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Una cattedrale tira l’altra

Su la Repubblica ho letto un articolo intitolato La nuova stazione ecologista segnale di pace per i No TAV. Trattasi di mega stazione internazionale su tre piani che avrebbero intenzione di costruire tra poco più di un anno a Susa, paesotto montano con meno di 7mila abitanti, per farci fermare il TAV, cioè un treno che non c’è e che forse non ci sarà mai.

Il costo: 50 milioni di euro….

Secondo l’architetto Virano, questa grande stazione richiederà sì l’abbattimento di case e di un’attività commerciale, ma dovrebbe riqualificare la zona con un’area verde e un parco agricolo, come se si trattasse di un’area metropolitana e non di un paese alpino circondato da boschi e campi agricoli.

Ad ogni modo, a parte la stranezza di costruire una mega stazione in una zona dove è francamente difficile aspettarsi grandi folle di passeggeri, la prima domanda che viene in mente leggendo certi titoli è: ma chi glielo ha chiesto? A che serve un’opera del genere? O meglio, a chi serve? Non certo a chi si oppone al TAV, per cui come segnale di pace sarebbe quanto meno bislacco.

Una risposta possibile è che vogliano fare il paio con il nuovo aeroporto internazionale di Aosta, costato 43 milioni di euro. L’aerostazione è perfettamente attrezzata e da lavoro a molte persone: personale di terra, guardie, vigili del fuoco, imprese di pulizie ecc. Insomma c’è tutto, mancano solo gli aerei. O meglio, mancano i voli, perché in un anno i tentativi di far partire dei voli settimanali sono falliti per mancanza di passeggeri, anche se con o senza passeggeri la stazione costa comunque 1milione e 800mila euro all’anno, che vanno naturalmente a un gestore privato.

Quindi in effetti c’è una logica: se abbiamo un aeroporto internazionale senza aerei, perché non fare anche una stazione ferroviaria internazionale senza treni?

Non potendo fare a meno di costruire nuove cattedrali nel deserto, naturalmente dobbiamo sacrificare qualcosa. Ad esempio, perché spendere soldi per una rete Internet ad alta velocità? In Giappone, il paese da cui proviene l’architetto che ha progettato la super stazione di Susa, il 100% del territorio è cablato in fibra ottica e la rete ha una velocità di 100MB/s. Da noi invece si è deciso di tagliare i fondi per la rete ad alta velocità, per cui a parte le aree metropolitane, nei paesi in cui arriva il collegamento ADSL se va bene si continuerà a viaggiare a 7MB/s. Forse pensano di usare il TAV anche per il trasferimento dati? Mi sa che finiremo per isolarci dal resto del mondo, dato che in futuro ci saranno sempre più contenuti adatti solo alle reti veloci, ma in cambio saremo tra i pochi privilegiati ad avere fantastiche stazioni vuote con aree verdi e treni fantasma.

Se dal fondo per le cattedrali avanzasse qualche soldino, non sarebbe male investire qualcosina almeno nella messa in sicurezza dei rifiuti nucleari di Saluggia. Una delle vasche di stoccaggio è stracolma, basta una pioggia intensa per farla traboccare e provocare un disastro ambientale senza precedenti. Soprattutto perché se i rifiuti radioattivi contaminassero la Dora, le aree verdi della nuova mega stazione di Susa potrebbero venir su alquanto strane.

Davide Zaccaria

Categories:   Ecologia/Ambiente