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Chi tocca muore

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In politica vi sono temi ed argomenti che, come i fili dell’alta tensione, se li tocchi rischi la folgorazione. Se sulle linee elettriche per avvisarti mettono i cartelli di pericolo di morte, in politica esiste la querela.

Non posso entrare nel merito della questione perchè, mi dicono, esiste il “segreto istruttorio” che mi impedisce persino di leggere la denuncia presentata nei miei confronti, ma che evidentemente non ha impedito che parti della stessa finissero in mano agli operatori della cosidetta “informazione” e, in parte adattati al gossip, diffuse a caratteri cubitali. Qualcuno, in cuor suo, ha ritenuto di non dover osservare questo “segreto istruttorio”, ovvero di non rispettare le regole. Emblematico di come si consideri il termine LEGALITA’ anch’esso impresso a caratteri cubitali nelle gigantografie piene di belle promesse di Pulcinella.

Ma forse il tutto non serve a difendere il proprio onore e la propria immacolata immagine. forse serve ad altro. Vi lascio ad un post di Beppe di qualche anno fa che condivido in toto, annunciando sin d’ora (a dispetto di qualche puttanata scritta dai giornalai) che per la mia difesa mi avvarrò dello scudo della rete.

La querela contro la Rete

La querela per diffamazione è sopravvissuta a tutte le riforme sulla Giustizia, alla depenalizzazione del falso in bilancio, al lodo Alfano, alla separazione delle carriere, al bavaglio all’informazione. La querela serve al potere. La querela è un’arma da ricchi. Usata per intimidire. Per tappare la bocca. Per togliere i mezzi economici all’avversario. Spesso con la ricerca del pelo nell’uovo, come ad esempio un mancato virgolettato in una frase. La querela può essere penale o civile. Se va bene si infanga l’avversario e si porta a casa un piccolo tesoretto. Magari con la cessione del quinto dello stipendio di un povero diavolo.

La querela per diffamazione va depenalizzata. E se si richiede un indennizzo economico, chi fa la querela dovrebbe depositare in anticipo l’intera somma richiesta su un conto a disposizione del Tribunale. Se perde la causa, il deposito servirà a risarcire il querelato. Troppo comodo infangare, spaventare e cavarsela con le sole spese processuali.

Di solito si querela la verità, mai la menzogna. Di solito chi querela sono i politici e i rappresentanti delle cosiddette istituzioni, mai i cittadini. Di solito la querela viene usata in mancanza di altre argomentazioni per finire sui giornali di regime e fare la figura dell’innocente. Riporto Schifani che non può essere processato ha querelato Travaglio, Mavalà Ghedini minaccia di querela chiunque dia del puttaniere al suo cliente (in pratica mezzo mondo), Cicchitto querela l’Espresso.

Io ho dei buoni avvocati e molte querele, preferirei non averle, ma fa parte del gioco. Quasi sempre le ho vinte. La maggior parte dei blogger non ha soldi, e neppure l’abitudine a essere querelata da un potente che può usare, talvolta anche a carico dello Stato, avvocati di grido. L’intera Rete è a rischio querela, tutta la verità che è presente in Rete è un attacco al Regime. Non si può querelare la Rete, ma la si può limitare, porre restrizioni idiote presenti in Cina e in Birmania, come hanno fatto e stanno facendo. Si può anche colpirne qualcuno per educarne cento. Per questo voglio creare un pool di avvocati della Rete a disposizione dei querelati.

Chiedo a tutti gli avvocati che mi leggono che vogliono difendere gratuitamente i blogger di inviarmi i loro riferimenti. Li inserirò in una lista sul blog. Per i casi più complessi metterò a disposizione i miei avvocati, che ormai vantano una certa esperienza. Nel blog sarà disponibile a settembre un’area di aiuto per i blogger querelati con i fatti da sapere per difendersi, gli studi legali cui rivolgersi e l’elenco delle cause in corso contro le pubblicazioni in rete. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Categories:   Politica