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	<title>iapra li  uecchie il blog di Paolo Mariani &#187; Ecologia/Ambiente</title>
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	<description>Il blog di Paolo Mariani</description>
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		<title>La stupidità umana è contro(la)natura</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 09:34:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia/Ambiente]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/02/neve_600-580x377.jpg"><img class="alignleft  wp-image-6649" title="neve_600-580x377" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/02/neve_600-580x377-300x195.jpg" alt="" width="250" height="163" /></a>Neve, vento, pioggia e gelo. Ormai da diversi giorni l&#8217;Italia è nella morsa del maltempo e delle basse temperature. In un inverno &#8216;asciutto&#8217; e caldo è arrivato improvvisamente un freddo micidiale che sta provocando vittime e disagi nei trasporti. Nelle nostre case, intanto, ci riscaldiamo con il gas importato dall&#8217;estero. Cosa succederebbe però se per qualche motivo gli approvigionamenti venissero meno? Non è forse arrivato il momento di abbattere gli sprechi e pensare alla nostra sopravvivenza?</p>
<p>Ormai sempre più spesso, purtroppo amaramente, mi trovo a riflettere sul fatto che venivamo derisi dagli &#8216;esperti&#8217; quando già oltre venti anni fa parlavamo, tra le altre cose, di solare termico, di coibentazioni delle case, di recupero dell&#8217;acqua piovana. Tristemente ci si ritrova a pensare a tutto questo tempo perso e quindi ora se ne pagano pesanti conseguenze.</p>
<p>Un inverno dove non piove e fa caldo, animali e piante che si preparano praticamente alla primavera anticipata e improvvisamente arriva un freddo micidiale che provocherà danni inimmaginabili ad agricoltura e fauna. Ma &#8220;chi se ne frega&#8221;! Tanto noi mangiamo e beviamo plastica, automobili e computer, mica acqua e alimenti. Non abitiamo mica nell&#8217;ambiente, bensì in palazzi, mura, cemento, strade asfaltate e automobili.</p>
<p>Le alluvioni hanno spazzato paesi e vite umane grazie alla cementificazione e abbiamo capito così bene la lezione che continuiamo a costruire senza freno alcuno. La dittatura del petrolio ci ha regalato la paralisi del paese grazie allo sciopero dei Tir. L&#8217;effetto serra ci regala una siccità invernale incredibile e adesso ci regala un inverno polare.</p>
<p>Potremmo sostituire direttamente politici e lacchè vari con pompieri e protezione civile stabili al parlamento, tanto ormai si passa solo da una emergenza all&#8217;altra e visto che i politici non si preoccupano minimamente delle basi dell&#8217;esistenza delle persone, non si capisce cosa ci stiano a fare se non per i loro interessi personali e per gli interessi dei gruppi finanziari, economici e religiosi che rappresentano.<br />
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		<title>L&#8217;ovvio confermato dalla scienza</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 11:16:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia/Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[ilva]]></category>
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		<description><![CDATA[Taranto è la città più inquinata d&#8217;Europa. A Taranto c&#8217;è la più grande acciaieria di Europa (ILVA). Che le due cose erano correlate era cosa ovvia, ma non era sufficiente c&#8217;era bisogno di una verità scientifica che adesso c&#8217;è. Che altro si inventeranno per continuare a distribuire in quella città morte e miseria? I periti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Taranto è la città più inquinata d&#8217;Europa. A Taranto c&#8217;è la più grande acciaieria di Europa (ILVA). Che le due cose erano correlate era cosa ovvia, ma non era sufficiente c&#8217;era bisogno di una verità scientifica che adesso c&#8217;è. Che altro si inventeranno per continuare a distribuire in quella città morte e miseria?</p>
<blockquote><p>I periti della Procura hanno dato una risposta limpida ad una città inquinata che ha fame di giustizia e sete di verità. Con il linguaggio della scienza hanno scritto cose che pesano come macigni e ridanno speranza alla lotta per un futuro pulito. Al quesito “se i livelli di diossina e Pcb rinvenuti negli animali abbattuti e se i livelli di diossina e Pcb accertati nei terreni circostanti l’area industriale di Taranto siano riconducibili alle emissioni di fumi e polveri dello stabilimento Ilva&#8221;, la risposta degli esperti nominati dal Tribunale è affermativa.</p>
<p>DI CHI E&#8217; L&#8217;IMPRONTA DIGITALE DELLA DIOSSINA CHE HA CONTAMINATO IL TERRITORIO?</p>
<p>I periti hanno cercato e trovato la cosiddetta &#8220;impronta digitale&#8221; della diossina. Era il passaggio chiave per individuare il principale responsabile di questo tipo di inquinamento cancerogeno che preoccupa un&#8217;intera comunità. La diossina infatti lascia una impronta particolare che consente di risalire all&#8217;inquinatore. Ogni fonte di inquinamento ha quindi la sua impronta, frutto di un &#8220;mix&#8221; di vari tipi di diossine e furani. L&#8217;impronta delle diossine e furani viene rappresentata con un grafico che assomiglia alle canne di un organo. I periti hanno riscontrato notevoli similitudini tra l&#8217;&#8221;impronta digitale&#8221; delle diossine e dei furani delle deposizioni al suolo e l&#8217;&#8221;impronta digitale&#8221; delle diossine e dei furani delle &#8220;polveri degli elettrofilitri&#8221; del camino E312 dell&#8217;Ilva di Taranto.</p>
<p>In tutte le nostre conferenze e relazioni avevamo evidenziato questa correlazione, così evidente. Ecco cosa sostenevamo da tempo.</p>
<p>Osserviamo il grafico n. 1: è quello delle deposizioni delle diossine nel quartiere Tamburi di Taranto. Per capire da dove provengono quelle diossine occorre trovare una &#8220;sorgente&#8221; con una &#8220;impronta digitale&#8221; simile. Noi abbiamo cercato fra tutte le possibili &#8220;impronte digitali&#8221; che potessero corrispondere a quella del grafico 1; l&#8217;impronta che ci è sembrata la più simile era l&#8217;&#8221;impronta digitale&#8221; delle diossine rinvenute nelle polveri degli elettrofiltri ESP-E (che sono alla base del camino E-312 dell&#8217;Ilva di Taranto). Tale &#8220;impronta&#8221; degli elettrofiltri la possiamo vedere nel grafico n. 2 che alleghiamo. Cosa si può notare?</p>
<p>RAFFRONTO 2 GRAFICI</p>
<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/01/grafico1.jpg"><img class="size-medium wp-image-6591 alignleft" title="grafico1" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/01/grafico1-300x125.jpg" alt="" width="300" height="125" /></a>ELEVATA CORRELAZIONE FRA DIOSSINA AL LIVELLO DEL SUOLO E DIOSSINA ELETTROFILTRI ILVA</p>
<p>Nell&#8217;immagine allegata &#8220;raffronto 2 grafici&#8221; le due impronte sono poste una affianco all&#8217;altra. Emerge una elevata correlazione fra il mix di diossine e furani che si deposita al suolo e il mix di diossine e furani degli elettrofiltri posti alla base del camino E312 dell&#8217;Ilva. Questo sostenevamo e questo confermano i periti della Procura.</p>
<p>Ma questa correlazione era confermata anche da Arpa quando scriveva: &#8220;La sovrapponibilità del profilo delle deposizioni con quello delle polveri ESP-E (prese ad esempio, ma lo stesso vale per ESP-D o MEEP E-D) è molto marcata ed è particolarmente evidente se si considerano i due congeneri Epta ed OctaCDD che nelle emissioni del camino E312 e nello stesso periodo (estate 2008) risultano di molto inferiori ai tetra, penta, ed esafurani. Pertanto, la presenza di diossine nelle deposizioni del quartiere Taranto Tamburi non è dovuta alle emissioni convogliate del camino E312, ma piuttosto alle emissioni diffuse/fuggitive provenienti dall&#8217;impianto AGL/2 dello stabilimento ILVA S.p.A&#8221;.</p>
<p>RAFFRONTO DEI TRE GRAFICI Raffronto dei 3 grafici</p>
<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/01/grafico2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6592" title="grafico2" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2012/01/grafico2-300x87.jpg" alt="" width="300" height="87" /></a>L&#8217;ULTIMA IMMAGINE CHE ALLEGHIAMO E&#8217; FONDAMENTALE PER CAPIRE SE ILVA HA AGITO NELLA LEGALITA&#8217;</p>
<p>Nell&#8217;immagine &#8220;raffronto 3 grafici&#8221; abbiamo aggiunto un terzo istogramma con l&#8217;impronta delle diossine delle polveri del camino E-312 dell&#8217;Ilva. Questa terza &#8220;impronta&#8221; (quella del camino Ilva) è differente. Questo grafico è fondamentale. Ci consente di comprendere se Ilva ha agito rispettando le norme di sicurezza e tutela ambientale. L&#8217;azienda sostiene di aver emesso diossina entro i limiti della legge nazionale (limite a 10000 ng/m3 calcolati in concentrazione totale) in vigore fino alla legge antidiossina (limite a 0,4 ng/m3 in tossicità equivalente). La evidente differenza di impronta fra &#8220;camino&#8221; e &#8220;deposizione al suolo&#8221; dimostra che l&#8217;impatto del camino è su un raggio geografico molto più ampio, mentre per capire la contaminazione dei territori circostanti occorre osservare la marcata la somiglianza fra &#8220;elettrofiltro&#8221; e &#8220;deposizione al suolo&#8221;. Con questo lavoro &#8220;alla Sherlock Holmes&#8221; di confronto fra le impronte digitalidelle varie diossine abbiamo potuto risolvere l&#8217;enigma della contaminazione.</p>
<p>Cosa possiamo infatti concludere?</p>
<p>La diossina che ha contaminato l&#8217;ambiente attorno all&#8217;Ilva è correlabile &#8211; sulla base delle evidenze scientifiche raccolte &#8211; agli elettrofiltri (posti all&#8217;altezza del suolo) che dovevano essere sigillati e non dovevano avere alcuna dispersione di diossina nell&#8217;ambiente. Nessuna legge infatti consente a un&#8217;azienda di disperdere &#8220;al vento&#8221; &#8211; all&#8217;altezza del suolo &#8211; fumi e polveri contaminate provenienti dagli elettrofiltri inquinando l&#8217;ambiente circostante e la catena alimentare. Sarà molto difficile per l&#8217;azienda, a nostro parere, dimostrare che tutto questo è avvenuto rispettando le leggi ambientali che invece vietano la dispersione di emissioni cancerogene diffuse e fuggitive non efficacemente captate. I periti della Procura hanno confermato in pieno la nostra tesi, basata su analoghe conclusioni dell&#8217;Arpa e frutto delle ricerche dei consulenti di parte che hanno affiancato gli allevatori nella difficile e complessa battaglia legale.</p>
<p>All&#8217;ottimo lavoro dei periti della Procura si è affiancato infatti il lavoro di ricerca dei consulenti di parte di alto profilo scientifico: il dott. Stefano Raccanelli, il chimico ambientale Vincenzo Cagnazzo e il dott. Emilio Gianicolo, statistico ed epidemiologo. Non va dimenticato l&#8217;impegno profuso con passione e dedizione dalla dott.ssa Daniela Spera, consulente di parte anch&#8217;ella. Questo pool di esperti hanno lavorato nell&#8217;interesse della città per dare un nome a chi ha inquinato. Importante è stato il contributo degli avvocati Sergio Torsella, Carlo Petrone e Teresa Mercinelli, impegnati in prima linea sul fronte della legalità ambientale.</p>
<p>Ormai è chiaro che, se più soggetti in maniera del tutto indipendente arrivano alla stessa conclusione, ci troviamo di fronte a solide evidenze scientifiche. Sono maturi i tempi per chiedere verità e giustizia.</p>
<p style="text-align: right;">Alessandro Marescotti e Fabio Matacchiera (Presidente di Peacelink, Presidente del Fondo Antidiossina Onlus)</p>
</blockquote>
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		<title>I contatti della speranza e della fiducia con Vendola</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 07:57:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Egregio Presidente Vendola, ho ripercorso i &#8220;contatti della speranza e della fiducia&#8221; avuti con Lei. Il primo avvenne alla fine di settembre 2007 e fu con e-mail: &#8220;Caro Biagio e cari amici, purtroppo il 28 non sarò a Taranto e mi dispiace davvero. Anche perchè mi sarei affacciato volentieri alla vostra iniziativa sulle &#8220;Osservazioni&#8221; in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://vimeo.com/9548359" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-2562" title="Polveri_alle_stelle" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2010/07/Polveri_alle_stelle.png" alt="" width="500" height="306" /></a></p>
<p>Egregio Presidente Vendola,</p>
<p>ho ripercorso i &#8220;contatti della speranza e della fiducia&#8221; avuti con Lei.</p>
<p>Il primo avvenne alla fine di settembre 2007 e fu con e-mail: &#8220;Caro Biagio e cari amici, purtroppo il 28 non sarò a Taranto e mi dispiace davvero. Anche perchè mi sarei affacciato volentieri alla vostra iniziativa sulle &#8220;Osservazioni&#8221; in materia di A.I.A. Avrei approfittato per raccontarvi anche di una certa sofferenza personale, quella legata alle tante manifestazioni di disincanto preventivo di quei tarantini impazienti ad avere subito tutte le risposte alle domande ambientali che si sono cumulate nel corso di un quarantennio. E&#8217; orribile il sospetto che il potere possa mangiare l&#8217;anima di chi lo esercita. Subire questo sospetto è stata per me una grande amarezza. Noi dovevamo prendere con grande senso di responsabilità la complessiva partita Ilva e giocarla per vincerla e non per perderla ancora una volta.&#8221; Poi Lei aggiunse: &#8220;Dobbiamo difendere una immensa fabbrica e convertirne il corpo in senso eco-sostenibile: mica uno scherzo!. Ce la possiamo fare. Diamoci una mano. Fraternamente. Nichi Vendola&#8221;.</p>
<p>Per quattro anni noi abbiamo lavorato duramente con il Ministero per un´AIA seria e severa che raggiungesse il reale abbattimento dell´inquinamento, coinvolgendoLa sempre.</p>
<p>L´ultimo contatto è avvenuto il 28 giugno 2011, tra una votazione e l´altra in Consiglio Regionale. In presenza dei Consiglieri Cervellera e Mazza e del dirigente Antonicelli, Lei assicurò ad AltaMarea che, in sede di Conferenza dei Servizi al Ministero dell´ambiente del 5 luglio sul rilascio dell´AIA ad Ilva Taranto, la Regione Puglia si sarebbe adoprata per ridurre il carico inquinante complessivo attraverso prescrizioni dettagliate e per introdurre controlli severi e sanzioni esemplari e pesanti in caso di trasgressioni. A scanso di equivoci, noi mettemmo per iscritto i &#8220;10 punti irrinunciabili&#8221; esaminati con Lei.</p>
<p>A Roma, invece, le cose andarono male: i &#8220;10 punti irrinunciabili&#8221; rimasero ignorati. AltaMarea, tradita e ingannata come l´intera città, da quel momento considerò &#8220;avversari&#8221; la Regione e gli Enti Locali protagonisti del clamoroso voltafaccia.</p>
<p>Egregio Presidente, il Suo video messaggio del 30 novembre, sull´ultima misurazione dell´emissione di diossina dal famigerato camino E 312 dell´impianto di agglomerazione di Ilva Taranto, rappresenta un´ulteriore prova del tradimento e dell´inganno perpetrati nei confronti della nostra città Non volevo credere ai miei occhi ed orecchie: il &#8220;rivoluzionario gentile&#8221; che utilizzava le stesse tecniche dell´ &#8220;imprenditore suadente&#8221; che amava l´Italia e prometteva di migliorarla e 17 anni dopo l´ha lasciata peggio di come l´aveva presa. Pecore-Ilva</p>
<p>Ho aspettato parecchi giorni per far sbollire la reazione istintiva, quella stessa che ha riempito Facebook di contumelie dirette a Lei. Quel videomessaggio potrebbe incantare solo chi sa poco delle terribili vicende di Taranto e dell´Ilva, non noi. Lei, come confindustria, sindacati, politici di destra e di sinistra e Ilva, ha esaltato lo 0,2 ng/mc ottenuto nella misurazione della diossina omettendo di rilevare che: a) la media annuale del 2011 è comunque superiore al limite di 0,4 ng/mc fissato nella legge regionale e nell´AIA; b) la Regione ha l´obbligo di chiedere al Ministero di sanzionare l´Ilva perché non ha rispettato quel limite; c) le misurazioni effettuate riguardano poche ore di rilievi in appena 9 giorni nell´anno mentre nulla si sa di quello che avviene nelle oltre 8000 ore di funzionamento dell´impianto nel resto dei 365 giorni dell´anno; d) le autorità competenti finora non hanno fatto rispettare l´obbligo di legge per l´installazione del campionatore automatico in continuo.</p>
<p>Nella esaltazione collettiva, anche Lei e l´assessore Nicastro avete dimenticato che nulla è stato fatto e nulla si prevede di fare in merito ai &#8220;10 punti irrinunciabili&#8221;: 1° Massima capacità produttiva di 10,5 milioni di tonnellate/anno anziché 15; 2° Durata dell´AIA di 5 anni anziché 6 &#8220;regalati&#8221; per un meschino escamotage; 3° Mancanza di certificato prevenzione incendi e nulla osta dell´analisi di rischio di incidente rilevante; 4° Controllo della diossina anche attorno a e/filtri, raffreddatori, ecc. e numero massimo di splafonamenti della concentrazione fissata, superato il quale scatterebbe l&#8217;arresto dell&#8217;impianto; 5° Limite quantitativo annuo delle emissioni complessive degli inquinanti con progressiva ma drastica riduzione nel tempo: 6° Controllo del B(a)P anche all&#8217;interno dello stabilimento con limite emissivo di 150 ng/mc sul piano coperchi della cokeria (limite adottato in Francia); 7° Controllo e monitoraggio degli inquinanti nelle acque di processo degli impianti non diluite da acque di raffreddamento, piovane, ecc. e quantitativi massimi di inquinanti scaricati in mare; 8° Copertura dei parchi primari come quella in corso sui carbonili di ENEL Brindisi; 9° Bonifica dei siti inquinati; 10° Forti sanzioni fino al fermo dell´impianto in cui venissero violate le prescrizioni dell´AIA. Sono peccati mortali imperdonabili.</p>
<p>Anche di tutto questo è orgoglioso e felice Presidente Vendola?</p>
<p>Ha superato ormai l&#8217;amarezza di subire l´orribile sospetto che il potere possa mangiare l&#8217;anima di chi lo esercita?</p>
<p>Che disinganno!</p>
<p style="text-align: right;">Biagio de Marzo &#8211; Presidente &#8220;Altamarea&#8221;</p>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 17:28:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricevo e volentieri pubblico. L’ARPA Puglia ha pubblicato sul suo sito i dati tratti da un lavoro dell’European Environment Agency (Agenzia Ambientale Europea). I dati, pubblicati il 24 novembre u.s., si riferiscono agli impatti delle emissioni in 622 impianti industriali in Europa. In questa classifica europea l’impianto di Brindisi Cerano è al 18 posto, l’ILVA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/12/Brindisi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6158" title="Brindisi" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/12/Brindisi.jpg" alt="" width="500" height="274" /></a>Ricevo e volentieri pubblico.</p>
<blockquote><p>L’ARPA Puglia ha pubblicato sul suo sito i dati tratti da un lavoro dell’European Environment Agency (Agenzia Ambientale Europea). I dati, pubblicati il 24 novembre u.s., si riferiscono agli impatti delle emissioni in 622 impianti industriali in Europa.</p>
<p>In questa classifica europea l’impianto di Brindisi Cerano è al 18 posto, l’ILVA di Taranto al 52° posto.</p>
<p>L’EEA ha utilizzato i dati dell’inventario europeo delle emissioni del 2009 (E-PRTR) in riferimento a CO2, cinque gruppi di inquinanti atmosferici (NOx, SO2, NH3, NMCOV, particolato sottile) e un gruppo aggregato di microinquinanti (metalli pesanti, e, per gli inquinanti organici, 1,3-butadiene, benzene, IPA e PCDD/F). I dati sulle emissioni sono stati trasformati sulla base di consolidate metodologie di analisi costi-benefici. Per gli inquinanti aventi un effetto sanitario locale/regionale è stato calcolato sia il VOLY (valore degli anni di vita persi), sia il VSL (il valore della vita statistica).</p>
<p>L’Agenzia Europea stima che ogni anno i costi in termini di salute persa, esterni, cioè pagati dalla collettività che vive vicino alla centrale, sono stimabili, a seconda del metodo utilizzato, tra i 500 ed i 700 milioni di euro. Se si estende lo sguardo alle altre due centrali brindisine, anch&#8217;esse presenti in questa speciale classifica, si giunge ad una stima complessiva del danno sanitario a carico della collettività che varia da 691 a 958 milioni di euro. Stima che tuttavia manca della valutazione dell’impatto dell’industria chimica e meccanica.</p>
<p>Da anni andiamo ripetendo che un apprezzamento corretto dell’impatto sul territorio dei megainsediamenti industriali, energetici e non, non può prescindere da quelli che in tutto il mondo vengono chiamati e considerati come “costi esterni”. Anche la prestigiosa università Harvard di Boston (USA), come richiamato in alcuni nostri interventi, stima in quel paese i costi reali dell’impiego del carbone e li bilancia con i benefici sviluppando conseguenti politiche energetiche.</p>
<p>Non si comprende perché la nostra classe politica parli di rapporti con le megaziende energetiche prescindendo da una valutazione corretta dei costi e dei benefici della collettività dando per scontato che i secondi superino i primi, accontentandosi di piccole elargizioni, magari anche ludiche e sportive, che quietano la coscienza di chi le riceve e dei cittadini che acriticamente le salutano. Salvo poi imprecare contro la mala sorte o contro il cielo quando i malanni sopraggiungono.</p>
<p>Bisogna sedere al tavolo delle trattative con questi dati alla mano e con i dati di indagini epidemiologiche sui lavoratori e sui cittadini. Dati che tardano a venire. Bisogna che siedano al tavolo, indipendentemente dalle convenzioni, rappresentanti istituzionali decisamente orientati dalla parte dei cittadini. Chiediamo da subito che diano prova di questo spirito democratico cominciando a rendere pubbliche sui siti istituzionali i dati delle analisi condotte sulle emissioni industriali dagli organi di controllo e svolgendo le indagini epidemiologiche richieste.</p>
<p style="text-align: right;">Salute Pubblica</p>
</blockquote>
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		<title>Sui rifiuti Pugliesi</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 12:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/11/modugno.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6120" title="modugno" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/11/modugno-212x300.jpg" alt="" width="250" height="353" /></a>La Puglia ha scelto di “investire” sul ciclo dei rifiuti, non per ridurli ma per bruciarli. Mentre la raccolta differenziata langue sotto il 20 per cento (18,01% il dato medio nel 2011), sono quasi ultimati i lavori per la realizzazione dei 6 impianti che trasformeranno i rifiuti solidi urbani in combustibile da rifiuti (Cdr). Sono tutti realizzati da Cogeam, società partecipata dal gruppo Marcegaglia, e saranno in grado di trattare quasi 900mila tonnellate di rifiuti, trasformati in circa 400mila t di Cdr.</p>
<p>Tra i rifiuti solidi urbani e il combustibile da rifiuti, però, una differenza sostanziale: il Cdr, a differenza dei rifiuti urbani, è un rifiuto speciale, con codice Cer 191210, da “valorizzare” all’interno di un impianto di incenerimento.<br />
In Puglia, però, l’unico inceneritore adatto attivo è a Massafra (in provincia di Taranto), ed è gestito da Appia Energy, gruppo Marcegaglia. Può accogliere un massimo di 25mila tonnellate. Altre 98mila finiranno nell’inceneritore che Eta spa (sempre gruppo Marcegaglia) sta costruendo nelle campagna tra Manfredonia e Cerignola (Fg), in mezzo ai campi di carciofi, grazie anche ad un contributo pubblico di 15 milioni di euro. Ma questi due impianti non bastano. Il cantiere del terzo, a Modugno (Ba), è sotto sequestro giudiziario.</p>
<p>Lo smaltimento del Cdr, così, chiama in causa anche i cementifici, nei cui forni -come raccontiamo nel libro Le conseguenze del cemento (Luca Martinelli, Altreconomia, 2011)- il Cdr prende il posto del carbone o del pet-coke. Questi impianti si trasformano, secondo la definizione di legge, in co-inceneritori. Lo è già quello di Barletta (Bat), gestito da Buzzi Unicem. A Taranto, invece, lo sta diventando l’impianto Cementir (gruppo Caltagirone), che grazie anche a fondi Bei (Banca europea d’investimenti) sta trasformando l’impianto per renderlo in grado di “accogliere” i rifiuti.</p>
<p>21 comuni del bacino BA5 sono obbligati a conferire all&#8217;impianto Cogeam 470 tonnellate di rifiuti al giorno, ogni tonnellata frutta ai gestori dell&#8217;impianto 125,76 euro per un totale di 21,5 milioni di euro all&#8217;anno. Capite perchè la Marcegaglia ha sempre belle parole per lo smemorato di Terlizzi in arte Nichi?<br />
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		<title>Non avete nessun diritto di piangere</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 16:48:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Voi che vi riempite la bocca di parole trite e ritrite: “crescita, sviluppo, competitività”. Ripetute come un mantra per nascondere il vuoto delle vostre idee. Dogmi imparati come scolaretti per essere promossi dalle maestrine di Confindustria e dei mercati finanziari. Non avete nessun diritto di piangere! Voi che quando siete seduti sulle comode poltrone a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/11/cementificazione_cagare_case_condomini_palazzi1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5915" title="cementificazione" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/11/cementificazione_cagare_case_condomini_palazzi1.jpg" alt="" width="500" height="234" /></a>Voi che vi riempite la bocca di parole trite e ritrite: “crescita, sviluppo, competitività”. Ripetute come un mantra per nascondere il vuoto delle vostre idee. Dogmi imparati come scolaretti per essere promossi dalle maestrine di Confindustria e dei mercati finanziari.</p>
<p>Non avete nessun diritto di piangere! Voi che quando siete seduti sulle comode poltrone a Porta a Porta vi lanciate, l’uno contro l’altro le medesime ricette stantie: “Dobbiamo rilanciare le grandi opere, dobbiamo far ripartire l’edilizia, ci vuole un nuovo piano casa, forse anche un nuovo condono”.</p>
<p>Non avete nessun diritto di piangere! Voi che con il fazzoletto verde nel taschino avete chiesto il voto per difendere la pianura padana da invasioni di ogni genere e poi dagli assessorati comunali, provinciali e regionali avete vomitato sulle campagne padane la vostra porzione di metri cubi di cemento, insieme a tutti gli altri.</p>
<p>Non avete nessun diritto di piangere! Voi che avete giurato fedeltà alla Costituzione ma poi non ne rispettate l’art. 9: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”, e approvate piani regolatori che hanno come unico obiettivo quello di svendere il territorio e di fare cassa con gli oneri di urbanizzazione.</p>
<p>Non avete nessun diritto di piangere! Voi che, con l’arroganza di chi non ha argomenti, denigrate chiunque si opponga alla vostra furia predatoria di saccheggiatori del territorio. Voi che, con il risolino di chi è sicuro del potere che detiene, ridicolizzate tutti i giorni i comitati, gli ambientalisti, le associazioni, i cittadini, che mettono in guardia dai pericoli e dal dissesto idrogeologico creati dalle vostre previsioni edificatorie.</p>
<p>Non avete nessun diritto di piangere! Voi che siete la concausa delle catastrofi alluvionali, dovute alla sigillatura e all’impermeabilizzazione della terra operate dalle vostre espansioni urbanistiche, dai vostri centri commerciali, dai vostri svincoli autostradali. Voi che avete costruito il vostro consenso grazie alle grandi speculazioni edilizie, ai grandi eventi, alle grandi opere o anche alla sola promessa di realizzarle.</p>
<p>Non avete nessun diritto di piangere. Nessun diritto di piangere le dieci vittime dell’ennesima alluvione ligure. Né le vittime di tutte le precedenti catastrofi causate anche dalla vostra ideologia. Perché voi, iscritti e dirigenti del Partito del Cemento, siete i veri estremisti di questo paese.</p>
<p>Siete i veri barbari di questo nostro paese. Siete la vera causa del degrado ambientale, della violenza al paesaggio e dello sprofondamento del paese nel fango.</p>
<p>No. Non avete nessun diritto di piangere.</p>
<p>E gli italiani dovrebbero cominciare a fischiarvi e cacciarvi dai funerali. E gli italiani dovrebbero smettere di pregare davanti alle vostre altissime gru, totem di un modello di sviluppo decotto e decadente, che prima di collassare, rischia di annientare i beni comuni di questi Paese, di questo pianeta.</p>
<p style="text-align: right;">Domenico Finguerra</p>
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		<title>Fermare la crescita che produce il debito</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 08:31:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/11/gameover.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5906" title="gameover" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/11/gameover.jpg" alt="" width="250" height="346" /></a>Il debito pubblico non è un problema di cui sia stata sottovalutata la gravità; al contrario, è il pilastro su cui si fonda la crescita nell’attuale fase storica. Il debito è indispensabile per continuare a far crescere la produzione di merci. È una scelta consapevolmente perseguita con una totale unità d’intenti dai governi di destra e di sinistra in tutti i paesi industrializzati. La crescita drogata dal debito va fermata perché non è la soluzione della crisi, ma la sua causa.</p>
<p>Clima, energia, economia: tre crisi ci minacciano. Senza una nuova politica, la crisi del debito creato per drogare la crescita potrà solo aggravarsi. Tutto lascia credere che ormai sia solo questione di tempo. Se la prima a precipitare sarà la crisi climatica, sarà difficile trovare una via di scampo. Se invece la crisi climatica verrà ritardata dalla crisi economica o da quella energetica, coloro che non si sono lasciati ipnotizzare dalla colossale disinformazione planetaria dei mass media – e sono più di quanti si creda – possono evitare di rimanere sepolti dalle macerie.</p>
<p>Grandi Opere, spesa militare, costi della politica. Per uscire dalla crisi e bloccare la spirale del debito bisogna prendere immediatamente tre decisioni: sospendere tutte le grandi opere pubbliche deliberate in deficit, ridurre drasticamente le spese militari, ridurre drasticamente i costi della politica. Il sistema di potere fondato sull’alleanza strategica tra grandi imprese e partiti politici del secolo scorso non prenderà mai queste decisioni, perché ne verrebbe travolto.</p>
<p>Una nuova politica per il bene comune. Occorre una nuova leva di politici, antropologicamente diversi da quelli che si sono formati nei partiti di destra e di sinistra; non omologati sul dogma della crescita, guidati nelle loro scelte dall’analisi e dalla risoluzione dei problemi. Già se ne stanno formando: i loro incubatori sono i movimenti di resistenza contro le grandi opere e contro la privatizzazione dei servizi sociali.</p>
<p>Il debito italiano: rischio bancarotta. In Italia il debito pubblico rappresenta il 119% del Pil e alla fine del 2011 raggiungerà i 2.000 miliardi di euro. Il Giappone sta peggio di noi, con un debito oltre il 200% del Pil, e la stessa Gran Bretagna – sommando il debito pubblico a quello di aziende e famiglie – arriva al 245% del Pil, mentre il debito complessivo italiano raggiunge il 225,8% del prodotto interno lordo. Di fronte a queste cifre, non è escluso che i paesi più indebitati decidano di uscire dalla spirale del debito, trascinando al fallimento le banche che hanno sottoscritto i loro titoli di Stato e quindi rovinando i risparmiatori. Questa crescita, drogata dal debito pubblico sempre più vasto e dal credito al consumo per le famiglie: solo il “doping” del debito ha consentito, finora, di tenere in vita un’economia fondata sulla crescita dei consumi. Perché la crescita della produzione di merci ha raggiunto un livello tale che, se non si spendesse più di quello che sarebbe consentito dai redditi effettivi, crescerebbero le quantità di merci invendute fino alla crisi di sovrapproduzione che distruggerebbe il sistema fondato sulla crescita.</p>
<p>La politica economica in un vicolo cieco. Ridurre le tasse e/o aumentare la spesa pubblica: è ciò che destra e sinistra hanno proposto, per stimolare la crescita del Pil, perché se cresce la produzione di merci aumenta il gettito fiscale e si riduce il debito pubblico. Ma tagliando le tasse e aumentando la spesa pubblica, il debito aumenta. Inserendo il pareggio di bilancio nelle Costituzioni si comprometteranno le possibilità di crescere. Globalizzazione, merci invendute ed ex consumatori disoccupati. Perché gli stimoli forniti alla ripresa economica attraverso la spesa pubblica non hanno funzionato? Perché nei paesi industrializzati lo sviluppo tecnologico e la globalizzazione dei mercati hanno determinato un eccesso di capacità produttiva che cresce di anno in anno: macchinari sempre più potenti producono quantità sempre maggiori di merci riducendo progressivamente l’incidenza di lavoro umano per unità di prodotto. Ne deriva un aumento dell’offerta e una contestuale diminuzione della domanda mediante la diminuzione delle retribuzioni e la riduzione dell’occupazione.</p>
<p>Spesa militare: faremo la fine dell’Impero Romano? Una voce disastrosa nel debito pubblico è costituita dalla crescita delle spese militari. Dopo il tracollo dell’Urss, la dimensione egemonica imperiale degli Usa ha spinto gli alleati verso un impegno crescente in molti teatri di guerra, in regioni strategiche come quelle petrolifere, fino a determinare una situazione che presenta inquietanti analogie con quella che portò alla caduta dell’Impero Romano quando le spese militari per tenere sotto controllo le province cominciarono a superare il valore delle risorse che se ne ricavavano.</p>
<p>Grandi Opere: fallimenti in tutto il mondo. Altrettanto rilevanti, nel bilancio del debito, le grandi opere spesso faraoniche e inutili: la crisi della Grecia è scaturita dalle spese per le Olimpiadi di Atene del 2004, se Torino è la città più indebitata d’Italia lo deve alle spese in deficit sostenute per le Olimpiadi invernali del 2006. Opere che non ripagano i loro costi perché sovradimensionate rispetto alle reali esigenze: è successo con l’aereo supersonico Concorde e il tunnel sotto la Manica già fallito due volte; è successo con molti costosissimi edifici costruiti per le Olimpiadi di Atene e di Torino, già in pieno degrado. Sovradimensionata rispetto alle esigenze è la linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino-Lione. Destra e sinistra sono consapevoli dell’inutilità di molte grandi opere, devastanti per i territori, e tuttavia rivendicano il merito di averle deliberate in deficit allo scopo di rilanciare la crescita economica e l’occupazione. In realtà faranno crescere soltanto il debito pubblico. Un’opera è davvero sostenibile solo se assolve la funzione per cui viene costruita riducendo a parità di servizi il consumo di risorse, il consumo di energia e l’impronta ecologica, in modo da ripagare i costi d’investimento con la riduzione dei costi di gestione, contribuendo in questo modo a ridurre il debito pubblico. In altre parole la politica economica non può più basarsi soltanto su criteri di tipo quantitativo, ma deve adottare criteri di valutazione qualitativi.</p>
<p>L’equivoco della green economy. Nell’ottica della green economy la politica energetica non si fonda sulla riduzione della domanda mediante la riduzione di sprechi e inefficienze, ma sulla sostituzione dell’offerta: fonti rinnovabili anziché fossili, con incentivi statali che aggravano il debito pubblico. Anziché i piccoli impianti per l’autoconsumo, la green economy privilegia i grandi impianti, che possono essere appannaggio solo di grandi aziende interessate a incentivare la crescita dei consumi e degli sprechi. E’ un modo di riproporre ancora una volta l’alleanza strategica tra industria e partiti: l’alleanza fondata sulla crescita, responsabile dell’attuale fallimento storico. Anziché nelle grandi opere e nella green economy faraonica, occorre investire nella ristrutturazione energetica degli edifici esistenti, nelle reti idriche, nella manutenzione degli edifici pubblici, nel ripristino della bellezza dei paesaggi (con benefici effetti anche sul turismo), nel potenziamento dei trasporti pubblici locali, nella rinaturalizzazione dei quartieri post-industriali (come a Detroit), nello sviluppo delle fonti rinnovabili in piccoli impianti per autoconsumo, nel recupero e riciclaggio di materiali dismessi, nell’agricoltura di prossimità, nel commercio locale, nell’accorciamento delle filiere tra produttori e acquirenti.</p>
<p>Filiera corta: l’economia locale può sopravvivere alla globalizzazione. E’ auspicabile una saldatura tra l’economia reale dei territori (contadini, commercianti, piccole e medie aziende, artigiani e professionisti) con i movimenti che si oppongono alla realizzazione delle grandi opere e alla privatizzazione dei servizi pubblici essenziali. Una vera democrazia partecipata può realizzarsi solo ripudiando la globalizzazione e rivalutando le economie locali, con l’obbiettivo di ridurre al minimo la dipendenza dalle fonti fossili e realizzare la maggiore autosufficienza produttiva in base al principio di sussidiarietà delle filiere corte. Oltre a creare più occupazione delle grandi opere, le attività economiche locali sono utili, ripagano i costi d’investimento riducendo sprechi e consumi di materie prime, per cui non fanno crescere i debiti pubblici e non richiedono tecnologie potenti, bensì evolute; non possono essere svolte da aziende multinazionali che operano sui mercati mondiali, ma solo da piccoli operatori locali (agricoltori, artigiani, commercianti, tecnici) radicati sul territorio, in grado di alimentare un’economia di prossimità, sostenibile dal credito locale, come dimostra il recente successo di alcune piccole e medie imprese italiane, che caratterizzano la nostra struttura produttiva (il 99,92 % ha meno di 250 addetti).</p>
<p>Meno e meglio: decrescita selettiva del Pil. Ridurre gli sprechi comporta necessariamente una decrescita: la coibentazione degli edifici per ridurne le dispersioni termiche e l’installazione di impianti energetici a fonti rinnovabili fanno crescere il Pil inizialmente, ma in seguito i risparmi lo fanno decrescere. La decrescita selettiva del Pil, riduce gli sprechi e l’impronta ecologica, migliora il benessere e la qualità della vita, crea occupazione utile. Solo la decrescita selettiva del Pil può risolvere sia la crisi economica che quella ambientale, senza far crescere il debito pubblico né deprimere le attività produttive.</p>
<p>Agricoltura biologica: una scelta strategica. L’aumento dei prezzi delle fonti fossili e la riduzione progressiva della loro disponibilità renderà sempre più conveniente l’agricoltura biologica: stagionalità dei prodotti, riunificazione di agricoltura e allevamento, accorciamento delle filiere, riduzione delle intermediazioni commerciali tra produttori e acquirenti, diffusione delle fonti rinnovabili in piccoli impianti per autoconsumo collegati in rete. L’abbandono della chimica in agricoltura richiederà un aumento del numero di occupati nelle attività agricole e un controesodo di quote non marginali di popolazione dalle città alle campagne.</p>
<p>Ristrutturazione edilizia: fronte strategico di occupazione utile. Se si ragionasse in termini qualitativi anziché quantitativi si capirebbe che il bisogno insoddisfatto nel settore dell’edilizia è la riduzione delle dispersioni energetiche degli edifici esistenti: mediamente in Italia per il riscaldamento si consuma il triplo delle peggiori case tedesche. Di quanto lavoro ci sarebbe bisogno per ristrutturare energeticamente il nostro patrimonio edilizio e soddisfare con fonti rinnovabili il fabbisogno residuo? La riduzione del pil che ne deriverebbe offrirebbe i vantaggi economici, occupazionali e ambientali non altrimenti ottenibili.</p>
<p>Il modello della crescita è finito: non ha futuro, va sostituito. Per potersi salvare occorre sganciarsi dal sistema economico e produttivo fondato sulla crescita della produzione di merci, organizzando reti di economia, di produzione e di socialità alternative, in grado di funzionare autonomamente e di rispondere ai bisogni fondamentali della vita con le risorse dei territori. Si annuncia un periodo di transizione inevitabilmente drammatico. Sui patrimoni dei saperi e del saper fare accumulati e implementati nel corso delle generazioni, sulla capacità di trasformare con rispetto, efficienza e intelligenza le risorse della natura, sulla capacità di costruire rapporti improntati al rispetto reciproco, è possibile riavviare una nuova fase della storia umana. Perché storica e non congiunturale è la portata della crisi in atto. <span style="text-decoration: underline;">È la crisi di un modello economico che non ha più futuro, che non può essere riorganizzato e migliorato ma deve essere sostituito.</span></p>
<p style="text-align: right;">Maurizio Pallante</p>
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		<title>Turismo inGOLFato</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 17:51:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/11/golf.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-5890" title="golf" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/11/golf.png" alt="" width="500" height="247" /></a>La domanda può anche sembrare banale ma giuro che io non capisco. Che cazzo centra lo sviluppo del turismo con la realizzazione di campi da golf da 60 ettari (600.000 m2) l&#8217;uno? Forse, non me ne sono accorto, il golf è diventato uno sport di grande attrazione popolare? Forse, forse le migliaia di turisti che annualmente invadono la città bianca e paesi limitrofi si sono lamentati proprio per la mancanza di adeguati impianti sportivi per questa disciplina? No, perchè a me pare che alla stragrande maggioranza degli Italiani del golf non gliene freghi un cazzo mentre i turisti mi risulta che si lamentino di ben altro, come ad esempio la scarsa pulizia del centro abitato e del litorale che una classe dirigente decente sarebbe in grado di attuare facilmente.</p>
<p>Quindi per quale diavolo di motivo il comune di Ostuni assieme a Fasano, Ceglie messapica, San Michele Salentino e Carovigno emana degli avvisi pubblici rivolti a prorietari di aree agricole della dimensione minima di 60 ettari disponibili a cedere le loro proprietà in favore di questo sport di nicchia? E Ostuni in particolare, grande sotenitore (a parole) del turismo sostenibile si è interrogato sull&#8217;impatto sul territorio che la realizzazione di un tale impianto comporta, l&#8217;acqua che serve per mantenerlo? Quanti alberi dovranno essere abbattuti, quante dune dovranno essere realizzate, quanti dossi o canali naturali dovranno essere distrutti e quanti muretti a secco saranno sacrificati sull&#8217;altare di questa nuova pazzia? A tutto ciò naturalmente si associeranno anche numerose strutture per soddisfare le esigenze di questi particolari e sofisticati clienti: resort di lusso, piscine, saune e chi più ne ha più ne metta.</p>
<p>Perchè il comune di Ostuni invece di sostenere l&#8217;agricoltura, valorizzando i prodotti e il territorio, invita a cedere i terreni in favore di questi nefasti progetti? E questa l&#8217;idea di turismo che pervade le menti malate dei nostri amministratori? Questo blog cercherà, coinvolgendo tutti coloro che hanno a cuore le sorti di Ostuni, di informare tutti i cittadini e valutare la possibilità di una petizione popolare che blocchi da subito queste scellerate scelte.<br />
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		<title>A mani nude, a volto scoperto, a testa alta</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 06:35:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia/Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia/Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 23 ottobre 2011 la Val di Susa sarà nuovamente protagonista: taglierà le reti che la vedono ostaggio della lobby del TAV dicendo no ai tagli allo stato sociale, alla sanità, alla cultura. Da quattro mesi una parte della valle è militarizzata, una vasta area è off-limits per i cittadini, recintata e protetta da reti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/10/diamoci_pics.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5781" title="diamoci_pics" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/10/diamoci_pics-300x209.jpg" alt="" width="250" height="174" /></a>Il 23 ottobre 2011 la Val di Susa sarà nuovamente protagonista: taglierà le reti che la vedono ostaggio della lobby del TAV dicendo no ai tagli allo stato sociale, alla sanità, alla cultura. Da quattro mesi una parte della valle è militarizzata, una vasta area è off-limits per i cittadini, recintata e protetta da reti posate illegalmente e difese da centinaia di poliziotti che proteggono un “cantiere che non ‘c’è”.</p>
<p>Da quattro mesi chi denuncia questa situazione e protesta davanti alle recinzioni è bersaglio di migliaia di candelotti lacrimogeni al CS (un gas tossico vietato dalle convenzioni internazionali) e non si contano le intimidazioni a singoli cittadini e all’intero movimento notav.</p>
<p>Oggi appare sempre più evidente la follia di un progetto TAV Torino-Lione non solo per la sua inutilità dal punto di vista trasportistico, ma anche e soprattutto per l’enorme spreco di risorse sottratte alla collettività: a nessuno può sfuggire la volontà criminale di una classe politica incapace e corrotta, al servizio di quel sistema di “finanzieri senza volto” rappresentato dalle grandi banche e dai fondi di gestione, che non mostra alcun pudore a voler imporre l’opera mentre taglia pesantemente i servizi ai cittadini.</p>
<p>Il TAV è la punta dell’iceberg di questa follia imposta da governi che non rispondono più ai propri elettori (in Val di Susa viene negata ogni minima forma di dissenso politico) ma a quel mondo opaco che specula sulla crisi economica. E’ lo stesso mondo pronto a prestare i capitali necessari alla realizzazione del TAV costringendo tutti i cittadini italiani a nuovi sacrifici per rimborsare quei prestiti e a subire nuovi tagli ad uno stato sociale ormai al collasso.</p>
<p>Le reti illegali che in Val di Susa delimitano un cantiere che non c’è difendono in realtà questo sistema.</p>
<p>In Val di Susa sono sospesi i diritti, la democrazia è ferita, le reti delimitano un’area di illegalità mentre una Procura della Repubblica strabica si scatena alla ricerca di improbabili sovversivi e criminali al di fuori delle reti: nei loro confronti usa le denunce e il carcere per intimorire un’intera valle e nel frattempo le ditte che manovrano ruspe e trivelle (alcune delle quali in evidente odor di mafia) si sentono protette e il partito degli affari si sente autorizzato a sperare che prima o poi partano i cantieri.</p>
<p>Il 23 ottobre La Val di Susa dimostrerà loro che aprire i cantieri è una speranza vana: migliaia di cittadini marceranno per tagliare le reti, per aprire varchi nel recinto, per riaprire spiragli di democrazia.</p>
<p>In migliaia dimostreremo a testa alta che con la forza ed il sopruso non è possibile aprire alcun cantiere, né oggi né mai.</p>
<p>Lo faremo a mani nude, portando solo gli strumenti per abbattere le reti; lo faremo a volto scoperto perché non abbiamo nulla da nascondere, ognuno mostrerà la sua faccia pulita che chiede soltanto rispetto. Daremo un taglio alle reti e non porteremo alcuna offesa a chi dovrebbe difendere la legalità ed è mandato invece a coprire l’illegalità di recinti abusivi che offendono la nostra dignità.</p>
<p>In migliaia taglieremo le reti invitando chi sta dall’altra parte a desistere da violenze e rappresaglie, dal lancio di lacrimogeni e quant’altro: se l’invito non verrà accolto ci difenderemo dai gas, e chi dovesse dare l’ordine di aggredire cittadini pacifici che chiedono giustizia se ne assumerà la responsabilità di fronte al paese che ci guarda.</p>
<p>Migliaia di cittadini mostreranno che sono loro dalla parte della legalità e non hanno paura di difendere il loro futuro, che la loro è una lotta per la difesa dei beni comuni.</p>
<p>Il 23 ottobre sarà una giornata di resistenza attiva che coinvolgerà un’intera valle.</p>
<p>A tutti coloro che condividono le nostre ragioni e ci sostengono, chiediamo di dare visibilità alla nostra azione, a tutti chiediamo di comprendere il valore del nostro gesto, di rispettare il nostro modo di protestare civilmente.</p>
<p>Aprire varchi nelle reti, mostrare che non ci rassegniamo alla cancellazione di spazi di partecipazione democratica è il nostro obiettivo. Il risultato di questa giornata non si misurerà in metri di recinzione abbattuti ma sarà nella determinazione, visibile e forte, di una popolazione che non si rassegna al silenzio; sarà la dimostrazione che questo folle progetto TAV non potrà che rimanere sulla carta; il suo valore sarà nell’azione di massa coraggiosa, pacifica ma determinata a dare un taglio alle reti e agli inganni di una politica che chiede voti pensando solo alle tangenti generosamente offerte dall’alta velocità. L’Europa ne prenda atto, governo, partiti e lobby si rassegnino e non abbiano paura di perdere la faccia: noi la nostra faccia ce la mettiamo sempre e continueremo a farlo.</p>
<p>La lotta della Val di Susa non appartiene solo a noi, in questi anni ne abbiamo avuto continue conferme: è diventata anch’essa un bene comune da difendere.</p>
<p style="text-align: right;">Il movimento NO TAV</p>
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		<title>Strateghi della differenziata</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 13:38:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Mariani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il sindaco di Ostuni Domenico Tanzarella (€ 44.844,96 annue) con il suo assessore all&#8217;ambiente, certo Giuseppe Santoro (€. 20.180,16 annue), entrambi in forza al Partito Socialista Italiano nel tenace quanto convinto intento di portare al 60% la raccolta differenziata nella lustra città bianca, hanno emanato con un comunicato le loro innovative direttive: è obbligatorio conferire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/09/tanzarella_santoro2.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-5634" title="tanzarella_santoro2" src="http://iapraliuecchie.it/wp-content/uploads/2011/09/tanzarella_santoro2.png" alt="" width="500" height="307" /></a></p>
<p>Il sindaco di Ostuni Domenico Tanzarella (€ 44.844,96 annue) con il suo assessore all&#8217;ambiente, certo Giuseppe Santoro (€. 20.180,16 annue), entrambi in forza al Partito Socialista Italiano nel tenace quanto convinto intento di portare al 60% la raccolta differenziata nella lustra città bianca, hanno emanato con un <a href="http://www.urpcomunediostuni.it/main/AlboPretorio/2011/pubblicazioni/09set/802_raccolta%20differenziata.pdf" target="_blank">comunicato</a> le loro innovative direttive:</p>
<ul>
<li>è obbligatorio conferire i rifiuti negli appositi cassonetti presenti sul territorio comunale: carta , vetro, plastica e farmaci scaduti;</li>
<li>è vietato conferire tali materiali nei cassonetti per la raccolta dei rifiuti solidi urbani;</li>
<li>il conferimento dei rifiuti solidi urbani indifferenziati negli appositi cassonetti è consentito dalle ore 19,00 di ogni giorno sino alle ore 9,00 del giorno successivo.</li>
</ul>
<p>Minchia signor tenente!</p>
<p>In effetti era ora che anche ad Ostuni si affrontasse questa problematica, l&#8217;attuale 8% scarso non è certo un risultato di cui andare fieri per una città su cui sventola la Bandiera Blu che pretende come requisito minimo una differenziata al 10%. Quindi, prima che quelli della Fee si accorgano dell&#8217;imbroglio, ecco che i due strateghi da 64 mila euro l&#8217;anno, abbandonando la strada della raccolta differenziata porta a porta il cui avvio immininente era stato annuciato dagli stessi personaggi più di due anni fa e che, come dimostrano numerosissime esperienze, è l&#8217;unica in grado di dare soddisfacenti risultati e ribadiscono quelle ferree regole da decenni vigenti nel territorio e che hanno consentito il raggiungimento dei &#8220;ragguardevoli&#8221; risultati sopra citati.</p>
<p>Stiano comunque tranquilli i due illuminati amministratori, da oggi sulle percentuali di raccolta differenziata potranno liberamente sparare le cazzate, oh pardon.., le cifre che vogliono. Non che sia una novità, lo hanno sempre fatto, ma sino a qualche giorno fa avevamo a disposizione i dati ufficiali con cui poterli smentire velocemte. Da oggi invece il sito <a href="http://www.rifiutiebonifica.puglia.it" target="_blank">www.rifiutiebonifica.puglia.it</a>, uno dei rari esempi di trasparenza introdotto in questi anni dalla regione, non è più raggiungibile e saremo costretti a fidarci del duetto socialista.</p>
<p>Un unico dubbio mi rimane. Vetro, carta, plastica e farmaci scaduti sono, almeno secondo la legge, rifiuti solidi urbani e i cassonetti a loro riservati sono, sempre secondo la legge, cassonetti per rifiuti solidi urbani. Quindi se, come imposto dai due strateghi, &#8220;è vietato conferire tali materiali nei cassonetti per la raccolta dei rifiuti solidi urbani&#8221;, dove cazzo li dobbiamo mettere? Io una proposta ce l&#8217;avrei, ma oggi non voglio essere volgare.<br />
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