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Lasciamo stare le cazzate

Le ideologie sono morte; cultura e valori sono stati sostituiti da un’intollerabile morale bottegaia; il Sacro è morto, anche per colpa di una Chiesa che si è ridotta a frugare nelle mutande della gente. Ma non disperatevi. Qualcosa è rimasto, su cui fondare la vita: la pubblicità.

E la questione non si risolve nel banale ‘se compri questo prodotto starai meglio’. Va oltre, e arriva a dire ‘Ecco come deve funzionare il mondo: fa’ come ti diciamo noi, e sarai felice’. Questi sono, oggi, i Maestri di vita. Un esempio di qualche tempo fa (ma potremmo trovarne a centinaia ogni sera in TV): la pubblicità della Nuova Cinquecento. “La nuova Fiat appartiene a tutti noi”. Voi cosa capite? Che ve ne danno una gratis? Che vi mandano una percentuale sulle azioni? Che Lapo vi invita al prossimo festino?

Avete capito male. Vuol dire: gioisci, coglione, perché se la Fiat va meglio, andrai meglio anche tu (?!); perché se da domani altre tonnellate di metallo e plastica invaderanno le strade, il tuo mondo sarà più bello (?!); perché se Marchionne si arricchirà ancora di più, sarà come se ti arricchissi anche tu (??!!). Questa è sociologia, e ce l’aveva già raccontata Jannacci – e sempre allegri bisogna stare/ché il nostro piangere fa male al re/fa male al ricco e al cardinale/diventan tristi se noi piangiam – ma questi fanno sul serio. Festeggiamenti alla Versailles, nani e ballerine resuscitati e compiacenti: è l’azienda-stato che si festeggia, e se siete buoni lavoratori/buoni cittadini, dovete esser felici con lei.

Ma a voi – dite la verità – ve ne frega qualcosa, della “nuova Fiat”? Non frega niente neanche agli operai: senza contare il piccolo particolare che la nuova Cinquecento non viene costruita in Italia, ma in Polonia. Cioè: ‘appartiene a tutti noi’, ma la facciamo fare agli schiavi dell’Est, così li paghiamo meno. Lo sussurrò in fretta a un vecchio TG, quasi vergognandosene, un operaio fuori dai cancelli, ma certo dopo l’avranno messo in ginocchio sui bulloni dietro la pressa.

Direte: ma se la FIAT va male, il Paese va a puttane, e saltano migliaia di posti di lavoro. Certo, questa è la catena alla quale un industrialismo selvaggio e criminale ci ha legato. E allora, per favore, che ci dicano le cose come stanno, e non ci prendano per il culo: compratela, consumate, inquinate ancora di più, perché se noi andiamo a fondo andate a fondo anche voi. E lasciamo stare le cazzate.

La nuova Fiat non appartiene a tutti noi: appartiene a Lapo. E’ l’unico cui frega qualcosa, così si compra la roba buona.

Categories:   Economia/Lavoro, Società/Cultura