iapra li  uecchie

Menu

Promesse preelettorali

Nonostante tutti i risultati delle analisi oggettive (seppur edulcorati per evitare il panico) fotografino un paese devastato e ridotto in macerie, dove ormai lavora (spesso senza un salario adeguato) un italiano su due e la metà delle famiglie si rivela incapace di provvedere al proprio sostentamento. Dove un migliaio d’imprese chiude ogni giorno i battenti, dove la tassazione ha raggiunto un livello tale da rendere qualsiasi investimento e qualsiasi attività un esercizio di pura follia, dove tutto (compreso la gioia di vivere) cala progressivamente sempre più in basso, con l’unica eccezione dei prezzi di beni in larga parte ormai inarrivabili. Dove perfino il “parcheggio” universitario è entrato pesantemente in crisi, essendo venuti a mancare i fondi per mantenere i figlioli nel limbo, dove l’unica alternativa ad una lenta agonia sembra consistere nel tentativo di espatriare, verso qualche paese nel quale l’opera di devastazione non abbia ancora raggiunto il nostro livello, con negli occhi il terrore che possa raggiungerlo durante il tempo necessario per il viaggio, sembra esserci ancora lo spazio per un vasto campionario di specchietti e perline colorate da distribuire gratuitamente (i sogni notoriamente non costano nulla) al popolo della campagna elettorale.

Quegli stessi personaggi che lavorando per conto terzi, spesso nascosti dietro le bandiere (destra e sinistra) d’ideologie appannaggio del passato, hanno contribuito in prima persona a portare l’Italia qua dove giace oggi, si apprestano a ricevere i voti necessari per intraprendere un nuovo mandato, nel corso del quale portare a termine il lavoro commissionato dalla BCE, dall’FMI, dalla UE e da tutti i grandi poteri finanziari che gestiscono le sigle in questione. E riscontrando come la massa degli astanti si manifesti un poco recalcitrante nei loro confronti, sembrano intenzionati a barattare il voto con promesse, speranze ed esperienze oniriche di ultima generazione.

C’è chi dopo essere stato artefice di un colpo di stato (che lo mantiene ancora in sella) ed avere governato l’anno più disastroso dell’Italia del dopoguerra, dando origine a un regime di polizia fiscale degno del peggior incubo di Orwell, promette la progressiva eliminazione della marea di tasse da lui stesso create, nonostante stia continuando a produrne di nuove anche in questi ultimi giorni di golpe.

C’è chi dopo avere deposto il mandato popolare nelle mani di un golpista, promette la restituzione del maltolto, nonostante abbia pedissequamente votato ogni tassa ed ogni balzello che hanno contribuito a costituirlo.

C’è chi, dopo avere votato a testa china le stesse tasse e gli stessi balzelli, promette un’Italia giusta, declinando la parola giustizia alla stessa maniera in cui tramite Equitalia è stato decinato il termine equità.

C’è chi promette rivoluzioni colorate e civili, ridando vita ad una combriccola di moribondi il cui atto in assoluto più rivoluzionario fu quello di firmare un dodecalogo dove si diceva più TAV, più guerra, più liberalizzazioni, meno pensioni e più rigore.

Non mancherà chi vi prometterà la benzina a metà prezzo, l’aria pulita, posti di lavoro ben remunerati, l’uscita dall’euro, la guerra con la Merkel, il boom economico, la sovranità perduta e pure quella in fase di svendita, le pensioni che non esistono più, la crescita e lo sviluppo verdi e profumati all’aroma che preferite e pure qualche optional da scegliere personalmente. Purché li votiate e comunque votiate, avrete rimesso il mandato nelle mani della BCE, dell’FMI, della UE e dei loro padroni e dopo esservi trastullati fantasticando intorno al fascino onirico di tante promesse, occorrerà tornare alla cruda realtà. Un paese devastato fin nelle sue fondamenta e ancora nelle mani di chi sta continuando a smantellarlo pezzo per pezzo, incurante del futuro di tutti noi che ci siamo dentro.

Marco Cedolin

Categories:   Politica