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Archive for Ecologia/Ambiente

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Un importante incontro ieri sera. Una sala stracolma di persone che vogliono sapere, capire cosa sia sta Xylella e cosa fare per salvare quall’immenso patrimonio olivicolo che non solo caratterizza l’intero territorio pugliese ed è elemento fondamentale del sistema economico locale ma è un organo vitale dei pugliesi stessi, alla stregua di un qualsiasi altro organo presente nel loro corpo. Una Puglia senza Ulivi non è Puglia.

Chi, abituato a ciarlatani della politica, sperava nel “ecco pronta la soluzione, votatemi e vi salverò”, forse è rimasto deluso, ma aimè per questo fenomeno che sta causando il dissecamento di numerosi ulivi nel Salento, al momento, non c’è un preciso e dimostrato rimedio. D’altronde, come affermano anche i documenti ufficiali, nessuno sa esattamente quale sia la causa ed è quindi improbabile poter trovare la soluzione di un problema che non si conosce e non si è capito.

Serietà e responsabilità sono anche il dover essere sinceri e raccontare la verità per quello che è, anche se non risulta rassicurante.

Ciò, come ho detto ieri, non deve generare panico. Questo è proprio quello che vuole chi, con una campagna mediatica confusa e mirata diffondere terrore, sta cercando di adottare un piano di azione che prevede l’eradicazione di Ulivi in vaste aree del territorio e l’utilizzo di fitofarmaci senza alcuna valutazione sull’impatto che questi possano avere sulla salute umana. Pratiche che, in assenza della paura appositamente suscitata, ma e poi mai sarebbero state accettate.

Vi è però una riflessione da fare. Una riflessione che più volte in questi anni si è cercato, aimè inuitilente, di fare. Abbiamo preteso troppo da madre natura, dalla terra, dalle piante. Abbiamo, in questo caso, si vissuto ben al di sopra delle nostre possibilità e di quanto i naturali cicli potevano offrirci. E tutto questo, spesso e volentieri, per sprecare e gettare cibo. Una follia che, come molti esperti ci dicono da anni, pagheremo a caro prezzo.

E allora, questo fenomeno sugli Ulivi ha come causa proprio questo sfruttamento intensivo. Molti giustificano l’utilizzo di sostanze chimiche che, a loro dire, avrebbero ridotto le fatiche umane del lavoro nei campi. E questo può avere una sua logica. Ma invece si è utilizzata per massimizzare le produzioni. Animali e piante spinte all’inverosimile per produrre sempre di più per aumentare i profitti o, in molti casi, per far sopravvivere la propria azienda agricola strozzata da scellerate politiche agrarie che hanno favorito, come sempre, i grandi gruppi di potere che ben finanziano le campagne elettorali dei soliti noti.

Quando prenderemo coscienza di tutto questo? Quando prenderemo atto che anche le piante sono esseri viventi e, in quanto tali, hanno dei limiti? lo sfruttamento intensivo ha abbassato le loro capacità di resistenza che, nel caso degli ulivi, gli ha consentito di passare indenni secoli e secoli  di storia. Resistenza e Resilienza sono appunto la capacità di resistere ad una avversità e la capacità di tornare ad una situazione di equilibrio precedente alla avversità subita. Come quando si ha una influenza. la resistenza è la capacità di resistere all’infesione virale, mentre la resilienza la capacità di tornare ad una situazione di benessere antecedente all’influenza. Più sei debilitato meno sarai in grado di resistere e di ritornare ad una situazione normale. Per le piante, Ulivi millenari compresi, non è diverso ed oggi non sono ne in grado di resistere ne di reagire per tornare splendenti e vigorosi come prima.

E allora l’unica strada percorribile è proprio quella di recuperare le capacità di resistenza e resilienza di questi giganti del mediterraneo. Resistenza e Resilienza, a differenza di Xylella, non sono per nulla fastidiose.

TRI

Nonostante non occupi in permanenza le cronache nazionali nè, tanto meno, l’attenzione degli interventi governativi, il territorio del Brindisino presenta problematiche socio-ecomomiche ed ambientali pari se non più gravi di quelle di altri territori al centro dell’attenzione pubblica.

Nonostante la presenza di impianti industriali molto impattanti, tassi di morbilità e mortalità ben oltre la norma, non si dispone neanche di un registro tumori ed epidemiologico che funzioni a pieno regime.

Non mancano certo importanti inchieste nei confronti di ENEL per la centrale a Carbone di Cerano, di ENI per il petrolchimico e i veleni sepolti a Micorosa, nonché su traffici illeciti di rifiuti. La situazione sociale è esplosiva con una disoccupazione record e povertà dilagante. Sempre più giovani lasciano la propria terra in cerca di un futuro altrove. Una emorraggia massiva che sta svuotando il territorio di coloro, che più di tutti, potrebbero garantirgli slancio e ripresa.

A fronte di questa drammatica situazione nessuno sembra preoccuparsi ed ancor meno prendere importanti e radicali provvedimenti. Un territorio abbandonato a se stesso, agonizzante nonostante abbia tutte le carte in regola e le risorse per rialzare la testa e puntare al futuro verso un modello di sviluppo innovativo e sostenibile come sta avvenendo in altre realtà europee quali il Nord Pas de Calais, ex bacino carbonifero nel nord della Francia, dove da oltre un anno è in corso un vero e proprio processo di decarbonizzazione al 2050 tramite una reindustrializzazione che mira a creare 165.000 posti di lavoro entro 25 anni, i primi 20 mila dei quali sono stati già creati in un solo anno.

A dettare le linee guida di questo processo, un Master Plan ispirato ai principi della Terza Rivoluzione Industriale e dell’economia circolare, elaborato dal team internazionale di Jeremy Rifkin esperto di fama mondiale in materia di nuovi modelli economici distribuiti e sostenibili. Principi che, in Puglia, hanno dato vita, grazie ad una proposta innovativa, a Territorio Zero Puglia che si articola in dodici punti (quattro per l’energia, quattro per i rifiuti, e quattro per l’agricoltura), un vero e proprio “Dodecalogo” che, se realizzato potrebbe garantire per il territorio pugliese un nuovo sviluppo basato sulla sostenibilità e la creazione di nuovi posti di lavoro, contribuendo a far uscire i nostri territori dalla perdurante crisi economica, sociale e ambientale che l’attanaglia.
Si tratta dell’adattamento al tessuto economico regionale delle proposte del libro Manifesto Territorio Zero scritto da Angelo Consoli (direttore dell’Ufficio europeo proprio di Rifkin, e Presidente del Circolo europeo per la Terza Rivoluzione Industriale), e di molti esperti e attivisti all’interno e all’esterno del Movimento 5 Stelle, il dodecalogo di Territorio Zero Puglia comprende 12 punti nati dal confronto e la collaborazione di numerosi esperti in una serie di incontri che si sono avvicendati nell’arco di due anni e a cui ho potuto fornire il mio contributo e la mia collaborazione e propone soluzioni concrete e immediatamente realizzabili che, se associate ad altri importanti azioni in ambito turistico e culturale, farebbero decollare lo sviluppo nei nostri territori.

Si tratta di un cambiamento epocale” dichiara Angelo Consoli “Il Cambiamento però non può essere garantito dalla stessa classe politica che ha generato la crisi. Ci vogliono persone nuove, con le mani libere dagli interessi di lobby e potentati economici che condizionano la partitocrazia tradizionale, persone in grado di interpretare lo spirito e la filosofia di Territorio Zero per guidare la Puglia verso una società a emissioni zero, rifiuti zero, km zero, ma anche disoccupazione zero, malattia zero e zero privilegi.”.

Il futuro è nei nostri passi e nelle nostre scelte.

feb
18

LAVORO LAVORO LAVORO

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Lavoro. Tutti lo cercano, tutti lo vogliono, tutti lo annunciano ma trovarne anche solo traccia è davvero impresa ardua. Tutte le politiche adottate sino ad ora per creare occupazione hanno solo prodotto precariato e null’altro.

Le aziende chiudono a ritmi vertiginosi, la disoccupazione, in particolare quella giovanile e al sud , ha raggiunto cifre record, le grandi imprese delocalizzano, il ricorso alla cassa integrazione è al massimo storico e in continua crescita. La drastica riduzione del reddito  e il conseguente calo delle entrate fiscali ha portato la tassazione a livelli non più sopportabili che, a sua volta, strangola il sistema economico e produttivo del paese.

Come usicre da tale circolo vizioso?

A fornirci un esempio concreto e fattibile è una regione della Francia: il nord pas de calais. Molto somigliante , sotto diversi aspetti, alla Puglia: 4 milioni di abitanti circa, per decenni importante bacino carbonifero e presenza di industria pesante (acciaio, chimica). Regione che scommette su un modello di sviluppo decisamente diverso da quello che la ha caratterizzata per decenni. Un modello di sviluppo basato sui principi della Terza Rivoluzione Industriale; una scommessa sul futuro che si dimostra vincente con la creazione di numerosissimi posti di lavoro grazie ad importanti investimenti in innovazione, efficienza e sostenibilità.

Un piano concreto che puntando su attività a bassa intensità di capitale ma ad alta intensità di lavoro ha saputo rigenerare l’economia di una regione profondamente in crisi. Ugual cosa accadrebbe in Puglia, regione che potrebbe contare altresì su importanti risorse in ambito turistico, culturale e agroalimentare.

#puglia5stelle #sipuòfare #avoilascelta #unodivoi

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Sabato ho partecipato ad un incontro pubblico sulle problematiche ambientali riguardanti il Canale Reale che parte da Villa Castelli e sfocia proprio all’interno della riserva naturale di Torre guaceto e in cui vengono sversati i reflui di numerosi depuratori.

Un incontro interessante con una precisa e puntuale documentazione fotografica della drammatica situazione in cui versa questo canale e in cui si è annunciata la volontà di predisporre un progetto di bonifica e riqualificazione anche ai fini turistici di ciò che oggi è una vera e propria cloaca a cielo aperto che attraversa l’intera provinca di Brindisi. La bonifica del canale è fondamentale sia per gli impatti sulle acque di falda, sia per le ripercussioni sulla riserva di Torre guaceto dove, appunto, tale canale sfocia. All’incontro erano presenti anche il sindaco di Carovigno Mimmo Mele e il consigliere regionale Giovanni Epifani (PD) che, debbo dire, hanno non poche responsabilità, insieme alle rispettive forze politiche, sulla situazione ben documentata durante l’incontro.

Unico nota dolente dell’incontro è stata la sensazione che si volesse sminuire la problematica riguardante il depuratore consortile di Carovigno, messo in esercizio da qualche mese in violazione di non poche normative, e su cui si stanno battendo alcuni comitati locali nonchè il movimento 5 stelle. Una problematica, questa, che invece si va aggiungere a quelle evidenziate durante l’incontro, aggravando ancor più la situazione. L’ausipicio e l’impegno non può che essere quindi di unire le forze e pretendere la bonifica di questo canale dall’inizio alla fine affrontando con determinazione e con le necessarie risorse, le numerose problematiche e criticità del sistema di depurazione in Puglia che versa e sversa in condizioni davvero drammatiche, una vera e propria emergenza regionale sia da un punto di vista ambientale che di tutela della salute.

Il mio intervento all’incontro qui -> http://youtu.be/CF1Z8Lo3-mA

“Ho seguito la vostra presentazione e ho visto con interesse queste immagini con sgomento. Una situazione che un pò conoscevo ma sicuramente non così nel dettaglio. Però ci sono un paio di cose che non riesco a comprendere, partiamo ad aesempio dai dati ARPA: inizialmente dite, sostanzialmente, che non vi fidate dei dati ARPA che dicono che il depuratore di Ceglie Messapica funzioni bene, però d’altro canto utilizzate i dati ARPA per dire che il depuratore consortile di Carovigno invece funziona. O di ARPA ci fidiamo o di ARPA non ci fidiamo, quindi se si rileva, giustamente, che i dati ARPA di ceglie non corrispondo alla realtà, possiamo facilmente ipotizzare che anche che i dati ARPA relativi al depuratore consortile possono essere, anche quelli non veritieri della situazione al di là degli odori e del colore delle acque che possono, comunque, essere regolati con additivi e sostanze varie.

Perchè in questa presentazione, bellissima la vostra idea: la bonifica del canale, il recupero ai fini turistici, ho colto uno sminuire un problema che, invece, secondo me è aggiuntivo a quello che voi dite e cioè, questo canale fortemente inquinato ha, addirittura, verso la fine un ulteriore sversamento. Ho sentito il termine “acqua pulita” che non esiste tecnicamente, esistono acque depurate (tabella 1, tabella 2, tabella 3, tabella 4), non può uscire da un depuratore acqua pulita, esce acqua depurata. In questo momento, secondo i dati ARPA, esce acqua depurata in tabella 4, anche se quel depuratore è realizzato per la depurazione in tabella 2. Non fa bene alla riserva, e non lo dico io, lo dice lo stesso acquedotto che sui giornali dice che fa bene, e lo vediamo nei titoloni, ma nella realtà viol fare le trincee drenanti. Perchè vuol fare le trincee drenanti? Perchè vuole rallentare in flusso che arriva a mare, quindi come dicono anche quelli che gesticono l’area marina e i comitati vari, non fa bene alla riserva che è un gioiello da preservare tanto quanto il canale reale con la proposta che qui è stata fatta, una proposta di buon senso che deve valere per l’area di torre guaceto, sia per quanto riguarda lo scarico, sia per gli altri fenomeni di inquinamento che abbiamo visto.

E’ verissimo che Torre Guaceto nasce dall’incontro di acqua dolce e acqua salata, è una cosa che si è fatta nei secoli, ma non quest’acqua, non l’acqua degli scarichi. L’acqua naturale, quella che arriva dalle sorgenti, quella che arriva dall’acqua piovana. Quest’acqua qua non gli fa bene, ne che sia quella del depuratore di Latiano, di Ceglie, di Francavilla e, tanto meno, quello del depuratore consortile di Carovigno.

Sindaco, non è una battaglia contro il depuratore. Nessuno vuole fare la battaglia al depuratore, sarei stupido. In effetti la situazione in Puglia dei depuratori fa pena da tutte la parti, abbiamo qui un depuratore che sostanzialmente funziona discretamente e nessuno vuole fare la battaglia al depuratore, anche se, come lei sa, è stato  avviato violando non poche norme. Manca l’autorizzazione di immissione in atmosfera, manca la valutazione di incidenza ambientale per lo scarico. Il problema è quello, il problema è lo scarico! Troviamo una soluzione e mi sembra che il recupero ai fini irrigui sia preferibile anche alla condotto sottomarina.

Quando si affronta un problema , e pensando anche alla questione Pilone mi rivolgo anche al consigliere Epifani, cerchiamo di non creane un altro. Magari al Pilone cerchiamo di non fare la vasca sopra la spiaggia e, in questo caso, evitiamo di scaricare reflui a mare che sicuramente non fanno bene alla riserva e magari possiamo evitare anche la condotta sottomarina che comunque non farebbe bene e toglierebbe invece acqua importante per l’entroterra.

Grazie”

 

 

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Stamane siamo andati al tribunale di Brindisi a depositare un esposto nei confronti del Presidente  Vendola e dei funzionari di Acquedotto pugliese responsabili, come ammesso dal vice ministro all’ambiente,  di aver rilasciato l’autorizzazione allo scarico di reflui fognari nella zona A (massima protezione) della riserva marina di Torre Guaceto.

Guai in arrivo per Niki Vendola e AQP. Abuso d’atti d’ufficio  e abuso di potere, questi i reati ipotizzati dai 5 stelle della provincia di Brindisi che, sabato 17 Gennaio, si sono recati presso la Procura della Repubblica  per depositare un esposto nei confronti del Presidente della Regione Puglia e alcuni funzionari dell’acquedotto  pugliese.

Al centro dellla questione lo scarico, all’interno della area marina protetta di Torre Guaceto,  delle acque provenienti dal depuratore consortile di Carovigno, autorizzato senza l’obbligatoria “Valutazione di Incidenza Ambientale “.

A confermare la mancanza di questo fondamentale atto, il sottosegretario  all’ambiente  On. Silvia Velo in risposta ad una specifica interrogazione parlamentare del Deputato 5 stelle Diego de Lorenzis.

Una problematica, quella di Torre Guaceto, che i pentastellati stanno seguendo sin dall’inizio con attenzione e forte preoccupazione e sulla quale hanno costituito una apposita task force con parlamentari e attivisti locali in stretto contatto con il Comitato Nazionale di salvaguardia di Torre Guaceto e il suo Presidente  Dr Elio Lanzillotti a cui va il merito di questa iniziativa che i 5 stelle, condividendola, hanno deciso di sottoscrivere e sostenere con forza.

A depositare l’esposto numerosi attivisti locali della provincia di Brindisi, la Senatrice Barbara Lezzi, il Deputato  Giuseppe D’Ambrosio  e l’eurodeputata Rosa D’Amato.

“Siamo tutti impegnati in questa vera e propria emergenza territoriale – chiosano i 5 stelle – per salvaguardare una tra le riserve marine più importanti del mondo. Un gioiello del nostro territorio  nonchè tassello importante dell’economia locale. Un tesoro da custodire e valorizzare non certo da distruggere sversandoci dentro scarichi fognari”.

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