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	<title>iapra li  uecchie il blog di Paolo Mariani &#187; Giustizia</title>
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	<description>Il blog di Paolo Mariani</description>
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		<title>Morte sul lavoro prescritta</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 08:41:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia/Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<description><![CDATA[Mentre il Governo dei tecnici è impegnato a discutere la riforma del lavoro, ancor prima che venga varata, l’articolo 1 della Costituzione viene sospeso per l’ennesima volta. Antonio D’Amico è morto nello stabilimento Fiat di Pomigliano il 6 marzo del 2002. E’ stato schiacciato da un muletto guidato dall’ultima ruota del carro dell’ingranaggio: un precario. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://vimeo.com/9936624" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-2763" title="morti_bianche" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2010/09/morti_bianche.png" alt="morti_bianche" width="500" height="306" /></a></p>
<p>Mentre il Governo dei tecnici è impegnato a discutere la riforma del lavoro, ancor prima che venga varata, l’articolo 1 della Costituzione viene sospeso per l’ennesima volta. Antonio D’Amico è morto nello stabilimento Fiat di Pomigliano il 6 marzo del 2002. E’ stato schiacciato da un muletto guidato dall’ultima ruota del carro dell’ingranaggio: un precario.</p>
<p>Il ragazzo guidava ad un velocità superiore ai 6 km orari, aveva la visuale coperta perchè trasportava due contenitori con lamiere che superavano l’altezza consentita dalla legge di un metro e sessanta. Quando è avvenuto l’incidente sul posto c’era anche Rosario, il figlio di Antonio. Rosario conosce bene i tempi le dinamiche del lavoro: si stava producendo la nuova Punto, bisognava sbrigarsi, altrimenti si chiude e il lavoro viene delocalizzato. Allora se le cose stanno così si chiude un occhio, forse anche due, chi guida il muletto non ha il patentino ed è senza formazione. Il giovane precario durante il processo si è accollato tutta la colpa (come se la responsabilità di non essere formato sia la sua) ed in primo grado è stato condannato a poco più di un anno.</p>
<p>La Fiat ricorre in appello chiedendo l’annullamento del processo, la Fiat non è difesa da un avvocato qualunque, ma dal Presidente dell’ordine degli Avvocati della regione Campania. I familiari di Antonio si appellano a chiunque, perfino al Presidente della Repubblica che li onora con la medaglia al lavoro. Il processo va avanti con altre testimonianze, altro dolore e tanta speranza per chi resta affinchè la verità possa emergere. Sul cammino incontrano un PM comprensivo, giusto o che semplicemente fa il proprio lavoro e chiede che la pena venga raddoppiata. Esattamente dopo dieci anni il processo si conclude e si conclude come ci ha abituato il dittatore degli ultimi diciassette anni. I colpevoli ci sono, ma restano impuniti: IL REATO SI E’ PRESCRITTO!</p>
<p style="text-align: right;">Samanta Di Persio</p>
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		<title>Assolti, ma non dai media</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 14:37:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<description><![CDATA[Due ragazzi, due studenti universitari accusati di un efferato omicidio, dopo 4 anni di detenzione in carcere, sono stati riconosciuti innocenti dal nostro sistema giudiziario ma non dal popolo che, nella stragrande maggioranza dei casi, li considera due che sono riusciti a farla franca, tant&#8217;è che ieri all&#8217;uscita dal carcere i giovani con i rispettivi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/10/giustizia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5664" title="giustizia" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/10/giustizia-300x225.jpg" alt="" width="250" height="187" /></a>Due ragazzi, due studenti universitari accusati di un efferato omicidio, dopo 4 anni di detenzione in carcere, sono stati riconosciuti innocenti dal nostro sistema giudiziario ma non dal popolo che, nella stragrande maggioranza dei casi, li considera due che sono riusciti a farla franca, tant&#8217;è che ieri all&#8217;uscita dal carcere i giovani con i rispettivi avvocati sono stati insultati da un gruppo di persone che li attendeva con ansia.</p>
<p>Non voglio certo entrare nel merito del processo, la cronaca nera non è argomento di cui si occupa questo blog, ma certo è che ciò che è accaduto a questi due ragazzi ha dell&#8217;incredibile in un paese dove non passa giorno in cui i problemi della giustizia non siano al centro del pubblico dibattito. Una giustizia che non funziona, che per oscuri fini si accanisce sempre contro gli onesti cittadini e che pertanto merita profonde riforme. Ebbene in un paese che da quasi vent&#8217;anni discute di questi e molti altri aspetti della macchina giudiziaria il fatto che due innocenti abbiano fatto quattro anni di carcere o, in alternativa a seconda dei punti di vista, che due efferati criminali siano riusciti a farla franca non accende il dibattito su questi temi, ma continua, come successo incessantemente in questi anni, a svolgere il suo processo parallelo negli studi televisivi con tanto di esperti in ogni campo.</p>
<p>Pensate se, non dico dopo quattro anni, ma anche solo dopo qualche giorno di carcere un politico fosse stato giudicato innocente. Credete che il dibattito si sarebbe concentrato sul merito dei capi di accusa e sulle ragioni della difesa oppure questi sarebbero stati aspetti completamente estromessi per far posto ai cronici problemi della giustizia con cui da anni i nostri politici da strapazzo ci intrattengono? E se poi tutto ciò fosse stato preceduto da decine e decine di trasmissioni televisive dove ogni piccolo dettaglio era stato analizzato e discusso per ore, a partire dalle prove fornite dal pubblico ministero, per passare a quelle ipotizzate dal giornalista di turno e per finire con le interpretazioni di frasi, sguardi e persino del tipo di abbigliamento indossato?</p>
<p>Ma i due ragazzi non sono politici, non hanno potuto appellarsi alla persecuzione politica e non hanno potuto beneficiare dell&#8217;immunità parlamentare. Hanno dovuto invece difendersi nel processo, piuttosto che dal processo, e lo hanno fatto stando in carcere con tutto ciò che una situazione del genere comporta ed ancor di più lo hanno fatto avendo contro l&#8217;intera opinione pubblica costantemente incalzata dai media che con la cronaca show ci fanno un sacco di quattrini. Quegli stessi media e quegli stessi personaggi televisivi che, invece, quando si tratta di politici sostengono che i processi non si fanno in televisione, che non è corretto analizzare spezzoni di intercettazioni e cercare di dargli un significato o un giudizio, che bisogna lasciare che la giustizia faccia il suo corso, che utilizzano il termine assolto invece che prescritto quando si tratta di politici del calibro di Andreotti o Berlusconi.</p>
<p>La speranza che un serio confronto sulla giustizia possa partire dal fatto che due giovani innocenti hanno fatto quattro anni di carcere o che due efferati assassini l&#8217;hanno fatta franca rimarrà vana, meglio aggrapparsi  alla speranza di non trovarsi mai intrappolati negli ingranaggi di di quella infernale macchina.</p>
<p>&nbsp;<br />
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		<title>Scudo parlamentare</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 13:39:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<description><![CDATA[Partiamo subito da alcuni principi. Primo, tutti sono innocenti sino a quando non si dimostra definitivamente il contrario. Secondo, nessuno, se non per rari ed eccezionali casi, può essere privato della libertà personale prima di essere stato giudicato colpevole di reati per cui è prevista la carcerazione. Terzo ed ultimo ma non per importanza, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/09/no-all-immunita-senza-se-e-senza-ma.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5568" title="no-all-immunita-senza-se-e-senza-ma" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/09/no-all-immunita-senza-se-e-senza-ma-300x300.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Partiamo subito da alcuni principi. Primo, tutti sono innocenti sino a quando non si dimostra definitivamente il contrario. Secondo, nessuno, se non per rari ed eccezionali casi, può essere privato della libertà personale prima di essere stato giudicato colpevole di reati per cui è prevista la carcerazione. Terzo ed ultimo ma non per importanza, le regole valgono per tutti. Tre semplici quanto basilari principi da sempre scolpiti nella nostra costituzione spesso sbandierata, a secondo delle esigenze, da tutti gli schieramenti politici e per cui è persino prevista una figura istituzionale, attualmente interpretata dal vecchio sul colle, lautamente retribuita affinché vigili che tutti la rispettino.</p>
<p>Eppure, anche se pennivendoli vari e mezzibusti incartapecoriti non ne parlano, sono moltissimi gli incensurati che, accusati di un qualche reato, si trovano o si sono trovati improvvisamente dietro le sbarre. Di questi giorni la notizia, riscontrabile solo nelle cronache del web, sull&#8217;arresto e la detenzione per 12 giorni di due attiviste NoTAV accusate una di &#8220;concorso morale&#8221; per aver socccorso alcuni feriti durante le manifestazioni di protesta in valsusa (è una volontaria del 118) e l&#8217;altra per lesioni ad un rappresentante delle forze dell&#8217;ordine, si sarebbe procurato una distorsione alla caviglia nel rincorrerla. Ma il problema, oltre ad essere molto diffuso e comunque molto di più di quanto i mezzi di disinformazione ci fanno sapere, è atavico e di sicuro risale ai tempi in cui l&#8217;attuale classe politica, tranne qualche matusalemme, era ancora in fasce. <em>Detenuto in attesa di giudizio </em> un bellissimo film con Alberto Sordi del 1971, regia di Nanni Loy racconta di un geometra che viene arrestato senza che gli sia fornita alcuna spiegazione e senza neanche informare la famiglia che del tutto ignara, lo attendeva in automobile. Inizia così un viaggio attraverso i gironi danteschi della giustizia italiana che si concluderà con la scarcerazione del povero geometra per non aver commesso alcun reato.</p>
<p>Naturalmente come ci sono parecchie persone ingiustamente in carcere ce ne sono altrettante che per svariati motivi riescono a farla franca. Tra questi sicuramente i politici che poi sono quelli che le regole della giustizia e del suo funzionamento le hanno scritte. Già perche come ben noto i magistrati non scrivono le leggi ma semplicemente le applicano, a volte sicuramente ne abusano ma questo solo grazie al come la legge è stata scritta ed ecco che ritorniamo a coloro che le leggi le scrivono ed approvano, cioè i politici. Secondo quale mistero questi si arrogano il diritto di non applicarle nei loro confronti è un qualcosa già di per sé abbastanza ridicolo, ma quando ciò si ripete costantemente e anche di fronte a casi gravi come quello di Milanese, Cosentino e Tedesco il mistero comincia ad assumere i contorni dell&#8217;associazione mafiosa.</p>
<p>I tre soggetti sono tutti incensurati e, secondo quanto sopra scritto, non dovrebbero andare in carcere prima di una sentenza definitica e poco vale il fatto che per i comuni cittadini la cosa sarebbe diversa, se un principio non viene rispettato non bisogna allargare questa violazione agli altri ma tutelare chi non ne è garantito. Però ho anche scritto che possono esserci rari ed eccezionali casi in cui questo caposaldo della nostra costituzione può essere derogato. Un caso potrebbe essere un accusato di essere un serial killer che credo nessuno abbia il piacere di sapere in giro, nessuno mi pare abbia mai protestato per gli anni di galera fatti dal Pacciani, accusato di essere il mostro di Firenze, nonostante la sua colpevolezza ancora oggi non sia stata del tutto dimostrata. Quindi nella fattispecie dei tre politici è necessario valutare se possano rientrare tra i rari ed eccezionali casi in cui la carcerazione preventiva vale la candela.</p>
<p>Cosentino era, al momento della formulazione delle accuse per associazione mafiosa, a capo del CIPE il più importante organo di programmazione economica del nostro paese e sapere se la camorra era riuscita ad arrivare fino a li è, a mio avviso, già un motivo sufficiente. Tedesco, accusato di corruzione per aver favorito aziende &#8220;amiche&#8221; negli appalti della sanità pugliese, era ai tempi l&#8217;assessore alla sanità in Puglia che oggi, a causa di un pesante dissesto economico, è sottoposta ad un drastico piano di ristrutturazione che taglia posti letto, chiude numerosi ospedali e reparti togliendo ai cittadini numerosi servizi indispensabili. I disagi che avrebbe subito il senatore in caso di arresto sarebbero stati sicuramente inferiori a quelli che stanno subendo i suoi concittadini pugliesi. Infine Milanese era sino a poco tempo fa uno stretto collaboratore del ministro dell&#8217;economia, tanto stretto da viverci persino insieme, e aveva molta influenza sia nelle scelte di politica economica sia nella scelta delle persone a cui affidare il controllo delle numerose e prospere aziende controllate dal tesoro, sapere se queste scelte sono state dettate da interessi personali, collusioni e corruzioni sopratuttto oggi con la drammatica situazione economica e il nostro paese praticamente in mutande sarebbe dovuto essere un buon motivo per derogare al sacrosanto principio della libertà personale.</p>
<p>Eppure i tre sono liberi grazie alla protezione parlamentare. Possibile che ai politici non interessa sapere se la camorra si è infiltrata nei più importanti organi istituzionali o se la corruzione ha davvero distrutto la sanità pugliese e le casse del nostro stato? No, in realtà la situazione non è questa. I nostri politici sanno bene qual&#8217;è la situazione, sanno quanto la criminalità organizzata gestisce gli apparati istituzionali direttamente o per interposta persona e sanno benissimo che la corruzione è non solo il principale problema del paese ma la madre di tutti i problemi da cui discendono tutti gli altri. Quello che invece cercano di fare (e sino ad ora ci sono riusciti) è evitare che tutto questo sia scritto nero su bianco, che sia reso inconfutabile. Purtroppo, a vedere come il paese reagisce a questa situazione, sembra che tutto ciò lo vogliano evitare la maggior parte degli italiani.<br />
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		<title>Il pizzo sullo stipendio</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Aug 2011 06:29:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia/Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[Qual&#8217;è la differenza tra due brutti ceffi che vanno da un commerciante o un imprenditore a &#8220;chiedere&#8221; il famigerato pizzo ed un datore di lavoro che mensilmente si trattiene dai 100 ai 200 euro dallo stipendio di ogni suo dipendente? Nessuno, assolutamente nessuno! Entrambi sono dei farabutti e dei vigliacchi. Entrambi meriterebbero la galera e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/08/estorsione.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5301" title="estorsione" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/08/estorsione.jpg" alt="" width="250" height="195" /></a>Qual&#8217;è la differenza tra due brutti ceffi che vanno da un commerciante o un imprenditore a &#8220;chiedere&#8221; il famigerato pizzo ed un datore di lavoro che mensilmente si trattiene dai 100 ai 200 euro dallo stipendio di ogni suo dipendente? Nessuno, assolutamente nessuno! Entrambi sono dei farabutti e dei vigliacchi. Entrambi meriterebbero la galera e la confisca di tutti i beni perchè comunque ottenuti tramite i proventi dell&#8217;estorsione.</p>
<p>Eppure mentre i primi sono visti dalla società tutta ed in particolare dalle vittime come criminali e le somme loro versate assumono il termine di estorsione, i secondi invece sono generalmente soggetti dell&#8217;alta società, accolti nei salotti cittadini come nobili imprenditori che portano benessere e prosperità e le vittime addirittura si sentono in dovere di ringraziarlo perche grazie a lui hanno un posto di lavoro. E&#8217; come se un commerciante ringraziasse i suoi estorsori perchè grazie a loro il suo negozio non prende fuoco.</p>
<p>Siamo all&#8217;assurdo eppure è pura normalità, soprattutto nel sud dove la mancanza di lavoro è una pandemia a cui si può sfuggire solo emigrando. E&#8217; pura normalità che neanche se ne parla, nessuno dice niente e nessuno fa nulla. Intanto questi estorsori mascherati da datori di lavoro grazie alle cifre di questo pizzo mensile accumulano ricchezze che possono poi investire in nuove attività siano esse produttive o commerciali che gli consentono così non solo di aumentare il proprio potere economico e di conseguenza il proprio peso politico, ma anche il numero di dipendenti e di conseguenza le somme in nero derivanti da queste estorsioni.</p>
<p>Sono convinto che arrivati a questo punto qualcuno di voi, magari del nord dove queste cose pur essendoci non sono molto diffuse, si sta cominciando a domandare: ma questo di che parla esattamente? Eh, lo so che in molti luoghi ciò è ancora una assurdità, ma da queste parti, come dicevo, è pura normalità! Come funziona? Semplice, quando si pagano gli stipendi il lavoratore si reca nell&#8217;apposito ufficio per ritirarlo in contanti e gli viene presentata la regolare busta paga che deve firmare anche a dimostrazione di aver ricevuto quei denari, solo che la somma effettivamente consegnata non  corrisponde a quella indicata nella busta paga sottoscritta ma risulta inferiore di una cifra variabile dai 100 ai 200 euro in relazione sia all&#8217;ammontare dello stipendio sia a chi ha raccomandato quel lavoratore al momento dell&#8217;assunzione. Già, perchè se la raccomandazione è giunta da un politico influente fanno pure lo sconto sul pizzo. I privilegi della casta non si limitano certo ai superstipendi e superpensioni.</p>
<p>Naturalmente non posso qui fare i nomi di coloro che adottano questo sistema, pur sapendone molti non ho le prove se non le confidenze fattemi da diverse vittime che per paura di perdere il lavoro domani negherebbero tutto. Mi assumerei anche il rischio di una querela se ci fosse poi la probabilità di dimostrare l&#8217;esistenza di questo sistema, ma so bene che non è così. Non  condanno chi non ha il coraggio di parlare, lo capisco bene la coseguenza sarebbe la sicura disoccupazione. Tra l&#8217;altro mentre contro il tradizionale pizzo in questi anni sono nati strumenti a tutela di chi denuncia, il pizzo sullo stipendio invece è stato sino ad ora completamente ignorato dai media come dai legislatori.</p>
<p>Cosa si potrebbe fare? Non lo so, penso però che l&#8217;obbligo di erogare lo stipendio tramite accredito su conto corrente sarebbe già qualcosa. Un conto è ricevere una somma inferiore al dovuto altro è dover &#8220;restituire&#8221; del denaro al proprio datore di lavoro, penso che almeno da un punto di vista culturale ci sarebbe un cambiamento e questa operazione sarebbe vista per quello che è: un estorsione, e il lavoratore comincerebbe a sentirsi una vittima piuttosto che uno fortunato. Un&#8217;altra cosa che si potrebbe fare è boicottare quelle attività che sappiamo adottare questo sistema. perchè anche se non li possiamo elencare, sappiamo chi sono, lo so io e lo sanno anche molti di voi. Comiciate a non andare più in quegli esercizi commerciali, fregatevene delle offerte, della possiblità di sceltà, della presenza dell&#8217;aria condizionata, dei parcheggi e di altre stronzate del genere. Pensate al diritto di chi lavora di percepire per intero la propria paga, pensate alla dignità della persona. Solo in questo caso sarete dignitosi anche voi.<br />
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		<title>I diritti umani in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 12:51:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[amnesty international]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/05/DIRITTI-UMANI.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4692" title="DIRITTI UMANI" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/05/DIRITTI-UMANI-300x220.jpg" alt="" width="250" height="184" /></a>Violazioni continue dei diritti dei rom e aggressioni  omofobe nei confronti di gay, lesbiche, bisessuali e transgender: e’ la  fotografia dell’Italia che esce dal Rapporto 2011 di Amnesty  Internationa. Fra le principali criticita’ riscontrate  nel nostro Paese, Giusy D’Alconzo, coordinatrice della ricerca, punta  l’attenzione sulle politiche discriminatorie nei confronti dei rom,  vittime di “sgomberi a catena”, ricordando la Perugia-Assisi del 2010  che “e’ stata aperta da una nostra ruspa, per ribadire che i diritti  umani non si sgomberano”. Amnesty International lamenta anche “un clima  di intolleranza contro migranti, rifugiati e omosessuali”, ricordando le  aggressioni omofobe di cui sono state vittime gay, lesbiche, bisessuali  e transgender. Attenzione e’ stata posta anche sui richiedenti asilo e  migranti, che continuano ad essere privati dei loro diritti, e il cui  accesso alla protezione internazionale e’ ostacolato da trattati  internazionali per il controllo dei flussi migratori. Quanto al  comportamento delle forze dell’ordine in Italia, l’organizzazione per i  diritti umani ha sottolineato le continue segnalazioni arrivate su  maltrattamenti da parte di agenti di polizia e di sicurezza, sollevando  preoccupazioni sull’indipendenza e l’imparzialita’ delle indagini sui  decessi in carcere, facendo esplicito riferimento, tra l’altro, ai casi  di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi. A questo proposito, nell’agosto  scorso, e’ divenuto operativo l’osservatorio per la sicurezza contro  gli atti discriminatori, istituito dalle autorita’ di polizia, uno  strumento per rendere piu’ facile per le vittime la presentazione di  denunce. L’Italia, tuttavia, ha denunciato D’Alconzo, si e’ rifiutata di  introdurre il reato di tortura nella legislazione nazionale, sostenendo  che “non sia necessario”. Un successo pero’ il nostro Paese puo’  vantarlo, nel caso di Abu Omar, il cui verdetto e’ “l’unico caso di  riconoscimento di ‘rendition’ al mondo”.</p>
<p>I DIRITTI UMANI NEL MONDO – Il Rapporto fotografa un mondo i cui i  diritti umani vengono ancora sistematicamente calpestati: in 89 Paesi  vengono segnalate restrizioni alla liberta’ di parola, in altri 48 vi  sono casi di prigionieri di coscienza, in 98 si registrano torture e  altri maltrattamenti, in 54 ci sono stati processi iniqui.</p>
<p>Fra le tante realta’ monitorate, Amnesty punta l’attenzione sui  recenti avvenimenti in Tunisia ed Egitto, mettendo in luce, qui come  altrove, la battaglia cruciale per il controllo dell’accesso  all’informazione, dei mezzi di comunicazione e delle nuove tecnologie. A  questo proposito, l’organizzazione ha invitato le aziende che  forniscono accessi a Internet, servizi di telefonia mobile e piattaforme  per i social network, a rispettare i diritti umani rifiutandosi di  diventare complici di governi repressivi. Nonostante le potenzialita’ e  le nuove ‘armi’ a disposizione del dissenso, come i social network, la  battaglia e’ ben lontana dall’essere vinta, come dimostra la liberta’  d’espressione ancora sotto attacco nel mondo. Da qui l’appello di  Amnesty International a non abbassare la guardia, mantenendo alta  l’attenzione sui Paesi dove questa e’ in pericolo, dall’Azerbaigian allo  Zimbabwe, passando per Cina e Iran, senza dimenticare Libano, Siria,  Yemen e Bahrein dove le opposizione che chiedono maggiori diritti  vengono schiacciate.</p>
<p>Il vento della rivolta che soffia sui Paesi arabi e sulla sponda sud  del Mediterraneo offre “un’opportunita’ senza precedenti” nel campo dei  diritti umani, ma rischia di essere “una falsa alba”. Amnesty  International parla di “un cambiamento storico sul filo del rasoio”.  L’organizzazione internazionale guarda con interesse alla crescente  richiesta di liberta’ e giustizia in Medio Oriente e Nordafrica,  sottolineando il ruolo dei giovani scesi in strada a rivendicare i  propri diritti, nonostante le feroci rappresaglie messe in atto dai  governi.</p>
<p>Anche la comunita’ internazionale deve fare la sua parte, ha  ricordato Christine Weise, presidente della Sezione Italiana,  invitandola a “cogliere l’opportunita’ del cambiamento” e ad assicurarsi  “che il 2011 non sia una falsa alba per i diritti umani”. “Era dai  tempi della guerra fredda che cosi’ tanti governi repressivi non  affrontavano una sfida al loro attaccamento al potere – ha sottolineato  Weise – la richiesta di giustizia, liberta’ e dignita’ e’ diventata una  domanda globale che diventa ogni giorno piu’ forte. Il genio e’ uscito  dalla bottiglia e le forze della repressione non potranno ricacciarlo  dentro”.</p>
<p>SI TORTURA DI MENO MA BOIA LAVORA DI PIU’ – Diminuisce la tortura nel  mondo, ma cresce il ricorso alla pena di morte. Sono, infatti, 98 i  Paesi nei quali sono stati documentati casi di tortura, contro i 111 del  2009. Un miglioramento rilevato anche nel caso di limitazioni illegali  alla liberta’ d’espressione (89 contro 96). Diversa la situazione per  quanto riguarda la condanna capitale, inflitta in 23 Paesi contro i 18  del 2009, mentre le condanne a morte emesse interessano 67 Paesi, un  aumento rispetto ai 56 del 2009. Realta’ invariata, infine, per i  processi iniqui  e le richieste avanzate da Amnesty International  per il rilascio di prigionieri di coscienza.<br />
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		<title>Giustizia: una riforma comoda a molti</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 15:34:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[La giustizia italiana non funziona. I tempi sono così lunghi da invalidare l’effetto delle sentenze. Prescrizioni, condoni, amnistie, benefici per buona condotta e abuso della detenzione domiciliare per ovviare ai costi della prigionia rendono le pene un rischio accettabile quando si valuta l’opportunità di compiere un reato. Gli effetti dei tribunali civili, specialmente nell’ambito del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/03/azionepenale-RID.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4052" title="azionepenale-RID" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/03/azionepenale-RID.jpg" alt="" width="500" height="227" /></a></p>
<p>La giustizia italiana non funziona. I tempi sono così lunghi da invalidare l’effetto delle sentenze. Prescrizioni, condoni, amnistie, benefici per buona condotta e abuso della detenzione domiciliare per ovviare ai costi della prigionia rendono le pene un rischio accettabile quando si valuta l’opportunità di compiere un reato. Gli effetti dei tribunali civili, specialmente nell’ambito del diritto del lavoro, sono praticamente nulli viste le infinite possibilità di ricorso e trucchi contabili che riducono sentenze definitive a mere riprovazioni morali. Una sorta di rimbrotto che non crea nessun danno al condannato.</p>
<p>E’ oggettivo: in Italia delinquere, truffare, non pagare i debitori o fregarsene del diritto del lavoro conviene. Chi non lo fa, per rettitudine o vigliaccheria, è un fesso.</p>
<p>La riforma della giustizia di Berlusconi tenta di risolvere, tutti o in parte, questi problemi?<br />
A mio avviso no. Per quello che ho letto in questi giorni, il progetto di legge si muove a livello “alto”. Tenta di stabilire dei meccanismi attraverso i quali la politica avrà un primato nei confronti della magistratura alla quale detterà, finalmente, priorità e tempi, stabilendo in parlamento quale saranno le indagini da fare e quali quelle da “rimandare”. L’eliminazione delle funzioni di polizia giudiziaria svolte dalle forze dell’ordine priverà la magistratura del suo “braccio armato” costringendola a mettersi in fila insieme a tutti per richiedere i servizi di polizia, carabinieri e guardia di finanza.<br />
In compenso, la signora Pina di Tradate, si potrà togliere la soddisfazione di eleggersi un pubblico ministero in camicia verde che, invece di preoccuparsi dei reati del presidente del consiglio, si dedicherà finalmente a perseguire negri e terroni che infestano il sacro suolo padano.</p>
<p>L’opposizione è contraria, il terzo polo è scettico, eppure i presupposti perché la riforma passi ci sono. Come per l’ignobile legge elettorale, questa riforma della giustizia fa comodo alla politica di destra, di sinistra e di centro. Berlusconi non è eterno e, prima o poi, l’indebolimento del potere giudiziario potrà tornare utile a tutti. Dopo aver privato i cittadini del diritto di voto ed averlo avocato ai segretari di partito, il depotenziamento della magistratura si configura come la seconda gustosa puntata di un golpe incruento e silenzioso.</p>
<p>In Italia il sistema di potere si è incancrenito su posizioni mafiose. Il primo obiettivo è garantire la sopravvivenza del sistema, anche se questo vuol dire agevolare un provvedimento della parte avversa. Poi, per il pubblico bue pronto a scambiare una fregatura per un regalo, ci saranno sempre le posizioni di principio urlate ma prive di sostanza e le sceneggiate nei talk show, concluse, tutti insieme, destra, sinistra e centro, a mangiare i rigatoni con la pajata alla faccia di quelli che si sono cibati con tre ore di pallosissima <a href="http://iapraliuecchie.it/2011/03/10/pollicita/">pollicità</a>.<br />
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		<title>Notizie e paure</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 15:26:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Osservatorio Europeo sulla Sicurezza ha diffuso un rapporto sulla rappresentazione mediatica e la percezione sociale delle notizie registrando un netto scarto tra la realtà e l&#8217;informazione, quindi tra ciò su cui si concentra l&#8217;attenzione mediatica e quello che la gente percepisce realmente. Nel caso specifico dell&#8217;Italia, negli ultimi tre anni i timori per le dinamiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/01/ilplastico-rid.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3617" title="ilplastico-rid" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/01/ilplastico-rid.jpg" alt="" width="500" height="230" /></a></p>
<p>L&#8217;Osservatorio Europeo sulla Sicurezza ha diffuso un rapporto sulla rappresentazione mediatica e la percezione sociale delle notizie registrando un netto scarto tra la realtà e l&#8217;informazione, quindi tra ciò su cui si concentra l&#8217;attenzione mediatica e quello che la gente percepisce realmente.</p>
<p>Nel caso specifico dell&#8217;Italia, negli ultimi tre anni i timori per le dinamiche economiche sono cresciuti sensibilmente (come in tutta Europa). La disoccupazione è la voce che preoccupa di più l&#8217;italiano medio passando da un 28 percento del 2005 a un 51 percento nel settembre 2010. La qualità dei servizi sociali e sanitari si inserisce al secondo posto nella classifica delle preoccupazioni, rimanendo stabile negli anni. Medaglia di bronzo per una voce in calo: l&#8217;immigrazione che passa dall&#8217;11 percento del 2005 al 9 percento del 2010.</p>
<p>Ma la sensazione è un&#8217;altra: a sentire il tg sembra che il primo problema sia come arginare la criminalità.<br />
Cerchiamo di approfondire: la fotografia degli argomenti trattati dai tg nazionali mostra chiaramente che si dà spazio prima di tutto alla politica interna (17 percento contro una media europea del 10 percento), poi si parla di costume e Società (13 percento contro 5 percento) e di criminalità (10 percento contro 5 percento). In Europa si parla più di politica estera, lavoro ed economia. In Italia di pastoni politici, delle nonne più giovani d&#8217;Italia e di immigrati ladri e assassini. L&#8217;opinione pubblica è preoccupata per il lavoro ma i media italiani non ne parlano molto, preferendo il tema criminalità e politica interna.</p>
<p>Vediamo nel dettaglio come i tg si dividono questo compito: Mediaset è il canale che dedica più spazio alla criminalità, inseguita dalla Rai. Tg5 e Tg1, in particolare, ne parlano ogni giorno dando vita a un processo che viene chiamato di &#8220;criminalità pervasiva&#8221;: mentre gli altri canali europei trattano la stessa notizia per più giorni in Italia si tendono a utilizzare notizie &#8216;usa e getta&#8217;. Un giorno un figlio uccide la madre a martellate, il giorno dopo il vicino fa fuori moglie figlio e zia, al terzo giorno il nipote spranga in casa i nonni per rubargli la pensione. Non c&#8217;è alcuna continuità: solo il macabro piacere di raccontare quotidianamente un nuovo episodio di violenza. Solamente Rai3 e Rete4 (che preferisce parlare di altro) si scostano da questa tendenza. Il fatto è che la rappresentazione mediatica di un timore che non esiste, se non in misura contenuta, contribuisce a innalzare la percezione di tale problema. Secondo i dati della ricerca, infatti, il numero di reati è rimasto stabile negli anni. Quello che è cresciuto è il numero di notizie sugli atti criminali, con una punta estrema toccata nell&#8217;anno 2007 (per maggior precisione quando c&#8217;è stato il cambio di Governo, da Prodi alla vittoria schiacciante di Lega Nord e Pdl: uso strumentale del tema sicurezza?), crescita delle notizie che ha innalzato il livello di percezione in alcuni casi raddoppiandola rispetto al numero di reati realmente commessi.</p>
<p>Ma una persona potrebbe dire: in Italia esiste la criminalità organizzata che contribuisce alla notiziabilità di questi eventi. Ma anche questo, purtroppo, non è vero. Perché dal 5 aprile al 4 giugno 2010, ad esempio, sono state date dal notiziario in prima serata qualcosa come 15mila notizie di crimini violenti (cioè escludendo furti, rapine e droga) contro le 1947 dedicate al tema della mafia.<br />
E se trasportiamo il confronto a livello europeo, ecco i risultati più clamorosi. Prendiamo Rai1: in base a dati del primo trimestre del 2010, l&#8217;emittente italiana ha una rappresentazione mediatica delle notizie di criminalità doppia rispetto alla Tve spagnola, due volte e mezza la Bbc britannica e la France2, più di dieci volte rispetto la Ard tedesca. Nello stesso periodo preso in considerazione Ard ha dato 34 notizie contro le 431 di Rai1, quindi la media italiana è di più di due notizie al giorno. E mentre le 34 notizie tedesche fanno riferimento per lo più a due casi (abusi su minori che hanno sconvolto l&#8217;intero paese) coprendo quindi il 58 percento delle notizie date, in Italia i grandi delitti occupano il 9 percento dell&#8217;agenda reati. Le altre notizie sono spesso date una volta sola.<br />
Per concludere: mentre è la paura di perdere il posto di lavoro (o di non trovare una prima occupazione, nel caso dei giovani) a generare la principale inquietudine della società italiana, l&#8217;agenda di notizie diffusa dai media italiani verte in principal modo sui temi della criminalità (accompagnati da politica interna e costume) dando vita in certi casi a una chiara strumentalizzazione politica del tema sicurezza e in altri a una superficiale spettacolarizzazione da prodotto di intrattenimento (infotainment).<br />
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		<title>Che dire?</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 08:37:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
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		<description><![CDATA[Di fronte a queste immagini e ricordi non riesco a trovare parole idonee, soprattutto se penso alla situazione attuale. Ti potrebbero interessare anche: Padofilia Casta Nostra I fondamentali ignoti a Monti Se il buon giorno si vede dal mattino Il pizzo sullo stipendio]]></description>
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		<title>Lettera aperta a Vendola</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 18:53:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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		<description><![CDATA[Ricevo e volentieri pubblico questa lettera scritta da una famiglia vittima del petrolchimico di Brindisi ed indirizzata al Presidente Vendola. Egregio Presidente della Regione Puglia On Nichi Vendola, mi chiamo Rosangela Chirico, sono nata 41 anni fa a Ceglie Messapica, dove abito e cerco di guadagnarmi da vivere facendo l’artista.  13 anni fa mio padre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="miniyoutube"><object width="239" height="200"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/PEeea28GAP8&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;color1=0x5d1719&#038;color2=0xcd311b&#038;border=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/PEeea28GAP8&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;color1=0x5d1719&#038;color2=0xcd311b&#038;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="239" height="200"></embed></object></div>
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<blockquote><p>Egregio Presidente della Regione Puglia<br />
On Nichi Vendola,</p>
<p>mi chiamo Rosangela Chirico, sono nata 41 anni fa a Ceglie Messapica, dove abito e cerco di guadagnarmi da vivere facendo l’artista.  13 anni fa mio padre Donato è deceduto per un Cancro al fegato. Aveva lavorato per oltre 20 anni al petrolchimico di Brindisi, dove aveva inalato il Cloruro di Vinile Monomero (CVM). Alla fine degli anni ‘90 la Procura della Repubblica di Brindisi aveva aperto un’inchiesta per le morti e le malattie di decine e decine di lavoratori come mio padre, ma nel 2004 ha deciso l’archiviazione del procedimento per le ipotesi di reato contro le persone. Con i familiari delle vittime, riunite nel movimento “Vittime del Petrolchimico” e con il sostegno di Medicina Democratica, dovemmo fare diversi sit-in in piazza a Brindisi ed anche davanti al Tribunale per ottenere che l’archiviazione, annunciata in TV circa un anno prima, fosse notificata alle parti lese per poter fare opposizione. Ma nonostante le evidenze scientifiche, compreso un pronunciamento della IARC (International Agency for the Research on Cancer) che nel 2007 ha incluso gli epatocarcinomi del fegato tra i tumori provocati dal CVM, il Giudice per le indagini Preliminari ha archiviato le accuse.</p>
<p>In sede civile è in corso un procedimento di risarcimento che riguarda mio padre, è in corso da oltre 10 anni. Di recente, dopo il deposito di una perizia di ufficio e delle controdeduzioni, la causa è stata aggiornata al 2012.</p>
<p>Non pretendo di avere ragione a tutti i costi ma chiedo di avere risposte scientificamente fondate e in tempi ragionevoli. La mia famiglia con le altre confidava nella magistratura, almeno nei suoi poteri di indagine grazie soltanto ai quali oggi si effettuano ricerche epidemiologiche perché le ASL in Puglia non producono studi sugli effetti delle esposizioni nocive né sulle popolazioni né sui lavoratori.</p>
<p>Due anni fa alcune Associazioni (Medicina Democratica e Salute Pubblica) si rivolsero a Lei per ottenere che gli Enti Regionali che hanno i dati (ASL, ARPA, Osservatorio Epidemiologico) rianalizzassero  le  coorti del Petrolchimico di Manfredonia e Brindisi. La Procura della Repubblica di Venezia lo ha fatto ed ha dimostrato che lì sono morti 80 lavoratori in più rispetto ad i loro compagni impiegati negli uffici.</p>
<p>Un Senatore della Repubblica, il Prof Antonio Gaglione, ha rivolto una interrogazione al Ministro della Salute, il quale ha risposto, evidentemente dopo essersi consultato con l’Istituto Superiore di Sanità, detentore dei dati di quelle coorti di lavoratori, che la ri-analisi non serve perché non si deve dimostrare nient’altro.</p>
<p>Il 30 aprile si apre a Bari il processo di appello per i morti e le malattie al Petrolchimico di Manfredonia (almeno lì un processo si è fatto ed un appello si sta facendo).</p>
<p>Non mi risulta che la richiesta di riesaminare le coorti dei lavoratori abbia trovato accoglienza da parte della Regione. Eppure il Direttore dell’ARPA, professore Assennato, aveva offerto la sua disponibilità dal momento che i dati di Brindisi sono in suo possesso.</p>
<p>Mi sembra di sentire già le voci di quanti considerano queste questioni “acqua passata”. E invece credo che l’entità dei danni non è stata neppure minimamente ricercata per una assurda volontà di occultamento, come se oltre il danno subito ed il tributo di vite umane pagato, si debba stare in silenzio, senza pretesa di risarcimento e pronti ad accogliere altre stragi, quelle future e quelle in corso (quando si studierà la coorte di Taranto?).</p>
<p>Ma questa conoscenza non serve solo a dare dignità alla nostra terra, ma anche a dare una possibilità di successo alle famiglie di chi non c’è più negli estenuanti giudizi contro l’INAIL e le proprietà degli impianti che si dissolvono col tempo in mille passaggi societari.</p>
<p>Egregio Presidente, questa storia, per quanto mi riguarda e credo per quanto riguarda tanta gente, non sarà mai “acqua passata”, non solo perché interessa migliaia di famiglie, ma perché riguarda la dignità di una Regione che si vuole, nonostante tutto, “migliore”.</p>
<p>In attesa di un cortese e pubblico riscontro Le porgo distinti saluti.</p></blockquote>
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		<title>Pena di morte, un affronto alla dignità</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 13:29:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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<p>Ultimamente impegnati a lottare contro la pillola abortiva e le leggi ad personam del cavaliere nessuno parla più di questa drammatica piaga mondiale.</p>
<blockquote><p>Decapitazione, fucilazione, impiccagione, iniezione letale, lapidazione e  sedia elettrica: con questi metodi sono state messe  a morte almeno <strong>714 persone in 18 paesi nel 2009</strong>. A questo  quadro già di per sé agghiacciante, emerso dal recente rapporto di  Amnesty International sulla pena di morte nel mondo nello scorso anno,  si aggiungono le oltre <strong>2001 persone  condannate a morte</strong> in 56 paesi, senza contare le migliaia di  esecuzioni probabilmente avvenute in Cina, dove vige il segreto di  stato.</p>
<p>Il 2009 ha anche visto un <strong>uso  politico della pena capitale</strong> in paesi come Iran, Cina e Sudan,  dove è stata comminata per processare e reprimere l&#8217;opposizione,  influenzare l&#8217;opinione pubblica e intimidire la popolazione.</p>
<p>La mano violenta delle autorità non si è fermata nemmeno di fronte a <strong>imputati minorenni al momento del reato </strong>così,  violando le norme internazionali, almeno <strong>sette</strong> ne sono stati messi a morte in Iran e Arabia Saudita lo scorso anno.</p>
<p>Nonostante questo quadro, <strong>nel 2009 nel mondo  c&#8217;è stato meno lavoro per il boia</strong>: il numero di <strong>paesi  che rifiutano la pena capitale</strong> è  salito a <strong>95</strong>.  Inoltre, le <strong>commutazioni e le concessioni di grazia</strong> sono state più frequenti. I paesi che hanno eseguito condanne a morte  costituiscono meno del 10 per cento della comunità internazionale. Due  continenti,  <strong>Oceania ed Europa</strong>,  sono stati <strong>liberi dalla pena capitale</strong> almeno per un anno. Anche dall&#8217;<strong>Asia</strong>,  il continente più refrattario alla tendenza abolizionista, sono <strong>giunti segnali positivi</strong>: in Afghanistan,  Pakistan, Indonesia e Mongolia quello passato  è stato un anno senza  esecuzioni, in India è stato il quinto consecutivo.</p>
<p>Questi sono  segnali importanti di un percorso che, come in passato per la schiavitù  e l&#8217;apartheid, porterà all&#8217;abolizione. La <strong>pena  di morte è crudele, degradante, </strong>fortemente <strong>discriminatoria, </strong>perché usata  sproporzionatamente contro i poveri, le minoranze e le comunità etniche e  religiose. <strong>Non ha alcun effetto deterrente</strong> e comporta il <strong>rischio di gravi errori</strong>.</p>
<p>La pena di morte è un <strong>affronto alla dignità  umana</strong> <strong>e deve essere abolita!</strong></p></blockquote>
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