da alcuni giornalisti e dalla parte civile, si è tradotta, nella nostra società, nella tipologia di giornali e televisioni che abbiamo. Si è tradotta in Berlusconi che di fatto impera, in politica, dal 1994. Si è tradotta nella finta opposizione attualmente presente, nella dipartita totale dei partiti e delle forze politiche agli estremi di un finto bipolarismo, nell’assoluta impossibilità di far emergere sul serio delle nuove forze politiche.
Tutta la libertà per la quale oggi si grida all’attentato, si è tradotta in processi che non si celebrano, in scandali infiniti che non hanno impedito a Berlusconi di essere apprezzato dalla metà degli elettori, in una opposizione che non è stata minimamente scalfita dall’affaire Unipol della scalata alle Banche, e di fatto si è tradotta nel continuare a vedere la maggior parte dell’opinione pubblica dividersi tra l’una e l’altra parte, che in quanto ad auto conservazione e lobby affaristiche, praticamente sono pari. Differiscono sui metodi e se vogliamo anche sullo stile, e differiscono soprattutto nel modo con il quale operano indisturbati nel nostro Paese. Ma il risultato, a livello locale come a quello nazionale, converrete, non è poi così differente.
E tutto questo nonostante l’informazione libera – si per dire – che oggi diversi giornalisti, direttori, editori, ordini e cittadini, cercano di “salvare” con mobilitazioni e discese in piazza.
A conti fatti, verrebbe da dire, il varo della legge bavaglio è ininfluente, sul risultato finale nel suo complesso.
I media di massa il Bavaglio più grande lo avevano anche prima di questa legge. Sui veri motivi della crisi mondiale, per esempio. Sulla incapacità dei governi di affrontarla. Sulla società allo sfacelo che quei media stessi contribuiscono a mantenere. Da oggi non sapremo più delle mignotte del premier. E dei particolari di alcuni appalti truccati. E di alcuni reati di mafia. Ma anche prima, e con tutta la libertà possibile, le escort giravano a palazzo, gli appalti e lo sfacelo erano sotto gli occhi di tutti, e la mafia, di fatto, regnava indisturbata.

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giu
04

Aspettando Ju Tarramutu

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Mercoledì 10 Giugno presso la Sala mostre della biblioteca comunale di Ostuni si terrà un pubblico incontro che avrà come tema il terremoto che il 6 Aprile del 2009 ha colpito il territorio Aquilano e che ha causato numerose vittime.

L’inizo è previsto per le ore 18 con la proiezione di “L’Aquila a pezzi” documentario sul post terremoto realizzato da Action Aid. A seguire Samanta Di Persio presenterà il suo libro “Ju Tarramutu” nel quale il terribile evento è raccontato attraverso le parole di Vigili del Fuoco intervenuti sul luogo, cittadini colpiti dall’evento compresa l’autrice ed  esperti che da anni studiano l’attività sismica del territorio.
Un opportunità per fare il punto della situazione anche alla luce delle numerose proteste dei cittadini aquilani e degli sviluppi delle inchieste giudiziarie in corso.

La cittadinanza tutta è invitata ad eccezzione di chi il 6 Aprile 2009 alle 3e32 rideva al telefono.

Dal Libro Ju Tarramutu:

Li chiamano gli angeli. E non potrebbe essere usato un altro termine. Sempre gentili, con il sorriso ed il loro elmetto. Magari hanno lavorato dieci, dodici ore, anche più e sono lì ancora con la forza di scavare fra le macerie per salvare vite, per recuperare corpi. Poi si arrampicano, ti recuperano le tue cose. Non li dimentichi, non puoi! Allora, voglio ricordarli in questo libro con le loro parole. Onore e riconoscenza a Marco Cavagna morto per portare aiuto alle popolazioni colpite dal sisma. Marco Cavagna è morto per portare aiuto e soccorso alle popolazioni Aquilane colpite dal sisma del 6 aprile. Era partito da Bergamo con la sua squadra la mattina del 6 aprile appena saputo della notizia del terremoto nell’Aquilano. Caposquadra dei Vigili del Fuoco di Bergamo dove prestava servizio, appena arrivato a L’Aquila si era dato subito da fare nel cercare persone disperse nelle macerie, poco dopo ha avuto un malore un infarto che non gli ha lasciato scampo. Portato con l’elisoccorso del 118 all’ospedale di Pescara, Marco non ce l’ha fatta. Aveva 49 anni sposato, lascia la moglie e due bambini. A Marco e a tutta la sua famiglia possa giungere l’eterna gratitudine del popolo Aquilano .

Lo scenario che si presenta agli occhi dei vigili del fuoco una volta arrivati sul luogo del terremoto:

Giancarlo. Sono arrivato a L’Aquila nelle prime ore dal sisma.Quella notte sono stato chiamato dal Comandante dell’Aquila. Sapevo benissimo cos’era accaduto. Una volta arrivato sul posto, con la mia squadra siamo stati mandati a Pianola (piccola frazione a 6 chilometri dalla città) per tirare fuori delle persone da una casa che si era spezzata in due. Il piano superiore era adagiato su quello inferiore, le persone non potevano uscire. Dopo siamo stati mandati ad Onna, ma lì la situazione era talmente caotica che ci hanno dirottato in un’altra frazione: San Gregorio. Abbiamo salvato diversi bambini di un orfanotrofio e purtroppo abbiamo tirato fuori anche una suora già morta. Siamo stati lasciati senza acqua e cibo per più di 48 ore. C’erano talmente tante cose da fare che non ci siamo fermati un attimo. Noi sui luoghi del disastro senza mangiare e bere, gli uomini della Protezione civile, che non hanno nessuna competenza nella ricerca di persone, comodamente in tenda con acqua e pasti caldi e i funzionari al ristorante.

Gianni, cinofilo dei pompieri. Vi erano molte persone su un solaio molte delle quali non avevano nessuna competenza, con il risultato di appesantirlo (anche perchè 40 persone a una media di 70 kg a persona fa’ 2800 kg) e quindi correre il rischio di schiacciare chi si trovava sotto. Noi abbiamo molte difficoltà a mantenere il cane, perché tutte le spese sono a nostro carico: alimentazione, cure veterinarie ecc. Non abbiamo alcun aiuto da parte del Ministero, eppure i cani servono a ritrovare i dispersi.

Giuseppe. Da molti anni opero nel soccorso pubblico. Ne ho viste di tutti i colori: dal terremoto in Friuli a quello dell’Irpinia, a quello dell’Umbria e delle Marche, alle alluvioni che hanno colpito mezza Italia. Sono arrivato a L’Aquila centro storico alle 6 del mattino, a meno di 3 ore dal sisma. La prima sensazione che ho avuto: ho visto una città che non esisteva più. Era crollata nella sua parte più bella. Distrutta ed ingannata. Sì, ingannata perché questo terremoto aveva fatto sentire la sua “voce” più di tre mesi fa. Quindi di cose da fare ce ne erano, ma nulla è stato fatto. Le persone che abbiamo estratto dalle macerie ci ringraziavano piangendo e maledicendo tutti coloro che li avevano ingannati. Ci siamo dati da fare subito. Eravamo pieni di polvere, ferite nelle mani e soprattutto nel cuore nel vedere una città ridotta così. Mentre scavavamo con le mani, aiutati da molti cittadini presenti che ci indicavano dove si trovava la camera da letto, il soggiorno, si presentano i “volontari” della Protezione civile con le loro belle divise linde e pinte. La sensazione (poi condivisa con altri colleghi) fu che i “volontari” erano al seguito delle telecamere e non il contrario. Questa cosa ci disgustò molto, ma a noi interessava fare solo il nostro dovere, loro ci tenevano a farsi riprendere. Spero un giorno di tornare in questa meravigliosa città, ritrovare le persone del luogo che hanno scavato fianco a fianco con noi pompieri e di vederla ricostruita anche se non sono molto ottimista, la storia passata del nostro Paese ci insegna.

Luigi. “Cosa si pretende da noi? Dobbiamo forse morire di fatica?”. “Non solo dobbiamo garantire la partenza da tutta Italia per le zone terremotate, fare fronte a mezzo paese in fiamme, ma subire anche le determinazioni del Ministero dell’Interno che, complici alcuni dirigenti carrieristi, manda i lavoratori sotto Consiglio di Disciplina perché non ce la fanno fisicamente a lavorare per 24 ore continuative”. Questa gravissima imposizione non solo arriva dopo un periodo di enorme sforzo per il personale, ma adesso non è in alcun modo giustificabile e deriva solo dalla mancata volontà di rafforzare un organico carente che richiederebbe nuove assunzioni. Emerge un quadro drammatico sul soccorso tecnico urgente in Italia. Negli altri paesi i “volontari” sono tutti “targati” Vigili del fuoco. Ad esempio in Francia sono 120mila, ma sono tutti vestiti, formati, attrezzati dai Vigili con le stesse radio e mezzi. In Italia le risorse economiche per il soccorso si perdono in un mare di rivoli: Misericordie, Pubbliche assistenze, Forestale, Regioni, Comuni, Province. Hanno creato non solo un danno economico grosso perché ci vogliono i soldi per: radio, divise, attrezzature, mezzi, carburante, logistica, con il risultato che si tolgono mezzi importanti di sostegna ai Vigili del fuoco. Ma il dramma è che questi enti, oltre ad essere scollegati fra loro, hanno vertici, linguaggi, apparati radio ed elicotteri diversi. Quando parlano del C.O.M. (centro operativo misto) è un enorme “cazzata”, avete presente quando nella Bibbia i popoli della Palestina ad un certo punto non si capiscono più nel parlare? Così nasce la “Torre di Babele”. In Italia nel soccorso pubblico hanno fatto una cosa uguale. Questa diversità di linguaggio nel comunicare, nell’intervenire con uomini e mezzi diversi, certamente non fa bene al cittadino che deve ricevere il servizio nel miglior modo possibile. Sul posto se ad un volontario di uno di questi otto/nove (non si capisce quanti siano) enti, gli dico di far qualcosa… mi rispondono: “E’ passato il nostro Presidente e ci ha detto di stare qui.” Se tutti invece fossero Vigili del fuoco risponderebbero ad unica struttura, perché io che ne so, se questi “volontari” sanno andare su un incendio o su un vicolo dell’Aquila crollato? Oppure dobbiamo soccorrere anche loro? C’è un circolo vizioso di finanziamenti che la politica dà per un ritorno elettorale. Gli stessi “volontari” prendono soldi sottoforma di diaria giornaliera, altro che volontariato gratis! Sono Ferdinando Mattei – RdB Vigili del Fuoco. Che paese strano il nostro, il terremoto mi ha riconfermato il gran cuore degli italiani anche di quelli che la vorrebbero un po’ più divisa, ma mi ha anche riconfermato che di ogni critica si fa immediatamente polemica. Qualche giorno dopo il sisma comunicai agli organi di stampa che i soccorsi si ’ingolfarono” quasi subito e qualcuno polemizzò che non era il momento di criticare. Io invece so quale “addetto ai lavori” che quelli sono gli unici momenti in cui le parole vengono ascoltate, a bocce ferme sono sempre lettera morta. Che paese strano il nostro con due strutture di protezione civile spesso in antitesi l’una con l’altra, quella ufficiale ed i Vigili del Fuoco (la categoria più amata dagli italiani). La prima che dovrebbe essere coordinata dai secondi come da legge ma che in realtà li vede asserviti ed impegnati nei lavori più “sporchi” e pericolosi. La prima inondata di flussi importanti di denaro pubblico all’occorrere di una calamità, i secondi umiliati a mendicare il carburante e sempre incerti di raggiungere le zone disastrate con mezzi di colonna mobile trentennali tenuti insieme col fil di ferro. La prima con tanta volontà, i secondi con un’esperienza inarrivabile. La prima in albergo quattro stelle i secondi che devono, a sei mesi dal disastro, sopportare ancora turni di sedici ore di lavoro continuo per poi ritornare in tenda e fare le pulizie per poi abbandonarsi spesso stremati. Beninteso non voglio cadere nell’equivoco, il volontariato è sintomo di civiltà, la critica è strutturale e rivolta alla politica che ha creato e sostiene questa situazione. Ma di questi argomenti non si deve parlare, vedasi le puntate di “Anno Zero” e la inevitabile vergognosa polemica volta a fraintendere che le critiche fossero rivolte lo slancio altruistico individuale delle componenti volontarie. Queste due organizzazioni hanno un denominatore comune; l’immagine! La politica se ne approfitta a piè sospinto poi dei pompieri si dimentica e per l’Abruzzo neppure li paga.

Vai al blog di Samanta Di Persio

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mag
25

Shhhhh!

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Shhhhh!…parla piano…eh?  Come perché? Non vorrai mica che ti sentano, no? Come chi? Loro no? Ma come, non ne sai niente? ma dove vivi? L’hanno detto pure al telegiornale, non lo sai che c’è una lobby che ci spia, che ascolta le nostre telefonate…si, proprio le nostre, ma non solo quelle di noi due, ma anche quelle di tutti gli altri italiani…eggià! Come? Cos’è una lobby? macchennesò…che razza di domande mi fai…chisseneimporta…la cosa grave è che invade la nostra privacy, oh, l’ha detto sempre il telegiornale.
Che cos’è la privacy? Oh, ma non sai proprio niente, vabbè te lo spiego io: metti che tu te ne stai al telefono con un tuo amico e fai un po’ di conversazione, parli del tempo…della partita…del terremoto…delle risate che ti facevi alle tre e mezza di mattina…i soliti argomenti insomma…quella lì è la privacy…capito?…No? Ti faccio un altro esempio allora: metti che c’hai degli appalti, che te li hanno dati perché hai fatto conoscere quattro donnine scollacciate a qualche tizio che ci poteva mettere una buona parola, per gli appalti intendo, e lo stai raccontando al telefono ad un altro amico…quella lì è sempre privacy, hai capito adesso? Noo? Ma allora sei de coccio…

Guarda ti faccio un altro esempio chiaro chiaro, semplice semplice… Allora…metti che sei un mafioso, che telefona alla mamma, e siccome vuole che la mamma sia orgogliosa di lui, le racconti di tutte le cose belle che fai…le persone che proteggi in cambio di un piccolo obolo, gli affari che fai con l’edilizia, i nuovi mercati in cui stai espandendo la tua attività,
come le energie rinnovabili, l’ecologia, tutte cose utili per il paese…anche questa qui è la privacy, hai capito ora?

Aaah…vedi che alla fine hai capito…oh, devo dirti la verità, all’inizio non capivo nemmeno io, poi però, a suon di sentirlo ripetere da tutti quei signori in doppiopetto blu… e poi l’ha detto anche il telegiornale.

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apr
21

Opinione (?) pubblica

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Pensare, riflettere, elaborare le informazioni che incessantemente ci bombardano, formarsi una propria opinione sono attività che necessitano di tempo e di energie. E nella società dei quattro salti in padella dove nessuno ha più neanche il tempo di cucinarsi un piatto di pasta figurarsi se è possibile “perdere tempo” col cucinarsi il cibo per la mente.

D’altronde la televisione in questo ambito è il cibo precotto per definizione; economico e pronto in un attimo basta pigiare i tasti del telecomando per saziarci a volontà. Opinionisti (sempre gli stessi), giornalisti (o presunti tali) e politici (uomini d’affari) sempre presenti sul piccolo schermo a dirci cos’è giusto, cos’è sbagliato e soprattutto cosa è bene per il paese e cosa vuole veramente la gente.

Secondo me, a mio avviso, io penso che.. sono introduzioni ormai estinte che hanno lasciato il posto a la verità è che, è il paese che ce lo chiede, questi sono fatti e non chiacchere, etc. Ed ecco che l’italiano medio ascoltando questi ebeti del fu tubo catodico in pochi minuti è sazio come dopo un pranzo di Natale. Basta ascoltarlo nei suo discorsi questo italiano medio per rendersi conto di questa tragicomica situazione. Quando parla di temi di attualità vomita esattamente tutto quello che ha sentito e il più delle volte senza neanche modificare i vocaboli. E così al bar, al lavoro, in piazza ti tocca spesso risentire le stesse identiche frasi sentite la sera prima in qualche salotto televisivo. Sia che si tratti di politica sia che si tratti di calcio o cronaca.

L’opinione pubblica si stabilisce a tavolino intorno ai quali siedono redattori, editori, politici, psicologi tutti impegnati a cucinare il piatto da servire all’italiota sempre pronto e disponibile ad appropriarsi di tutto ciò che di pronto e di gratis gira. E guai se provi a discostarti dal pensiero comune, se preferisci cibarti diversamente e magari (blasfemia) con cibi sani e genuini. Ti guardano come se fossi un alieno, un pazzo, un visionario o alla meglio un disinformato che non sa quello che dice. La frase che classica che ti senti dire è: ma che dici! Informati! ma non la vedi la Tv?

Tu non sei , non sei più in grado neanche di dire SE! quello che hai in testa l’hai pensato te!

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mar
26

La forza della rete

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Nel prossimo futuro sulla rete confluiranno tutti i media attuali, è un fatto inevitabile un processo irreversibile. Ieri sera grandi professionisti dell’informazione, ma anche dell’intrattenimento, hanno dato vita ad un evento eccezzionale sia per i contenuti sia per la portata. E’ già iniziata la guerra dei numeri ma rimane il fatto che senza la rete tutto ciò non sarebbe stato possibile, non si sarebbero recuperate le risorse economiche necessarie, non si sarebbe potuto pubblicizzare a dovere l’evento, ma sopratutto non si sarebbe potuto trasmettere. E’ vero che molte TV locali e radio nonché current si sono messe a disposizione, ma senza l’ausilio della rete anche loro sarebbero stati impossibilitati a trasmettere.

Queste potenzialità sono ben note sia ai politici sia alle lobby, tant’è che da tempo in maniera bipartisan si sta facendo di tutto, non solo in Italia, per ostacolare, impedire e rallentare questo processo. Vogliono tirare il più a lungo possibile coi sistemi attuali per poterci guadagnare quanto più possibile o per poter mantenere il loro potere, ma la forza della rete è dirompente e nessuno la riesce a fermare neanche in Cina e in Iran. Quello che si è visto ieri sera è l’ennesimo esempio di queste potenzialità, la rete ha già prodotto molto sia in termini di informazione (chiunque può realizzare un blog o utilizzare i social network), sia in termini di aggregazione (movimento 5 stelle -popolo viola) ed è proprio quest’ultima caratteristica quella che fa paura, l’interattività del web e la facilità di comunicazione consente di passare dal virtuale al reale e dare concretezza al tanto ciutato termine democrazia dove uno conta uno e ciascuno conta qualcosa.

La diretta notturna di Santoro & Co. da Bologna ha avuto il merito di mettere in evidenza il potere delle sinergie tra media elettronici e digitali, portando ad un pubblico variegato i contenuti di una serata “scomoda” che nell’attuale contesto politico-mediatico non avrebbe mai trovato spazio nell’arena delle Tv “di mainstream”. È interessante vedere come nell’era digitale sia possibile bypassare con una certa efficacia lo strapotere dei mass media e le decisioni unilaterali che cercano di imbavagliare la pubblica opinione.
Lo spettacolo live nel palasport di Bologna, mandato in diretta sui megaschermi in diverse piazze italiane, ritrasmesso da Tv locali, satellitari, web Tv, emittenti radiofoniche ha raccolto un pubblico difficilmente misurabile ma numeroso (125 mila contatti solo per lo streaming audio video su www.raiperunanotte.it) e concorde sul delicato tema della libertà di espressione e alla ricerca di un modello efficace – purché poco impegnativo – di protesta o di dissenso.
Appena si è parlato di rivoluzione (Monicelli) alcuni si sono sentiti in obbligo di ridimensionare il concetto per evitare pericolose derive interventiste, mentre la stessa forma di civile pudore risulta sconosciuta a chi sostiene e rappresenta l’attuale maggioranza politica, affermando e smentendo a corrente alternata lo stesso concetto a seconda del momento e dell’interlocutore, non importa se attraverso i telegiornali della Tv pubblica, nei comizi di piazza, nei congressi di partito, sulle pagine dei principali quotidiani italiani, nelle conversazioni telefoniche intercettate o, quando accade, davanti ai giudici.
Il format della serata ricalcava la trasmissione ‘AnnoZero’ ma in realtà era un meticciato di Televisione, cabaret, varietà ed evento di piazza, ben condotto da un Santoro perfettamente a suo agio con il brusio prodotto da oltre 5000 persone, qualche ospite indisciplinato e gli inconvenienti fisiologici di uno studio Tv ricreato in poche ore dentro un palasport. Un format che risulta un modello efficace per la capacità di fornire stimoli di discussione nei giorni successivi, per dare coesione alla community composta da quanti non sono allineati con il Governo, ma soprattutto per la possibilità di rivedere tutto (o in parte) lo spettacolo nei giorni successivi e per creare “rumore” intorno alle anomalie nostrane e ad un concetto pressocché incomprensibile oltre i nostri confini nazionali: nella Tv pubblica politicizzata italiana non c’è spazio per l’approfondimento politico in vista delle elezioni, ovvero vietato farsi un’opinione.
Qualche suggerimento interessante è uscito dal patchwork composto dalle parole serie e facete di Benigni, Monicelli, Travaglio, Morgan (un po’ “fuori luogo”), Gabanelli, Floris, Iacona, Lerner, dalle lavoratrici e dai lavoratori delle aziende in crisi, dai precari della ricerca, da Crozza, Cornacchione, Luttazzi (sempre ‘estremo’), Elio e le Storie Tese, Venditti, De Sio (Teresa), Vauro, Trio Medusa. L’invito è di andare a cercare in rete i diversi sketch per continuare a discutere, facendo finta di essere in un Paese dove l’informazione è libera. Per gli operatori dell’informazione che si sentono imbavagliati o limitati nelle proprie manovre c’è sempre la possibilità di emigrare dove tutto è più semplice, magari nel famoso Zimbabwe.

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mar
16

Medaglie a pagamento

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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In questo paese non c’è limite al peggio. Ogni volta che ne senti una ti dici: beh stavolta abbiamo toccato il fondo, ma non passa mai molto che ti devi ricredere. Vi riporto questa nota di un Vigile del Fuoco in merito alle medaglie di riconoscimento per coloro che hanno operato in Abruzzo dopo il terremoto dell’Aprile scorso da cui potete rendervi conto di come il “bel paese” tratta quelli che non chalanche chiama spesso eroi. E se volete approfondire vi consiglio di leggere Ju Tarramutu dove troverete numerose testimonianze di Vigili del Fuoco sulle condizioni in cui sono stati costretti a lavorare in quei drammatici giorni.

Se fai parte dei Vigili del Fuoco e, come tale, hai lavorato giorno e notte per estrarre morti e feriti dalle macerie, costruito migliaia di alloggi temporanei, puntellato a prezzo di enormi fatiche e rischi d’infortunio il centro storico dell’Aquila, ritieniti compensato… dal riconoscimento di una benemerenza sotto forma di medaglia. Niente di nuovo, ci danno solo medaglie e niente tutele, siamo abituati.
Solo che ora il titolo di benemerenza e’ concesso a richiesta dell’interessato, previo pagamento della modica cifra di 130 euro. Somma che i singoli Vigili del Fuoco, per ottenere la medaglia e quindi il riconoscimento della propria partecipazione all’emergenza del post-terremoto, devono pagare a una societa’ privata: la System Data Center, produttore e distributore unico. Società all’uopo incaricata dal Governo Berlusconi con Decreto del 28 aprile 2009 attuativo del D.P.C.M. (sempre di Berlusconi) del 19 dicembre 2008.
Lo stesso D.P.C.M. (all’art. 9, comma 2) prevede “fortunatamente” che in certi casi si possa essere esentati dal pagamento, ma non lo auguriamo a nessuno Infatti, per non pagare bisogna essere morti e, quindi, ottenere di diritto la medaglia alla memoria.
Il presidente Berlusconi che di vendite se ne intende rilascia la propria indulgenza non per l’aldilà, ma convoca direttamente “gli angeli”, come sono stati definiti i Vigili del Fuoco dalla popolazione aquilana, e li premia con una medaglia tutta terrena al costo della modica cifra di 130 euro.

Che dire… Oramai si compera di tutto. Patenti, titoli di studio… Anche l’onore…

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mar
11

Toponomastica ad Ostuni

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Ricevo e volentieri pubblico queste osservazioni su un problema che solo apparentemente può sembrare banale. L’autore parla dei problemi relativi alla consegna della posta, ma diversi sono i risvolti di questa questione. Cito ad esempio la mia esperienza professionale e le difficoltà ad individuare il luogo esatto dove inviare un ambulanza quando richiesto, infatti non sempre il chiamante è tranquillo e sa spiegare in quale esatta via vanno inviati i soccorsi. Spesso il panico e l’agitazione prendono il sopravvento e vi assicuro che riuscire a capire l’esatto luogo è un’ardua impresa.

In Ostuni abbiamo un problema molto serio che si è creato negli anni e di cui non possiamo accusare l’Amministrazione Comunale in carica, ma ad essa ci rivolgiamo perchè si possa risolvere. Parliamo della toponomastica della città.
In Ostuni in passato hanno intitolato tante strade a personaggi locali che hanno lo stesso cognome ed a volte lo stesso nome o nome con la stessa iniziale e così abbiamo n° 12 Via Tanzarella, 11 Via Tamborrino o Tamburini e poi ancora 6 Via Ayroldi, 4 Anglani, 4 Trinchera, 3 Vincenti, 3 Lotesoriere, 3 Sansone, 3 Semerano, 3 Continelli, 3 Petraroli e 3 Petrarolo ecc. ecc..  Abbiamo una cinquantina di strade il cui cognome si ripete almeno due volte.
Così se arriva una lettera indirizzata al Sig. X Y Via A. Tanzarella: il postino andrà in Via Andrea Tanzarella, Angelo Tanzarella, Aristide Tanzarella o Antonio Tanzarella? Così c’è anche Via Giuseppe Tanzarella e Via Giovanni Tanzarella oltre ad altre 6 Via Tanzarella.
Se si vuole onorare la memoria di queste persone ebbene lasciamo stare una sola Via Tanzarella ricordando tutti i Tanzarella che in passato si sono distinti, una sola Via Tamborrino ricordando tutti i Tamborrino che hanno avuto certamente dei meriti, ecc. ecc.
In passato il postino della zona era sempre la stessa persona che conosceva tutti, ora i portalettere spesso sono supplenti e forestieri.
Finchè si tratta di giornali e posta pubblicitaria è un conto, ma quando indietro torna la bolletta della luce, del telefono o del gas e a qualcuno è capitato anche che gli è stata “tagliata” la luce o non è stato piu’ erogato il servizio dell’acqua o del gas… allora i disagi sono tanti.
Un altro problema collegato a questo visto che stiamo parlando di disguidi postali è il censimento e numerazione delle abitazioni delle contrade.
In campagna è tanta la posta che torna indietro perchè il povero malcapitato portalettere non riesce a recapitare la corrispondenza per mancanza di una precisa assegnazione della numerazione e indicazione delle contrade.
Ritornando alla toponomastica vorrei ricordare all’apposita Commissione che in Ostuni manca l’intitolazione di una via o piazza a personaggi illustri che meriterebbero ciò e sono SANDRO PERTINI (anche se recentemente gli è stata intitolata la Villa Comunale), San Biagio che è il protettore della città,Madre Teresa di Calcutta, San Pio da Pietralcina, Martin Luther King, il dott.Barnard, Tito Schipa, Nino Rota, Pavarotti, Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Grazia Deledda (tutti premi Nobel per la letteratura del 900), Massimo Troisi, Alberto Sordi, Aldo Fabrizi, Federico Fellini, A. De Curtis, il grande Eduardo De Filippo e fratello Peppino, Solgenitsin, Sakarov, ecc. ecc. ecc.
Grazie se vorrete interessarVi, porgo cordiali saluti.

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Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Quando una impresa ha un buon cliente lo deve trattare bene, altrimenti rischia di perderlo e con esso perdere i relativi guadagni. TRCB (teleradiocittàbianca) emittente televisiva di Ostuni è un’impresa e il Comune di Ostuni un suo cliente, anzi sarebbe più giusto dire che l’amministrazione comunale è un suo buon cliente. Gia, perchè è questa che decide come utilizzare il denaro pubblico e, di conseguenza, decide di chi essere cliente. L’attuale amministrazione ha deciso di essere un buon cliente di TRCB, un buon cliente perchè garantisce sia un introito fisso  di circa 20 mila euro all’anno solo per il servizio di “informazione amministrativa” sia introiti aggiuntivi, quelli “una tantum” tipo i mille euro per trasmettere la partita di calcio Ostuni-Acireale ma anche alcune iniziative estive organizzate dall’assessorato al turismo in collaborazione con TRCB, collaborazione che di certo non è stata erogata a titolo gratuito.

Quindi che può fare TRCB se non tenersi buono questo caro cliente; e non perde occasione. Se avete avuto modo di vedere il servizio che questa emittente ha fatto sulla manifestazione di Sabato scorso potreste avere idea di quello che sto dicendo. Il Forum Ambiente e Sviluppo, organizzatore dell’evento non è stato minimamente citato, degli interventi di Protopapa del WWF di Brindisi, dell’Ing. Deleonibus del comitato No petrolio di Monopoli, del sottoscritto, di Walter Ex Trento del comitato No alla strada dei colli e di Benedetta Farina nessuna traccia. Non è stato neanche riportato il fatto che a fine corteo vi sono stati degli interventi delle associazioni ambientaliste del territorio.

E allora che cosa hanno detto? Che la cittadinanza è scesa in piazza al fianco dell’amministrazione, qualche breve dichiarazione di partecipanti e poi un fiume di interventi delle personalità presenti: sindaci, senatori, consiglieri provinciali. Ed ecco allora che uno ieri mi ha detto: “tu che ti lamenti sempre, hai visto che bella manifestazione ha organizzato il comune?”. Naturalmente io ho provato a spiegargli come sono andate realmente le cose, ma lui (non avevo dubbi) mi ha risposto: “No, ti sbagli, l’ha organizzata il comune l’hanno detto pure in tv”.

In questo caso il servizio reso all’amministrazione è stato doppio, perchè non hanno solo messo il cappello dei politici su un’iniziativa promossa ed organizzata da altri, ma hanno ofuscato l’esistenza del forum permanente Ambiente e Sviluppo: cittadini che si incontrano per occuparsi dei problemi ambientali del proprio territorio ed hanno deciso di farlo con determinazione creando una rete con altri movimenti ed associazioni sparsi in provincia ed oltre. E questo fa paura, perchè produce informazione, produce consapevolezza, produce senso civico, produce cittadinanza attiva. E questo non è buono per chi detiene e vuole continuare a detenere il potere. Loro lo sanno che se la gente si riunisce per tutelare il proprio territorio, i propri diritti, il proprio futuro, lo fa perchè sa che la politica ha altri interessi. E se il messaggio si diffonde e questo gruppo cresce, il dominio potrebbe cominciare a cedere.

Quindi, spegnete le Tv e accendete i PC, accendete la mente.

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Treni di fuoco

Posted by: Paolo Mariani | Comments (0) Stampa Stampa
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Martedì 22 dicembre alle 17.30 circa, lungo la linea ferroviaria tirrenica, all’altezza di Gavorrano -  Giuncarico (Gr), una delle cisterne di un treno merci che trasportava Gpl, stava viaggiando con le ruote completamente avvolte dal fuoco, quando un automobilista lo ha notato ed ha immediatamente avvisato i vigili del fuoco. Il treno che viaggiava in direzione sud è stato fermato prima della stazione di Grosseto. I vigili hanno spento il fuoco e raffreddato i freni del carro.

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