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Pubbliche potestà

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Ricevo e volentieri pubblico queste interessanti osservazioni di Nicola Brescia ex segretario comunale di Carovigno, ricordando a tutti che Mimmo Mele sarà presente con una propria lista alle elezioni amministrative di Ostuni.

Le recenti disavventure di Cosimo Mele, attuale sindaco di Carovigno, con il Casinò di Venezia  non stupiscono chi, come me, ha avuto a che fare con lui.

Facevo il segretario comunale proprio a Carovigno, nel ‘ 97 quando era assessore e fu sospettato di pilotare spericolatamente appalti e concorsi pubblici (concorsi di cui non mi sono potuto occupare perché fui estromesso e sostituito nelle commissioni che avrei dovuto presiedere) per assecondare la sua inclinazione al tavolo verde. Non a caso fu denominata “Montecarlo” la correlativa operazione di polizia che, nel ’99 culminò con il suo arresto insieme al sindaco dell’epoca. Di quel procedimento l’unica conseguenza fu il defenestramento del segretario comunale escluso dalle commissioni di concorso. Dell’operazione “Montecarlo” infatti non si è saputo più nulla. Evidentemente gli inquirenti brindisini, forse troppo impegnati con i delitti della SCU, avevano dovuto occuparsi meno di quelli dei colletti bianchi –che, vivaddio! non sono crimini di sangue- lasciando inopinatamente prescrivere quello di Mele.

Lo avesse immaginato il presidente Berlusconi, anziché organizzare le sue cene eleganti ad Arcore avrebbe affittato una villetta a Santa Sabina. Ora agli amici Carovignesi non resta che sperare che il Sindaco, provato dalle note disavventure romane e temprato dalle conseguenti dolorose vicissitudini familiari, non si lasci vincere dalla tentazione -come gli inquirenti sospettarono avesse fatto quindici anni fa- di utilizzare le sue pubbliche potestà anche per fronteggiare in qualche modo le pretese creditorie del Casinò di turno. Infatti solo un’eventuale sua resipiscenza risolverebbe il problema -magari giurando a dita incrociate sulla testa dei suoi avversari politici- perché le istituzioni da decenni preferiscono dichiararsi impotenti!

Dalla copiosissima, centenaria produzione normativa di due Camere e dall’altrettanto fluente, forbitissimo lavoro interpretativo di una decina di giurisdizioni, per altro caratterizzato da una sperticata creatività quando si tratta di conculcare diritti, non si riesce ad enucleare uno straccio di principio dal quale si ricavi l’incompatibilità con gli incarichi pubblici di chi ha le conclamate cattive abitudini di Mele. E’ possibile? Mah! Stranezze da patrie del diritto.

Nicola Brescia

 

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