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Chi rompe non paga, ma pagherà

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Chi rompe paga e i cocci sono suoi è il saggio detto che, in politica, viene puntualmente applicato all’incontrario. Infatti quando un politico rompe qualcosa, ovvero le sue azioni sono un danno per la comunità che rappresenta e su cui agisce non paga proprio nulla e i cocci sono sempre e comunque a carico del contribuente.

Ed è così che giorno dopo giorno il nostro paese affonda sempre più nel baratro del disastro economico e sociale senza che nessuno si assuma un briciolo di responsabilità, si assuma l’onere di pagare, anche solo moralmente. Accade invece l’esatto contrario, dove i principali fautori di questa debacle si propongono come risolutori di quei disastri che loro stessi hanno causato o, nella migliore delle ipotesi, come luminari in grado di suggerire la strada da prendere e di illuminarci il cammino.

Molti hanno manifestato sdegno e sgomento quando il comandante della Costa Concordia naufragata all’isola del Giglio, Schettino, ha tenuto una lezione in una prestigiosa università, eppure in politica paragoni del genere sono quotidiana normalità. Chi ha fatto fallire enti, chi distrutto interi settori di eccellenza, ecc tutti rigorosamente in “cattedra” o in altre istituzioni oppure in televisione. Non solo non pagano mai, ma addiruttura vengono premiati con posti migliori.

Sono però ottimista. Alcuni segnali cominciano  a vedersi. Nelle ultime sue apparizioni pubbliche, a Bari ad una manifestazione e a Roma alla camera ardente per Pino Daniele, D’Alema è stato costretto ad allontanarsi velocemente dopo essere stato investito dalle reazioni verbali, più o meno forbite, dei presenti. Stessa sorte per Rosy Bindi mentre passeggiava per Roma. Piccoli episodi, nulla di ecclatante, ma significativi. O spontaneamente (difficile), o “amorevolmente” indotti è arrivato il momento che paghino pegno.

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