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Pennivendoli di casa nostra

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Chiunque avesse ancora nutrito qualche dubbio sullo stato di degrado mentale che pervade il giornalismo italiano, sospeso fra marchette di gossip, articolacci su commissione e omertosi silenzi imposti dal padrone, dopo quanto accaduto oggi sicuramente non ne nutrirà più.

In un paese devastato fin nelle fondamenta, dove il tessuto produttivo e sociale si disgrega a vista d’occhio nel silenzio più totale, dove i cittadini si ammazzano per disperazione all’ombra dell’omertà mediatica, dove nessuno scribacchino finanziato dai contribuenti si sente in dovere d’informare la popolazione riguardo al fatto che qualsiasi “nuovo governo” trovasse i natali non potrebbe fare nulla per migliorare una situazione telecomandata dall’estero attraverso il pilota automatico, dove gli scandali veri, come quello dell’MPS, vengono insabbiati a velocità supersonica, dove l’emergenza sanitaria causata dall’inquinamento meriterebbe inchieste, approfondimenti e prime pagine a iosa, dove il territorio sta cadendo a pezzi senza che nessuno si premuri di raccoglierne qualcuno, che fine hanno fatto i pennivendoli di casa nostra?

Si ritrovano a Roma in centinaia, per inseguire con le proprie auto i pullmann con a bordo i deputati 5 stelle, diretti in una località “segreta” dove incontreranno Beppe Grillo.

Un inseguimento portato con destrezza, da giornalisti trasformatisi in paparazzi, fino al casale nei pressi di Fiumicino, dove Grillo ed i 5 stelle si ritrovano per portare avanti una propria riunione, nella quale confrontarsi, così come normalmente avviene all’interno di ogni partito, anche se nella fattispecie trattasi di un movimento che pur avendo raccolto 8 milioni di voti non possiede una propria sede romana all’interno della quale raccogliersi.

Ed una volta giunti sul luogo, i pennirazzi, offrono il meglio di sè stessi ragguagliandoci sulla natura architettonica del casale, sulla mise scelta da Beppe Grillo per l’occasione, sul menù che verrà dispensato ai parlamentari 5 stelle, sul costo dei panini che l’albergo vende ai giornalisti assiepati al cancello, sulla vera e propria caccia all’uomo di cui sono stati oggetto alcuni deputati mentre viaggiavano verso il luogo di partenza dei pullmann. Una pennirazza più intraprendente degli altri riesce perfino a salire sul tetto dell’albergo alla ricerca dello scoop della vita, inconsapevole del fatto che proprio il suo gesto sarà destinato a rivelarsi il migliore scoop della giornata per il pennirazzo di turno.

Intanto l’Italia continua a morire, senza che il giornalismo, ormai deceduto, si sia mai prodigato nel raccontarci le riunioni del Bilderberg, laddove veniva decisa l’eutanasia del nostro paese, senza che nessuno si sia mai sentito in dovere di raccontare gli incontri segreti delle logge massoniche e delle cosche politiche che governano le sorti della nazione, senza che i pennivendoli abbiano mai sentito il bisogno di mostrare anche un solo anelito di dignità.

Marco Cedolin

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