Archive for Giustizia
Ci lamentiamo sempre della malainformazione, oggi invece è doveroso evidenziare che i media ed i politici, tutti in coro ad eccezzione del solito Di Pietro, sostengono una sacrosanta verità: le dichiarazioni che stanno fornendo alcuni pentiti all’interno del processo d’appello di Dell’Utri non dicono nulla di nuovo. E in effetti sono cose che si sanno da vent’anni. Tutti sappiamo che Berlusconi è diventato un grande imprenditore grazie alla corruzzione politica e alla collusione con organizzazioni mafiose. Tutti sappiamo che il PSI di Craxi ha spianato la strada all’ascesa della Finivest, ci vogliono far credere che allora l’obbiettivo era quello di regolamentare un settore dove c’era un vuoto legislativo, ma questa è solo una faccia della medaglia perchè le leggi emanate non sono andate verso un mercato plurale ed aperto a tutti i possibili attori del sistema, ma fu di fatto costituito un monopolio della televisione privata in mano ad un unico imprenditore.
La prima domanda da porsi è: se avessero adottato provvedimenti in grado di offrire la possibilita di inserirsi in questo mercato a qualunque soggetto avesse i mezzi tecnologici ed economici necessari, la Fininvest e quindi Berlusconi avrebbe potuto registrare un identico successo imprenditoriale?
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…Se poi ti guardassi intorno vedresti che il nostro mar è pieno di meraviglie, che altro tu vuoi di più. In fondo al mar…” Così cantava Granchio Sebastian alla sua Sirenetta. Pare che anche i nostri personalissimi granchi vogliano cantarci la stessa canzone, ma noi non siamo sirenette disneyane. Al più, se di sirene si vuol parlare, riferiamoci a quelle di chi lancia allarmi per cosa c’è in fondo al mare nostro. La storia, a partire dalla fine degli anni 80, ci racconta fatti inquietanti di morti ammazzati e non solo da patologie tumorali, di navi più o meno affondate o spiaggiate da affondamenti non andati a buon fine. Le chiamano navi dei veleni: discariche che contengono tutti i tipi di rifiuti più venefici, dalle scorie radioattive a quelli tossici. Oltre alle morti sospette da inspiegabili picchi di neoplasie in aumento, i fascicoli giudiziari delle procure di tutta Italia contengono parecchi verbali di testimonianze e non solo da parte dei collaboratori di giustizia. Molti giornalisti d’inchiesta hanno seguito i casi e da qui sono state scritte pagine e pagine e andati in onda servizi drammatici ( Rainews24, Blu notte, l’Espresso, solo per citarne alcuni). Via via che la verità stava per essere raggiunta o, quanto meno, illuminava la pista da seguire, ecco che succedevano immediatamente morti misteriose come quelle di Ilaria Alpi e Milan Hrovatin, di Natale de Grazia, punta di diamante del pool investigativo.
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La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sul tema del crocefisso nelle scuole ha messo in moto una polemica che è presto travalicata dalla questione specifica, per trasformarsi in un pesante critica ai “giudici UE”, all’Unione europea in generale che si occuperebbe di cose che non la riguardano.
La UE può essere criticata per mille cose: per le quote-latte, per la legislazione sui centimetri dei piselli, o amenità varie. Oppure, più seriamente, perché ad esempio non mette in moto una vera politica energetica europea che possa traghettare l’Europa dalla dipendenza dai paesi produttori (petrolio o gas) verso una diversificazione delle fonti, a partire dalle energie rinnovabili. Oppure perché non ha una politica estera e di sicurezza comune, che consenta agli europei di decidere secondo i propri interessi.
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Da tempo numerosi critici, giornalisti e commentatori avanzano le loro accuse verso la ormai approvata legge sullo scudo fiscale e a quella sulle intercettazioni. In ogni dibattito ci si trova di fronte a chi sostiene che questi provvedimenti favoriscono la criminalità organizzata e chi invece sostiene l’esatto opposto; in nessun caso si assiste ad un confronto in cui si entra nei termini del problema, si spiega nei dettagli il provveddimento e si indicano gli effettivi risvolti. Sono sempre a contrastarsi uno contro l’altro con continue interruzioni, il tutto al solo scopo che lo spettatore non capisca nulla, ma ipotizzi che ci sia chi è favorevole e chi contrario. In realtà nessuno è contrario a queste porcate perchè sono provvedimenti che servono a tutti, anche alle mafie così come a tutti i delinquenti, politici compresi che hanno parecchio denaro nero da ripulire e parecchie telefonate che è bene non ascoltare.
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Ad un mese dal ritrovamento della nave Cusky, nulla è stato fatto né per mettere in sicurezza la zona, né per recuperare il relitto, né tanto meno per scoprire autori e mandanti di quello e di altri affondamenti. Tale situazione non può che portare a pensare che in realtà sulle navi dei veleni non si voglia fare luce.
Ormai un mese fa veniva scoperto, a seguito delle dichiarazioni del pentito Francesco Fonti, il relitto della nave Cusky fatta affondare al largo di Cetraro con a bordo un grosso carico di materiale radioattivo. Le immagini dei bidoni arrugginiti, riprese dal robot sottomarino che ha raggiunto la nave hanno aperto un armadio dentro al quale si sta trovando più di uno scheletro. Read More→
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In Italia i due grandi personaggi pubblici davvero intoccabili e incriticabili sono il Papa e il Capo dello Stato. E se sul primo lascio ai cattolici il giudizio sul loro capo sul secondo mi permetto di chiederne le dimissioni. Infatti dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il lodo Alfano e la risposta data ad un cittadino che gli chiedeva perchè firma leggi con forte dubbio di incostituzionalità è palese che questo non sia in grado, o non vuole, svolgere la sua primaria funzione di garante della Costituzione.Vale la pena ricordare che il lodo Alfano è stato immediatamente promulgato nonostante numerosi esperti costituzionalisti esprimessero le loro perplessità e nonostante il lodo Schifani, che del lodo Alfano è la copia, era già stato bocciato dalla Consulta. Avrebbe potuto rifletterci su un po, avrebbe potuto chiedere un parere preventivo alla Corte Costituzionale, invece ha firmato senza battere ciglio. Stessa identica situazione la ritroviamo con lo scudo fiscale, firmato senza battere ciglio, nonostante i soliti dubbi di esperti costituzionalisti e numerosi appelli da parte di comuni cittadini.
Riporto questo articolo che spiega perchè la legge sullo scudo fiscale non doveva essere promulgata.
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Anna Politkovskaja era una giornalista russa. Già, dico era perchè Anna è stata vigliaccamente uccisa a fucilate il 7 Ottobre del 2006. Unico difetto di Anna voler fare la giornalista in modo serio raccontando ciò che vedeva e sapeva incurante delle intimidazioni, delle ore passate in procura a spiegare il perchè dei propri articoli.
Ieri era il terzo anniversario della sua morte e volevamo ricordarla, commemorare questa tenace giornalista paladina della libertà di stampa e di espressione. Così i Grilli Attivi – Ostuni, Italia dei Valori, Ostuni Democratica, Rifondazione Comunista e Sinistra Popolare avevano pensato di organizzare dalle 16 alle 21 in P.za Libertà un banchetto informativo sulla vita e le opere della giornalista russa. Queste le intenzioni, ma veniamo ai fatti.
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Di sicuro avrete letto sui giornali degli arresti dei funzionari dell’agenzia delle entrate di Ostuni. Questo blog non vuole assolutamente occuparsi di cronaca, ma vorrei esprimere alcune considerazioni su quanto letto sui quotidiani, in particolare vorrei evidenziare come questi definiscano vittime coloro che hanno elargito somme in denaro e/o regali agli arrestati.
Si perchè qui non si parla di picciotti muniti di coppola e lupara che si sono presentati a chiedere il pizzo, qui parliamo di funzionari dello stato che dovevano controllare i contribuenti e verificare la loro correttezza e regolarità nei confronti del fisco. Evidentemente durante questi controlli devono aver trovato qualche furbetto non proprio in regola e Read More→
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796 morti, 19.902 invalidi, 796.110 infortuni, questi i numeri, sino ad ora, dell’annuale mattanza nei luoghi di lavoro. Mattanza è il nome adatto per questa continua, costante e silenziosa strage Italiana. Basta parlare di incidenti, basta parlare di morti bianche, le parole hanno un loro specifico significato e vanno usate correttamente. La maggior parte di questi caduti sul lavoro sono dovuti ad una scarsa attenzione alla sicurezza, all’assenza di rigorose norme e puntuali controlli. La sicurezza sul lavoro risulta onerosa per le aziende e quindi meglio esternalizzare i costi con morti, invalidi ed infortunati. Costi enormi che devono essere così assunti dalla collettività e dalle famiglie dei caduti in questa assurda spirale. Un prezzo economico, sociale ed umano impagabile, un mutuo inestinguibile che nostro malgrado siamo costretti ad assumerci.
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Sabato 25 novembre del 2006, alle ore 13, cioè, quasi 2 anni e mezzo fa, morirono carbonizzati quattro operai nell’esplosione alla Umbria Olii di Campello sul Clitunno.
Si chiamavano, Giuseppe Coletti, 48 anni, Tullio Mottini, 46 anni, Vladimir Todhe, 32 anni, Maurizio Manili, 42 anni.
In due anni è mezzo il processo manco è ancora iniziato, a differenza di quello per la strage della Thyssenkrupp, che è iniziato in Corte D’assise il 15 gennaio 2009.

















