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Quest’acqua qua

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Difficile trovare nella storia politica, anche fuori dall’italia, un Partito specialista del suicidio come il PD. Non solo è stato capace di perdere completamente il vantaggio elettorale che aveva accumulato col PDL, prima sostenendo per un anno un governo Monti che ha messo la gogna l’intera Italia e poi con una squallida campagna elettorale, ma è stato capace di andare oltre sfidando ogni giorno la regola del non c’è limite al peggio.

Dopo il pareggio elettorale e la formula del non abbiamo vinto ma siamo arrivati primi hanno inseguito il moVimento 5 stelle supplicando una impossibile fiducia ad un governo Bersani ignorando le continue richieste a dare un segnale di cambiamento vero (rinunciando ai rimborsi elettorali ad esempio).

Ma è con l’elezione del Presidente della Repubblica che l’epilogo raggiunge la sua apoteosi. Il moVimento 5 stelle per scegliere il proprio candidato opta per una votazione on line. Alla fine di questa consultazione e la rinucia dei primi due (Gabanelli e Strada) ecco materializzarsi la candidatura di Stefano Rodotà, uomo da sempre appartenente a quell’area politica di cui il PD è il maggior rappresentante. Grillo invita Bersani a sostenere questa candidatura facendo intendere che tale opzione avrebbe poi favorito un intesa per la formazione di un governo. Inizia una mobilitazione generale con moltissimi militanti ed elettori del PD che invocano Rodotà Presidente.

In effetti la situazione sarebbe delle più semplici. Il PD vota e fa eleggere Rodotà, persona stimata, di sinistra, competente ed anche conoscitore delle dinamiche parlamentari e politiche Italiane e mette il moVimento 5 stelle nel sacco portandolo ad un accordo per la formazione di un governo. Non è certo uno scacco matto ma sicuramente esce fuori dal pantano del “non abbiamo vinto ma siamo arrivati primi”.

Ma forse la cosa è troppo semplice e quindi ecco che dopo settimane a supplicare il moVimento 5 stelle per un accordo, arrivati alla meta virano improvvisamente per andare a fare l’accordo col PDL, cosa esclusa categoricamente sino al giorno prima, per scegliere insieme il candidato da portare al colle. Succede il putiferio. Il parlamentari del PD si dividono con in Renziani in guerra con la dirigenza che annunciano che non sosterranno il candidato concordato col PDL, in piazza davanti a Montecitorio iscritti del PD bruciano le tessere elettorali, alcune sedi locali del PD vengono occupate dai Giovani Democratici che chiedono a gran voce Rodotà Presidente e niente inciuci col PDL. SEL si defila e annuncia il sostegno al candidato del moVimento 5 stelle. Ma tutto ciò sembra non interessare, ne tantomeno preocupare Bersani & Co che continuano imperterriti con le loro scelte.

Alla prima votazione Marini, il candidato partorito dall’inciucio PD-PDL come da copione non riesce ad essere eletto, ma ciò non è sufficiente a far cambiare rotta al PD. Da Marini, si passa a Prodi dopo un paio di votazioni andate a vuoto abbondando le schede bianche. Ma neanche Prodi riesce ad essere eletto. Un centinaio di voti quelli mancanti alla sua elezione, a non votarlo proprio quelli del PD.

A questo punto la situazione è ben evidente e i dirigenti del PD non possono che prenderne atto. La prima è la Bindi ad annunciare le proprie dimissioni da Presidente del partito seguita poco dopo dal segretario Bersani.

Fosse finita qui ci si potrebbe pure trovare un qualcosa di dignitoso in tutto ciò, ma credo proprio che ne vedremo ancora delle belle. La quinta votazione è in corso, vedremo cosa succederà.

Categories:   Politica