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La cultura dell’eccezione

vitelloni

Di Laura Costantini

Capita a tutti. Un semaforo rosso, magari di quelli pedonali. Nessuno che attraversa e lo scooter, che ha fatto gimcana tra le auto, si porta in prima fila. Un’occhiata a destra, una a sinistra e poi via, in barba al semaforo. A nessuno sembra strano, a nessuno appare per quello che è: una lampante infrazione del codice della strada. Perché il semaforo rosso significa stop. Sì, si risponde indulgenti, ma non passava nessuno, dai.

Ancora. Si passeggia per strada, in una qualsiasi città italiana. Le strade non sono un elvetico esempio di nitore, ma insomma. Una persona davanti a noi estrae il pacchetto delle sigarette. Lo libera del cellophane. Rapido sguardo a destra, uno a sinistra. Nessun cestino in vista e il cellophane vola in terra e a nessuno sembra strano. È segno di inciviltà ma, ci si dice, i cestini chissà dove sono, sono sempre pieni e per terra non sarà quella l’unica cartaccia.

Ancora. Siete in auto, il semaforo vi dà via libera, viaggiate tranquilli del vostro diritto al passaggio. Ed ecco un ciclista che ha visto il segno di stop che lo riguarda così come ha visto voi in arrivo. Ma lui ha fretta e chi ha detto che un ciclista debba rispettare il codice stradale? Così, privo di casco e a rischio della sua stessa vita, vi taglia la strada. Frenate ovvio, magari provate a sfogarvi con un giusto improperio e vi ritrovate seppelliti da una valanga di insulti. Perché il ciclista sa di essere nel torto, ma non importa. Hai frenato, che vuoi che sia?

Entrate in un bar, prendete un caffè, pagate, chiedete lo scontrino. La cassiera vi fissa con odio e vi fa sentire un aguzzino della Santa Inquisizione. Nel vostro quartiere ci sono i cassonetti per la differenziata e voi vi sforzate di suddividere il pattume secondo le regole. Accumulate la carta, bella, pulita e impacchettata, raggiungete l’apposito contenitore e lo scoprite zeppo di cartoni unti di pizza. Tanto, vi dicono, se vogliono riciclano anche quella o, peggio, è tutta una finta e in discarica finisce tutto insieme.

Noi italiani ci vantiamo di questa nostra caratteristica. Il nostro trovare sempre un’eccezione alla regola, il forzare i codici a nostro uso e consumo, lo consideriamo manifestazione di un’italica propensione al sano buon senso. Perché rispettare un rosso, se non passa nessuno? Perché gravarsi di cartacce, se le strade sono sporche? Perché emettere uno scontrino, se tutti evadono le tasse? Eccezioni che sembrano piccole, insignificanti, perfettamente sensate. Ma che, per la loro stessa esistenza, aprono la strada a squarci sempre più ampi nel fragile tessuto del vivere in un consesso civile. E per un ciclista che si sente in diritto di tagliare la strada senza rispettare un semaforo rosso, si arriva facilmente a una persona che tre gradi di giudizio hanno riconosciuto colpevole, penalmente colpevole, che si sente in diritto di pretendere un’eccezione. Di forzare le regole, di ritenersi, come in fondo facciamo quasi tutti noi italiani, al di sopra della legge.

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