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Archive for Economia/Lavoro

ago
09

La colata

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cementoostuni

E’ di questi giorni il dossier sviluppato dal WWF (qui) sulla cementificazione delle coste Italiane. Un rapporto che evidenzia la drammaticità delle conseguenze di scellerate scelte urbanistiche e del diffuso abusivismo edilizio incentivato dai numerosi condoni approvati nei passati decenni.

Un rapporto in cui non poteva passare inosservata la città di Ostuni la cui economia locale è da sempre basata sul cemento. In particolare nel rapporto si evidenzia una area, quella di Diana Marina, mostrando  la differenza tra la situazione rilevata nel 2009 e quella attuale.

In realtà il peso edlizio sopportato dalla costa ostunese è molto più imponente e devastante di quanto descritto nel dossier e, aimè, la situazione è destinata solo a peggiorare sia per le edificazioni già approvate ed in attesa solo di essere realizzate, sia per le continue dichiarazioni della “nuova” amministrazione circa la volontà di far realizzare nuove strutture ricettive proprio sulla costa.

Come possibile osservare dalla foto qui sopra le aree ancora scevre dal cemento sono ormai dei rimasugli in un trato di costa di ben 22 Km. Le aree nere rappresentano le edificazioni già presenti mentre le rosa quelle di prossima realizzazione. Un solo tratto, a sud, ha resistito in questi anni all’invasione del cemento e della speculazione edilizia, un area di particolare bellezza denominata Torre Pozzella con calette e fondali mozzafiato circondate da una rigogliosa macchia mediterranea. Un area che dovrebbe essere sottoposta a vincoli decretandola aree di interesse naturalistico prima che un qualche speculatore, col favore di una amministrazione favorevole a nuove edificazioni sulla costa, dia il via alla cementificazione anche di questo angolo di paradiso.

Per comprendere al meglio quale la situazione e i pericoli che incombono va ricordato quanto successo pochi mesi fa quando in consiglio comunale la lottizzazione Mogale, il riquadro rosa più grande, è stata approvata con un solo voto contrario su 31.

CEMENTOSpA

Rifiuti-Zero_Logo1

La gestione dei rifiuti ad Ostuni, nonostante le sviolinate su numeri ambigui dell’amministrazione uscente, è un problema serio ed un costo enorme. 8 milioni di euro all’anno il peso a carico dei cittadini, 6,5 milioni per l’appalto 1,5 milioni per lo smaltimento. Gli introiti derivanti dalla vendita del differenziato, di cui nessuno sa l’ammontare, finisce nelle tasche della ditta appaltante grazie ad un “regalo” bipartisan che il centrosinistra e il centrodestra insieme hanno approvato.

I rifiuti, oggi un problema ed un costo, possono diventare una risorsa ed un settore in grado di generare lavoro. La prima cosa da fare è dare attuazione alla direttiva europea sulle tre “R”: Riduzione, Riuso, Riciclo. Sono tre azioni gerarchiche che vanno eseguite nel corretto ordine e in cui il Riciclo, la raccolta differenziata appunto, è l’ultima.

Di importanza fondamentale la trasformazione dell’attuale isola ecologica, che di ecologico non ha nulla, in una vera e propria banca dei rifiuti e del riuso. Una struttura, come già dimostrato in realtà simili a quella Ostunese, in grado di generare una ottantina di posti di lavoro nella separazione meccanica e manuale del differenziato,  nei laboratori del riuso e della riparazione,  nella struttura amministrativa che deve gestire il tutto.

Altro passo fondamentale la semplificazione della raccolta differenziata oggi basata sull’utilizzo di numerosi contenitori. Tre sono più che sufficienti. Uno per l’umido, uno per l’indefferenziato, uno per il differenziato. Le materie saranno poi separate presso la banca dei rifiuti con sistemi meccanici e manuali. Le materie prime così divise potranno essere venduti agli appositi consorzi garantendo al sistema gli introiti necessari al suo mantenimento.

Infine, il passaggio dalla tassa alla tariffa. se oggi si paga la TARSU in base ai mq dell’immobile, da domani si dovrà pagare in base alla quantità dei rifiuti prodotti. Più produci più paghi, meno produci meno paghi.

CAMBIA-MENTI e ciò che oggi è un problema ed un costo, diventerà un opportunità di sviluppo e lavoro.

La-zona-industriale-di-Ostuni1

Se in una città come Ostuni il turismo deve necessariamente essere il principale volano dell’economia capace di trainarsi tutti i settori ad esso connessi, vi sono comunque altri comparti da valorizzare e in grado di creare sviluppo e lavoro. Tra questi sicuramente la zona industriale.

La prima cosa da fare è sicuramente uscire dal consorzio che lo gestisce. Un consorzio utilizzato solo per piazzare gli amici nel consiglio di amministrazione e che nessun servizio ha fornito ad una area in totale stato di abbandono e di degrado, nonostante il comune versi una quota annuale per l’erogazione di servizi ed infrastrutture. Riprendersi la sovranità di quell’area è il primo passo per pianificare un efficiente piano di sviluppo. Sistemare le strade, la segnaletica verticale ed orizzontale, fornitura di servizi quali acqua, fogna e banda larga saranno gli interventi a brevissimo termine. Contestualmente una politica, anche con incentivi fiscali e una trasparente assegnazione degli spazi, che consenta l’avvio di attività produttive capaci di guardare al futuro e alle nuove tecnologie.

Pensiamo alle stampanti 3D, ai pannelli fotovoltaici e alle tantissime opportunità che il mercato oggi offre. Una opportunità che Ostuni non deve farsi scappare. La zona industriale può e deve diventare un distretto della Terza rivoluzione industriale con attività a bassa intensità di capitali e ad un’alta intensità di lavoro. Può e deve. Ora o mai più.

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apr
28

Orti

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orti_ostuni

Sabato pomeriggio ho partecipato all’incontro organizzato dall’amministrazione comunale sul tema degli orti periurbani durante il quale, la rappresentante di italia Nostra, ha chiesto ai candidati sindaci di esprimersi sul tema. A differenza degli altri due candidati presenti (Santoro e Colizzi) non ritenendo l’occasione utile a fini di un costruttivo confronto (cosa infatti ampiamente dimostrata nell’occasione) mi sono esentato dell’intervenire, cosa che faccio oggi da questo blog e che farò ovunque ci saranno incontri dove il confronto paritetico tra le diverse forze sarà reale.

La prima cosa che mi preme evidenziare è che sul tema orti, come in tutte le opere pubbliche realizzate da questa amministrazione, si evince la totale assenza di una programmazione ed una pianificazione strategica. Assenza che deriva dalla totale mancanza di una visione a medio e lungo termine sul modello di città che si vuole realizzare. Ciò porta alla realizzazione di opere senza che vi siano obbiettivi chiari e definiti. Interventi, quindi, sporadici e scoordinati tra loro che, nella maggior parte dei casi, hanno come risultato finale l’aver sprecato denaro pubblico.

Non è, infatti, un caso che a lavori praticamente in fase di completamento ci si incontri per chiedersi: e adesso di quell’area che ne facciamo? Come la utilizziamo? Due domande banali, ma essenziali che assolutamente bisognava porsi prima di progettare e svolgere i lavori. Solo definendo a priori gli obbietti si potranno progettare e realizzare lavori funzionali agli obbiettivi stessi e giammai l’incontrario. Oggi i lavori, invece, sono già belli che pronti, anche se è stato totalmente ignorato un aspetto fondamentale nella conduzione di eventuali produzioni orticole: la risorsa acqua. La speranza è che queti lavori, come progettati e realizzati possano essere funzionali alla destinazione finale che si definirà per quei terrazzamenti.

Tornando poi allo specifico tema degli orti e del loro futuro utilizzo senza entrare nei dettagli di ipotetici regolamenti e progetti (ve ne sono diversi, mi è stato consegnato quello elaborato dalla cooperativa solequo che già gestisce dei terreni nei pressi dell’area interessata dai lavori comunali  e che ritengo sostanzialmente valido e condivisibile), l’aspetto fondamentale è integrare il sistema orti periurbani, tenendo conto delle loro peculirità paesaggistiche e della loro valenza sia turistica che sociale, in un sistema agricolo di qualità che interessi l’intero territorio comunale.

Il settore agroalimentare, oggi totalmente ignorato dall’amministrazione comunale (basta vedere gli ZERO euro a bilancio nei servizi all’agricoltura) deve essere invece un importante voce nello sviluppo dell’economia locale destinando allo stesso le risorse economiche e organizzative necessarie. Mercati a Km zero, marchio di qualità dei prodotti locali e sinergia con ristorazione e strutture ricettive (in particolare le numerosissime masserie presenti nel nostro territorio), istituzione di consorzi per la trasformazione dei prodotti sono solo alcune delle proposte che il moVimento 5 stelle ha inserito nel proprio programma elettorale.

Ultima considerazione, infine, sulla partecipazione, termine più volte utilizzato anche sabato da coloro che governano questa città da diverso tempo e che di tutto hanno fatto fuorchè favorire la partecipazione dei cittadini alle scelte amministrative. Un aspetto invece fondamentale per elevare la qualità degli interventi e che non può che diventare fulcro di una amministrazione lungimirante in tutti gli ambiti ivi compreso la predisposizione del piano delle opere pubbliche e del bilancio.

SPREAD2

Spread è stato un vocabolo utilizzato per tenere in stato di terrore e quindi in ostaggio l’intera popolazione Italiana per diversi mesi. Non mancava giorno che titoli di apertura dei Tg e delle prime pagine dei quotidiani non informavano sull’andamento di questo indice, un lieve aumento era annunciato come l’ennesima catastrofe abbattutasi sul paese.

Nel nome dello spread hanno fatto di tutto e gli Italiani hanno accettato di tutto timorosi che questo spread, che manco sapevano esattamente cosa fosse, li avrebbe portati a sicura disfatta. Hanno accettato Monti col suo rigore e le sue ricette, come nel medioevo si accettava il salasso come unica cura possibile. La spending review, l’austerity, la sobrietà e tutto il resto fu somministrato con senso del sacrificio e della “responsabilità” al fine di salvare questo popolo condannato alla dannazione perpetua da un maligno spread impazzito.

Più le cure venivano somministrate e più il malato si sentiva male anche se questo dannato e dannoso spread cominciava a calare e qualcuno, non sapendo più che dire, cominciò a parlare della luce in fondo al tunnel. Lo spread calava e le aziende morivano come mosche lasciando dietro di se migliaia di disoccupati. Lo spread calava e il debito pubblico lievitava in continuazione e con esso gli interessi sul debito. lo spread calava e il paese sprofondava sempre più nel pantano della crisi.

Poi ad un certo punto, come per incanto, lo spread scomparve dai mezzi di informazione. Nessuno ne parlò più, ne nei titoli di apertura ne nei titoli di coda. Scomparso. Sostituito da altri vocaboli con cui tenere sotto scacco la popolazione e fargli accettare, come e più di prima, ogni cura anche la più nefasta.

Oggi lo spread è sceso sotto il valore di 180 (superò i 500 nei mesi di massimo terrore) ma l’ecomia del paese non se la passa certo meglio, anzi la situazione è in continuo declino, le aziende chiudono ad un ritmo maggiore rispetto a prima e si è ormai persa la conta dei disoccupati. Il debito pubblico e i relativi interessi sono completamente fuori controllo e gli accordi europei, tipo il fiscal compact sono da considerarsi alla stregua di una estrema unzione. Lo spread è un vecchio ricordo, come una malattia esantematica fatta da bambini che ha lasciato qualche cicatrice solo nei nostri ricordi, oggi le armi di distrazione di massa sono altre. Il termine più in voga ultimamente è Renzi.

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