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La casta di Puglia e il mezzo taglio

Come saprete l’altro giorno, 4 Dicembre, la proposta di iniziativa popolare Zero Privilegi Puglia è stata respinta dal consiglio regionale. La giustificazione addotta è che qualche giorno prima, esattamente il 30 Novembre, si era già provveduto ad approvare una legge sui tagli ai costi della politiche che, a loro dire, avrebbe superato quella da noi proposta. Un interpretazione bizzarra visto che il taglio da loro effettuato ammonta a circa 4 milioni 850 mila euro, mentre quello che proponevamo noi era di 10 milioni di euro.

Ma entriamo nel dettaglio delle due proposte per vedere le differenze con particolare riferimento alle cifre finali.

La prima cosa da dire è che la legge sui tagli ai costi della politica approvata in tutta fretta il 30 Novembre è in applicazione di un decreto legge, il DL 174/2012, emanato dal Governo Monti subito dopo lo scandalo Lazio che ha portato alle dimissioni della Polverini. Quindi la casta pugliese non si è tagliata nulla, ma ha semplicemente obbedito ad un ordine del governo. E’ importante anche dire che questo decreto non è stato ancora convertito, potrebbe quindi essere modificato o addirittura non convertito. Questo avrebbe sicuramente degli effetti sulla legge appena approvata ed è quindi importante monitorare la situazione, in particolare adesso che si va verso la sessione di bilancio, la finanziaria della regione,  dove spesso ci infilano di ogni.

Fatta questa premessa andiamo nel merito. I vitalizi e gli assegni di fine mandato, così come si chiedeva con Zero Privilegi Puglia sono stati aboliti. Facciamo solo notare che noi populisti e demagoghi lo dicevamo già più di un anno fa e se lo avessero fatto allora, avremmo in cassa un pò di quattrini in più. Non hanno invece tagliato quello che rappresenta il vero malloppo, ovvero i loro stipendi. Per questo che c’è un enorme differenza tra i tagli realmente effettuati (4 milioni 850 mila euro annui) e quelli che si chiedavano con Zero Privilegi Puglia (10 milioni annui). I consiglieri regionali continueranno a prendere uno stipendio superiore agli 8.500 euro netti al mese mentre noi chiedevamo di portarlo a 4.500 euro netti al mese. Una cifra più che decorosa e proporzionata al grado di responsabilità che un consigliere regionale supporta.

Per quanto riguarda invece le decurtazioni dello stipendio agli assenteisti, Zero Privilegi Puglia prevedeva la non erogazione della diaria, adesso confluita nelle Spese di esercizio di mandato, a chi si assentava troppo, mentre qui si demanda il problema ad un successivo atto del presidente del consiglio regionale. Vedremo cosa decideranno. Da riconoscere però il dimezzamento dei fondi destinati ai gruppi consiliari come previsto dal decreto Monti, con un risparmio di mezzo milione di euro all’anno e il divieto di erogare il vitalizio ai condannati in via definitiva per reati contro la pubblica amministrazione, anche se non hanno accolto la nostra proposta di sospendere l’erogazione delle indenntià ai consiglieri impediti a svolgere il proprio mandato perchè sottoposti a misure cautelari da parte della magistratura.

Vi è infine un ultimo aspetto che vorrei evidenziare una norma non prevista nel decreto Monti ma in Zero Privilegi Puglia che, con gradita sorpresa,  è stata approvata dal consiglio regionale. La possibilità per i consiglieri in carica di rinunciare al vitalizio. Una scelta su base volontaria che va verificata, quindi l’invito a chiedere a tutti i consiglieri regionali che intenzioni hanno, anche se li incontrate per strada, chiedeteglielo e filmate con un telefonino. Vedremo quanti lo faranno.

Categories:   Politica