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	<title>iapra li  uecchie il blog di Paolo Mariani &#187; Economia/Lavoro</title>
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	<description>Il blog di Paolo Mariani</description>
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		<title>L&#8217;amico delle banche</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 07:22:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/02/monti3.jpg"><img class="alignleft  wp-image-6613" title="monti3" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/02/monti3.jpg" alt="" width="250" height="350" /></a>Il governo Monti sta fallendo perché si sta preoccupando troppo dell’economia monetaria e poco degli italiani. In queste ultime settimane lo Spread é diminuito; il debito pubblico, nettamente migliorato. Ma cosa c’entra lo Spread con la condizione degli italiani? Assolutamente nulla. Il debito sarà pur diminuito ma la disoccupazione é ancora in crescita e le nostre aziende continuano a chiudere. I nostri salari continuano a non essere sufficienti per fronteggiare l’aumento delle tasse e dei prezzi. Debito e Spread non misurano il benessere degli italiani.</p>
<p>In Italia, da quando siamo in crisi, la disuguaglianza é in costante aumento. Attualmente la nostra società si trova addirittura al di sotto della media mondiale.</p>
<p>Cosa significa che la crisi in Italia sta aumentando il divario tra i ricchi e i poveri? Innanzi tutto che il nostro governo non sta facendo abbastanza per gli italiani. I pochi ricchi che aumentano sono i banchieri e gli speculatori finanziari con i quali i poveri sono sempre più indebitati. Il ceto medio che sta sparendo, rappresentato da imprenditori e commercianti, si sta dissolvendo verso il basso, non verso l’alto. Aumentano le tasse e diminuiscono le vendite; di conseguenza cresce il bisogno di chiedere prestiti agli istituti bancari per portare avanti la propria attività. Il ceto medio s’indebita, le banche si arricchiscono; la disuguaglianza sociale cresce sempre di più.</p>
<p>Perché gli italiani stiano meglio, serve che il governo inverta questa situazione di disuguaglianza. Nella società d’oggi gli italiani sono messi solo in condizione di indebitarsi con le banche.</p>
<p>Il governo ha puntato a fare subito cassa, aumentando tasse e congelando pensioni. Ma se già l’economia é ferma, non é il caso di mettere gli italiani in condizione di farla ripartire? Se Monti non spremesse le nostre aziende con sempre più tasse, queste non sarebbero in condizione di garantire lo stipendio ai propri lavoratori e magari di assumere nuovi operai? Un operaio con uno stipendio stabile non é forse più portato a spendere e consumare ciò che le stesse aziende producono?</p>
<p>E poi perché le banche prestano soldi soltanto a chi ce li ha? Non bisognerebbe forse fare in modo che le banche (che tra l’altro rappresentano la frangia della società che continua ad arricchirsi anche in tempo di crisi) aiutino davvero i più poveri, proprio quelli che non ce li hanno i requisiti per chiedere un prestito? E non sto parlando di pezzenti o senzatetto, sto parlando di buona parte della nostra agonizzante società.</p>
<p>Il benessere dell’Italia non sta nella finanza, nello Spread; sta nello scambio di beni/servizi tra aziende e cittadini. É quindi il sistema finanziario che andrebbe indebolito a favore del reale sistema socio-economico italiano. Oggi accade l’esatto contrario.</p>
<p>Monti dovrebbe imporre alla banche un sistema di prestito a bassissimi tassi d’interesse per gli italiani. A nessuno andrebbe negato un prestito legato alla propria attività lavorativa. I tempi di restituzione del prestito andrebbero diluiti il più possibile. In questo periodo di stagnazione economica servirebbe addirittura che le rate del finanziamento fossero congelate: D’altronde se stagna l’intera economia non vedo perché non lo debba fare anche il mio mutuo! Il ricorso alle ipoteche e al pignoramento dei beni dei debitori, dovrebbero diventare pratiche rare ed estreme, non una prassi abitudinaria.</p>
<p>Ma come si fa per far capire ad un governo di banchieri tutto ciò? Perché ci hanno imposto un governo che gioca a favore dei pochi ricchi e alle spalle dei molti poveri? ma come si fa ad uscire dalla crisi a queste condizioni?</p>
<p>Lo Stato, invece che sguinzagliare i propri tirapiedi di Equitalia, società privata che guadagna sulla riscossione e soprattutto sulle penali delle riscossioni mancate, non potrebbe aiutare gli italiani? Congelare momentaneamente il loro debito? O almeno non fare in modo che si decuplichi con il passare del tempo!?</p>
<p>Come si può dare a una società privata il compito di riscuotere i debiti degli italiani? Questa società, per guadagnare, opprimerà tutti quelli che ci sono da opprimere, applicherà salatissime sanzioni sui pagamenti ritardati, pignorerà e creerà povertà, perché la nostra povertà, il nostro essere debitori, fa di loro dei creditori, mette loro nella possibilità di guadagnare.</p>
<p>Non di solo pane vive l’uomo, é vero…ma di certo non vive di Spread.<br />
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		<title>Non c&#8217;è forcone che tenga</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 17:22:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia/Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[Se c&#8217;è una cosa che non può essere contestata all&#8217;usuraio Mario Monti, è la propensione a lasciarsi condizionare da quello che accade intorno a lui. Anzi si percepisce nettamente la sensazione che al sapienziale professore non importi assolutamente nulla di tutto ciò che prescinde dalla certosina applicazione dei comandamenti impartiti dalla BCE. Mentre i Forconi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/01/Sacrifice.jpg"><img class="alignleft  wp-image-6525" title="Sacrifice" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/01/Sacrifice-232x300.jpg" alt="" width="250" height="323" /></a>Se c&#8217;è una cosa che non può essere contestata all&#8217;usuraio Mario Monti, è la propensione a lasciarsi condizionare da quello che accade intorno a lui. Anzi si percepisce nettamente la sensazione che al sapienziale professore non importi assolutamente nulla di tutto ciò che prescinde dalla certosina applicazione dei comandamenti impartiti dalla BCE.</p>
<p>Mentre i Forconi paralizzano la Sicilia e la protesta inizia a dilagare anche fuori dall&#8217;isola, mentre i tassisti scendono sul piede di guerra, i benzinai minacciano una serrata di 10 giorni, gli autotrasportatori sono in fermento, i commercianti mugugnano, gli edicolanti si arrabbiano, perfino gli avvocati annunciano 2 giorni di sciopero e probabilmente i farmacisti seguiranno a ruota, lui non si scompone assolutamente e forte dell&#8217;armatura garantitagli dal consenso, non elettorale (che conta poco) ma della congrega dei burattinai di Bruxelles, vara in sole 8 ore di Consiglio dei ministri il nuovo pacchetto di liberalizzazioni.</p>
<p>Un pacchetto che metterà in ginocchio svariate decine di migliaia di lavoratori, ma garantirà nuove fulgide prospettive di facili profitti, al largo consumo e a Legacoop in primis, passando attraverso i grandi gruppi finanziari e le multinazionali.</p>
<p>Monti incarna il perfetto archetipo del dittatore (per conto terzi) del tempo moderno. Linguaggio da insegnante universitario, grande aplomb, assoluta impermeabilità nei confronti del paese che deve demolire, serioso come un becchino e restio a lasciarsi intenerire, qualunque cosa accada.</p>
<p>Un altro capitolo è stato scritto e verrà presto archiviato, dopo avere tassato ogni cosa che si muova, eliminato le pensioni e liberammazzato alla rinfusa è già ora di pensare al lavoro. Ci sono ancora un mucchio di categorie che vanno ridotte sul lastrico e Bruxelles detesta perdere tempo in chiacchiere, accada quello accada, non c&#8217;è forcone che tenga. Se qualcuno non gli toglie le pile continuerà a marciare dritto per la sua strada, come il robottino della duracell, finchè ci saranno italiani da spremere e qualcosa da regalare ai grandi potentati, non si fermerà, tic tac, tic tac&#8230;.</p>
<p style="text-align: right;">Marco Cedolin</p>
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		<title>Rivolta il debito</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 10:43:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalla Francia ( http://www.audit-citoyen.org/ ) proviene un appello per creare una commissione di audit del debito pubblico in grado di visionare come è fatto quel debito, come è stato contratto a favore di chi e di quali interessi. Noi vogliamo fare nostra questa proposta per rivedere in profondità l&#8217;entità del debito pubblico italiano accumulato nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/01/logoRID.png"><img class="alignleft  wp-image-6492" title="logoRID" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/01/logoRID.png" alt="" width="250" height="250" /></a>Dalla Francia (<a href="http://www.audit-citoyen.org/%20" target="_blank"> http://www.audit-citoyen.org/</a> ) proviene un appello per creare una commissione di audit del debito pubblico in grado di visionare come è fatto quel debito, come è stato contratto a favore di chi e di quali interessi. Noi vogliamo fare nostra questa proposta per rivedere in profondità l&#8217;entità del debito pubblico italiano accumulato nel tempo per favorire rendite, profitti, interessi di casta e di una ristretta elite e non certo per favorire le spese sociali, l&#8217;istruzione, la cultura, il lavoro. Una proposta che serve per impostare un&#8217;altra politica economica, del tutto alternativa a quella avanzata in questi anni dai vari governi che si sono succeduti e improntata alla redistribuzione della ricchezza, alla valorizzazione dei beni comuni, del lavoro, del welfare, dell&#8217;ambiente contro gli interessi del profitto e della speculazione finanziaria.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>APPELLO PER UN AUDIT DEI CITTADINI SUL DEBITO PUBBLICO</strong></p>
<p>Scuole, ospedali, alloggi d’urgenza…Pensioni, disoccupazione, cultura, ambiente…viviamo quotidianamente l’austerità finanziaria e il peggio deve venire. “Noi viviamo al di sopra dei nostri mezzi”, questo è il ritornello che ci viene ripetuto dai grandi media. Ora “occorre rimborsare il debito” ci si ripete mattina e sera. “Non abbiamo scelte, occorre rassicurare i mercati finanziari, salvare la buona reputazione, la tripla A”.</p>
<p>Non accettiamo questi discorsi colpevolizzanti. Non vogliamo assistere da spettatori alla rimessa in discussione di tutto ciò che ha reso ancora vivibile le nostre società, anche in Europa. Abbiamo speso troppo per la scuola e la sanità oppure i benefici fiscali e sociali dopo venti anni hanno prosciugato i bilanci? Questo debito è stato contratto nell’interesse generale oppure può essere considerato in parte come illegittimo? Chi possiede questi titoli e approfitta dell’austerità? Perché gli Stati devono essere obbligati a indebitarsi presso i mercati finanziari e le banche mentre queste possono farsi concedere prestiti direttamente e a un costo più basso dalla Banca centrale europea? Non accettiamo che queste questioni siano eluse o affrontate alle nostre spalle da esperti ufficiali sotto l’influenza delle lobbies economiche e finanziarie.</p>
<p>Vogliamo dire la nostra nel quadro di un ampio dibattito democratico che deciderà del nostro avvenire comune. In fine dei conti, siamo dei giocattoli nelle mani degli azionisti, degli speculatori e dei creditori oppure cittadini, capaci di deliberare insieme sul nostro avvenire? Noi ci mobiliteremo nelle nostre città, nei quartieri, nei villaggi, nei nostri luoghi di lavoro, lanciando l’idea di un grande audit del debito pubblici. Vogliamo creare sul piano nazionale e locale dei collettivi per un audit dei cittadini con i nostri sindacati e associazioni, con esperti indipendenti, con i nostri colleghi, i vicini, i concittadini. Prenderemo in mano i nostri destini perché la democrazia riviva.</p>
<p><a href="http://rivoltaildebito.globalist.it/" target="_blank">VAI AL SITO</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;<br />
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		<title>Diversamente occupati</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 07:15:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[San Precario scrive una lettera aperta alla Fornero. Il protettore delle partite Iva e dei collaboratori a progetto ha deciso di inviare una missiva natalizia al ministro del Welfare per chiedere il reddito di cittadinanza. &#8220;Per sostenere la libertà di scelta sulle nostre vite&#8221;. Spett. ministro del Welfare Elsa Fornero, Siamo precarie e precari. Nel lavoro. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/12/precari.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6319" title="precari" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/12/precari-300x200.jpg" alt="" width="250" height="167" /></a>San Precario scrive una lettera aperta alla Fornero. Il protettore delle partite Iva e dei collaboratori a progetto ha deciso di inviare una missiva natalizia al ministro del Welfare per chiedere il reddito di cittadinanza. &#8220;Per sostenere la libertà di scelta sulle nostre vite&#8221;.</p>
<p>Spett. ministro del Welfare Elsa Fornero,</p>
<p>Siamo precarie e precari. Nel lavoro. Nel reddito. Nel welfare. Nei diritti. Negli affetti. Nelle tutele. Nell’accesso ai saperi ed ai consumi. Nell’esercizio della cittadinanza. Nei sogni, nel tempo. Siamo precari e precarie e non lo abbiamo scelto. Siamo i milioni di collaboratrici e collaboratori a progetto, partite iva, interinali, stagiste e stagisti, lavoratrici e lavoratori in affitto. Siamo il motore di un’economia in crisi e al contempo i primi soggetti sacrificabili.</p>
<p>Ci può incontrare ovunque: nei call center, nelle agenzie strumentali dei vostri Ministeri, nelle università, nei centri di ricerca, nelle scuole, nei supermercati, nei giornali e nell’editoria, nelle corsie degli ospedali e nelle caserme dei vigili del fuoco. Non esistono luoghi in cui non siamo presenti, perché siamo il frutto delle politiche “per lo sviluppo e l’innovazione” e delle “riforme” del mercato del lavoro realizzate negli ultimi quindici anni da chi ci ha governato e ci governa.</p>
<p>Siamo donne alle prese con una parità di genere tutta apparente, senza tutele, a partire dalla maternità; siamo migranti che sotto il ricatto del permesso di soggiorno legato al contratto di lavoro contribuiamo al benessere di questo paese, pagando pensioni che non avremo mai, partecipando a un sistema che non ci vuole cittadini, mentre un’aria pesante e razzista arma le mani più brutali. Siamo giovani e meno giovani, intere generazioni precarie costrette a vivere un presente dilatato che non permette di progettare il futuro: giovanissimi diplomati e laureati in un sistema di istruzione e formazione martoriato, vissuti all’ombra della retorica della meritocrazia ma senza un lavoro degno di questo nome; ultra 40enni, iperqualificati e supertitolati, spesso madri e padri di famiglia, costretti a cercare altrove il nostro destino; gli over 50, i reietti, quelli che il mercato del lavoro una volta espulsi considera “vuoti a perdere”. I nostri figli nascono già precari: per via del debito, del futuro oscuro e di un globo che non sa se sopravvivrà ai prossimi anni.La crisi ha fatto esplodere la precarietà, rendendo incerto il presente anche dei cosiddetti lavoratori “garantiti”. Noi che eravamo le giovani e i giovani in difficoltà abbiamo visto i nostri padri e le nostre madri diventare precari come noi, rischiare di essere licenziati a più di 50 anni e di vedere le loro pensioni sempre più lontane e sempre più misere.</p>
<p>E se una crisi iniziata 4 anni fa e negata nel corso degli ultimi 2 anni è stato il frutto avvelenato del governo Berlusconi e dei suoi ministri “nani e ballerine”, questo governo è certamente più serio e preparato. Lo è talmente tanto che riuscirà ad imporre per l’ennesima volta ricette fondate sul presupposto che il mercato (anzitutto finanziario) è sovrano e le nostre vite al suo servizio.</p>
<p>E noi, precari e precarie, continuiamo ad avere contratti di ogni tipo, con l’unica garanzia di uno sfruttamento costante e un debito, condiviso con tutti i cittadini e le cittadine del nostro paese. Un debito chiaramente non nostro, che ci chiedono di pagare per soddisfare gli appetiti insaziabili di una divinità onnipotente e dagli umori incostanti: il mercato, appunto, che sembra placarsi solo con sacrifici umani. Per noi non sono previste che briciole di uno stato sociale sempre più ridotto all’osso. Altro che workfare: WorkFear, un welfare fatto solo di paura messa al lavoro! Il Governo Monti, il Suo Governo, si è dato come prossimo impegno quello di convocare un tavolo “con le parti sociali al fine di riordinare il sistema degli ammortizzatori sociali e degli istituti di sostegno al reddito e della formazione continua”.</p>
<p>Cara ministro, Lei sa benissimo che oggi i cosiddetti lavoratori parasubordinati, coloro che sono iscritti alla gestione separata, tengono in attivo i conti dell’Inps. Secondo le previsioni, l’ammontare medio di una pensione a gestione separata è di 1570 euro l’anno, 130 euro al mese. Come sa bene anche che i collaboratori a progetto non usufruiscono di alcun ammortizzatore sociale, se non nella ridicola formula dell’una tantum sperimentata dal precedente Governo. Con il passaggio generalizzato al sistema contributivo noi, intere generazioni di “intermittenti”, non avremo mai una vecchiaia sostenuta da un reddito minimamente degno. Dopo aver fatto i conti quotidianamente con la giungla della precarietà, passeremo la seconda parte della nostra vita a fare i conti con i deserti della povertà. La riconfigurazione dell’attuale sistema degli ammortizzatori sociali, iniquo ed arretrato, passando per la riforma del sistema previdenziale, creerà inoltre un inevitabile conflitto generazionale.</p>
<p>Non vogliamo tutele contrapposte a quelle di altri, vogliamo rispetto, solidarietà e libertà comune. Il reddito che voi immaginate minimo e per sostenere la libertà di licenziarci, noi lo vogliamo di base, universale e incondizionato, lavoro o non lavoro, per sostenere la libertà di scelta sulle nostre vite. Ci siamo interrogati a lungo sul significato delle Sue lacrime, cara Ministro. Ma la sola cosa che sappiamo, al momento, è quel che fa la differenza: ci sono lacrime, pietistiche e paternalistiche, compatibili col sacrificio dei nostri diritti e dei nostri sogni; e ce ne sono altre scomode, di rabbia, furore e gioia, che non hanno cittadinanza.</p>
<p>Noi precarie e precari, che distribuiamo quotidianamente ricchezza sociale a un paese che la utilizza non certo per il nostro benessere, il nostro futuro e la nostra felicità, noi “l’Italia peggiore” oggi riprendiamo la parola sul lavoro, sul reddito, sugli ammortizzatori sociali, sul sistema pensionistico, sulla maternità/paternità, sul welfare, sul modello di sviluppo, sulla vita.<br />
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		<title>La banca veramente differente</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 17:01:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non tutte le banche gioiscono di fronte alla manovra ammazza italia fatta si da Monti ma approvata dai vari BerlusconiBersaniCasiniFiniRutelli. E&#8217; una banca differente ma non è quella della pubblicità. La manovra così detta “salva-Italia” proposta dal governo Monti e attualmente all&#8217;esame del Parlamento non soddisfa le aspettative di svolta verso l&#8217;equità e la sostenibilità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/12/equita.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6298" title="equita" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/12/equita-300x225.jpg" alt="" width="250" height="188" /></a>Non tutte le banche gioiscono di fronte alla manovra ammazza italia fatta si da Monti ma approvata dai vari BerlusconiBersaniCasiniFiniRutelli. E&#8217; una banca differente ma non è quella della pubblicità.</p>
<blockquote><p>La manovra così detta “salva-Italia” proposta dal governo Monti e attualmente all&#8217;esame del Parlamento non soddisfa le aspettative di svolta verso l&#8217;equità e la sostenibilità auspicate da Banca Etica, che da oltre 13 anni lavora per promuovere un diverso modello di finanza al servizio dell&#8217;interesse collettivo.</p>
<p>Nella piena consapevolezza che il momento è grave e che i sacrifici sono necessari per evitare il tracollo dell&#8217;Italia, Banca Etica ribadisce con forza la necessità di trasformare la crisi in opportunità per rilanciare nel nostro Paese un sistema economico, sociale e fiscale che sia finalmente caratterizzato da equità, legalità e trasparenza. Troppo timidi appaiono gli sforzi fatti dal Governo in questa direzione.</p>
<p>Ecco alcune delle misure che avrebbero potuto apparire nella manovra e che ancora auspichiamo possano essere introdotte con successivi provvedimenti:</p>
<p>· Spese militari – è inspiegabile la scelta di mantenere 15 miliardi di spesa per l&#8217;acquisto di cacciabombardieri F35, mentre si tagliano ancora le spese per il welfare e i servizi sociali</p>
<p>· Lotta a evasione, lavoro nero, corruzione e proventi delle mafie – L&#8217;evasione fiscale in Italia supera i 150 miliardi di euro l&#8217;anno. Se a questa sommiamo il lavoro nero, la corruzione, i proventi delle mafie, si scopre che qualcosa come 500 miliardi di euro l&#8217;anno sfuggono al fisco. E’ necessaria una più incisiva azione per contrastare questi “cancri” dell&#8217;economia italiana. L&#8217;abbassamento a 1000 euro della soglia oltre cui non è ammesso l&#8217;uso di contanti è solo un primo passo nella direzione della tracciabilità del denaro.</p>
<p>· Regolamentazione della Finanza – E’ ormai chiaro a tutti lo strapotere della finanza che sovrasta e distrugge l&#8217;economia reale e condiziona le scelte politiche dei Governi. I provvedimenti per ricondurre la finanza al suo originario scopo di facilitare l&#8217;allocazione di risorse economiche verso le imprese più meritevoli dovranno necessariamente essere adottati a livello internazionale, ma molte cose si possono fare anche a livello di singole nazioni. A partire da un più deciso schieramento dell&#8217;Italia a favore dell&#8217;introduzione, anche nella sola area euro, di una tassa sulle transazioni finanziarie capace di generare gettito per riparare i danni causati dalla finanza e soprattutto di arginare le operazioni più marcatamente speculative. Auspichiamo inoltre che il Governo Italiano faccia la sua parte per chiedere all&#8217;Autorità Bancaria Europea (Eba) di rivedere le nuove regole sulla capitalizzazione delle banche che allo stato attuale rischiano di costringere gli istituti a restringere ulteriormente l&#8217;erogazione del credito, con gravissimi danni per le famiglie e le imprese.</p>
<p>· Un sistema fiscale più equo : In Italia, nell&#8217;ultimo ventennio dello scorso secolo, 120 miliardi di euro sono stati trasferiti dai lavoratori ai profitti finanziari. Occorre invertire la tendenza, smettere di tartassare i redditi di chi lavora e produce e di agevolare invece chi fa soldi con i soldi.</p>
<p>· Acquisto forzoso di BTP per i grandi patrimoni. E’ necessario pensare a delle misure per ridurre il peso degli interessi da pagare sul debito e per sottrarlo alle logiche speculative dei mercati internazionali. Una proposta che permetterebbe di realizzare questo doppio obbiettivo è l&#8217;acquisto forzoso di BTP a un tasso calmierato, legato ad esempio all&#8217;inflazione o ad altri parametri. L&#8217;Italia è uno dei Paesi con il maggiore debito pubblico, ma anche con il maggiore risparmio. L&#8217;idea è allora quella di imporre ai grandi patrimoni (delle persone fisiche e giuridiche) l&#8217;acquisto di un&#8217;emissione di BTP a un tasso ragionevole e superiore all&#8217;inflazione, ma nettamente inferiore a quelli attuali, dettati da logiche speculative. Questa emissione andrebbe a rifinanziare il debito italiano riportandolo progressivamente in Italia, diminuendo il monte interessi. Il Giappone ha un rapporto debito/PIL decisamente superiore rispetto all&#8217;Italia, ma nessuno pensa che possa essere sull&#8217;orlo del default e non esistono speculazione o spread impazziti. Il motivo essenziale è che sono gli stessi cittadini giapponesi a detenere il debito e ad assicurarne il rifinanziamento.</p>
<p>· Capitali Scudati. Anche l&#8217;imposta sui capitali illegalmente portati fuori dal paese e poi “sanati” con i diversi “scudi fiscali” appare sottodimensionata: si può e si deve chiedere di più.</p>
<p>· Incentivi per l&#8217;assunzione di giovani e donne. La manovra contiene qualche misura per facilitare le assunzioni di giovani e donne, ma è necessario fare di più.</p>
<p>Infine – Banca Etica – è convinta che accanto alle misure del Governo serva una forte presa di coscienza da parte dei cittadini e dei risparmiatori che troppo spesso finiscono con l&#8217;essere complici inconsapevoli oltre che vittime del sistema finanziario. Dovremo invece imparare a indirizzare i nostri risparmi e non alimentare la speculazione. Il trasferimento di risorse dall&#8217;economia reale alla finanza alla base dell&#8217;attuale crisi di debito è necessario anche per garantire i profitti in doppia cifra inseguiti dagli speculatori. Se il PIL del mondo cresce del 2% l&#8217;anno e la finanza deve garantire profitti cinque o dieci volte superiori, se le pubblicità ci promettono rendimenti del 4% netto sul nostro conto corrente mentre la ricchezza reale in Italia non cresce, è evidente che i nostri risparmi non vengono impiegati per finanziare imprese reali, che producono beni e servizi necessari e creano occupazione.</p>
<p>NOTA: Le cifre citate in questo documento sono tratte dalla “ControManovra di Sbilanciamoci” che da anni presenta un proprio rapporto in cui un pool di economisti propone misure alternative per la spesa pubblica, fondate sull&#8217;equità sociale, l&#8217;ambiente, i diritti. Il rapporto 2012 chiarisce ancora una volta come un diverso modello economico sia perfettamente possibile. E&#8217; unicamente una questione di volontà politica.</p>
<p style="text-align: right;">Banca Etica</p>
</blockquote>
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		<title>La contraerea del Male</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 16:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Più volte da queste pagine ho lanciato appelli per fermare l&#8217;acquisto di 131 cacciabombardieri dal costo esorbitante di circa 13 miliardi di euro (più dei tagli alla spesa pubblica prevista dalla manovra ammazzaitalia di Monti). L&#8217;accordo siglato dal governo Berlusconi non è ancora stato definitivamente sottoscritto e il messia Monti avrebbe potuto tranquillamente recedere senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/12/male.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6268" title="male" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/12/male.jpg" alt="" width="500" height="351" /></a></p>
<p>Più volte da queste pagine ho lanciato appelli per fermare l&#8217;acquisto di 131 cacciabombardieri dal costo esorbitante di circa 13 miliardi di euro (più dei tagli alla spesa pubblica prevista dalla manovra ammazzaitalia di Monti). L&#8217;accordo siglato dal governo Berlusconi non è ancora stato definitivamente sottoscritto e il messia Monti avrebbe potuto tranquillamente recedere senza pagare alcuna penale potendo evitare così a molti italiani, compresi quelli meno abbienti citati oggi anche dall&#8217;indegno inquilino del quirinale, i &#8220;doverosi ma indispensabili&#8221; e, aggiungo io, continui sacrifici.</p>
<p>Per rendersi conto della pazzia di questa spesa è interessante ipotizzare cosa si sarebbe potuto fare con questi soldi, o anche con parte di essi. Gente comune come me e come voi abituati a gestire piccoli bilanci familiari, spesso non riescono neanche ad immaginare quanti siano 13 miliardi o anche 100 milioni (il costo di ogni singolo aereo) e tanto meno siamo capaci di immaginare che cosa esattamente si potrebbe pagare con queste cifre. Per aiutarci in questa impresa ecco che ci vengono in aiuto Gino Strada e Vauro che sul settimanale &#8220;<a href="http://www.ilmale.net" target="_blank">Male</a>&#8221; hanno pubblicato La contraerea del Male in cui con una splendida vignetta ci mostrano cosa potremmo avere se rinunciassimo a questo assurdo acquisto.</p>
<p>Per ogni aereo in meno potremmo utilizzare quella somma (100 milioni di euro) per:</p>
<ul>
<li>acquistare 933 ambulanze</li>
<li>realizzare 753 giardini pubblici con parco giochi</li>
<li>costruire 85 scuole materne da 1.000 mq con tecniche di bioedilizia</li>
<li>costruire 3 ospedali di 17.000 mq in grado di curare 160 mila persone</li>
<li>restaurare l&#8217;intero sito archeologico di Pompei</li>
<li>costruire 49 biblioteche pubbliche</li>
<li>finanaziare 4.454 assegni di ricerca</li>
<li>finanziare con 500 euro al mese di reddito minimo garantito 16 mila persone per un anno</li>
<li>costruire 17 case di riposo in grado di accogliere 1.360 persone</li>
<li>realizzare 27 palestre comunali</li>
</ul>
<p>Moltiplicate tutto questo per 131 ovvero il numero di cacciabombardieri previsti da Berlusconi e Monti e pensate anche a quanti posti di lavoro si creerebbero con queste alternative  ed ecco che il destino del vostro paese e del vostro culo vi apparirà bello nitido davanti agli occhi.<br />
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		<title>Fallimento politico e sindacale</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 07:57:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia/Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Società/Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[infortuni sul lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[Basta indignarsi se si muore per 4 o 5 euro l’ora. In Italia è così se si vuole lavorare, per un lavoratore che rifiuta di essere sottopagato e/o sfruttato, una moltitudine di italiani, e non, è pronta ad accettare quel ricatto, perchè altrimenti il lavoro va all’estero, Marchionne docet. Le donne di Barletta sono morte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/12/mortibianche.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-6252" title="mortibianche" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/12/mortibianche-275x300.png" alt="" width="250" height="273" /></a>Basta indignarsi se si muore per 4 o 5 euro l’ora. In Italia è così se si vuole lavorare, per un lavoratore che rifiuta di essere sottopagato e/o sfruttato, una moltitudine di italiani, e non, è pronta ad accettare quel ricatto, perchè altrimenti il lavoro va all’estero, Marchionne docet. Le donne di Barletta sono morte per 3 euro e 95 centesimi l’ora, erano in nero, perfino Napolitano si è scosso, come fanno i bambini piccoli quando si spaventano, ma non mi risulta che sia andato al loro funerale. Qualcuno mi ha detto che non è prerogativa del Presidente della Repubblica andare ai funerali di chi muore sul lavoro, forse bisogna apprezzare il suo gesto quando presenzia le morti dei soldati italiani che hanno perso la vita in Afghanistan? Nel rifinanziamento delle missioni all’estero dev’esserci computato anche il costo dei funerali di Stato, con tanto di spesa per gli spostamenti delle cariche istituzionali.</p>
<p>In Italia la maggior parte dei giovani non sono figli di Craxi, Bossi, Di Pietro &amp; co. i quali si sono dati alla politica con la garanzia di avere un posto di privilegio perchè hanno le spalle coperte. Molti studenti, come Francesco Pinna, lavorano per pesare il meno possibile sul bilancio familiare, prendono una miseria che a malapena permette loro di pagarsi un posto letto. Questa situazione non è un’eccezione, ma è il risultato di leggi volute da chi governa. Se non si lavora a nero, esistono tipologie contrattuali, previste dalla Legge 30, dove non si scappa: la paga oraria è misera. Questo è anche il risultato di un sindacato concetrato a fare carriera personale Bertinotti, Cofferati, Polverini noti per il salto di qualità in stipendio.</p>
<p>Basta indignarsi è ora di agire. Bisognerebbe intervenire sui versanti: formazione, controllo, certezza della pena.</p>
<p>Lavoratori ed imprenditori devono fare corsi di formazione VERI, bisogna spiegare loro l’importanza dell’utilizzo dei dispositivi di sicurezza. Spesso i corsi si riducono all’apposizione di una firma. Qualora i dispositivi di sicurezza fossero obsoleti è lo Stato che deve occuparsi di ricerca e finanziamento, il lavoro è la colonna portante dell’economia di un Paese non possiamo permetterci di perderli proprio sul lavoro.</p>
<p>La Asl è l’organo deputato a fare ispezioni nelle aziende attraverso i tecnici della prevenzione, ma ha carenza di personale, si stima che ogni impresa può avere un controllo ogni 33 anni. Se poi aggiungiamo che ogni impresa ha una durata media di 15 anni, il conto è presto fatto: gli imprenditori sanno perfettamente che la probabilità di un controllo è molto bassa, accettano il rischio di una sanzione, perchè è inferiore al costo della sicurezza.</p>
<p>Il tasto più dolente è la giustizia, anche per gli infortuni sul lavoro si tratta di malagiustizia. Nella migliore delle ipotesi le pene che vengono comminate ai responsabili sono molto basse, anche quando vengono manomessi i sistemi di sicurezza, per velocizzare la produzione, il reato contestato è omicidio colposo, invece si tratterebbe di omicidio doloso. Molti imprenditori sono incensurati quindi spesso vengono condannati con la sospensione della pena. Ci sono casi in cui addirittura i reati si prescrivono.</p>
<p>Nel 2011 abbiamo superato le morti sul lavoro avvenute nel 2010, 2009 e perfino 2008. Se conteggiamo le morti sulla strada ed in itinere, i lavoratori e le lavoratrici, che hanno perso la vita per sostentare se stessi e la propria famiglia, sono oltre 1100 (dato dell’Osservatorio Indipendente di Bologna). Questo è il fallimento politico e sindacale in un Paese che viene definito civile e democratico. Un Presidente della Repubblica potrebbe proporre la difesa a carico dello Stato, i familiari delle vittime spesso spendono migliaia di euro per non avere giustizia.</p>
<p style="text-align: right;">Samanta Di Persio</p>
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		<title>Altre possibilità</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 14:37:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia/Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[Io non sono certo un professore ne tanto meno un esperto di economia ma so far di conto e ritengo anche di essere dotato di buon senso. Quindi alle dichiarate indispensabili scelte del nominato e mai eletto da nessuno Monti che se ne va in Europa a far patti per conto nostro senza che che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/12/monti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6219" title="monti" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/12/monti-300x251.jpg" alt="" width="250" height="210" /></a>Io non sono certo un professore ne tanto meno un esperto di economia ma so far di conto e ritengo anche di essere dotato di buon senso. Quindi alle dichiarate indispensabili scelte del nominato e mai eletto da nessuno Monti che se ne va in Europa a far patti per conto nostro senza che che nessuno gli abbia concesso il mandato per farlo, neanche quella ciurma di nominati che siede comodamente sulle poltrone del parlamento, vorrei rispondere illustrando una serie di operazioni che avrebbero portato nelle casse dello stato più denaro di quanto previsto dalla manovra spella polli predisposta dallo squadrone di professori. Il buon senso ed un minimo di informazione mi costringe però a tralasciare alcune opzioni che per svariati motivi non potrebbero essere immediatamente realizzabili come ad esempio il ritiro dei militari dagli scenari di guerra, quelli che chiamano missioni di pace, che per via degli accordi e trattati internazionali necessita di non poco tempo per essere attuato.</p>
<p>La rinuncia  ai famosi 131 cacciabombardieri F35 (non c’è stata ancora la firma del contratto, quindi potremmo disdirli senza penali) fanno 16 miliardi.</p>
<p>La dismissione di una parte delle caserme rimaste semivuote dopo la fine della naia obbligatoria consentirebbe di incassare rapidamente almeno altri 4 miliardi.</p>
<p>La rinuncia all’acquisto di due sommergibili e due fregate (anche loro già a bilancio) farebbe risparmiare un altro mezzo miliardo (abbondante).</p>
<p>Un accordo con la Svizzera sui capitali esportati clandestinamente – sulla falsariga di quello fatto dalla Germania – permetterebbe di incassare almeno 5 miliardi di euro.</p>
<p>Poi ci sarebbe il Vaticano: lasciandogli intoccato il suo otto per mille, i contributi alle sue scuole e tutto il resto, basterebbe abolire le esenzioni Ici, Ires, Iva e Irap, più i contributi regionali e quelli comunali per portare a casa un altro miliardo e mezzo.</p>
<p>Quindi ci sono le frequenze: 5,5 miliardi di euro sono una stima molto prudente di quello che si incasserebbe se le si vendesse anziché regalarle alle aziende tv e di telecomunicazione.</p>
<p>Infine, un taglio ai costi della politica non avrebbe solo un alto valore simbolico: tra riduzione dei rimborsi elettorali ai partiti, degli stipendi e dei vitalizi degli eletti, delle auto blu etc, un altro mezzo miliardo verrebbe fuori facilmente.</p>
<p>In tutto fanno 33 miliardi che, come dicevo, sono di più di quello che con cipiglio sofferente il governo Monti sta chiedendo ai lavoratori, ai pensionati, ai cittadini.</p>
<p>Certo:  così è troppo semplice,  non si può, la situazione è più complicata, noi semplici cittadini siamo solo dilettanti e dobbiamo lasciar fare a loro, ai professori. Ma di sicuro c&#8217;è che un’altra manovra è possibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;<br />
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 17:29:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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<p><a href="http://www.sbilanciamoci.info/" target="_blank">Sbilanciamoci.info</a> è un gruppo di economisti, ricercatori, giornalisti, studenti, operatori sociali, sindacalisti; una rete di associazioni, organizzazioni, movimenti che vogliono conoscere, discutere e analizzare criticamente i fatti dell’economia per sapere tutto il possibile sul sistema economico nel quale viviamo e progettare tutto il possibile del sistema economico nel quale vorremmo vivere. Il consiglio è di visitare spesso il loro sito, li troverete molte informazioni sul mondo economico e finanziario che spesso ci sono presentate in modo ostico proprio per far si che non capendoci gran che, banchieri e politici possano fregarci più agevolmente. Anche quest&#8217;anno, come loro solito, hanno predisposto una contromanovra finanziaria di tutto rispetto e valore. Come già detto più volte, quello che propone l&#8217;Europa dei Banchieri avvallato dal Monti nazionale e dal nonnetto sul colle non è l&#8217;unica ricetta possibile.</p>
<p>Nel 13° Rapporto, la Campagna Sbilanciamoci! non si è soffermata solo sull&#8217;analisi critica dei contenuti della Legge di Stabilità e sul Bilancio dello Stato, ma anche su tutti i provvedimenti di correzione dei conti pubblici con effetti nel triennio 2011-2013</p>
<p>Analisi quindi ma anche, e soprattutto, proposte di intervento, organiche e concrete, per fornire un valido sostegno all’economia, al lavoro e al welfare interventi che vanno nella direzione di una fuoriuscita dalla crisi nel segno della giustizia sociale, della redistribuzione della ricchezza, della sostenibilità ambientale e di un nuovo modello di sviluppo. Nella manovra economica non si trova alcuna traccia di interventi per il rilancio di un piano di investimenti pubblici, nessun intervento a difesa del lavoro e dei redditi, nessuna misura per l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo del capitale umano.</p>
<p>L&#8217;effimera Legge di Stabilità e un inconsistente “decreto sviluppo” sono provvedimenti inefficaci e socialmente iniqui, colpiscono le classi a basso e medio reddito, tagliano le risorse alle politiche sociali e rendono il paese ancora più indifeso; le disuguaglianze economiche non sono la conseguenza, ma la causa della crisi.</p>
<p>Le risorse potrebbero esserci se si andassero a prendere i soldi dove ci sono e dove 30 anni di politiche neoliberiste li hanno portati sottraendoli al lavoro e all’economia: patrimoni, profitti, rendite, grandi ricchezze. Proprio quello che il governo in questi anni non ha fatto, beneficiando gli evasori con lo scudo fiscale e con l’allentamento di quelle misure di controllo (come la tracciabilità dei pagamenti e la cancellazione dell’elenco clienti-fornitori) che avevano permesso fino a tre anni fa una più efficace lotta all’evasione fiscale, contro la quale Sbilanciamoci! propone: il ripristino dell’elenco clienti-fornitori per le imprese, il divieto di pagamento in contanti oltre i 100 euro e la reintroduzione del reato di falso in bilancio.</p>
<p>Tra le proposte che Sbilanciamoci!:</p>
<p><strong>Lotta alla precarietà.</strong> Oggi, il 29% dei giovani è disoccupato e tra chi lavora il 50% ha un rapporto di lavoro precario. Si propone un intervento per limitare la precarietà attraverso: a) la concessione di credito di imposta fino a 3.000 euro l’anno per l’assunzione dopo due anni di rapporti di lavoro parasubordinati, b) la previsione di una indennità di disoccupazione del 60% per sei mesi per tutti i lavoratori subordinati che abbiamo almeno maturato un anno di versamenti di contributi.</p>
<p><strong>Riduzione dei programmi arma.</strong> Chiediamo al governo italiano di non firmare il contratto per la produzione dei 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter. Chiediamo di cancellare i finanziamenti previsti per il 2012 per la produzione dei 4 sommergibili Fremm, dei cacciabombardieri F35, delle due fregate “Orizzonte”. Risparmio previsto: 783 milioni di euro.</p>
<p><strong>Tassa patrimoniale.</strong> In questa crisi i ricchi non stanno pagando alcun prezzo. Anzi lo scudo fiscale e l’allentamento della lotta all’evasione fiscale li hanno ancora di più premiati. Il peso della crisi ricade interamente sulle fasce più povere della popolazione. Proponiamo perciò una tassa patrimoniale del 5 per 1000 sui patrimoni oltre i 500mila euro, con alcune correzioni di carattere progressivo (possibile grazie alla registrazione dei beni sulla dichiarazione dei redditi) sul prelievo. In questo modo potrebbe entrare nelle casse dell’erario una somma intorno ai 10miliardi e 500milioni di euro.</p>
<p><strong>Programma di piccole opere.</strong> Di fronte ai faraonici programmi di “grandi opere” che producono ingente spesa pubblica, scarsi benefici sociali e danni ambientali per il territorio (e business per poche imprese), si propone invece un programma di “piccole opere” per il Mezzogiorno che riguardi interventi integrati – sociali, ambientali, urbanistici – che possono andare dalla sistemazione della rete idrica locale al recupero urbanistico dei piccoli centri, al risanamento ambientale di coste e aree montane. Si propone a questo scopo di chiedere la piena attuazione del Piano delle opere medio-piccole deciso in Cipe il 6 novembre 2009 che prevede dal 2010 al 2013 la spesa nel triennio 413 milioni degli 825 milioni di euro stanziati dal Comitato, a cui si chiede di aggiungere uno stanziamento di 500 milioni, da finanziare stornando la cifra corrispondente dagli stanziamenti previsti per le infrastrutture strategiche.</p>
<p><strong>Fondo per la non autosufficienza.</strong> Oggi il livello delle politiche pubbliche per la non autosufficienza è pressoché simbolico. Dal 2011 il Fondo per la non autosufficienza è praticamente azzerrato. Chiediamo perciò il ripristino dei 400 milioni di euro (stanziati nel 2010 e cancellati nel 2011) per le politiche pubbliche a sostegno della non autosufficienza.</p>
<p><strong>Tassare i diritti televisivi per lo sport spettacolo.</strong> Come per la pubblicità, il business dello sport-spettacolo ha effetti distorsivi sul mercato e distoglie risorse dallo sport per tutti. Si propone pertanto di adottare il metodo francese di tassazione dei diritti televisivi per finanziare lo sport per tutti e la costruzione di impianti pubblici polivalenti. Con un’aliquota del 5% sul totale dei diritti versati si potrebbero raccogliere circa 40 milioni di euro.</p>
<p><a href="http://www.sbilanciamoci.info/content/download/28547/146584/file/Controfinanziaria_sbilanciamoci_2012_completo.pdf" target="_blank">Controfinanziaria_sbilanciamoci_2012_completo.pdf </a><br />
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		<title>Shock economy all&#8217;italiana</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 18:08:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non occorre scomodare i complotti planetari, né l’epocale crisi del capitalismo. Quella che sta accadendo in Italia è semplicemente la riconferma di un’abitudine consolidata da almeno quarant’anni: l’economia dello schock, cui una delle più importanti giornaliste del pianeta ha dedicato un libro. Naomi Klein, nel 2007, con il saggio Shock Economy ha raccontato come disastri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/11/Klein.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6102" title="Klein" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/11/Klein.jpg" alt="" width="250" height="360" /></a>Non occorre scomodare i complotti planetari, né l’epocale crisi del capitalismo. Quella che sta accadendo in Italia è semplicemente la riconferma di un’abitudine consolidata da almeno quarant’anni: l’economia dello schock, cui una delle più importanti giornaliste del pianeta ha dedicato un libro. Naomi Klein, nel 2007, con il saggio Shock Economy ha raccontato come disastri naturali, crisi economiche e guerre rappresentino ormai da decenni una ghiotta occasione su cui si avventano gli avvoltoi della nuova finanza.</p>
<p>Nel nostro piccolo avevamo già sperimentato un esempio casareccio di shock economy, con l’agghiacciante intercettazione durante la terribile notte del terremoto d’Abruzzo in cui due imprenditori ridevano e si complimentavano per i ghiotti affari in arrivo.</p>
<p>E’ una prassi consolidata, una prassi planetaria. La Klein fa risalire il primo caso alla sanguinosa caduta del governo Allende e all’avvento di Pinochet, in Cile, nel lontano 1973. Al Cile sono seguiti la Russia postcomunista, con i suoi morti per fame; Cina, Polonia, Bolivia, tigri asiatiche, Iraq e persino i Paesi colpiti dallo tsunami del 2006 e la New Orleans post-Katrina.</p>
<p>In tutti questi casi a popolazioni sotto shock, terrorizzate, paralizzate dagli eventi è stata prontamente inflitta una cura economica radicale, a cui mai avrebbero ceduto se non fossero state inebetite come un pugile suonato. Una cura turbocapitalista, iperliberista, che ha tolto loro welfare, diritti acquisiti e ceduto i beni dello Stato a entità spesso straniere. I loro governi sono finiti in mano ad “esperti”, a “tecnici”, che hanno regolarmente propinato la medesima ricetta a tutte le latitudini e in tutte le situazioni: liberalizzazioni, privatizzazioni, svendite. Ricetta che non ha mai funzionato.</p>
<p>Furono battezzati, in quel lontano 1973 a Santiago del Cile, “Chicago Boys“. Arrivarono in massa dagli Stati Uniti, nella loro veste di consulenti del governo golpista, a rimettere a posto i “guasti” prodotti dal precedente governo socialista regolarmente eletto. Cileni addestrati all’Università di Chicago, e il loro mentore era quel professor Milton Friedman insignito dello pseudoNobel per l’economia (il Nobel per l’economia viene attribuito ogni anno dalla Banca di Svezia e non è compreso nei premi istituiti da Alfred Nobel, è molto discusso e si medita di abolirlo), colui che ha tentato in ogni modo di accreditare come scienza esatta la famigerata “invisibile mano del mercato”, oltre allo “Stato leggero”. E’ il mandante morale di tutti i tagli che stanno per caderci sulla testa.</p>
<p>Non so se i nostri ministri siano seguaci di Friedman, anche se ne ho il forte sospetto. Ho sentito dire che non c’è neanche un keynesiano, nel nuovo governo di consulenti economisti: tutti Chicago Boys? Non una buona notizia.</p>
<p>D’altronde, il nostro Paese è decisamente sotto shock: come accaduto a tanti altri prima di noi, siamo paralizzati dal terrore, dal baratro di un imminente default, dallo spettro della crisi che aleggia, dal conto alla rovescia dello spread, dalle minacce di finire come la Grecia, dal Titanic che affonda, presto chiamate l’ammiraglio. Abbiamo subìto mesi di shock, siamo pronti ad accettare qualsiasi soluzione purché ci tiri fuori da questo incubo.</p>
<p>Insomma, siamo i pazienti perfetti per la cura drastica: è arrivato il nostro turno di averli in casa. Sweet home, Chicago.</p>
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