Seguimi su facebook twitter Google + youtube picasa foursquare RSS

Archive for Giustizia

clandestinita

Nonostante alcuni “difetti”, in particolare il poco tempo a disposizione per poter votare, credo che l’esito del voto di ieri degli iscritti al moVimento 5 Stelle sulla depenalizzazione del reato di clandestinità dimostri, da un lato che questa forza politica non ha dogmi ma lascia di volta in volta decidere ai cittadini al di la di cosa pensa il “leader”, dall’altro che il buon senso prevale quando i cittadini sono chiamati ad esprimersi su specifici argomenti e non su personaggi creati ad arte dai media.

Nonostante qualcuno abbia provato  a trasformare questo voto in una battaglia ideologica sulla clandestinità, va specificato che la norma su cui ci si è espressi ha come unico effetto una depenalizzazione del reato. La permanenza in territorio italiano senza i dovuti permessi rimarrà un reato, ma con l’approvazione di questa norma (che sarà votata oggi in Parlamento) questo non sarà più un reato penale. L’effetto porterà solo benefici in quanto già oggi il reato veniva punito con una ammenda ed un decreto di espulsione. Di contro si potranno evitare migliaia di processi penali che intasano i tribunali e costano a noi tutti un bel po di quattrini.

Di sicuro oggi i giornali e le televisioni continueranno a strumentalizzare il voto con la solita e reiterata disinformazione. La cosa certa è che ieri è stato fatto un altro importante passo verso una politica diversa, migliore dove la parola dei cittadini e il buon senso sono la regola.

Categorie : Giustizia, Politica
Commenti (0)

trattativa

Ricorre oggi l’anniversario della strage di Via D’Amelio dove ha perso la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta (Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Mulli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina) ennesime vittime di una guerra dove si è perso il conto degli onesti servitori dello stato morti sul lavoro e per il loro lavoro.

Tante saranno le commemorazioni e gli eventi per ricordare questo drammatico episodio. Tanto drammatico quanto oscuro come molti altri nella storia di questo paese. Oscure storie dove, quasi sempre, lo Stato coi suoi apparati vari è coinvolto e che per primo ostacola la ricerca della verità e della giustizia.

Vale quindi la pena, oltre a ricordare l’attentato, le vittime ed anche i tanti morti di questa infinita guerra avere anche contezza degli oscuri fatti di questa vicenda. Il consiglio è vedervi  il video sopra dove i giornalisti del “Fatto Quotidiano” ricostruiscono in 15 minuti circa l’intera vicenda della trattativa stato-mafia che secondo alcuni avrebbe accellerato la morte proprio di Paolo Borsellino.

Categorie : Giustizia, Informazione
Commenti (0)

Truffa, corruzione, associazione a delinquere e traffico illecito di rifiuti, violazione delle norme paesaggistiche, abuso d’ufficio e frode nelle pubbliche forniture, sono i reati ipotizzati dalla magistratura nell’ambito di un’inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei che hanno proceduto alla perquisizione delle sedi di alcune delle maggiori cooperative edili italiane.

Al momento risultano essere 36 le persone indagate in un’inchiesta che ruota intorno al passante TAV di Firenze, portata avanti dagli stessi magistrati che già avevano imbastito il processo per la devastazione ambientale del Mugello nel corso dello scavo delle gallerie del TAV. Fra loro anche la ex presidente della regione Umbria del PD Maria Rita Lorenzetti, per reati compiuti in qualità di presidente di Italferr e quello stesso Ettore Icalza già noto alle cronache giudiziare per affari di tangenti sempre legati alla costruzione dell’infrastruttura per l’alta velocità.

Le indagini che hanno preso il via da accertamenti relativi all’utilizzo delle terre di scavo tossiche e al loro smaltimento, ha comportato anche il sequestro di una talpa, assemblata a detta degli inquirenti con materiale scadente e l’accertamento della condizione sulle gallerie costruite, che sarebbero state realizzate con materiale ignifugo scadente, allungato con acqua, creando gravi problemi nell’ambito della sicurezza delle stesse.

Ancora una volta, come già accaduto spesso in passato, il mostro chiamato TAV si palesa nella sua vera veste di fucina degli interessi mafiosi e del malaffare, passando attraverso la politica e le cooperative edili che da oltre 20 anni costruiscono profitti illeciti sulle spalle dei contribuenti italiani, grazie ad un’opera tanto inutile quanto foriera di intrallazzi di ogni tipo.

Ma nonostante questa evidenza, fino ad oggi in galera hanno continuato ad andarci solo coloro che hanno osato combattere la mafia del TAV, mentre gli altri, quelli delle associazioni a delinquere, in qualche maniera se la sono sempre cavata, pronti a tornare a fare il proprio “mestiere” come il buon Ettore Icalza.

Marco Cedolin

Commenti (0)

La corruzione nella politica e nella pubblica amministrazione, si sa, è uno dei mali più gravi del nostro paese. Transparency international, il più accreditato ente di ricerca sul fenomeno della corruzione, colloca l’Italia al 67° posto, dopo il Ghana e il Rwanda, della classifica mondiale per tasso di corruzione percepita.

E la Corte dei Conti calcola in circa 60 miliardi di euro l’anno il costo della corruzione in Italia. Costo a cui vanno aggiunti quelli indiretti, derivanti dalle inefficienze e dai ritardi dei servizi pubblici che sempre la corruzione si porta dietro.

Di fronte a questo quadro il Governo dei tecnici guidato da Mario Monti ha deciso di presentare un disegno di legge chiamato “anticorruzione”, che però, nonostante gli sforzi profusi, non è riuscito, finora, a far approvare in Parlamento. Un dibattito surreale tra favorevoli e contrari (ma ci sono parlamentari favorevoli alla corruzione?) che si trascina da mesi senza arrivare in porto.

Ma cosa prevede questo disegno di legge e serve davvero a combattere il fenomeno della corruzione?Secondo me la legge presentata dal Governo serve a ben poco e, anzi, contiene degli errori che rischiano di provocare danni maggiori dei vantaggi.

L’unica novità positiva è l’innalzamento della pena per il delitto di corruzione che passa da una pena massima di 5 anni ad una pena massima di 8 anni. Sempre meno del furto di un’autoradio, punito con una pena massima di 10 anni, ma almeno un passo avanti. Per il resto cambia poco o nulla.

Il delitto di corruzione privata (che significa la corruzione nelle banche, nelle assicurazioni, nelle compagnie telefoniche, nelle multinazionali del petrolio e dell’energia) resta procedibile a querela della persona offesa (come se fosse un affare privato e non un danno per la collettività) e, soprattutto, resta limitato ai vertici delle società private. Per cui, per capirci, se un direttore di filiale di una banca prende una tangente per dare un finanziamento senza garanzie, non risponde di nessun reato.

Il traffico di influenze, cioè la condotta di chi si fa pagare per procurare favori presso un pubblico ufficiale, certamente una novità interessante, viene punito con una pena irrisoria (massimo tre anni), tale da non meritare le appassionate discussioni nelle quali sono impegnati i nostri parlamentari. Più rilevanti sono gli errori e, soprattutto, le cose che mancano.

Gli errori più gravi sono sul delitto di concussione. La nuova legge prevede lo “spacchettamento” del delitto di concussione: da un lato la condotta del pubblico ufficiale che costringe la vittima a dare o promettere qualcosa, che resta punito con la stessa pena di oggi, dall’altro quella del pubblico ufficiale che induce la vittima a pagare, punito con una pena minore. E con una sanzione anche per la “vittima”.

Al di là delle possibile conseguenze su alcuni processi in corso, che sembra la questione che più appassiona i politici, la riforma contiene alcuni errori madornali. In primo luogo sparisce la concussione dell’incaricato di pubblico servizio. Per capirci: l’infermiere che si fa pagare dai familiari di un anziano malato, minacciando di lasciarlo sporco o di non dargli le medicine, non commette concussione.

E’ sbagliata poi la scelta di punire, senza distinzioni, anche la “vittima” della concussione per induzione. Ci sono, infatti, delle condotte di “concussione per induzione” vicine alla corruzione, nelle quali la “vittima” alla fine ha anche un suo tornaconto illecito, come ad esempio il caso in cui il tecnico comunale “fa capire” che pagare è l’unico modo per sbloccare una licenza edilizia. Ma ci sono casi in cui la “vittima” è solo tale. Come quando un medico ospedaliero fa credere al paziente di avere un male grave e lo induce ad operarsi in tutta fretta presso una clinica privata. Perché questo poveraccio dovrebbe prendere anche tre anni di carcere?

Ma è soprattutto quello che manca nel disegno di legge a rendere in definitiva poco interessante la vicenda. La corruzione è un male difficile da combattere, perché si fonda su un patto segreto tra due persone, che ovviamente non hanno interesse a rivelarlo, e perché non lascia molte tracce. Se non si lavora su questo non si va molto avanti. Per rompere il patto segreto tra corrotto e corruttore, bisogna rendere conveniente la collaborazione con la giustizia. E dunque servono benefici per chi denuncia (e si autodenuncia) e per chi collabora con la giustizia.

E poi servono strumenti per rilevare l’unica traccia che la corruzione lascia, quella del denaro. A monte dei fenomeni di corruzione c’è quasi sempre la creazione di fondi neri da parte delle imprese, che attraverso la falsificazione dei bilanci accumulano capitali da destinare alla corruzione. Il reato di falso in bilancio, come si sa, è stato nella sostanza abolito dal Governo Berlusconi nel 2001. Ma non sembra che la politica sia orientata più di tanto a ripristinare uno strumento fondamentale per il contrasto alla corruzione.

A valle dei fenomeni di corruzione c’è, invece, il reimpiego dei proventi illeciti. Chi incassa le tangenti ha necessità di ripulire il denaro e di investirlo in attività apparentemente lecite. Questa attività si chiama autoriciclaggio e in Italia, nonostante le plurime raccomandazioni degli organismi internazionali, non è punita, il che rende spesso impossibile accertare i fatti di corruzione e recuperare i profitti illeciti. Ma di questo né la politica né i “tecnici” sembrano volersi occupare davvero.

Giuseppe Cascini

Categorie : Giustizia, Politica
Commenti (0)

Tv e giornali in questi giorni hanno posto l’accento su quella miriade di falsi invalidi che percepiscono da tempo pensioni a cui evidentemente non hanno diritto. Fossero parlamentari avrebbero già fatto una legge che, in deroga ai diritti dei comuni cittadini, garantirebbe loro una pensione (generalmente denominato vitalizio) anche nel caso di assenza di patologia invalidante. Invece siamo nell’ambito della comune cittadinanza, nessun privilegio previsto per legge quindi unica alternativa corrompere  medici compiacenti.

Ed è proprio grazie a questi che esistono i falsi invalidi, perchè dietro un falso invalido non può che esserci un falso certificato medico. Detto questo la prima domanda che una persona normale dovrebbe porsi è: che gli fanno a questi medici? Scontata la denuncia, ma quali sono le reali conseguenze?

In genere, essendo stati scoperti con le mani nella martellata e non appertendo al mondo politico, non possono certo appellarsi all’errore o al fumus persecutori ma il pattegiamento è prassi. Tramite questa procedura evitano il processo e concordano la pena con la pubblica accusa, generalmente  una pena pecuniaria tramite il quale il medico si toglie dall’imbarazzo potendo tornare tranquillamente al suo lavoro.

Ma i falsi certificati sono stati rilasciati a gratis? E da quanto tempo tale medico rilascia questo tipo di certificati? E quanti, tra quelli rilasciati, sono i falsi? Spesso a queste domande non c’è nessuna risposta, anzi, nessuno se le pone. Tutto ciò fa si che il rilasciare certificati falsi sia, alla fine, conveniente, perchè nel solo caso in cui ti becchino dovrai pagare una pena in denaro molto probabilmente inferiore a quanto sino a quel momento intascato illeggittimamente e tornare tranquillamente al proprio lavoro lasciando a tutti noi la sola speranza che tale medico non continui nei suoi comportamenti criminosi.

Ritengo invece che vadano introdotte delle norme più severe nei confronti di questi medici. Dopo aver ispezionato tutte le pratiche che il medico incriminato ha espletato per individuare eventuali altri falsi certificati il medico giudicato colpevole di tali reati deve sia partecipare alla restituzione di quanto illecitamente percepito dal falso invalido, sia radiato dall’ordine professionale. Infine non devrà avere più alcun rapporto con la pubblica amministrazione, ne come dipendente ne come consulente o collaboratore esterno. Solo così si potrà mettere un freno a questo problema che costantemente ritorna all’attenzione dell’opinione pubblica.

Commenti (2)