iapra li  uecchie

Menu

Siamo quello che mangiamo

ogmlabbate

Un grande intervento in aula del portavoce 5 stelle Giuseppe L’Abbate.

“Grazie Presidente,

gentili colleghe, egregi colleghi

Negare è affermare. Il dire “no” ad un concetto, infatti, significa affermare il suo esatto contrario. Un’affermazione implicita forse, ma che vogliamo rendere esplicita e chiara ai vostri occhi ed agli occhi degli italiani; i cui interessi – di tutti i cittadini italiani! – dovremmo (anzi, dobbiamo!) preservare e difendere.

No agli Organismi Geneticamente Modificati, No agli OGM significa dire “SI” in maniera CHIARA, NETTA E DECISA alla VERA agricoltura italiana, a quell’agricoltura che ha reso il Belpaese una delle eccellenze mondiali dell’agroalimentare.

Le promesse innovative degli OGM sono CHIMERE: lo dicono i FATTI, lo dicono gli STUDI scientifici.

Parassiti e piante infestanti, che attanagliano i nostri agricoltori, non vengono sconfitti! A dimostrarlo l’Università dell’Arizona: ai parassiti sono sufficienti, infatti, appena 2-3 anni per evolvere resistenze e per tornare, così, ad aggredire le piante OGM. La nostra agricoltura, quindi, non avrebbe alcun vantaggio. Sta già avvenendo, infatti, una selezione genetica delle erbe infestanti e degli insetti che superano le velleitarie difese delle piante geneticamente modificate: pensavamo davvero che un pidocchio potesse arrendersi alla prima difficoltà rimanendo “digiuno”? Come Madre Natura insegna, ciò rientra perfettamente con la previsione della teoria dell’evoluzione.

Quando fantomatici esperti, oggi alla guida di questo Paese, dichiarano che “Bisognerebbe non chiamare mai più gli OGM il cibo di Frankestein” significa che non hanno colto assolutamente il significato di questa evoluzione contro natura. Quanti millenni, secondo loro, dovrebbero passare affinché una pianta ed un batterio “copulino” per dare i natali ad una nuova forma di vita?

Ancor più pericolosa la coesistenza con altre colture. La diffusione accidentale di semi o polline di OGM, infatti, andrebbe ad intaccare e modificare le coltivazioni naturali adiacenti, ben oltre i 2 kilometri di distanza come nel caso del mais, e causerebbe il superamento della soglia OGM dello 0,9%. Una coesistenza inammissibile nei FATTI che danneggerebbe la vera agricoltura italiana, come quella biologica – l’unica ad aver registrato un +20% nell’ultimo anno –, nonché produrrebbe effetti irreversibili sugli ecosistemi. Diversamente da un inquinante chimico, gli OGM sono organismi viventi e possono riprodursi e moltiplicarsi estendendo la propria presenza, sfuggendo a qualsiasi controllo.

Infine, l’aspetto economico. Sostenere coltivazioni che costringerebbero i nostri agricoltori ad acquistare le sementi sempre dalle medesime aziende che ne detengono i brevetti biotecnologici, metterebbe in serio pericolo quell’agricoltura plurale, sostenibile e “bio-diversa” che ha fatto la fortuna dei prodotti italiani.

Con gli OGM, dunque, gli agricoltori ed i cittadini italiani non avrebbero vantaggi né sul versante della produzione, né ambientali, né sanitari, né economici. Dire “no” agli OGM significherà dire “Sì” a tutto ciò che di positivo, genuino e buono si è coltivato nei secoli sul nostro territorio, senza l’uso spropositato di chimica.

Ecco. Appunto. Gli italiani sono stanchi di veder inquinato il loro campo ed il loro cibo. A noi tocca solamente l’onere di preservare quello di cui già disponiamo, da millenni, e che i nostri padri hanno reso eccellente ed unico, generazione dopo generazione. Ai rischi ed alle incognite degli OGM, noi preferiamo tutelare il ricco patrimonio agroalimentare italiano, preferiamo dire SI agli alimenti sani e genuini di cui ci siamo sempre nutriti, preferiamo ricordarci l’ammonimento di Feuerbach “noi siamo quello che mangiamo”: vorremmo rimanere quello che già siamo, ora. Perché dando la possibilità di coltivare OGM non vorremmo ritrovarci un giorno a veder trasformate le lontre in uccelli! Visto che nel nostro Paese è già capitato che aerei da guerra diventassero elicotteri.

Grazie!”

Categories:   Ecologia/Ambiente, Politica