Archive for Energia
Le scelte di politica energetica sono certamente un tema predominante in questa campagna elettorale solo che a sentir parlare certi candidati mi viene il dubbio che le idee non siano del tutto chiare, comprensibili e soprattutto condivisibili.
Ma andiamo con ordine e parliamo subito del Nucleare che viene sempre citato con al fianco la sequenza “nel nostro territorio”. Capisco bene che è una campagna elettorale per il governo delle Regioni ed è quindi doveroso fare riferimento al territorio per ogni argomento, quello che invece mi lascia un pò perplesso sono le motiviazioni che poi si espongono contro l’ipotesi nucleare. Puntando al No al nucleare nei nostri territori si passa il messaggio che questo tipo di centrali non vadano bene nella nostra regione perchè è già abbastanza inquinata, perchè in contrasto con le vocazioni turistiche ed agricole su cui si è molto investito in questi ultimi anni o perchè gia produciamo molta più energia di quella che consumiamo. In realtà di motivi per contrastare il nucleare ce ne sono molti e nessuno è vincolato ad un determinato territorio: è poco efficiente, è economicamente svantaggioso, l’uranio è scarso e presente solo in pochi paesi, nessuno ha ancora trovato una soluzione al problema delle scorie, non favorisce l’autonomia energetica mentre favorisce il conflitto tra nazioni, etc. Sarebbe opportuno far passare questi messaggi affinché sia l’Italia intera a rigettare questa nefasta ipotesi reintrodotta nonostante un referendum popolare lo aveva già vietato anni fa.
Un altra aspetto su cui bisogna fare attenzione sono i termini usati nei discorsi e nelle interviste. Diffidate di chi parla di energie pultite (molti sostengono che anche il nucleare e il carbone sono puliti), ma anche di chi parla di fonti alternative che non necessariamente sono quelle rinnovabili. Anche quando trovate qualcuno che parla di rinnovabili se potete cercate di capire cosa intende perchè le campagne elettorali sono come le campagne pubblicitarie e, anche se non lo vedete, nella maggior parte dei casi da qualche parte c’è sempre l’asterisco.
Infine vale la pena dire due parole sul fotovoltaico, in particolare su quello che viene realizzato nei terreni agricoli. Un problema serio che se non afrontato con lungimiranza, serietà e competenza poterà irreparabili conseguenze alle future generazioni; migliaia di richieste per realizzare questo tipo di impianti sono state gia depositate nei vari uffici competenti. Dire che non si vogliono questi impianti sui terreni agricoli non vuol dire nulla così come non vuol dire nulla sostenere vincoli paesaggistici o di altro tipo per impedirli. Tutto ciò non ha alcun significato perchè non affronta i veri problemi della questione. In primis perchè gli agricoltori svendono i loro territori a questi speculatori? Forse perchè l’agricoltura è sempre più un attività che non rende e quindi gli agricoltori abbandonano i propri campi perchè non hanno alcuna convenienza a coltivarli. Quindi non è il fotovoltaico che uccide l’agricoltura ma semmai approfitta di questo settore agonizzante ormai in fase terminale e quindi forse sarebbe il caso di proporre politiche più idonee al vero problema invece che proporre i soliti e facili vincoli. Il secondo aspetto invece da prendere in seria considerazione sono gli incentivi a favore del fotovoltaico che invece di favorire i piccoli produttori, i privati e gli impianti sulle civili abitazioni, ha invece favorito i soliti speculatori. Forse facendo pressioni a livello centrale si potrebbe proporre delle modifiche legislative per rimediare a questi effetti.
In realtà si cavalcano questi temi col solo intento di vendere un prodotto: la loro elezione.
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L’associazione PAEA, grazie al contributo finanziario della Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus ha reso disponibile gratuitamente sul proprio sito il software ECHOES.
ECHOES consente all’utente, partendo dalla valorizzazione dei propri consumi energetici (spesa annuale in Euro), di simulare contemporaneamente più interventi di riqualificazione energetica sugli impianti di produzione dell’energia elettrica, termica e frigorifera, fino all’ottenimento della soluzione che restituisca il miglior risultato, sia come benefici economici che ambientali.
ECHOES, ossia echi, corrispondenze: quelle fra le parti di un edificio che interagiscono fra di loro, con noi e con l’ambiente che ci circonda.
L’Associazione Paea (Progetti Alternativi per l’Energia e per l’Ambiente) da oltre dieci anni si occupa di energie rinnovabili, risparmio energetico, bioedilizia, educazione ambientale. Offre servizi di consulenza, formazione, didattica e progettazione. Promuove la tutela ambientale e si impegna per la diffusione di nuovi stili di vita sostenibili.? Con la mostra itinerante “La Casa Ecologica” si è presentata nelle piazze di ben 140 città italiane. Nel 1996 ha affiancato la Tournée di Beppe Grillo (1996). Nel 1998 ha girato la Penisola con Greenpeace e nel 2002 con il Ministero dell’Ambiente.
Ha offerto servizi di consulenza ad oltre 50 progetti innovativi in tutta Italia, collaborando con architetti di fama internazionale, tra cui Renzo Piano per la riqualificazione dell’Area Industriale Ex Michelin di Trento (2006). Realizza interventi didattica ambientale nelle scuole e campagne di risparmio energetico con enti e associazioni. Ha all’attivo 180 corsi tecnici, incontri e conferenze. Si occupa dello sportello energia per il comune di Reggio Emilia.
Area Progetto è l’ala tecnica dell’Associazione PAEA che si occupa di edilizia ad alta efficienza energetica e di utilizzo di materiali naturali.?Si rivolge, oltre che a privati, a progettisti, imprese e amministrazioni pubbliche. ?Su effettuando consulenze (link su consulenza) e progettazioni di edifici ad alta efficienza energetica. I concetti di casa a basso consumo energetico e di casa passiva vengono elaborati al fine di coniugare le tradizionali tecniche costruttive e il linguaggio architettonico locale con l’efficienza e l’innovazione tecnologica
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“Strategia nucleare”, con tanto di “S” maiuscola: così i dottor Stranamore di Villa Certosa hanno definito, con tutta la consueta sobrietà, anche semantica, che connota questo esecutivo, “il documento programmatico del Governo con il quale sono delineati gli obiettivi strategici in materia nucleare”, come si legge all’art. 2, lett. “l”, dello “schema di decreto legislativo, recante la disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare [….] ai sensi dell’art. 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99”.
La Strategia in questione, a prescindere dalle peculiarità degli Strateghi con i rialzi nelle scarpe, le chiome semoventi ed i talami ex-sovietici sovraffollati, ha il grande pregio, tra i tanti, di metter in vivida luce, una volta per tutte, quale macroscopico “equivoco” (per così dire) terminologico si celi sotto la locuzione “nucleare civile” in presunta contrapposizione a quella di “nucleare militare”.
È già la citata legge delega dell’anno scorso, nell’art. 25, c. 2, a chiarire, alla lettera a), ossia al suo primo principio e criterio direttivo, l’aria democratica che tira nella gestione da parte di questo governo della “materia nucleare”: vi si prevede, infatti, la “possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione.” Laddove qualcuno avesse avuto ancora dubbi sull’esatta gerarchia dei poteri decisionali quando c’è di mezzo sua maestà l’atomo, la lett. f) serve a fare definitivamente chiarezza sul punto, giacché si afferma la necessità della “determinazione delle modalità di esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle necessarie intese con i diversi enti locali coinvolti, secondo quanto previsto dall’art. 120 della Costituzione.”
Anzitutto, c’è da evidenziare l’enigmatico riferimento ad una norma costituzionale, l’art. 120, per l’appunto, che legittima l’intervento sostitutivo del Governo nei confronti di “organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni” solo “nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali”.
In quale dei casi evocati dalla previsione costituzionale su citata dovrebbe ricondursi la decisione di istallare una centrale nucleare per legittimare il potere sostitutivo del Governo?
A tacere del fatto che il medesimo art. 120 si chiude con un’invocazione (che, alla luce dei testi normativi che si stanno esaminando in questo scritto, suscita grande tenerezza) a che “i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.”
In ogni caso, l’elemento chiarificatore della su citata gerarchia di poteri decisionali che si rinviene nella normativa di delega dello scorso anno è dato dal fatto che in tutto l’articolo 25 non v’è alcuna previsione in ordine alla “mera” determinazione delle modalità di raggiungimento delle intese con i diversi enti coinvolti, né, men che meno, in ordine alla rilevanza, se non vincolatività, di quelle intese nei confronti del Governo. In pratica, l’unica disposizione che la maggioranza parlamentare ha pensato bene di introdurre nel provvedimento di delega all’esecutivo sulla questione, discretamente vitale in uno Stato democratico e, ancor più, solennemente “federale”, del rapporto tra il potere centrale e quello degli enti locali in una materia non proprio minore come quella nucleare, ha avuto come unica finalità quella di “determinare le modalità” con cui il primo può “sostituire”, ossia scavalcare, i secondi.
E cotanto Governo, essendo stato “delegato” dai suoi onorevoli mandanti in tale munifica guisa, ovviamente non ha tradito le aspettative.
All’art. 11, in materia di “certificazione dei siti”, dello schema di decreto legislativo su citato, infatti, si legge, al c. 5, che “il Ministro dello sviluppo economico [….] sottopone ciascuno dei siti certificati all’intesa della Regione interessata, che si esprime previa acquisizione del parere del comune interessato.”
Dalla lettura di questa norma, sembrerebbe poco chiaro in quali forme si acquisisca quest’ ultimo parere, ossia quello delle popolazioni direttamente destinatarie del gentile omaggio di una centrale nucleare sul loro territorio, ma soprattutto quale valore reale esso abbia rispetto alla decisione finale sul “sito”.
Ancora una volta, la norma immediatamente successiva, quella del comma 6, fuga ogni dubbio: “Ove [….] non si pervenga ancora alla definizione dell’intesa [….], si provvede all’intesa (sic!) con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, integrato con la partecipazione del presidente della Regione interessata.” In pratica, un’ “intesa” per decreto.
Ma, in compenso, con il presidente della Regione interessata che “partecipa”, con un ruolo, se ne desume, della stessa pregnanza politica di quello dell’appendiabiti della stanza governativa, al Consiglio dei ministri nel quale si scrive il decreto del Presidente della Repubblica che “provvede all’intesa”.
Son soddisfazioni!
Naturalmente, stante una tale democraticità e partecipatività di tutto il procedimento, il comma 7 statuisce che, “l’intesa ovvero il decreto del Presidente della Repubblica di cui al comma 6 operano anche in deroga ai Piani energetico ambientali delle Regioni interessate da ciascuna possibile localizzazione.”
Altro mirabile esempio dell’idea, e soprattutto della pratica, di questo governo di “federalismo”.
Ancora, all’art. 13, (“Autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari e per la certificazione dell’operatore”), c. 10, si prevede una “conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241 con l’Agenzia, i Ministeri concertanti, la Regione e gli enti locali interessati e con tutti gli altri soggetti e le amministrazioni coinvolti”.
Anche in tal caso, però, si tratta di una “trattativa” non proprio libera e sovrana per gli enti seduti al tavolo. Specie per gli enti locali. Infatti, la norma che segue a ruota, quella del comma 11, sgombra anche qui il campo da ogni equivoco: “Qualora in sede di conferenza di servizi di cui al comma precedente, non venga raggiunta la necessaria intesa con un ente locale coinvolto, il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, assegna all’ente interessato un congruo termine per esprimere l’intesa; decorso inutilmente tale termine, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri cui partecipa il Presidente della Regione interessata all’intesa, è adottato [....] decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sostitutivo dell’intesa.”
Repetita iuvant.
In conclusione, da questo ordito legislativo si ricava l’ennesima conferma che in ambito energetico oggi ci si trova ormai di fronte a due prospettive sostanzialmente incompatibili tra loro: o una produzione finalmente pulita, diffusa e democratica di energia da fonti rinnovabili, necessariamente accompagnata da un consumo sobrio ed efficiente; o una produzione certamente inquinante e potenzialmente devastante da fonti fossili e nucleari, in cui i pannelli fotovoltaici servono al massimo per decorare i tetti delle centrali atomiche. Una produzione, in quest’ultimo caso, ancora rigidamente concentrata in poche mani e accentrata, per legge, nei suoi processi decisionali. Con quelle stesse mani che da queste produzioni arraffano profitti principeschi ed espellono le relative scorie, non necessariamente balsamiche per l’ambiente e la salute pubblica, sui territori sedi di quelle attività.
Un gustoso quadretto finale che a questi territori, al nostro territorio, non è propriamente sconosciuto.
Stefano Palmisano
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Nell’ultimo periodo, i progetti per la realizzazione dei pozzi petroliferi nonché l’ipotesi di una centrale nucleare, hanno allarmato l’intera popolazione preoccupata per i drammatici risvolti che si potrebbero verificare. L’altra sera al dibattito organizzato dal Forum Ambiente e Sviluppo molti hanno potuto vedere coi propri occhi (come se non lo sapevano) quello che certe scelte e politiche energetiche hanno causato in numerose parti d’Italia e del mondo. Chissà se qualcuno si sia sentito in colpa per quelle drammatiche distruzioni visto che sono state le inevitabili e silenziosamente accettate conseguenze di uno stile di vita che tutt’oggi persiste anche in quelli che l’altra sera guardavano sbigottiti quelle immagini? Chissà se i possessori di SUV (e ce n’erano) si sono resi conto di cosa vuol dire mantenere quei lussi?
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All’inizio degli anni ’90, nel corso del Vertice della Terra di Rio de Janeiro, al pubblico mondiale furono mostrate in modo inequivocabile le conseguenze che avrebbero avuto sulle persone e sull’ambiente il crescente sfruttamento delle risorse, il velocissimo incremento delle emissioni di gas ad effetto serra e l’inarrestabile inquinamento degli ecosistemi mondiali. Oggi sappiamo che queste minacce hanno raggiunto una dimensione allarmante. Al costante aumento della popolazione mondiale ed al crescente divario fra ricchi e poveri si aggiungono una fame insaziabile di risorse ed un cambiamento climatico che avviene in tempi sempre più rapidi. Uno sviluppo attento al futuro deve conciliare equità sociale, attenzione ecologica ed efficienza economica. E’ però indispensabile intervenire rapidamente. Non abbiamo più tempo da perdere.
Gli edifici dissipano circa la metà dell’energia globale. Le tecnologie per costruire abitazioni più parsimoniose dal punto di vista energetico sono già disponibili da molto tempo: è dunque ora di applicarle. Grazie al risanamento energetico, negli edifici esistenti è possibile ridurre fino all’80% le emissioni di anidride carbonica prodotte dal riscaldamento e dai sistemi di produzione dell’acqua calda.
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Si chiama “A Plan to Power 100 Percent of the Planet with Renewables” ed è frutto del lavoro del professor Mark Z. Jacobson, ingegnere civile e ambientale presso la Stanford University, e di Mark Delucchi, ricercatore presso l’università della California.
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Un elettrolizzatore alimentato a energia fotovoltaica, integrato da un sistema di accumulo dell’idrogeno prodotto e da una cella a combustibile che trasforma l’idrogeno in elettricità per l’autoconsumo.
Questo, in sintesi, il sistema sviluppato nei laboratori del MIT di Boston dallo staff di Daniel Nocera e ora in fase di perfezionamento da parte della startup Sun Catalytix. Ricordiamo che gli elettrolizzatori sono macchine in grado di realizzare l’elettrolisi dell’acqua, cioè un processo che a partire dall’energia elettrica provoca una reazione chimica che scinde l’acqua nei suoi elementi costitutivi, idrogeno e ossigeno. L’elettrolisi può essere considerato un processo inverso a quello della pila e rappresenta oggi la modalità migliore per produrre idrogeno a partire da fonti rinnovabili.
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Quando si parla di energie rinnovabili e risparmio energetico, almeno sui media tradizionali, la parte che risalta sempre di più è quella relativa ai benefici ambientali che ne conseguono in fatto di diminuzione di sostanze tossiconocive e di CO2 che, come ben noto, ha considerevoli effetti sul riscaldamento globale. Raramente nei dibattiti si fa riferimento agli effetti che l’utilizzo di questa tecnologia è in grado di generare sulla competitività e quindi sullo sviluppo economico e sociale.
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Che strani tipi questi di Provaglio, permettono la realizzazione di 200 impianti fotovoltaici a costo zero sia per il Comune sia per i cittadini. Le famiglie che aderiranno al pregetto dimezzeranno immediatamente la bolletta elettrica senza uscire un solo euro di spese e fra vent’anni, diventando proprietari dell’impianto, non pagheranno più un centesimo per l’energia. Mr Tanzarella do you know FOTOVOLTAICO?



















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