Archive for Ecologia/Ambiente
Ricevo e volentieri pubblico un’articolo dell’amico Francesco Sabatelli. Se vi interessa sapere il futuro della gestione dei rifiuti ad Ostuni sappiate che stanno provvedendo ad acquistare nuovi cassonetti stradali in sostituzione degli attuali. Chiunque ha un minimo d’informazione sulla materia sa che la presenza dei cassonetti non solo è incompatibile con la raccolta differenziata, ma addirittura la ostacola. Adesso mi aspetto le solite dichiarazioni del Sindaco che coprirà le sue vergogne sventolando bandiere e vele.
NIENTE RACCOLTA DIFFERENZIATA PORTA A PORTA E LIDI SPORCHI
LA VERITA’ SULL’ AMBIENTALISMO (PRESUNTO) DELL’ AMMINISTRAZIONE TANZARELLA
Dopo aver letto questo pezzo, sicuramente qualcuno esclamerà: “questo Sabatelli – chissà per quali ragioni – è l’ unico giornalista che scrive male dell’ Amministrazione Comunale”.
Però, il sottoscritto, in questo pezzo cercherà di fare quello che giornalisti di alto livello come Dino Greco di “Liberazione” e Marco Travaglio del “Fatto Quotidiano”, affermano essere il compito del buon cronista: presentare al lettore una fotografia della realtà.
Bene, domani finisce luglio. Luglio, almeno secondo quanto affermato da Domenico Tanzarella, sindaco monarca della città bianca, in due della rare sedute del Consiglio Comunale, è – o forse era – il mese in cui sarebbe dovuta partire la raccolta differenziata “porta a porta”, servizio che città molto meno blasonate di Ostuni hanno attivato da oltre un anno.
Purtroppo, nonostante le rassicurazioni del Sindaco Tanzarella, ad oggi la raccolta dei rifiuti porta a porta sembra lontana anni luce, alla faccia dell’ ambientalismo di cui questa Amministrazione, almeno a parole, si fa portatrice.
Il problema – nonostante quello che replicherà sicuramente l’ ufficio stampa del Comune – non è solo degli ambientalisti radicali, ma coinvolgerà a breve tutti i residenti della città bianca. Perché? Presto detto. Tutti i Comuni che non raggiungono il 40% di differenziazione dei rifiuti, avranno un aumento dell’ ecotassa imposta dalla Regione Puglia; e il Comune di Ostuni per ammortizzare l’ aumento dell’ ecotassa, non potrà fare altro- come è già avvenuto a Carovigno – che aumentare la Tarsu, insomma la tassa sullo smaltimento della spazzatura.
E la situazione della raccolta differenziata in terra ostunese, è in peggioramento. I dati di maggio e giugno 2010, parlano di un comune di Ostuni che differenzia solo il 5% dei rifiuti, a fronte di realtà come Ceglie Messapica che riescono a differenziarne intorno al 50%.
E pensare che l’ Assessore all’ Ecologia Peppino Santoro, pochi mesi fa, ai microfoni di una trasmissione radiofonica “amica” (l’ approfondimento politico domenicale di radiostuni, condotta dal segretario cittadino del suo partito), disse testualmente le seguenti parole:” ormai ad Ostuni c’è una grande sensibilità verso l’ ambiente, sensibilità che parte dall’ Amministrazione”.
Santoro poi, non è nuovo a queste uscite “poco veritiere”. Basti pensare che il 24 aprile, ad un manifestazione sul recupero degli orti, disse apertamente che la raccolta differenziata porta a porta sarebbe partita “a giorni”. Giorni ne sono passati più di 100, ma ancora di questa raccolta differenziata neanche l’ ombra.
Dell’ ambientalismo diffuso di cui parla l’ assessore all’ Ambiente – almeno per me – è difficile trovarne traccia all’ interno del territorio cittadino.
Personalmente, continuo a vedere una città sporca – come tra l’ altro affermato anche dal difensore civico Mario Monopoli nella sua ultima relazione al consiglio comunale – e un territorio sempre più consumato da una cementificazione continua, tutt’ altro che necessaria dato il continuo decrescere della popolazione cittadina, che ormai fa fatica a restare oltre i 32 000 (32.501 dato Wikipedia).
Vedo delle spiagge meravigliose come Lido Bosco Verde, nei cui pressi ci sono montagnole di rifiuti – documentate da un servizio fotografico del Sen. Pino Specchia – che cozzano con la Bandiera Blu che proprio ieri è stata consegnata al Comune di Ostuni, con una pomposissima cerimonia.Questa è la fotografia della realtà attuale. Ovviamente, qualcuno dirà che è una rappresentazione faziosa. L’ unico auspicio è che prima di fare affermazioni di questo genere, il cittadino si sia preso la briga di controllare la veridicità di quanto scritto ( o fotografato) in questo articolo.
Francesco Sabatelli
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Stasera in piazza ad Ostuni si festeggia per l’assegnazione della Bandiera blu in compagnia di un famoso comico pugliese che, ne sono sicuro, divertirà molto i presenti. Io non ci sarò, altri impegni, ma sono sicuro che il caro Sindaco non perderà occasione per salire sul palco per elogiare il proprio operato e quello dell’amministrazione comunale. Un monologo in cui dirà una serie di bugie facilmente smentibili da una qualunque persona dotata di un minimo di informazione. Peccato che l’informazione è ormai un ricordo di un lontano passato e sorridenti e beati, come una massa di rincoglioniti, tutti stasera applauderanno allo stesso modo sia il divertente comico sia il politico che sta distruggendo insieme ad amici e compari questo splendido territorio.
Se chiedete alla gente comune che cosa certifica Bandiera Blu vi risponderanno: la bellezza delle spiagge ed al più la qualità delle acque. Entrambe le convinzioni sono errate e sono basate sulle idiozie e dichiarazioni che i giornali e Tv locali riportano quotidianamente. La bellezza delle nostre spiagge non c’entra nulla con la certificazione della Fee ed anche fosse così mi si spieghi quali siano i meriti di una qualsiasi amministrazione. Non credo vogliate farmi credere che sia stato il sindaco a realizzare le splendide calette di Costa Melata e Torre Pozzelle o le secolari dune del Pilone. D’altronde Ostuni non è l’unico paese ad ottenere questo riconoscimento e se foste informati sapreste che molte bandiere blu sono assegnate a paesi della Liguria e dell’Emilia che di bello hanno ben poco. Anche sulla qualità delle acque ci sarebbe da fare un qualche appunto, innanzitutto dicendo che la Fee non effettua alcun controllo, ma si affida alle rilevazioni dell’ARPA quell’istituto pubblico (quindi coi vertici nominati dai partiti) che fino a qualche anno fa negava la presenza di diossina a Taranto per poi confermarne la presenza dopo che Pace Link aveva reso pubblici una serie di analisi a dir poco allarmanti. Va detto anche che l’unico parametro preso in considerazione da Bandiera Blu è la presenza o meno di coliformi e streptococchi fecali, che si ritrovano solo dove vi sono scarichi di fogna a cielo aperto. L’eventuale presenza di sostanze chimiche, quelle che fanno quella bella schiuma quando il mare è un pò agitato, non sono assolutamente prese in considerazione.
Ma allora che cosa certifica esattamente questa bandiera per cui si festeggia questa sera? Una serie di servizi e di politiche ambientali che, a mio avviso, ad Ostuni sono completamente assenti. Si tratta di servizi sull
e spiagge come la sorveglianza, la presenza di bidoni per la raccolta differenziata, la possibilità di accesso per i disabili, l’accesso libero all’acqua potabile, ma anche altri servizi generici come una percentuale di raccolta differenziata non inferiore al 10% (a Giugno è stata del 5,86%). Tutti servizi che, chiunque abbia avuto il piacere di farsi un giro sulla costa, ne può constatare l’assenza. Chiunque tranne, evidentemente, quelli della Fee e i politici nostrani, di destra e di sinistra, che sull’argomento tacciono tutti vergognosamente.
Iapra li uecchie sta realizzando un documentario per dimostrare visivamente tutte queste, ed altre, assenze nonchè una serie di autorizzazioni e scempi che, grazie a questa politica “certificata” ambientalista, sta distruggendo un territorio dalle risorse e dalle bellezze ineguagliabili. Potete aiutarmi segnalandomi i diffusi stupri ambientali sia commentando questo post sia utilizzando il modulo contatti presente in fondo alla barra laterale.
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Il Sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, sta organizzando un servizio di bus per portare i bambini del quartiere Tamburi a Lido Azzurro, per andare al mare e fare le vacanze. Il sindaco di Taranto infatti, con un’ordinanza, ha vietato l’accesso ai giardinetti del quartiere Tamburi. Lì c’è berillio. Un cancerogeno potentissimo che supera i limiti di legge. Il berillio è stato rinvenuto anche sul suolo dell’llva, come certificano le stesse analisi aziendali del 2005-6.
Ma questo “generoso” impegno del sindaco verso gli sfortunati bambini del quartiere tarantino, rischia di trasformarsi in una storia alla Fantozzi. A Lido Azzurro c’è una pineta contaminata da amianto.
Poveri bambini del quartiere Tamburi, destinati a respirare il benzo(a)pirene della cokeria Ilva. Diventano fumatori incalliti a cinque anni perché hanno inalato l’equivalente di cinquemila sigarette; ma è una stima per difetto perché si riferisce SOLO al benzo(a)pirene e non anche a tutti gli altri IPA cancerogeni. Quando giocano e si mettono le mani in bocca rischiano di contaminarsi da berillio. E se vanno in vacanza a Lido Azzurro per non toccare il berillio… cosa trovano? Un bel bosco contaminato da amianto.
Al peggio non c’è mai fine.
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La Costituzione ne chiedeva 500mila. Ma la voglia di acqua pubblica supera ogni argine: 1 milione e 400mila le firme depositate in Cassazione a Roma per la campagna referendaria “L’acqua non si vende”. Di queste ben oltre 101mila sono pugliesi.
La carica dei Centouno. Intese come migliaia di firme. Oltre centounomila cittadini pugliesi hanno scritto il loro nome per affermare che l’acqua è un bene comune e un diritto umano inalienabile, che i beni comuni vanno gestiti fuori dalla logica del profitto, che la democrazia è partecipazione e non decisioni prese in ristretti comitati d’affari. Il Comitato pugliese ‘Acqua bene comune’ è felice di poter comunicare che la campagna referendaria in Puglia si è conclusa con un risultato eccezionale, oltre tre volte quello registrato per la legge di iniziativa popolare nel 2007 (30mila) ed oltre il doppio della soglia inizialmente stabilita (49mila).
Le 101mila firme sono state controllate, certificate, impacchettate e spedite a Roma per essere depositate in Corte di Cassazione insieme a tutte le altre provenienti dal resto d’Italia. Il merito è dei cittadini pugliesi che hanno fatto la fila ai banchetti in questi tre mesi dando vita ad un vasto movimento di popolo, ma un plauso va ai volontari che nella prima fase della campagna hanno raccolto, informato e sensibilizzato, e nella seconda verificato la correttezza ed effettuato tutte le operazioni necessarie alla certificazione, dimostrando che responsabilità, collaborazione e sacrificio sono vocaboli ancora vivi sulla scena pubblica.
Un grazie va anche a tutti quei consiglieri/assessori/funzionari pubblici che con la presenza ai banchetti hanno consentito l’autenticazione delle firme e al personale degli uffici elettorali che con grande pazienza e rigore hanno eseguito le operazioni di certificazione (spesso sottoponendosi a veri e propri tour de force).
E adesso? Attendiamo pazienti l’esito della verifica della Corte di Cassazione chiamata a pronunciarsi sull’ammissibilità dei quesiti. E poi? …..poi comincia l’avventura. L’obiettivo è portare alle urne 25 milioni di italiani per dire “Si” all’acqua bene comune, “Si” alla partecipazione, “Si” ad uno strumento democratico come il referendum che si rivitalizza contro ogni disfattismo, funzionale all’interesse di pochi.
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Quando gettiamo una bottiglia, ci può capitare di pensare che diventerà presto una nuova bottiglia. Non penseremmo mai che da quella bottiglia possa nascere un nuovo edificio. Eppure è possibile.
La Savno (Servizi Ambientali Veneto Nord Orientale) ha vinto infatti il premio Energy Globe Award, realizzando una struttura interamente costituita da materiali provenienti dalla raccolta differenziata. Si trova in provincia di Treviso, a Conegliano Veneto per la precisione, ed è la nuova sede ecosostenibile del consorzio trevigiano.
Dalla struttura fino ai più piccoli dettagli, ogni parte dell’edificio vincitore del premio è realizzata con materiali riciclabili: travi e pilastri sono in acciaio, materiale riciclato e riciclabile; l’isolamento termo-acustico è realizzato con particolari pannelli in poliestere privi di colle tossiche, ottenuti dal riciclo delle bottiglie di plastica; l’isolamento dei pavimenti si realizza con una fibra di cellulosa prodotta dalla carta riciclata ed i pannelli delle tamponature con scarti di segherie.
Oltre all’utilizzo di materiali riciclati e riciclabili all’infinito, attenzione al risparmio energetico e di risorse è stata posta anche in fase di progettazione dell’impianto di climatizzazione. L’energia di cui l’edificio si servirà in fase di esercizio, deriva per il 70% da fonti rinnovabili: l’impianto di climatizzazione è infatti di tipo geotermico. Un impianto di raccolta dell’acqua piovana consentirà infine di riutilizzare le acque meteoriche per innaffiare le piante ed alimentare i servizi igienici.
La raccolta differenziata può produrre risultati concreti: da un quotidiano stampato su carta riciclata ad un nuovo edificio, ma bisogna farla invece di far sventolare bandiere e vele.
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“Fatta la legge trovato l’inganno” tipico detto Italiano andrebbe riscritto in “Inventato l’inganno, fatta la legge su misura”. Il campo delle energie da fonti rinnovabili è emblematico, hanno cominciato coi famosi Cip6 una legge innovatrice che opportunamente modificata ha consentito ai soliti di intascarsi milioni di euro di soldi nostri. Un aumento del 7% circa delle nostre bollette elettriche che in teoria avrebbe dato il via alla rivoluzione rinnovabile nel nostro paese, sono andati invece a finire nelle mani dei Moratti, dei Marcegaglia e dei loro compari capitalisti senza capitali. Vennero poi i certificati verdi, anche questi divorati dalle multinazionali che oggi, di fronte alla paventata ipotesi di concellazione prevista nella manovra finanziaria “lacrime e sangue”, stanno scatenando tutti gli amici dei mass media e delle fantomatiche, ma anche storiche, associazioni ambientaliste affinchè si eviti questo danno al paese (e soprattutto ai loro profitti). Infine il conto energia, altro strumento legislativo dove gli speculatori ci si sono buttati a capofitto realizzando megaimpianti in ogni dove, annullando di fatto tutti i benefici che la comunità dovrebbe attenere dall’utilizzo dalle fonti rinnovabili (protezione ambientale, sostenibilità, efficienza, etc).
L’associazione TerraRossa ha rivolto all’assessore all’ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro (IdV) 10 domande a cui, spero vivamente, seguano altrettante pronte ed esaustive risposte.
1- Le politiche che incidono radicalmente sull’ambiente, sul tessuto sociale ed economico di un territorio non dovrebbero essere calate dall’alto.
E’ stato criticato il metodo con cui sono stati imposti la Tav, il Mose e il Ponte sullo Stretto.
Per quale ragione la Regione Puglia, al momento dell’elaborazione della legge che abolisce la valutazione di impatto ambientale per impianti fino a 1 MW, non ha informato e coinvolto i territori?
2- E’ stata effettuata una valutazione della sostenibilità ambientale?
Come e in quale misura sono stati valutati i rischi ambientali ed idrogeologici?
3- E’ stata effettuata una valutazione della sostenibilità economica?
Sono stati valutati gli effetti su un’agricoltura in profonda crisi come la nostra?
4- Ci sono Comuni nei quali i campi coprono centinaia di ettari, per quale ragione la normativa non ha previsto dei limiti quantitativi sull’estensione?
5- Gli impianti a suolo sono realizzati quasi esclusivamente da multinazionali e grandi aziende estere, che realizzano profitti enormi con gli incentivi, frutto della fiscalità collettiva. Era difficile immaginare che la liberalizzazione degli impianti fino ad 1 MW avrebbe aperto le porte alla speculazione e che le mani sporche sarebbero calate sulle energie pulite?
6- Alcuni comuni hanno provato a limitare e regolamentare lo sviluppo dei campi fotovoltaici, perché sono stati lasciati soli contro le multinazionali e i loro uffici legali?
7- Nonostante il limite di 1 MW nascono ovunque impianti di svariate decine di MW, frutto dell’aggregazione di più DIA, a volte presentate dallo stesso soggetto attraverso società collegate. Questi impianti hanno un impatto ambientale enorme su vaste aree. La Regione è a conoscenza di questo fenomeno? Come devono comportarsi i comuni?
8- Perché in Puglia a monte di un enorme aumento dell’energia prodotta tramite risorse rinnovabili non c’è una sostanziale riduzione di quella prodotta con combustibili fossili, principalmente tramite la centrale a carbone di Cerano? A fronte di quanto sta avvenendo sulle energie rinnovabili si può elaborare una politica del risparmi energetico?
9- Il governo Berlusconi intende far propria la legge regionale pugliese abolendo la VIA per impianti fino ad 1 MW su tutto il territorio nazionale.
C’è il rischio che l’intera penisola sia invasa dal fotovoltaico selvaggio?
10- Il Presidente Vendola all’inaugurazione della 61esima Fiera dell’Agricoltura a Foggia ha dichiarato che è arrivato il momento di smetterla di sostituire i campi coltivati con pale eoliche e fotovoltaico. La Regione Puglia vuole oggi confrontarsi con i comuni e la società civile? Intende bloccare il fotovoltaico sui terreni agricoli, solarizzare le città e incentivare l’autoproduzione?
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Ignoti individui, ma ipotizzabili, hanno chiuso con grossi massi il passaggio ai sentieri presenti da numerosi anni tra la macchia mediterranea di Torre Pozzelle. Così facendo avranno pensato di impedire l’accesso alle auto che, numerose, ogni anno si riversano a ridosso di quelle splendide calette. Gli ipotetici ignoti, sicuramente dementi, però non hanno considerato che gli Italiani, popolo più che mai autodipendente, mai e poi mai fermano le loro possenti autovetture di fronte al primo ostacolo e ciò che poteva anche essere una buona idea, difendere quel bellissimo tratto di costa dalla sosta selvaggia, di fatto sta causando seri danni a quella parte di macchia mediterranea che da anni resiste ad incuria e tubi di scappamento.
Infatti, come era facilmente immaginabile, gli afecionados di Torre Pozzelle hanno subito trovato percorsi alternativi per raggiungere la loro spiaggia preferita, in taluni casi e a seconda del mezzo di locomozione in uso (ad. es. SUV) non hanno neanche badato tanto alla macchia mediterranea che intralciava il loro percorso pensando che una loro parziale distruzione vale ben un bagno. Vi basti pensare che ieri all’ultima caletta era persino presente il furgone che vende gelati che quanto a peso e dimensioni nulla ha ad invidiare ai moderni fuoristrada anche se mostra tutti i suoi limiti quando è costretto a fronteggiare spuntoni di roccia che affiorano dal sentiero. Ma il gelataio, preparato più che mai ad ogni imprevisto e dotato di un ottimo piccone, non ha mostrato timore a smussare le imperfesioni del terreno per un più agile e sicuro passagio.
Ecco allora che grazie a questi furbetti che pensavano di trarre un qualche vantaggio da questa improvvisata chiusura, ma che sono rimasti probabilmente a bocca asciutta si è, invece, dato il via all’enesimo sacrificio della secolare macchia mediterranea che impreziosisce ed abbellisce uno tra i più bei pezzi di costa non solo della Puglia, me dell’intera penisola.
Personalmente sono favorevole ad impedire alle auto di parcheggiare sugli scogli, come sono favorevole alla chiusura di quei passaggi presenti tra la macchia mediterranea affinché questa col tempo se ne possa riappropriare. Ma ciò deve essere fatto garantendo comunque l’accessibilità a quelle favolose spiagge. Lo facciano come meglio credano (parcheggi, navette, etc), di soluzioni possibili ve ne sono diverse, ma che comunque che la zona rimanga accessibile e gratuita. Gratuita nel senso che se voglio andare a mare a Torre Pozzelle non debba essere costretto, come invece avviene già da altre parti, a pagare per un qualche cosa, sia esso parcheggio o altro. Personalmente ritengo una buona idea la realizzazione di una pineta/parcheggio nel terreno alle spalle della macchia mediterranea che consenta sia di posteggiare i propri mezzi sia di accedere con facilità, tramite varchi naturali già esistenti, alle diverse calette. Il tutto naturalmente gratuitamente, almeno per i residenti.
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Staremo a vedere se, almeno questa volta, chi ha inquinato pagherà tutto intero il prezzo della sua avidità. E sarebbe la prima volta che una compagnia petrolifera si accolla il totale delle spese per rimediare a uno di quei disastri di cui non riusciamo a liberarci. Finora quelle spese le hanno sempre pagate i governi nazionali e la pulizia l’hanno fatta cittadini volontari. Ma quanto ci piacerebbe vedere i dirigenti di BP con le maniche rimboccate sporchi di petrolio fino ai capelli, ripulire pellicani e setacciare spiagge.
Il pellicano bruno, simbolo della Luisiana, appena uscito dalla lista degli animali in via di estinzione, rischia di tornarci di corsa. Il delta del Mississipi è una regione devastata da decenni di infrastrutturazione petrolifera selvaggia che ha cancellato interi ecosistemi, quasi tutta la duna costiera e gran parte della foresta rivierasca. E’ stata una delle cause dei danni e delle vittime dell’uragano Katrina, che si è abbattuto con quella forza proprio perchè non c’erano più difese naturali a schermare l’inondazione. Ma il golfo del Messico è la seconda area di interesse petrolifero off-shore del mondo dopo il mare del nord. Laggiù si perfora a circa 400 m di profondità media, quindi in tutta comodità, e la piattaforma semisommergibile Deepwater Horizon aveva un curriculum di tutto rispetto, avendo trivellato il giacimento più profondo ma raggiunto dall’uomo, a oltre 9 Km sotto il fondale marino. La tecnologia petrolifera sul nostro pianeta è seconda solo a quella militare.
Si sostiene che gli incidenti sulle piattaforme petrolifere sono rari rispetto alle migliaia che sono in attività in tutto il mondo, ma quando avviene un disastro, questo è grave sul serio. Nel 1979 la Ictoc-1 affondò, sempre nel golfo del Messico, e ci vollero 8 mesi per arginare la falla. La Piper Alpha uccise 188 persone nel 1988 nel mare del nord, per non parlare di quanti disastri hanno causato le petroliere e il danno continuo causato dalla pulizia in mare delle cisterne e degli sversamenti più limitati.
Però il problema non sarebbe neppure quello, il problema è che bisognerebbe uscire dall’età del petrolio prima che il petrolio finisca. E che la dovremmo piantare di porci sempre la stessa domanda: quando finirà il petrolio? La vera domanda è quando il petrolio “finirà” gli umani, cioé per quanto tempo ancora vogliamo sopportare gli inquinamenti che l’estrazione, la raffinazione, il trasporto ed il consumo di greggio causa in tutto il mondo. E quanto vogliamo ancora sopportare le malattie che la combustione di idrocarburi provoca alla specie umana. Insomma ci siamo posti la domanda meno importante e abbiamo giocato con quello che era un vero e proprio cavallo di Troia che la terra ci aveva lasciato: miliardi di barili di petrolio che avrebbero fatto meglio a restare per sempre al loro posto, fra i pori delle rocce del sottosuolo.
Avremmo potuto scegliere fin dall’inizio un altro modello di sviluppo e magari alcuni sarebbero stati meno ricchi, ma tutti avremmo campato molto meglio.
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Mentre i sindacati contestano la promozione del referendum per la chiusura-riconversione dell’ILVA di Taranto, il Fondo Antidiossina Taranto Onlus fa analizzare le cuzziedde che vivono intorno alle acciaiarie scoprendo, come si scopre l’acqua calda, valori di diossina elevatissimi. Morti bianche, numerosissimi infortuni di cui molti gravi e avvelenamento del territorio e della popolazione locale ivi compresi i lavoratori evidentemente non bastano per chi, a parole, dovrebbe difendere il lavoro ed invece difende lo stabilimento di patron Riva.
Attorno all’Ilva di Taranto la gente raccoglie lumache. Sono considerate delle prelibatezze dalla popolazione locale. Che potessero essere contaminate dalla diossina lo stavano cominciando a pensare in tanti ma solo ora sono state analizzate.
A commissionare le analisi è stato il Fondo Antidiossina Taranto Onlus, una delle associazioni che promuove il referendum sull’Ilva di Taranto.
I risultati sono stati impressionanti: 27,65 picogrammi di diossine e pcb per grammo di materia grassa. Il limite massimo è 4,5. Quindi le lumache “sforano” di oltre 6 volte i limiti stabiliti dalle norme europee, per la precisione li superano del 613%.
Dopo le pecore e le uova, ora anche le lumache alla diossina.
Nelle lumache è stata riscontrata inoltre una forte concentrazione di ferro, di piombo e di altri metalli pesanti.
Il prossimo 9 luglio si celebreranno a Taranto i 50 anni dell’acciaieria.
Un buffet a base di lumache sarebbe il miglior modo di accogliere le autorità che avranno voglia di festeggiare.
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5,12%. Questa la percentuale di raccolta differenziata ad Ostuni nel mese di Maggio e mentre a Fasano, che già registra performance migliori rispetto alla città bianca (15%), ha dato il via alla raccolta porta a porta della frazione umida con sconto del 30% sulla TARSU per i cittadini virtuosi, nella città dove sventolano bandiere e vele l’assessore all’ambiente, che il 24 Aprile in occasione di un convegno sugli orti periurbani annunciava l’avvio a giorni della raccolta differenziata porta a porta, prima rinvia tutto all’inizio di Luglio e poi all’anno nuovo.
Nel frattempo naturalmente grazie a famose organizzazioni ed associazioni Ostuni appare come la paladina dell’ambiente, nessuno dice nulla sulla gestione dei rifiuti ne tanto meno sulla cementificazione del territorio che dovrebbero essere i primi parametri da valutare per giudicare l’impronta ecolgica e quindi la tutela dell’ambiente di un amministrazione.
Vale la pena anche ricordare che una gestione virtuosa dei rifiuti con la raccolta porta a porta, il riciclo ed il recupero del materiale oltre a pesare meno sulle casse comunali crea numerosi posti di lavoro in più rispetto ai sistemi tradizionali. Cosa che, soprattutto in questo periodo di crisi e tagli, di certo non guasterebbe.
Ma evidentemente l’amministrazione comunale di Ostuni non reputa particolarmente importanti questi aspetti, se così fosse si sarebbe attrezzata già da tempo. Vi sono paesi che hanno raggiunto percentuali di differenziazione superiore al 90% già da un decennio dimostrando coi fatti e coi numeri quanto ho appena scritto.
Naturalmente i mezzi d’informazione fanno il loro dovere di servi. Se leggete i giornali o vedete le Tv locali avrete certamente potuto trovare numerosissimi servizi sull’attribuzione della bandiera blu e delle 5 vele, ma di certo nessuno ha mai pensato di riportare i veri dati sulla pesante impronta ecologica perpetrata dal comune di Ostuni con cementificazione e pessima gestione di rifiuti.


























