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Fiducia: se la matematica non è un opinione

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Sono settimane che la canzone mononota di media e pollitici continua ad insistere sulla assoluta necessità che il il moVimento 5 stelle dia la fiducia ad un governo a guida Bersani. I continui appelli al senso di responsabilità per dare al paese quel governo indispensabile per evitare il tracollo, hanno convinto l’intera popolazione che senza il voto favorevole dei 5 stelle nessun governo sia possibile. E’ una questione di numeri! Questo il ritornello che, come uno spot pubblicitario, continua a ripetersi a reti unificate. Ma è proprio così? E se così fosse, ovvero se i voti dei senatori 5 stelle fosse indispensabili perchè dare l’incarico a Bersani quando il moVimento sono 20 giorni che afferma di non volergli dare alcuna fiducia?

L’impressione è che la situazione non sia proprio come ce la raccontano e che i numeri per una fiducia ad un governo Bersani ci siano tutti indifferentemente dal moVimento 5 stelle ed anche del PDL. Basterbbe dare uno sguardo ai gruppi parlamentari che si sono formati al senato per rendersene conto. Basterebbe un minimo di informazione per capire che, evidentemente, la pressione esercitata sui 5 stelle ha altri scopi ed obbiettivi. I numeri per ottenere la fiducia, Bersani li potrebbe trovare senza continuare ad insistere con un moVimento che gli ha ripetutamente detto che non lo voterà e riuscendo, contestualmente, ad evitare l’inciucio ufficiale col PDL (continueranno a farlo di nascosto, come sempre).

Ma andiamo ai gruppi parlamentari al Senato. Sono 8 in tutto, lasciamo stare quelli di moVimento 5 Stelle e PDL  e concentriamoci sugli altri. Il PD conta ben 106 senatori ed è il gruppo più numeroso; a questo gruppo dovremmo aggiungere, ai fini della fiducia, sia il gruppo “Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT) – PSI” con 10 senatori eletti tutti nelle liste della coalizione di centrosinistra con in più il senatore a vita (aimé) Giulio Andreotti, sia il gruppo Misto, con 12 componenti, nel quale sono confluiti i senatori di SEL. Siamo così arrivati ad un totale di 128 voti a disposizione, per raggiungere la maggioranza ne servono altri 30 e, guarda caso, vi sono ancora due gruppi il cui totale dei senatori è 31.

Uno è il gruppo “Scelta civica per l’Italia” dei Montiani con 21 senatori e l’ultimo è un gruppo “anomalo” costituito da 10 senatori candidati in diverse forze politiche (lega compresa) riunitisi sotto il nome di “Grandi autonomie e Libertà”. Quindi se la matematica non è un opinione: 106+10+12+21+10= 159.  Adesso togliendo pure Andreotti che difficilmente sarà in aula, mi pare di contare quei 158 voti sufficienti a garantire la fiducia a Bersani senza dover per forza necessitare del sostegno a 5 stelle. La strada per Bersani è quindi già spianata, non ha da convincere i 5 stelle, ma ben altri più facilmente comprabili. I media, alla fine, esalteranno la sua vittoria nell’essere riuscito a camporre il governo nonostante il comportamento “irresponsabile” del moVimento 5 stelle e così l’inciucio sotto banco PDL-PDmenoL potrà continuare.

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