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Caro Beppe, hai sopravvalutato gli Italiani

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Negli ultimi mesi ho osservato Beppe Grillo ed ho visto cambiare l’espressione del suo volto. La luce che rischiarava anche le piu’ feroci delle sue invettive, quel sorriso negli occhi sbrilluccicanti da ragazzaccio che ha fatto si’ che molti di noi, non restando spaventati da “certi suoi termini” e “certi suoi toni”(ed essendo invece da decenni terrorizzati da “certe azioni” ben piu’ incisive, ben meno democratiche, di altri protagonisti della politica) lo votassero, ha velocemente ceduto il passo ad un’amarezza che sembra virare allo sconforto. Beppe Grillo non ride piu’ mentre lancia i suoi anatemi su psiconani, capitani non coraggiosi, ebetini e via stigmatizzando: una realta’ grigiastra sembra aver pietrificato il suo sorriso,(o ghigno che chiamar lo si voglia, da parte di alcuni) in una maschera di amaro stupore.

Io, che sono tra coloro che hanno votato il M5S, ritenendo che nessuna inesperienza dei neofiti potesse fare piu’ danni della grande esperienza delinquenziale consolidata nelle nostre istituzioni, e trovando assennato proprio quel programma che si continua a spacciare per inesistente, sono commossa dall’ingenuita’ che quest’uomo sta dimostrando nelle sue sempre piu’ roche invettive.

E mi rivolgo proprio a lui, emulando la pubblicita’ in cui una Uma Thurman addobbata come un’italica Rificolona apostrofa ironica il sudato intervistatore, per dirgli: ehi Beppe, ma che ti aspettavi?

L’Italia appare da sempre un paese diviso da opposte visioni (e interessi) che le fazioni politiche rappresentano solo in parte, e cio’, si dira’, e’ la sostanza stessa della democrazia. Certamente, ma il problema si fa impasse nel momento in cui siamo chiamati a decidere a quale di queste legittime e democratiche fazioni affidare il timone del governo. Neanche una legge, il famigerato Porcellum, congegnata appositamente per eludere questa realta’ di insolubilita’ di elementi, sembra essere piu’ sufficiente a garantire la governabilita’ del paese. Ultimo salvagente nel naufragio dei partiti, vituperata da tutti ma tenuta stretta e frequentata come la prostituta che fa vergogna, ma che rimane l’unica dispensatrice degli ultimi orgasmi per vecchi viveur della polis, neanche questa pseudo-legge elettorale riesce piu’ a nascondere la realta’ dissociata del popolo e dei confliggenti interessi italiani.

Cosa credevi, Beppe Grillo, che la ragionevolezza di una visione piu’ umana, piu’ ecosostenibile della societa’, la tautologica rivelazione della schifezza ingiustificata degli stipendi e delle pensioni d’oro, l’evidenziare le supercazzole spacciate per esperienza politica vincente a confronto con il sano sbalordimento dei neofiti della medesima politica, il fare leva insomma su un Umanesimo del ventunesimo secolo, semplice in quanto ovvio, condivisibile e pure scarno, come lo sono le verita’ universali, bastasse a guidare il nostro popolo verso una presa di coscienza globale e cioe’verso il vagheggiato cento per cento?

Ma chi siamo noi, o Beppe, noi italiani brava gente?

Non siamo (anche) i liberi professionisti dalle parcelle al cui confronto lo stipendio intero di un mese di un lavoratore dipendente appare una piccola mancia? Non siamo (anche) gli insabbiatori di stragi di stato? Non siamo (anche) tanti psiconani che pensano che mazzette e corruzione siano un male minore degli straccioni e dei drogati? Non siamo (anche) i maestri e gli infermieri e i medici la cui inadeguatezza e’ rivelata dai video e dalle testimonianze di malasanita’ e violenza? Non siamo (anche) i massacratori impuniti (o risibilmente puniti) dei Cucchi, degli Aldrovandi, degli Uva? Si’ siamo anche questo, il Popolo italiano e’ anche questo, perche’ i vertici da soli non bastano a sostentare tanto malaffare, e la tua ingenuita’ e’ stata forse quella di immaginare che, sotto l’ombra nera di istituzioni corrotte, languisse una fulgida massa onesta che non aspettava altro che la liberazione da un Male estraneo ed oppressore. Invece il Male, ahime’, e’ tra di noi e dentro di noi, noi popolo, noi cittadini comuni, che a volte non siamo neanche piu’ in grado di riconoscerlo: basta guardare come anche tra i sostenitori del M5S si stia facendo largo la defezione causata, si dice, dal tuo aver mantenuto il punto fermo del non inciucio, perche’ in fondo vanno bene le parole in campagna elettorale, ma poi nei fatti si sa che le cose italiane vanno cosi’, e allora era naturale, logico, “politico”, poi, allearsi con “qualcuno”, per fare “qualcosa”. Quel qualcosa che e’ il Nulla che siamo riusciti veramente a cambiare nei secoli del consociativismo e dell’inciucio. Partire per costruire una reggia e ritrovarsi poi con una tegola sporca in mano, questo doveva fare il M5S, e tirare a campare, che poi anche tutto questo purismo e’ una cosa che a lungo andare a noi italiani ci mette anche a disagio, e non e’ un atteggiamento “politico”. L’importante e’ dire che non bisogna essere violenti nei toni, imparare il politichese e non rispondere mai a tono alle istanze di chi ci chiede conto, mettere le mani in pasta e poi si vedra’.

E allora che dire, che siamo spacciati? Senza arrivare a questo bisogna accettare il fatto che il risanamento di questo nostro paese e’ un’opera lunga e faticosa, che passera’, se vi ci applicheremo con costanza, attraverso prima un’epurazione delle istituzioni dal marciume che vorrebbe spacciarsi per esperienza, e poi un serio lavoro sulla formazione e sulla cultura, dal piu’ piccolo al piu’ grande livello delle nostre strutture e dei nostri programmi educativi. Solo una evoluzione e un risanamento culturale del pensiero potra’ dare alle generazioni future la speranza che la vita in Italia non dipenda solo dall’affinamento dell’arte di arrangiarsi.

Per ora, in questi anni bui, una certezza ci sostenga: la consapevolezza, non snob, non elitaria, di far parte di una minoranza che speriamo contagiosa, ma che per ora minoranza e’. Mi torna in mente Nanni Moretti in “Caro diario”, quando al termine di una sua riflessione a un semaforo scende dalla Vespa e rivolgendosi a un guidatore in decapottabile sportiva gli comunica di essere consapevole di far parte di una minoranza. L’altro secco gli risponde “auguri” e sgomma via.

Non possiamo far nulla per chi sgomma via, possiamo solo non rimanere fermi al semaforo e immetterci anche noi nelle strade, consapevoli della maggiore lentezza del nostro mezzo, sperando di costruire sia pur lentamente un traffico piu’ umano.

Di Tinouche

Categories:   Politica