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Archive for Economia/Lavoro

feb
18

LAVORO LAVORO LAVORO

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terza_rivoluzione_industriale_makers_2

Lavoro. Tutti lo cercano, tutti lo vogliono, tutti lo annunciano ma trovarne anche solo traccia è davvero impresa ardua. Tutte le politiche adottate sino ad ora per creare occupazione hanno solo prodotto precariato e null’altro.

Le aziende chiudono a ritmi vertiginosi, la disoccupazione, in particolare quella giovanile e al sud , ha raggiunto cifre record, le grandi imprese delocalizzano, il ricorso alla cassa integrazione è al massimo storico e in continua crescita. La drastica riduzione del reddito  e il conseguente calo delle entrate fiscali ha portato la tassazione a livelli non più sopportabili che, a sua volta, strangola il sistema economico e produttivo del paese.

Come usicre da tale circolo vizioso?

A fornirci un esempio concreto e fattibile è una regione della Francia: il nord pas de calais. Molto somigliante , sotto diversi aspetti, alla Puglia: 4 milioni di abitanti circa, per decenni importante bacino carbonifero e presenza di industria pesante (acciaio, chimica). Regione che scommette su un modello di sviluppo decisamente diverso da quello che la ha caratterizzata per decenni. Un modello di sviluppo basato sui principi della Terza Rivoluzione Industriale; una scommessa sul futuro che si dimostra vincente con la creazione di numerosissimi posti di lavoro grazie ad importanti investimenti in innovazione, efficienza e sostenibilità.

Un piano concreto che puntando su attività a bassa intensità di capitale ma ad alta intensità di lavoro ha saputo rigenerare l’economia di una regione profondamente in crisi. Ugual cosa accadrebbe in Puglia, regione che potrebbe contare altresì su importanti risorse in ambito turistico, culturale e agroalimentare.

#puglia5stelle #sipuòfare #avoilascelta #unodivoi

feb
05

Dove andiamo?

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recession

Interessanti e condivisibili osservazioni.

L’economia globalizzata ha scardinato i valori, le tradizioni, le culture dei popoli; il pensiero unico che pone al primo posto il profitto ha stravolto la società e le conquiste civili e sociali degli ultimi 100 anni; il lavoro è diventato una merce e le aziende, per competere nell’economia globale sempre più selvaggia e agguerrita si vedono costrette a delocalizzare; i politici e tutti gli economisti cercano di rassicurare l’opinione pubblica e continuano a dire che stiamo per uscire dalla crisi e che il 2015 sarà l’anno della svolta.

Purtroppo sono anni che sentiamo questa musica e, ogni volta che veniva annunciata la ripresa e che si vedeva, la luce in fondo al tunnel, questa poi si spegneva o si allontana nuovamente, come un miraggio. Politici ed economisti continuano a promettere una ripresa che non c’è e non ci sarà e, in ogni caso, ammettono che sarà difficile creare nuova occupazione, cioè dare una risposta al 40% dei giovani italiani disoccupati. Ma una ripresa senza lavoro è una “crescita infelice”! D’altronde, in un sistema economico fondato sulla crescita e sulla globalizzazione dei mercati, il mercato impone alle aziende di aumentare la competitività e la produttività, il che significa produrre sempre di più a costi sempre minori  con sempre meno addetti, anche per l’automatizzazione dei processi produttivi.

Dunque abbiamo sempre meno persone che percepiscono uno stipendio per rilanciare i consumi. Checchè ne dicano politici ed economisti, è finita l’era dell’abbondanza e della “crescita infinita”. L’unica strada per superare la crisi e creare occupazione è da una lato la rilocalizzazione dell’economia e dall’altro la DECRESCITA FELICE. Non ha senso far girare per il pianeta milioni di tonnellate di merci e di derrate alimentari, tutto ciò ha dei costi ecologici insostenibili. Che senso ha importare merci o prodotti alimentari dall’altro lato del mondo? Mentre ha molto più senso ristrutturare tutte le abitazioni, ridurre gli sprechi, recuperare i materiali, salvaguardare l’ambiente, investire nelle migliori tecnologie per ridurre l’impronta ecologica. Tutte iniziative economiche potenzialmente in grado di creare milioni di posti di lavoro. Quanto tempo ancora ci vorrà per capire che serve un cambio di paradigma culturale? Solo così i nostri figli potranno lavorare e fare qualcosa di utile anziché essere dei semplici ingranaggi dell’economia globalizzata della crescita, che la crisi di oggi ci mostra con tutti i suoi limiti.

Si sa che Papa Francesco sta lavorando ad una enciclica sull’ambiente, sicuramente affronterà queste tematiche legate ad uno sviluppo sostenibile e saprà dare una parola di saggezza che possa illuminare le menti non solo dei potenti e di chi ha in mano le leve dell’economia globalizzata ma anche di tutti noi cittadini-lavoratori-consumatori.

Luca Salvi

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tasse2

In occasione dell’approvazione del bilancio 2013 del comune di Ostuni l’allora sindaco Tanzarella dichiarò di essere riuscito a non incrementare la pressione fiscale non pagando fornitori di beni e servizi. Ostuni 5 stelle chiese che l’ammontare di quei debiti fosse reso pubblico. L’allora opposizione, che aveva tutto il potere di pretendere quei dati, come da tradizione non fece nulla.

Oggi quella opposizione amministra la città e annuncia una disastrosa condizione dei conti comunali, situazione che impone e giustifica, così dicono, un considerevole incremento delle tasse locali.

Adesso, senza entrare nei meandri delle varie opzioni possibili per risanare conti ed evitare aumenti fiscali, non si può non sottolineare che oggi, come ieri, nessuno fa chiarezza sulla reale condizione in cui versano le casse comunali. Si continua a procedere per slogan, con le solite fazioni che affermano ognuna il contrario dell’altra e i cittadini che, mancandogli adeguate informazioni, non sanno a chi credere.

Perchè il Sindaco e l’assessore al bilancio non convoncano una pubblica assemblea per spiegare ai cittadini come stanno le cose? Trasparenza non era forse uno dei tanti slogan che capeggiava nelle gigantografie con cui hanno tappezzato la città durante la campagna elettorale?

Se negli anni passati qualcuno ha imbrogliato le carte ed ingannato i cittadini non c’è altra strada che renderlo noto in una pubblica assemblea, snocciolando numeri e rendendo pubblica ogni singola nota spesa. Perchè se è vero, come dice il consigliere Camassa, che il comune è stato lasciato in “braghe di tela” è ancor più vero che il culo sottostante è dei cittadini.

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ago
09

La colata

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cementoostuni

E’ di questi giorni il dossier sviluppato dal WWF (qui) sulla cementificazione delle coste Italiane. Un rapporto che evidenzia la drammaticità delle conseguenze di scellerate scelte urbanistiche e del diffuso abusivismo edilizio incentivato dai numerosi condoni approvati nei passati decenni.

Un rapporto in cui non poteva passare inosservata la città di Ostuni la cui economia locale è da sempre basata sul cemento. In particolare nel rapporto si evidenzia una area, quella di Diana Marina, mostrando  la differenza tra la situazione rilevata nel 2009 e quella attuale.

In realtà il peso edlizio sopportato dalla costa ostunese è molto più imponente e devastante di quanto descritto nel dossier e, aimè, la situazione è destinata solo a peggiorare sia per le edificazioni già approvate ed in attesa solo di essere realizzate, sia per le continue dichiarazioni della “nuova” amministrazione circa la volontà di far realizzare nuove strutture ricettive proprio sulla costa.

Come possibile osservare dalla foto qui sopra le aree ancora scevre dal cemento sono ormai dei rimasugli in un trato di costa di ben 22 Km. Le aree nere rappresentano le edificazioni già presenti mentre le rosa quelle di prossima realizzazione. Un solo tratto, a sud, ha resistito in questi anni all’invasione del cemento e della speculazione edilizia, un area di particolare bellezza denominata Torre Pozzella con calette e fondali mozzafiato circondate da una rigogliosa macchia mediterranea. Un area che dovrebbe essere sottoposta a vincoli decretandola aree di interesse naturalistico prima che un qualche speculatore, col favore di una amministrazione favorevole a nuove edificazioni sulla costa, dia il via alla cementificazione anche di questo angolo di paradiso.

Per comprendere al meglio quale la situazione e i pericoli che incombono va ricordato quanto successo pochi mesi fa quando in consiglio comunale la lottizzazione Mogale, il riquadro rosa più grande, è stata approvata con un solo voto contrario su 31.

CEMENTOSpA

Rifiuti-Zero_Logo1

La gestione dei rifiuti ad Ostuni, nonostante le sviolinate su numeri ambigui dell’amministrazione uscente, è un problema serio ed un costo enorme. 8 milioni di euro all’anno il peso a carico dei cittadini, 6,5 milioni per l’appalto 1,5 milioni per lo smaltimento. Gli introiti derivanti dalla vendita del differenziato, di cui nessuno sa l’ammontare, finisce nelle tasche della ditta appaltante grazie ad un “regalo” bipartisan che il centrosinistra e il centrodestra insieme hanno approvato.

I rifiuti, oggi un problema ed un costo, possono diventare una risorsa ed un settore in grado di generare lavoro. La prima cosa da fare è dare attuazione alla direttiva europea sulle tre “R”: Riduzione, Riuso, Riciclo. Sono tre azioni gerarchiche che vanno eseguite nel corretto ordine e in cui il Riciclo, la raccolta differenziata appunto, è l’ultima.

Di importanza fondamentale la trasformazione dell’attuale isola ecologica, che di ecologico non ha nulla, in una vera e propria banca dei rifiuti e del riuso. Una struttura, come già dimostrato in realtà simili a quella Ostunese, in grado di generare una ottantina di posti di lavoro nella separazione meccanica e manuale del differenziato,  nei laboratori del riuso e della riparazione,  nella struttura amministrativa che deve gestire il tutto.

Altro passo fondamentale la semplificazione della raccolta differenziata oggi basata sull’utilizzo di numerosi contenitori. Tre sono più che sufficienti. Uno per l’umido, uno per l’indefferenziato, uno per il differenziato. Le materie saranno poi separate presso la banca dei rifiuti con sistemi meccanici e manuali. Le materie prime così divise potranno essere venduti agli appositi consorzi garantendo al sistema gli introiti necessari al suo mantenimento.

Infine, il passaggio dalla tassa alla tariffa. se oggi si paga la TARSU in base ai mq dell’immobile, da domani si dovrà pagare in base alla quantità dei rifiuti prodotti. Più produci più paghi, meno produci meno paghi.

CAMBIA-MENTI e ciò che oggi è un problema ed un costo, diventerà un opportunità di sviluppo e lavoro.