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Archive for Ecologia/Ambiente

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La gestione dei rifiuti ad Ostuni, nonostante le sviolinate su numeri ambigui dell’amministrazione uscente, è un problema serio ed un costo enorme. 8 milioni di euro all’anno il peso a carico dei cittadini, 6,5 milioni per l’appalto 1,5 milioni per lo smaltimento. Gli introiti derivanti dalla vendita del differenziato, di cui nessuno sa l’ammontare, finisce nelle tasche della ditta appaltante grazie ad un “regalo” bipartisan che il centrosinistra e il centrodestra insieme hanno approvato.

I rifiuti, oggi un problema ed un costo, possono diventare una risorsa ed un settore in grado di generare lavoro. La prima cosa da fare è dare attuazione alla direttiva europea sulle tre “R”: Riduzione, Riuso, Riciclo. Sono tre azioni gerarchiche che vanno eseguite nel corretto ordine e in cui il Riciclo, la raccolta differenziata appunto, è l’ultima.

Di importanza fondamentale la trasformazione dell’attuale isola ecologica, che di ecologico non ha nulla, in una vera e propria banca dei rifiuti e del riuso. Una struttura, come già dimostrato in realtà simili a quella Ostunese, in grado di generare una ottantina di posti di lavoro nella separazione meccanica e manuale del differenziato,  nei laboratori del riuso e della riparazione,  nella struttura amministrativa che deve gestire il tutto.

Altro passo fondamentale la semplificazione della raccolta differenziata oggi basata sull’utilizzo di numerosi contenitori. Tre sono più che sufficienti. Uno per l’umido, uno per l’indefferenziato, uno per il differenziato. Le materie saranno poi separate presso la banca dei rifiuti con sistemi meccanici e manuali. Le materie prime così divise potranno essere venduti agli appositi consorzi garantendo al sistema gli introiti necessari al suo mantenimento.

Infine, il passaggio dalla tassa alla tariffa. se oggi si paga la TARSU in base ai mq dell’immobile, da domani si dovrà pagare in base alla quantità dei rifiuti prodotti. Più produci più paghi, meno produci meno paghi.

CAMBIA-MENTI e ciò che oggi è un problema ed un costo, diventerà un opportunità di sviluppo e lavoro.

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Da un lato una amministrazione che si vanta di percentuali di raccolta differenziata a cui, ormai, credono solo loro. Dall’altra il candidato sindaco del centro destra che, nel tentativo di mettere in dubbio quei dati, sfarfuglia dimostrando ancora una volta di parlare di cose di cui non capisce e non sa nulla. Intanto la gestione dei rifiuti ad Ostuni è ancora alla preistoria e in mano a questi incompetenti ed incapaci non potrà che andare peggio.

Quattro anni fa, in occasione della predisposizione del piano industriale dei rifiuti, feci una relazione con all’interno una serie di osservazioni. Osservazioni che ancora oggi stanno  tutte sul tavolo e che sono alla base delle problematiche e degli enormi costi a cui è soggetta l’intera città. In particolare segnalavo l’idiozia di aver previsto che eventuali costi di smaltimento fossero a carico del comune mentre gli incassi derivanti dalla vendita delle materie recuperate con la raccolta differenziata andassero alle ditte appaltatrici. Una idiozia che solo una classe politica incompetente ed incapace poteva accettare. E’ come se qualcuno vi proponesse un attività imprenditoriale dove gli incassi sono suoi e le spese vostre. Accettereste o lo madereste a cagare?

La questione non è quindi che qualcuno spieghi al candidato Coppola perchè a bilancio non ci sono gli introiti derivanti dalla raccolta differenziata, ma semmai che Coppola spieghi a tutti noi che diavolo ci è stato a fare in questi anni in consiglio se non si è neanche accorto delle boiate approvate persino col suo voto favorevole.

La gestione dei rifiuti deve essere completamente ripensata. Ciò che oggi rappresenta un problema ed un considerevole costo (circa 8 milioni di euro all’anno) deve diventare una opportunità, un occasione di sviluppo e di lavoro. Applicando in primis la direttiva europea delle tre “R”: Riduzione, Riuso e, solo infine, Riciclo con la raccolta differenziata. L’isola ecologica, che di ecologico oggi ha solo il nome va riorganizzata e fatta diventare una centro del riuso e del riciclo. Una struttura che a regime darà lavoro a non meno di 50 persone. La raccolta differenziata va ottimizzata ma ancor prima semplificata diminuendo al minimo il numero di contenitori. 3 sono più che suffcienti. Infine di fondamentale importanza il passaggio dalla tassa (TARSU) alla tariffa. Nessuno deve pagare in base ai metri quadri della propria abitazione o attività, ma in base alla quantità di rifiuti prodotti. Produci tanto paghi tanto, produci poco paghi poco. Non solo, come abbiamo detto i riifuti sono una risorsa, hanno un valore, si possono vendere. Presso l’isola ecologica andrà aperta una banca dei rifiuti dove la plastica, la carta, il metallo, ecc che, ben differenziato, verrà li conferito sarà pagato.

Da problema a risorsa, a opportunità di lavoro, ma solo se sapremo evolverci, solo se saremo capaci di liberarci di questa inetta, incapace ed incompetente classe politica, solo se saremo capaci di CAMBIA-MENTI.

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apr
28

Orti

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orti_ostuni

Sabato pomeriggio ho partecipato all’incontro organizzato dall’amministrazione comunale sul tema degli orti periurbani durante il quale, la rappresentante di italia Nostra, ha chiesto ai candidati sindaci di esprimersi sul tema. A differenza degli altri due candidati presenti (Santoro e Colizzi) non ritenendo l’occasione utile a fini di un costruttivo confronto (cosa infatti ampiamente dimostrata nell’occasione) mi sono esentato dell’intervenire, cosa che faccio oggi da questo blog e che farò ovunque ci saranno incontri dove il confronto paritetico tra le diverse forze sarà reale.

La prima cosa che mi preme evidenziare è che sul tema orti, come in tutte le opere pubbliche realizzate da questa amministrazione, si evince la totale assenza di una programmazione ed una pianificazione strategica. Assenza che deriva dalla totale mancanza di una visione a medio e lungo termine sul modello di città che si vuole realizzare. Ciò porta alla realizzazione di opere senza che vi siano obbiettivi chiari e definiti. Interventi, quindi, sporadici e scoordinati tra loro che, nella maggior parte dei casi, hanno come risultato finale l’aver sprecato denaro pubblico.

Non è, infatti, un caso che a lavori praticamente in fase di completamento ci si incontri per chiedersi: e adesso di quell’area che ne facciamo? Come la utilizziamo? Due domande banali, ma essenziali che assolutamente bisognava porsi prima di progettare e svolgere i lavori. Solo definendo a priori gli obbietti si potranno progettare e realizzare lavori funzionali agli obbiettivi stessi e giammai l’incontrario. Oggi i lavori, invece, sono già belli che pronti, anche se è stato totalmente ignorato un aspetto fondamentale nella conduzione di eventuali produzioni orticole: la risorsa acqua. La speranza è che queti lavori, come progettati e realizzati possano essere funzionali alla destinazione finale che si definirà per quei terrazzamenti.

Tornando poi allo specifico tema degli orti e del loro futuro utilizzo senza entrare nei dettagli di ipotetici regolamenti e progetti (ve ne sono diversi, mi è stato consegnato quello elaborato dalla cooperativa solequo che già gestisce dei terreni nei pressi dell’area interessata dai lavori comunali  e che ritengo sostanzialmente valido e condivisibile), l’aspetto fondamentale è integrare il sistema orti periurbani, tenendo conto delle loro peculirità paesaggistiche e della loro valenza sia turistica che sociale, in un sistema agricolo di qualità che interessi l’intero territorio comunale.

Il settore agroalimentare, oggi totalmente ignorato dall’amministrazione comunale (basta vedere gli ZERO euro a bilancio nei servizi all’agricoltura) deve essere invece un importante voce nello sviluppo dell’economia locale destinando allo stesso le risorse economiche e organizzative necessarie. Mercati a Km zero, marchio di qualità dei prodotti locali e sinergia con ristorazione e strutture ricettive (in particolare le numerosissime masserie presenti nel nostro territorio), istituzione di consorzi per la trasformazione dei prodotti sono solo alcune delle proposte che il moVimento 5 stelle ha inserito nel proprio programma elettorale.

Ultima considerazione, infine, sulla partecipazione, termine più volte utilizzato anche sabato da coloro che governano questa città da diverso tempo e che di tutto hanno fatto fuorchè favorire la partecipazione dei cittadini alle scelte amministrative. Un aspetto invece fondamentale per elevare la qualità degli interventi e che non può che diventare fulcro di una amministrazione lungimirante in tutti gli ambiti ivi compreso la predisposizione del piano delle opere pubbliche e del bilancio.

nocolli

Siamo ancora una volta costretti a mobilitarci contro la realizzazione di quel nefasto progetto noto come “strada dei colli”. Un progetto inutile che, se realizzato, andrebbe a distruggere irrimediabilmente una parte di territorio ove sono ben diffuse le vere ricchezze su cui dovrebbe investire un modello di sviluppo lungimirante. Invece, siamo ancora qui a dover fronteggiare una politica ottusa incapace di andare oltre il classico modello di sviluppo fondato su asfalto e cemento, modello che da tempo ha mostrato tutti i suoi limiti e la sua forza distruttrice.

Domenica 27 Aprile dalle ore 10 è previsto un corteo contro la realizzazione di questo devastante progetto, io parteciperò insieme al moVimento 5 Stelle di Ostuni. Ho seguito ed aderito a questa battaglia sin dall’inizio e da questo blog ho sempre aggiornato tutti voi sulle evoluzioni di questa stroria. Adesso è importante la partecipazione in massa di tutti, facciamo sentire la nostra voce, difendiamo il nostro territorio dalla devastazione e la speculazione, Difendiamo il futuro nostro e dei nostri figli.

Comunicato del comitato No alla strada dei colli

NO ALLA STRADA DEI COLLI

SI AD AMBIENTE PULITO E TURISMO

Manifestazione e corteo a difesa dell’ambiente,

del territorio e per fermare lo stradone dei colli

Domenica 27 Aprile h.10,00 Porta Grande

Il centro storico di Cisternino sarà teatro di una grande manifestazione popolare con corteo, manifesti, bandiere, le insegne di Slow Food Puglia, Wwf Puglia, Fai Puglia, Forum Salviamo il Paesaggio e altre associazioni, e con i carabinieri dell’ANCI nelle loro uniformi e la banda musicale. La manifestazione è indetta dal Comitato per la Salvaguardia dell’Ambiente e del Territorio di Cisternino al fine di esprimere un altro NO ALLA STRADA DEI COLLI come hanno già fatto le migliaia di cittadini che hanno firmato la petizione consegnata al Comune e alla Regione.

Questa è la terza volta che si tenta di costruire un’altra strada tra Cisternino e Ostuni: un progetto inutile (perchè di strade ce ne sono già tre), devastante (perchè distruggerebbe in maniera irreparabile un territorio che non ha uguali al mondo) e irresponsabile (perchè comprometterebbe ogni possibilità di sviluppo ecosostenibile presente e futuro).

Il primo tentativo risale addirittura agli anni Sessanta, quando anche qui si viveva il mito dell’automobile, della velocità e dell’asfalto. Il mondo da allora è cambiato ma a Cisternino è rimasto un Sindaco che non se ne è accorto. Ma sarà soltanto per far guadagnare un paio di minuti agli automobilisti che Donato Baccaro e’ pronto a sacrificare ambiente, paesaggio, territorio, cioè il nostro bene comune più prezioso? Una nuova strada, si sa, stimola gli appetiti di chi vuole investire nel cemento e dispone di quei grandi capitali che nei loro paradisi fiscali “off shore” progettano villaggi turistici e “masserie a schiera”.

Il primo progetto andò fallito per esaurimento dei fondi. Il secondo, grazie a una sentenza del Tar che diede ragione al Wwf e a un cittadino espropriato. Questa volta sarà sconfitto dalla volontà popolare che ormai è ben consapevole dei reali interessi che sono in gioco dietro la Strada dei Colli e intende salvaguardare il patrimonio della Valle. E stavolta i cittadini di Cisternino non saranno soli a battersi contro questo progetto dissennato: al loro fianco ci sarà la Regione Puglia che nell’agosto scorso ha approvato il nuovo PPTR, il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale.

Il Comune ha affidato anche la realizzazione di questo progetto alla stessa società di Verona, la Technital Spa. E noi vorremmo tanto sapere perchè. Non è certo per favorire l’economia di Cisternino che si affidano i fondi del finanziamento a una società del Nord notoriamente legata alla Lega Veneta e che ha già dato prova di sè nella costruzione della tristemente famosa autostrada Salerno-Reggio Calabria.

Per la Valle d’Itria gli ingegneri veneti hanno disegnato un mostruoso nastro d’asfalto largo tra gli 11,5 e i 15 metri, con tanto di rotatorie di 25 metri, piazzole di sosta, guard-rail, pannelli insonorizzanti, lampade al led.

Per oltre cinque chilometri lo stradone metterebbe a rischio l’assetto idrogeologico della Valle e farebbe strage di centinaia e centinaia dei nostri ulivi, anche secolari (mentre quelli “monumentali” verrebbero trapiantati, e dunque destinati a una morte più lenta); sacrificherebbe altrettanti lecci e fragni (la preziosa “Quercus trojana” che ormai sopravvive solo qui); distruggerebbe vaste aree degli ultimi lembi di macchia mediterranea e di territorio boschivo che restano in tutta la Puglia.

Assieme a questi tesori naturali, l’asfalto annienterebbe anche i tesori della mano dell’uomo: oltre sei chilometri di quei muretti a secco che con il reticolo dei tratturi formano il tipico “mosaico agro-silvo-pastorale” che non è solo un paesaggio che incanta i viandanti ma è la base di una economia contadina che sta già rifiorendo proprio grazie all’arrivo di un nuovo turismo “slow”. Invece, 140 famiglie di agricoltori verrebbero espropriate e 12 ettari di territorio sarebbero sacrificati. Alla fine i turisti, piuttosto che ammirare il paesaggio, dovranno badare alle automobili che correranno ben oltre i limiti di velocità. E la velocità farà aumentare il numero degli incidenti e i livelli di inquinamento, anche acustico, mentre favorirà (eh sì!) i furti e le rapine in contrade fino a oggi risparmiate da tutto ciò. Terrificante…

Il nuovo Piano Paesaggistico Territoriale Regionale riuscirà a darci gli strumenti per frenare questa follia suicida? Opera di Angela Barbanente, urbanista di fama internazionale, oggi vicepresidente della Regione e assessore al Territorio, il PPTR sembra rappresentare una garanzia per la salvezza della nostra Murgia dei Trulli.

Per il PPTR “non sono ammissibili” né l’apertura di nuove strade asfaltate e nemmeno l’impermeabilizzazione, con l’asfalto, delle strade rurali e dei tratturi. Sono invece “ammissibili” il ripristino di percorsi pedonali abbandonati come l’apertura di nuovi, purchè finalizzati alla “mobilità dolce” (piste ciclabili, ippovie, ecc.). Per i muretti a secco, considerata la loro importanza sul piano paesaggistico e idrogeologico, sono previsti solo manutenzione e ripristino, ma “senza smantellamento totale del manufatto”. E ce n’è anche per chi si illude di poter un giorno costruire “masserie a schiera” e nuovi villaggi turistici “con vista a mare” perchè entrerà in vigore un “accertamento di compatibilità paesaggistica” da parte della Regione. La quale Regione si preoccuperà di valorizzare “il patrimonio identitario-culturale” promuovendo il recupero delle masserie, dell’edilizia rurale e dei manufatti in pietra a secco, come i tanti trulli diroccati.

E’ evidente che la Strada dei Colli voluta dal sindaco Baccaro non è conciliabile con il PPTR. Perchè Baccaro rappresenta il passato, una cultura vecchia e obsoleta, un concetto del bene pubblico che è al servizio del bene privato. Mentre la vocazione di Cisternino e della Valle d’Itria è lo sviluppo ecosostenibile, la nuova agricoltura biologica, il turismo “dolce”.

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L’abbattimento di un edificio abusivo, in particolare se costruito a ridosso del mare deturpando violentemente il paesaggio, dovrebbe essere un evento di ordinaria amministrazione. Invece, in un paese come l’Italia, non solo l’abisivismo edilizio è la normalità ma addirittura l’abbattimento di un ecomostro un evento di tale rarità tanto da mobilitare le alte cariche istituzionali che, nell’occasione, sviolinano tutte le loro incoerenze.

Ecco quindi che l’abbattimento di uno scheletro di cemento che deturpa il paesaggio diventa un evento cui far assistere intere solaresche, un evento cui far passare in rassegna le varie autorità in alta uniforme. Non che non si debba gioire per l’abbattimento di quello scempio, anzi sono stato il primo a dire finalmente, ma l’auspicio non può che essere che questi eventi siano la normalità.

Numerosi gli abusi,  le speculazioni e le devastazioni del paesaggio e delle ricchezze naturalistiche  a cui si deve ancora dare una concreta risposta e su cui invece si tace. Senza contare quelli che sono in cantiere per essere realizzati. Lo stesso Vendola che stamane ha sviolinato la sua poesia contro la devastazione del territorio è a favore di progetti nefasti quali il TAP, ed anche il Sindaco Tanzarella, nel suo “breve” intervento paladino del paesaggio, è a capo di una amministrazione comunale che ha cementificato l’impossibile e continua a farlo. Stesso dicasi della cosi detta “opposizione” che oggi si lancia in incoerenti comunicati stampa dopo non aver mosso un dito contro una nuova colata di cemento da 131 mila metri cubi sulla costa, approvata con un solo voto contrario su 31.

La strada non può che essere quella che porta all’abbatimento di tutti gli ecomostri e le speculazioni edilizie sparse sul territorio, senza se e senza ma. Una strada che non può che prevedere un reale stop al consumo di territorio impedendo la realizzazione di nuovi insediamenti. Una strada che tanto l’amministrazione uscente, quanto la così detta opposizione hanno ampiamente dimostrato di non voler assolutamente percorrere.

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