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Si perdona perchè…

Cuffaro va in permesso al suo paese perché il padre sta male. Mi sembra lecito e civile. All’uscita dalla casa del padre a Raffadali (Agrigento) i suoi concittadini lo salutano con applausi e grida: “Ciao Totò!” Ecco questo è si lecito, ma assai incivile. Anche Er Batman, al suo paese non è poi tanto ladro e poi, alla fine, ha persino fatto bene a rubare. Perché non è fesso, perché così fan tutti, perché comunque ha fatto anche del bene.

Non che siamo nuovi a queste cose, anzi! Con pazienza e un ventennio di berlusconismo spinto, l’italiota ha imparato la lezione. Iniziava tutto col fenomeno del velinismo – ragazze in perizoma a scodinzolare su un tavolo – che portava al sogno di sposare un calciatore – ragazzo in pantaloncini che corre dietro a un pallone. All’italiota non importava che un cretino guadagnasse quanto il PIL di un comune del trevigiano, perché la squadra del cuore è come la mamma: le si perdona anche d’essere puttana.

I sogni son cresciuti, e a volte son diventati realtà. Certe mamme non si son sentite nemmeno in dovere di perdonare le figlie per essere puttane, ma anzi le hanno incitate a far sempre di più, perché prendere due mila euro per sollazzare un vecchio maiale era una fortuna della quale esser grati. Quindi ogni uomo ha iniziato a guardare con invidia bonaria le gesta di un malato mentale, depravato e degenere, fino a perdonargli tutto. A volte anche solo perché padrone della squadra del cuore. “Ognuno, in privato, fa quel che vuole”, era il mantra da recitare. Il privato era pubblico in realtà, e a ben guardare era anche un reato, al punto che in Italia ancora si ha da discutere il decreto contro la corruzione. E anche questo ha ben poco di civile.

Si perdona tutto, perché in fondo si spera. Si spera che la corruzione non sia un reato così grave, per essere ancora liberi di corrompere, e se non per soldi per avere “un figlio sistemato”. La sistemazione non è solo la chimera di un lavoro, ma di un posto come studente all’università, un letto all’ospedale per il genitore malato, una pensione di invalidità, una casa popolare, la cancellazione di una multa, l’approvazione di un progetto. Si applaude alla mafia –qualunque essa sia – perché con l’indifferenza si è fatto sì che in mafiosità si potesse vivere meglio.

Soprattutto si perdona, perché non si ha davvero voglia né di cambiare, né di combattere per cambiare. Si perdona perché stupidamente in tutti questi anni, si è confuso il diritto col favore personale.

Categories:   Politica, Società/Cultura