Archive for Informazione
Ieri i soliti strombazzanti pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti hanno dato risalto alla notizia secondo la quale i parlamentari si sarebbero tagliati lo stipendio di 1.300€ lordi pari a 700€ netti al mese. L’ennesima bufala per far credere al popolo bue che anche loro sono pronti a sottoporsi ai sacrifici che ormai quotidianamente dispensano a tutti noi.Una bufala perchè in realtà non si tratta di nessun taglio ma semmai di una rinuncia all’aumento (Cazzo ci mancava pure che si aumentassero i compensi). Infatti, il passaggio al sistema contributivo nel calcolo dei vitalizi esonera i nostri parlamentari dal versare mensilmente la rata precedentemente prevista per questo vegognoso quanto ingiustificato privilegio. E a quanto ammontava quella rata? Esattamente a 1.300€ al mese che si sarebbero ritrovati belli belli in busta paga, quindi per evitare il solito scatenarsi di polemiche e, questa volta, un probabile linciaggio, hanno semplicemente deciso di rinuciarci e cercato di sfruttare l’occasione per far credere, con l’ausilio dei soliti mezzi d’informazione in gran parte responsabili della situazione in cui ci troviamo, che finalmente dopo tante polemiche avessero provveduto ad un vero e cospiquo taglio dei loro emolumenti che io, invece, continuo a definire privilegi.
Nel frattempo Zero Privilegi Puglia è iniziata e nessun giornale o televisione ne parla. Si sono già raccolte firme in importanti città quali Lecce, Brindisi e Fasano per citarne alcune, ma per i media tutto ciò non esiste. La raccolta firme naturalmente è appena iniziata e dalla prossima settimana si estendera capillarmente in tutta la regione. Su www.privilegipuglia.com potete trovare tutte le informazioni necessarie su dove potrete firmare con orari e luoghi precisi. Informatevi e diffondete quanto più potete.
Venerdì 3 Febbraio alle ore 18 presso la Federico II eventi di Via Latilla 13 a Bari presenteremo ufficialmente la proposta e spiegheremo nel dettaglio obbiettivi, finalità, risparmi ed organizzazione. A seguire verrà proiettato “Grillo is back” lo spettacolo più visto in Italia nel 2011 e di cui nessuno ha parlato. Siete tutti invitati, l’ingresso è ad offerta libera e se qualcuno vuole un passaggio in auto non ha che da comunicarmelo.
Ad Ostuni erano previsti appositi banchetti per questo fine settimana. Sabato mattina al mercato, sabato pomeriggio in Via Pola e Domenica mattina in Piazza della Libertà ma il comune sta iniziando la sua solita opera di ostruzionismo che dimostra ogni qual volta tali iniziative non sono ad opera di amici, soci e compari. La richiesta di autorizzazione all’utilizzo suolo pubblico depositata presso l’ufficio del Sindaco la settimana scorsa vegeta ancora nei cassetti del municipio e, a detta del funzionario, la relativa pratica non è stata ancora avviata, probabilmente avverrà la settimana prossima quando quella autorizzazione non sarà buona neanche per pulirsi il culo. Io ho fatto il mio dovere: ho inoltrato la richiesta in tempo utile, ho informato sia il comando dei Vigili Urbani sia il Commissariato di Pubblica Sicurezza competenti così come prevede la legge. Chi raccoglie le firme per la Legge di iniziativa popolare sta esercitando un diritto previsto dallo Statuto della Regione Puglia, e tale diritto non può essere in alcun modo ostacolato o limitato da chicchessia, tanto meno dalle istituzioni locali che, invece, devono agevolare al massimo l’esercizio di tale diritto. Giovedì mattina tornerò alla carica alla ricerca dell’autorizzazione, in caso di esito negativo solleciterò per iscritto una risposta entro 24 ore informandoli che in caso di esito negativo intenderò il loro silenzio come un assenso. Quindi nei giorni e luoghi indicati sarò per strada a raccogliere le firme per questa proposta. Non è escluso che, però, le forze dell’ordine mi facciano sloggiare. Loro non si arrenderanno mai noi neppure.
Ti potrebbero interessare anche:
Il 2011, che oggi ci acingiamo a salutare per sempre, ci ha portato nei suoi ultimi colpi di coda l’amico dei banchieri Monti per riportarci tutti sulla strada dell’equità e della sobrietà. Una strada lastricata di tasse, austerità e sacrifici per tutte le persone oneste che col loro lavoro hanno faticosamente e silenziosamente fatto grande questo paese. Tra le varie scellerate norme adottate ce ne è una che non si può che vedere con favore: i tagli ai finanziamenti ai giornali. Per carità, anche in questo caso si poteva fare meglio, abolirli completamente ad esempio, ma non si può non gioire di fronte a questa scelta.
Più volte da questo blog ho evidenziato quanto l’informazione sia responsabile della deprimente situazione politica ed economica del paese. Se la maggior parte degli Italiani hanno subito e sopportato tutto quello che è successo negli ultimi vent’anni e se, nonostante tutto, hanno continuato a votare sempre gli stessi partiti e mantenuto al potere sempre le stesse persone è proprio grazie ai mezzi d’informazione che tutto hanno fatto fuorché informare i cittadini di quale fosse realmente la situazione e di quanto i politici, sempre in tv e sui giornali a diffondere i loro proclami, li prendessero per il culo.
Qualche esempio? C’è stato un qualche giornale che ha informato i cittadini su quali siano gli effetti sanitari ed economici degli inceneritori voluti sia dalla destra che dalla sinistra e da confindustria? C’è stato un qualche giornale che ha messo in evidenza l’assoluta incongruenza tra quello che gli esponenti politici annunciavano e i loro voti e le loro proposte in parlamento e nelle varie regioni? Quanti sanno che il famoso scudo fiscale, sul quale si sono scontrati per mesi nei salotti televisivi, è stato approvato grazie all’assenza in aula di numerosi esponenti della così detta opposizione (PD e UDC in particolare)? Stessa cosa se ci spostiamo in ambito economico. Grillo parlava del rischio fallimento della Parmalat anni prima che si verificasse. Un preveggente o semplicemente uno informato che aveva la libertà di parlare? E se qualche giornale, in un ritrovato senso del dovere, avesse informato i cittadini quanti avrebbero evitato di cadere in quella trappola e di perdere i risparmi di una vita? E l’enorme debito pubblico e la crisi economica che sino a qualche mese fa non esisteva sui giornali? Potrei continuare con esempi del genere per molto ancora parlando della Marcegaglia, di Vendola e anche di Monti dipinto dai media come un sant’uomo, un messia sceso in Italia per salvarci dai nostri peccati.
In Italia i giornali, nel vero senso del termine, non esistono. Esistono gli organi di stampa di partiti e poteri economici che invece di fare informazione fanno propaganda. Occultano notizie che possono nuocere alla loro parte, ma anche quelle che possono nuocere eccessivamente alla controparte in un tacito accordo che garantisce a tutti i soggetti di mantenere il proprio spazio di potere. Molti giornali hanno già iniziato la controffensiva giocando sul fatto che questi tagli li costringerà a chiudere e a licenziare numerose persone; alcuni per protesta hanno già interrotto le pubblicazioni (poco male). In prima linea, guarda caso, i giornali dichiaratamente di partito quali L’Unità e Liberazione che affermano di non poter sopravvivere senza finanziamenti pubblici eppure il fatto quotidiano, un giornale a tiratura nazionale, ha dimostrato che si può fare informazione anche senza soldi pubblici. E anche sui loro dipendenti va fatta una riflessione, come sono stati reclutati? Per merito tramite una pubblica selezione o per raccomandazione andando ad alimentare quel sistema di clientelismo che mantiene al potere chi ha distrutto economicamente, ma soprattutto socialmente il nostro paese?
Il presidente del consiglio nominato e mai eletto da nessuno Monti ha fatto solo la metà del lavoro. Quando il moVimento 5 stelle sarà in parlamento si batterà per la totale abolizione di questi finanziamenti che, vale la pena ricordarlo, pesano sulle nostre tasche per circa 1 miliardo di euro all’anno.
Ti potrebbero interessare anche:
Come prendere due piccioni con una fava continuando a santificare il messia Monti e, contestualmente, screditare Grillo? Semplice, inventarsi una dichiarazione di quest’ultimo in cui elogia l’operato del salvatore della patria affermando persino che era proprio quello di cui l’Italia aveva bisogno. Ed è quello che è successo in questi giorni da quando in rete ha cominciato a diffondersi una notizia in cui, appunto, si affermava che Grillo in un intervista al settimanale Oggi avrebbe dichiarato ‘”Io credo che ora questo Paese abbia bisogno di persone credibili, come lo e’ Monti, per traghettarci alle elezioni del 2013, cambiando la legge elettorale, il conflitto di interessi e bloccare il debito. Non ha iniziato male, io non mi permetto di dare un giudizio negativo su di lui”. Naturalmente la notizia ha fatto immediatamente il giro del web con gli scontati latrati degli indignati naviganti in particolare di quelli che negli ultimi anni si sono autoproclamati paladini dell’informazione in contrapposizione a quell’indegno e degradato spettacolo informativo che offrono i tradizionali media.
Io che da anni seguo il blog di Beppe, la sua vera voce, sono stato il primo a rimanere sbalordito di fronte a tale notizia, ma a differenza dei molti don chisciotte del web che come scodinzolanti cagnolini hanno immediatamente abbaiato nella speranza di far apparire Grillo come un nuovo che puzza di vecchio, la cosa che mi ha immediatamente lasciato perplesso è l’assunto secondo cui Grillo avrebbe rilasciato un’intervista al settimanale Oggi. La cosa sarebbe dovuta saltare immediatamente all’occhio anche al più disattento dei lettori, ma certo non a chi aveva come obbiettivo tutto fuorché informare. Se poi chi si erige a dispensatore della vera informazione avesse voluto adempiere con un minimo di dignità e serietà al compito che si è scelto avrebbe potuto semplicemente leggere quanto scritto da Grillo sul suo blog in queste settimane per rendersi immediatamente conto di quale sia l’opinione del Genovese nei confronti del nominato e mai eletto da nessuno Monti.
A far da spalla a questa panzanata, già smentita da Grillo che nega anche di aver mai rilasciato alcuna intervista al settimanale Oggi (questa si che sarebbe stata una novità e una notizia), non poteva certo mancare la televisione e così ieri sera il mezzobusto incartapecorito di bell’aspetto Lilli Gruber nel suo quotidiano programma otto e mezzo nell’incalzare Di Pietro, decisamente contrario alla manovra ammazza Italia che il parlamento si appresta ad approvare, ha pensato bene di sfruttare questa bufala per far passare Grillo come un sostenitore del governo Monti e delle manovre che lo stesso con la stuola di professoroni al seguito sta per imporre a tutti noi per “il bene del paese”. La smentita di Grillo era già stata pubblicata sul suo blog da diverse ore, ma la cosa è stata ignorata tanto dalla giornalista di esperienza Gruber quanto dalla redazione del programma da lei condotto, l’importante era far passare il messaggio che Monti è veramente un santo tanto che anche Grillo, sempre contro tutto e tutti, lo riconosce pubblicamente.
Ti potrebbero interessare anche:
La guerra in Libia è finita. Questo almeno raccontano, o non raccontano, i media internazionali. Il dittattore è morto, la democrazia ha trionfato e adesso si lavora alla costruzione della nuova Libia. Ci sono, però, voci fuori dal coro. Una di queste è quella di Paolo Sensini, saggista e scrittore, autore del libro Libia 2011, edito da JacaBook. Sensini, intervistato da PeaceReporter, racconta le sue indagini sui motivi reconditi di quella che ritiene un’azione volta ad eliminare Gheddafi e delle motivazioni che ne hanno deciso la fine. Dopo aver visto di persona la situazione, in quanto membro della Fact Finding Commission on the Current Events in Libya.
Com’è la situazione in Libia?
Il caos, con il Paese – come diceva qualcuno – riportato all’età della pietra e sull’orlo di una crisi umanitaria. In un Paese, piaccia o meno, che prima era un’eccezione positiva nella regione. Adesso si assiste a una sorta di guerra di tutti contro tutti, dove la situazione è degenerata non solo tra i ribelli e i lealisti, ma anche all’interno dello schieramento degli insorti. Non so se era stato previsto o meno, ma di sicuro era largamente prevedibile. Arrivano, ogni giorno, notizie di scontri armati tra fazioni per l’egemonia all’interno del Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt). Come ho ampiamente documentato nel libro, tra queste fazioni, la componente preponderante è quella legata ad al-Qaeda e all’islamismo fondamentalista. Rispetto ai lealisti, invece, si è avuta notizia negli ultimi giorni di un forte contingente (circa 33mila uomini) che si è ricompattato e ha dato battaglia a Zawiah e in altre zone. E credo che questa sarà una fase molto lunga.
Questo quadro potrebbe essere dovuto alla mancanza, come già accaduto in Iraq e in Afghanistan, di una strategia di lungo periodo, che dovesse prevedere gli scenari una volta che il regime fosse stato rovesciato?
Il progetto c’era come c’era anche in altri conflitti. Ed era proprio quello di gettare nel caos un Paese del quale tutti conoscevano la composizione sociale. Un sistema tribale nel quale, a differenza di quanto si è raccontato, esisteva un equilibrio differente da quella che secondo parametri nostri chiamiamo dittatura.
E’ più corretto parlare di un primus inter pares, che per altro non ricopriva alcuna carica politica ufficiale. Gheddafi era la guida, una figura carismatica, che in quanto leader della Rivoluzione teneva in equilibrio un mondo di un centinaio di tribù differenti. Gli analisti, tutto questo, lo sapevano benissimo. Dal mio punto di vista l’obiettivo, fin dall’inizio, era questo caos. Il primo gruppo di ribelli, molto ridotto, a Bengasi si sono inseriti in un colpo di Stato classico. Se un gruppo armato assalta edifici pubblici, in qualsiasi Paese, esercito e polizia reagiscono. Gli analisti sapevano dall’inizio che a questo gruppo mancava la forza di imporsi alle tribù in Libia. Quelle della Tripolitania e del Fezzan mai avrebbero accettato, e mai accetteranno, di essere dominate da questo piccolo gruppo della Cirenaica, che rappresenta circa il 25 percento della popolazione libica. Quando si è deciso di appoggiare questa cosiddetta rivolta, il piano più che evidente era quello di destabilizzare un Paese.
Secondo lei per quale motivo si è deciso di liberarsi di Gheddafi?
Di sicuro le sue scelte in campo petrolifero hanno influito nella decisione di rimuoverlo. A culmine di una lunga storia, che inizia con la rivoluzione del 1969 e con la nazionalizzazione di gas naturale e petrolio. Come c’entra di sicuro la monumentale opera idrica realizzata, negli anni Ottanta, il Grande Fiume artificiale, che fa gola a molti. La partita più grossa però, a mio avviso, come dimostro nel mio libro, è la politica di Gheddafi con l’Unione Africana. Della quale il Colonnello era l’artefice, il motore propulsore. Lavorando a un’unione doganale africana, con una banca centrale e un fondo monetario africano, in una prospettiva unica nella storia di dare all’Africa una propria politica di sviluppo lontana dalla politica colonizzatrice delle grandi potenze. Lavorava già alla moneta unica: il dinaro d’oro. Un’iniziativa già in fase avanzata che ora viene affossato in modo decisivo. Il primo passo era già stato compiuto, togliendo dalla circolazione il Franco CFA, utilizzata da quattordici ex colonie francesi. Mossa per la quale il presidente francese Nicholas Sarkozy accusò Gheddafi di terrorismo finanziario. Con il solito atteggiamento per il quale all’Europa è riconosciuta la dignità politica di creare una moneta unica, mentre all’Africa no. Un altro esempio, in questo senso, è quello del satellite RASCOM 1. Anche in questo caso la Libia era stato il motore dell’iniziativa che liberava gli stati africani dalla necessità di affittare i satelliti altrui.
Queste e altre iniziative di indipendenza sono state il motivo per rovesciare Gheddafi, compreso la gestione del petrolio.
In questo piano, la morte di Gheddafi rappresenta un incidente di percorso o una strategia precisa?
E’ stato l’obiettivo principale, fin dall’inizio. Lo dimostrano i bombardamenti. La missione Nato è stato un intervento armato a tutti gli effetti, altro che Responsibility to Protect, come nel mandato per la protezione dei civili. Scientemente, dal primo momento, si è perseguito l’obiettivo di eliminare Gehddafi. E’ stato subito ucciso un figlio del Colonnello e i suoi nipotini, ed è stata colpita Bab el-Azizia – il luogo della sua residenza abituale – decine e decine di volte.
Noi stessi, con la Commissione, abbiamo potuto verificarlo di persona. Una strategia che è terminata solo con la morte di Gheddafi. Anche in quell’occasione, inoltre, non è stato catturato dai ribelli. La sua colonna in fuga è stata bombardata da caccia inglesi e francesi con il supporto di droni, senza che ci fossero civili in pericolo. La morte di Gheddafi era l’obiettivo principale della missione, che fa cadere la foglia di fico della protezione dei civili. La Nato è intervenuta, dall’inizio, per mutare lo scenario politico del Paese. Provocando vittime tra i civili, anche se si diceva che si interveniva per proteggerli, andando ben oltre un mandato che prevedeva solo una no fly zone. Non a caso la missione è finita con la morte di Gheddafi. Passando a quel punto il testimone al Qatar, vero artefice del cambio di regime, prima con al-Jazeera a livello mediatico, e poi a livello militare con le armi e i combattenti che sono stati fatti affluire in Libia.
Qual’è il ruolo dell’Italia in tutto quello che è accaduto?
L’Italia non esce bene da questa vicenda. Un legame importante, cominciando dal ruolo di fornitore energetico della Libia per l’Italia con la pipeline che collega Mellitah a Capo Passero. Che era una delle misure contentute nel Trattato di Cooperazione e Amicizia disatteso e tradito in modo fraudolento dall’Italia. E l’Italia non ne esce bene. A cominciare dal fatto che è stato disatteso l’articolo 11 della Costituzione, a partire dal presidente della Repubblica Napolitano, che della Costituzione è garante. Come lo è dei trattati internazionali e anche lui ha firmato il Trattato di Amicizia. Che piaccia o meno chiudeva un contenzioso storico. Due anni dopo siamo coinvolti in un conflitto, guarda caso, per l’ironia della storia, esattamente cento anni dopo l’occupazione italiana della Libia.
Cosa crede che accadrà in Libia?
A Bengasi, qualche giorno fa, sul palazzo di Giustizia, campeggiava la bandiera di al-Qaeda. Jalil, presidente del Cnt, lo ha dichiarato: tutte le leggi che verranno promulgate non dovranno essere in contraddizione con la sharia, con tutto quello che questo comporta. Decisamente un passo contraddittorio per un Paese nel quale si è intervenuti per portare la democrazia. A Tripoli, il comandante della piazza militare è Abdelhakim Belhaj, fondatore del Gruppo Islamico Libico Combattente, una delle personalità di riferimento di al-Qaeda, come sostenuto dagli stessi statunitensi che lo hanno arrestato in Iraq prima e in Afghanistan dopo, facendolo passare da svariate carceri tra le quali Guantanamo. Questo è il quadro che emerge, con un islamismo radicale che Gheddafi ha tentato di contenere. E del quale poco si sa in Italia. Io ho lavorato su questo aspetto, dedicandogli un capitolo del mio libro, con studi che arrivano dall’accademia militare Usa di West Point, dai quali emerge che il numero più consistente di attentatori suicidi – in percentuale rispetto alla popolazione – proviene dalla Cirenaica. Con la variabile che un arsenale enorme e moderno è finito nelle mani di questi personaggi. C’è poco da aspettarsi, secondo me, in senso democratico. Al contrario di quello che certi soloni occidentali hanno sostenuto e continuano a sostenere.
Ti potrebbero interessare anche:
Se esiste, in Italia, un qualcosa di più indecente della politica questo sono sicuramente i mezzi di informazione. Al servizio di quel partito o di quella corrente utilizzando fiumi di denaro pubblico tramite i finanziamenti all’editoria, tutto fanno tranne che il loro mestiere ovvero informare. Di esempi ne potrei fare migliaia e tenervi occupati alla lettura per ore, ma voglio limitarmi all’ultimo in ordine cronologico. Di due fatti che riguardano il medesimo argomento che da mesi tiene banco nell’opinione pubblica uno viene completamente oscurato, mentre l’altro viene riportato senza però rilevare alcuna considerazione e senza sottolineare l’assoluta incoerenza dei protagonisti con quanto promesso qualche settimana prima.
Mi riferisco, naturalmente, al vergognoso tema dei costi della politica sul quale si stendono fiumi di parole e di inchiostro da mesi, per non dire da anni senza che nessuno, e sottolineo nessuno, abbia mai formalizzato una seria e concreta proposta. In questa marea di parole e promesse una proposta di legge in merito sarebbe dovuta essere di assoluto interesse pubblico e, se essitessero dei mezzi informazione, se ne sarebbe dovuto dare il giusto risalto. Invece il nulla. Nessun giornale e nessuna televisione ha dato, invece, notizia del fatto che Lunedì 7 Novembre presso la regiona Puglia è stata depositata una proposta di legge di inziativa popolare che dà un serio ed importante taglio ai costi della politica regionale. La notizia è stata completamente censurata (ad eccezione di qualche piccolo portale web) nonostante il relativo comunicato stampa sia stato inviato a tutte le redazioni dei mezzi di informazione regionali. Chi, all’interno di altri articoli, ha accennato all’iniziativa ha fornito pure informazioni sbagliate e distorte. Il motivo di questo silenzio è semplice, osservando un vecchio detto non far sapere al contadino quanto è buono il formaggio con le pere, pennivendoli & Co sanno che è meglio non far sapere al cittadino quanto è forte il potere della partecipazione e della democrazia diretta.
Vabbé, ma la stampa mica è costretta a diffondere tutti i comunicati stampa che gli vengono inviati. Certo che no! Ma dare diffusione di notizie di interesse pubblico si. Eccheccazzo, se non fanno questo non si capisce quale sia la loro funzione. E qui non stiamo parlando di un comunicato sulla pettinatura dei cavalli o sul bianco della calce che non è più il bianco di una volta che, sono convinto, avrebbero pubblicato, ma stiamo parlando di un argomento che da mesi riempie pagine di giornali e trasmissioni televisive e una proposta che prevede 9 milioni di euro di risparmi all’anno e l’eliminazione dei tanto contestati privilegi della casta, difficilmente può risultare di non interesse pubblico.
Tant’è che, esattamente il giorno dopo, un’altra proposta sul medesimo argomento ottiene spazio e risalto su tutti i giornali. Proposta però è una parola grossa perchè nulla è stato formalizzato, siamo ancora alla fase degli annunci e delle promesse. L’ufficio di presidenza della regione Puglia pare abbia predisposto una proposta che ha distribuito ai capigruppo consiliari e solo a loro, del testo non ne è stata data alcuna diffusione e quindi il contenuto lo possiamo dedurre esclusivamente dalle dichiarazioni dei protagonisti, in particolare del presidente Introna che, vedendo i precedenti, potrebbe risultare anche non molto credibile. Ve la ricordate la diminuzione dei consiglieri regionali che lo stesso annunciava come già definita ad inizio estate? Ecco, se ve la ricordate sappiate che invece in regione se la sono scordata in qualche cassetto dove giace dal giorno dopo l’annucio. Adesso è arrivato, invece, il momento degli annunci sui vitalizi e sugli assegni di fine mandato di cui, specifichiamo, non si prevede l’abolizione come invece nella proposta Zero Privilegi Puglia, ma semplicemente una riforma nel calcolo degli stessi.
Questa misera, quanto vacua, proposta è stata riportata nelle prime pagine di tutti i giornali, ma nessuno di questi presunti giornalisti ha pensato di porre al presidente Introna una semplice quanto ovvia domanda. Va infatti ricordato che la conferenza delle regioni qualche settimana fa ha approvato all’unanimità l’impegno ad abolire il vitalizio dei consiglieri regionali e tra questi unanimi c’era pure la Puglia rappresentata per l’occasione del presidente Vendola. Ma per queste semplici ed ovvie osservazioni ci vorrebero semplicemente dei mezzi d’informazione che in Italia si sono estinti ormai da anni e così siamo ridotti ad avere delle galline (politici) che cantano i loro slogan e giornalisti che fanno l’uovo sui loro giornali. Pennivendoli co co dè.
Ti potrebbero interessare anche:
Finalmente una manifestazione di cittadini che s’indigna contro l’attuale sistema finanziario, contro il vero potere, contro banchieri, manager e politici corrotti. Almeno duecentomila persone hanno raggiunto Roma da tutta Italia per ritrovarsi e proporre un cambiamento partendo “dal basso”. Le attuali generazioni hanno urlato: “noi non paghiamo il debito”! L’invenzione del debito pubblico frutto dell’usurpazione della sovranità monetaria (Trattato di Lisbona) è pubblicamente contestato, perché i cittadini dovrebbero pagare il falso in bilancio operato da criminali col colletto bianco?
Un corteo immenso, bellissimo, gioioso, colorato, danzante; una vera festa per i diritti umani e la libertà ha invaso la capitale. Vi erano cartelli contro il nuovo ordine mondiale, contro la BCE di Trichet e Draghi, contro il signoraggio bancario. Ho letto cartelli per la democrazia diretta e per una società più equa e più giusta, una società libera dall’ideologia della competitività e del libero mercato.
Ieri, in tutto il mondo si manifestava contro la religione neoliberista inventata da alcuni think tank americani, e indottrinata in tutte le università a partire sin dal secondo dopo guerra, affinché questa religione della crescita infinita, sinonimo di avidità e superbia, potesse far emergere le SpA e porle sopra la piramide del potere applicando il dogma: PIL, espansione monetaria e petrolio.
I popoli hanno detto chiaramente che ribalteranno la piramide del potere per progettare una società genuinamente democrazia ponendo il sovrano al suo vertice e non più l’élite degenerata. Mentre i popoli contestavano, l’élite era riunita per salvare le banche, esatto, il club dei ricchi tirava i fili dei burattini – i Governi – per salvare l’immorale industria finanziaria che sta rubando tutti i giorni le risorse delle generazioni attuali e future.
Nel giorno ufficiale del risveglio delle coscienze va in scena il solito sistema della “scuola Gladio di Cossiga e dei servizi deviati“, ebbene, accade quello che si poteva immaginare, visto il disservizio d’ordine. Alcuni teppisti chiamati “black bloc”, ma bisogna chiamarli vili mercenari, eseguono gli ordini calati dall’alto: terrorizzare il corteo di pacifisti. La radio ci informava che in via Cavour alcuni teppisti avevano incendiato auto e rotto vetrine dei negozi, al nostro passaggio una dozzina di questi vili spunta alle nostre spalle e lancia una bomba carta fra i passanti, poi una seconda bomba carta. Alcuni manifestanti aprono una colluttazione e mettono in fuga questo gruppo di persone infiltrate con l’evidente scopo di impedire lo svolgimento dell’evento favorendo lo status quo (nel video sottostante c’è il documento di quanto affermo). I fatti documentano che questi mercenari psico-programmati sono contro i popoli e contro i temi dei manifestanti e le loro iniziative servono per tutelare l’élite degenerata. Uno di questi stupidi vili confessa anche la loro organizzazione.
Già da tempo l’élite pensa di impiantare microchip sottocutanei per controllare le persone e questi stupidi stanno aiutando i potenti nell’applicare la loro agenda. Guarda caso è proprio Antonio Di Pietro ad aprire il dibattito su provvedimenti ad hoc, lo stesso politico “di sinistra” che ha votato per l’antidemocratico Trattato di Lisbona, l’Europa delle banche.
I Governi stanno dando vita a una nuova polizia giudiziaria e con quali poteri? Ne avevamo bisogno? Sembra che la dittatura preconizzata da Orwell sia sempre più vicina e gli infiltrati violenti sono complementari a questa strategia dell’élite per giustificare leggi e provvedimenti che limiteranno la libertà delle persone. Lo schema è sempre lo stesso: azione-reazione-soluzione.
E’ chiaro a tutti che questi sedicenti manifestanti sono vili mercenari coperti da forze dell’ordine deviate a servizio di frange politiche estremiste. E’ una caratteristica di tutti i Governi avere a disposizione persone psico-programmate per osteggiare il cambiamento.
I mercenari di ieri erano visibilmente ammaestrati, preparati, organizzati, riconoscibili a chiunque. Non erano ragazzi di scuola ma persone adulte consapevoli di quello che dovevano fare, il sospetto che siano lasciati liberi di agire è fondato. Una coppia di giovani milanesi mi ha raccontato che intorno alle 8 del mattino, presso la stazione di Anagnina hanno visto arrivare un centinaio di “black bloc” attrezzati per la guerriglia, sotto gli occhi dei Carabinieri che presidiavano il luogo. Nessuno è stato fermato, perquisito, nessuno.
Peppe Carpentieri
Ti potrebbero interessare anche:
Abbiamo tutti visto scorrere sui media le drammatiche immagini di quanto successo sabato a Roma e abbiamo tutti sentito e letto il fiume di parole di politici, giornalisti e commentatori vari. Al di là delle varie tesi sul perché e il come sia stato possibile, tra chi allude al complotto, chi tira in ballo i servizi segreti e i più che fanno riferimento ai black bloc, questi fantomatici guerriglieri urbani che magicamente appaiono ad ogni grande manifestazione senza che nessuno sia mai stato in gradi di arrestarne e/o identificarne uno, possiamo dire con assoluta certezza che l’operazione è perfettamente riuscita: le rivendicazioni, ma soprattutto le proposte dei 500 mila manifestanti sono completamente sparite dal dibattito pubblico.
Un gruppo di facinorosi non solo è riuscito a mettere a ferro e fuoco una città presidiata da migliaia di poliziotti antisommossa, ma anche a far scomparire dai mezzi di informazione le 500 mila persone che pacificamente hanno cercato inutilmente di manifestare. Come sempre accade una piccola minoranza detta le sorti della stragrande maggioranza.
Naturalmente in questa scomparsa vi sono almeno altri due complici. In primis proprio i mezzi d’informazione, sempre pronti ad avvolgere il loro pubblico con il fumo senza mai far apparire l’arrosto. Siano gli scontri di piazza, i gusti sessuali di questo e di quello, o la assillante e minuziosa cronaca nera tutto è utile e utilizzato pur di non parlare e mostrare quali siano i veri motivi e responsabili della drammatica situazione economica, politica e sociale in cui ci troviamo.
L’altro complice, forse quello più determinante, è sicuramente il popolo italiano. Quello sempre pronto a girare lo sguardo dall’altra parte, quello sempre in prima fila quando c’è da affermare che “tanto non cambierà mai nulla”, che “son tutti una maniera”, che “così è, così è stato e così sempre sarà”. Quel popolo che ha lasciato che Berlusconi diventasse presidente del consiglio ed ha tollerato un opposizione inesistente e vergognosa, anche più del governante. Quel popolo sempre pronto ad acclamare gli autoproclamatesi nuovi leader che da trent’anni campano di politica. Quel popolo che in questi anni ha lasciato ditruggere tutto quello che le generazioni precedenti avevano costruito e ottenuto e che ha lasciato, spesso consapevolmente, che fosse distrutta ogni possibilità di futuro per le prossime generazioni.
Ti potrebbero interessare anche:
Due ragazzi, due studenti universitari accusati di un efferato omicidio, dopo 4 anni di detenzione in carcere, sono stati riconosciuti innocenti dal nostro sistema giudiziario ma non dal popolo che, nella stragrande maggioranza dei casi, li considera due che sono riusciti a farla franca, tant’è che ieri all’uscita dal carcere i giovani con i rispettivi avvocati sono stati insultati da un gruppo di persone che li attendeva con ansia.
Non voglio certo entrare nel merito del processo, la cronaca nera non è argomento di cui si occupa questo blog, ma certo è che ciò che è accaduto a questi due ragazzi ha dell’incredibile in un paese dove non passa giorno in cui i problemi della giustizia non siano al centro del pubblico dibattito. Una giustizia che non funziona, che per oscuri fini si accanisce sempre contro gli onesti cittadini e che pertanto merita profonde riforme. Ebbene in un paese che da quasi vent’anni discute di questi e molti altri aspetti della macchina giudiziaria il fatto che due innocenti abbiano fatto quattro anni di carcere o, in alternativa a seconda dei punti di vista, che due efferati criminali siano riusciti a farla franca non accende il dibattito su questi temi, ma continua, come successo incessantemente in questi anni, a svolgere il suo processo parallelo negli studi televisivi con tanto di esperti in ogni campo.
Pensate se, non dico dopo quattro anni, ma anche solo dopo qualche giorno di carcere un politico fosse stato giudicato innocente. Credete che il dibattito si sarebbe concentrato sul merito dei capi di accusa e sulle ragioni della difesa oppure questi sarebbero stati aspetti completamente estromessi per far posto ai cronici problemi della giustizia con cui da anni i nostri politici da strapazzo ci intrattengono? E se poi tutto ciò fosse stato preceduto da decine e decine di trasmissioni televisive dove ogni piccolo dettaglio era stato analizzato e discusso per ore, a partire dalle prove fornite dal pubblico ministero, per passare a quelle ipotizzate dal giornalista di turno e per finire con le interpretazioni di frasi, sguardi e persino del tipo di abbigliamento indossato?
Ma i due ragazzi non sono politici, non hanno potuto appellarsi alla persecuzione politica e non hanno potuto beneficiare dell’immunità parlamentare. Hanno dovuto invece difendersi nel processo, piuttosto che dal processo, e lo hanno fatto stando in carcere con tutto ciò che una situazione del genere comporta ed ancor di più lo hanno fatto avendo contro l’intera opinione pubblica costantemente incalzata dai media che con la cronaca show ci fanno un sacco di quattrini. Quegli stessi media e quegli stessi personaggi televisivi che, invece, quando si tratta di politici sostengono che i processi non si fanno in televisione, che non è corretto analizzare spezzoni di intercettazioni e cercare di dargli un significato o un giudizio, che bisogna lasciare che la giustizia faccia il suo corso, che utilizzano il termine assolto invece che prescritto quando si tratta di politici del calibro di Andreotti o Berlusconi.
La speranza che un serio confronto sulla giustizia possa partire dal fatto che due giovani innocenti hanno fatto quattro anni di carcere o che due efferati assassini l’hanno fatta franca rimarrà vana, meglio aggrapparsi alla speranza di non trovarsi mai intrappolati negli ingranaggi di di quella infernale macchina.
Ti potrebbero interessare anche:
Ieri sera a Piazzapulita, il nuovo programma di approfondimento di LA7 condotto da Corrado Formigli, il ministro leghista Castelli, in merito ai costi della politica, si è definito un “poveraccio” che vive del proprio lavoro e che non possiede ne lussuose ville, ne yacht, ne ferrari e alla semplice e banale domanda “ma lei quanto guadagna” il poveraccio risponde di aver dichiarato 145 mila euro di reddito annuo. Adesso, a parte il fatto che ci vuole coraggio definirsi poveracci con questo reddito, rimango molto perplesso di fronte alla cifra fornita. Infatti 145 mila euro diviso 12 mensilità fa all’incirca 12 mila euro al mese e visto che, come sanno ormai anche i sassi, il solo stipendio di un semplice parlamentare è decisamente superiore alla cifra indicata dal leghista è difficile credere che un sottosegretario possa percepirne meno.
Vi è quindi nelle dichiarazioni di Castelli una falsità lapalissiana che nessuno nello studio della neonata trasmissione ha avuto la capacità, meglio dire la volontà, di dimostrare dati alla mano; eppure tra i tanti giornalisti presenti in studio ed una intera redazione a disposizione non sarebbe stato difficile sputtanarlo, cosa che poi sarebbe stata perfettamente in tema con le notizie di mignotte e faccendieri che ha caratterizzato l’intero programma. Bastava infatti andare sul sito della camera (qui) per trovare immediatamente i dati ufficiali degli stipendi parlamentari e, calcolatrice alla mano, fare due veloci conti per verificare che lo stipendio netto di un semplice parlamentare ammonta a oltre 13 mila euro. A questo punto si sarebbe potuto chiedere lumi perchè i casi sono due o siamo di fronte ad un sottosegretario sottopagato oppure semplicemente ha detto una mezza verità, prendendoci per l’ennesima volta per il culo.
Mezza verità perchè alla domanda “lei quanto guadagna” la risposta riguarda solamente quanto dichiara. Voi vi chiederete: e non è la stessa cosa? Assolutamente no! Infatti più della metà dello stipendio dei parlamentari, ma anche dei consiglieri regionali, è composto da presunti rimborsi. La diaria e il rimborso spese per il rapporto con gli elettori che rappresentano più della metà dello stipendio pur essendo delle indennità fisse sono camuffate come rimborsi e quindi, proprio per questo, non rientrano ai fini fiscali nel reddito. Ma i rimborsi, per essere realmente tali, dovrebbero essere erogati in base a delle spese effettivamente sostenute e documentate come avviene per qualsiasi tipo di lavoratore. La casta invece li ha trasformati in indennità fisse truffandoci così doppiamente, prima incrementandosi lo stipendio inventandosi dei rimborsi forfettari poi escludendo questi dal reddito in quanto rimborsi.
Comunque sia il caro, è proprio il caso di dirlo, Castelli si considera un poveraccio nonostante i 145 mila euro di reddito e il fatto di aver già maturato una pensione di oltre 10 mila euro al mese (è in parlamento dal 1992), ma non ha nessuna remora ad aver approvato norme che congelano per tre anni gli stipendi dei dipendenti pubblici (media di 2 mila euro) e nessuna remora ad approvare norme che continuano ad aumentare l’età pensionabile. Forse è il caso che il popolo italiano si organizzi per aiutare questo poveraccio, e gli altri come lui, ad andare a fare in culo.
Ti potrebbero interessare anche:
Ho iniziato a scrivere su questo blog nel settembre 2009. Le aspettative, ad essere sincero, non erano molte; pensavo più che altro ad un luogo virtuale e sempre disponibile dove inserire pensieri e commenti su quanto mi avveniva intorno ad Ostuni come in una qualsiasi altra parte del mondo, convinto che a leggere queste mie lugubrazioni mentali sarebbero state lette al massimo da una qualche decina di amici sparsi per l’Italia. Con mio grande stupore, osservando il numero di accessi, ho potuto constatare che sin dall’inizio venivano registrate più di mille visite mensili. Si trattava di accessi unici, quindi circa un migliaio di persone che mensilmente visitavano il blog ed osservando anche gli alti tempi di permanenza sul sito dei singoli utenti (una media di 7,47 minuti) mi rendevo altrettanto conto che la stragrande maggioranza di questi leggevano pure quello che scrivevo.
Fra poco più di un mese il blog compie due anni e gli accessi mensili hanno raggiunto quasi quota 1900, ai quali bisogna aggiungerne circa 150 che costantemente lo seguono sull’apposita pagina Facebook, incredibile. Certo siamo lontani mille miglia dai numeri che può snocciolare un grande portale web tipo beppegrillo.it che conta circa 500 mila accessi mensili, ma volete mettere il confronto? E’ come se mi mettessi su un circuito a competere con una 500 contro Schumacher e la sua ferrari, mi considererei vincitore anche solo se riuscissi ad arrivare sano e salvo al traguardo.
Vi è poi il canale youtube ed i relativi video che contano quasi 8 mila visualizzazioni ed infine TzeTze un sito su cui vengono pubblicate notizie provenienti esclusivamente dal web in base alla loro attualità e popolarità ed in funzione dell’importanza attribuita loro dagli utenti. Ovvero: gli utenti navigano sul web, votano, condividono e consigliano, anche tramite i social network, le notizie e i post che trovano; tzetze monitorizza questo traffico per poi pubblicare sulla sua home page quelle notizie e quei post che hanno registrato maggior apprezzamento dagli utenti. Riuscire ad apparire su questo sito vuol dire che non solo i post sono stati letti, ma apprezzati da diverse persone. Iapra li uecchie ce l’ha fatta ed è riuscita ad andare sia sulla home page di tzetze sia su quella di beppegrillo.it nella sezione ove compaiono le notizie più apprezzate dal popolo del web.
Naturalmente il merito di tutto questo non è solo mio (non è modestia ve lo assicuro) e pertanto voglio ringraziare in primis tutti voi che seguite e leggete questo blog, primi protagonisti di questa avventura e poi tutti coloro che inviandomi materiale, ponendomi quesiti o rilevandomi problematiche hanno di fatto contribuito concretamente alla realizzazione di decine di post pubblicati in questi due anni.
GRAZIE, GRAZIE e ancora GRAZIE.


















