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Semplicemente indegno

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Dopo settimane in cui i media annuciano defezioni nel moVimento 5 Stelle, in particolare al Senato, usando sempre e comunque termini che li descrivono come dissidenti dal Grillo pensiero cominciano a venire a galla alcune dichiarazioni dove anche il più fesso degli Italiani, se in buona fede, si rende conto che la dissidenza non è nei confronti del comico Genovese, ma semmai del programma proposto e promesso in campagna elettorale.

Va da se che se giornali e telegiornali riferendosi a tali persone, le descrivessero come Senatori che hanno cambiato idea e che adesso vogliono archiviare definitivamente quanto promesso in campagna elettorale la storia avrebbe, al palato di lettori e spettatori, un gusto decisamente diverso e invece di pensare ad un capo, a dei burattini o alla cacciata di chi la pensa diversamente  ecco che nella mente comincerebbe ad affiorire il senso del tradimento, il senso del non rispetto della parola data e questi miseri personaggi apparirrebbero per quel che sono.

Ma i media vogliono raccontare una storia diversa. D’altronde da decenni i partiti hanno fatto annunci, proclami, promesse e subito dopo il voto hanno escogitato una serie di ma e di congiunture varie con cui rinnegare proclami, annunci e promesse e fare ben altro.

Ogni promessa  un debito, si diceva una volta quando una stretta di mano e la parola data aveva un valore e chi non la rispettava era un indegno. Ogni promessa un aumento del debito pubblico si potrebbe dire oggi guardando a quella politica che promette una cosa per farne di altre.

Votare una forza politica vuol dire sostenere il suo progetto, votare un candidato specifico (oggi cosa non possibile per il Parlamento) vuol dire votare quella persona che si ritiene più capace a realizzare quel progetto. La costante è sempre quel progetto, non altro. Nel momento in cui quella forza politica, quel candidato mette in discussione il progetto, la parola data non è ne dissidente ne aperturista, ma semplicemente indegno.

Categories:   Politica