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Decreto sviluppo e il regalo ai petrolieri

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Nel decreto cosiddetto sviluppo c’è anche un terzo bel regalo ai petrolieri. Non solo sussidi alla produzione di energia elettrica da fonti fossili, non solo soldi e deroghe per le centrali elettriche più inquinanti, ma anche la resurrezione delle trivellazioni in mare per petrolio e gas che erano state fermate nel 2010 per motivi ambientali dall’allora ministro Prestigiacomo. Se ne occupa l’articolo 35 del decreto.

Da tener presente che, secondo i calcoli i Legambiente, i fondali dei mari italiani custodiscono complessivamente una quantità di petrolio sufficiente a coprire per sole 7 settimane il fabbisogno nazionale.

Ma il regalo ha anche la carta e il fiocco. Le Regioni sono praticamente esautorate dalle decisioni relative ad infrastrutture energetiche (oleodotti, gasdotti, rigassificatori, centrali elettriche, stoccaggi…) e il ministero dello Sviluppo economico fa tutto, o quasi.

In pratica se una Regione non dirà si ad un’infrastruttura per l’energia il ministero avocherà a sè la materia e deciderà “con la partecipazione della Regione interessata”:  notare che “partecipazione” non significa “consenso”. La legge 23 agosto 2004, n. 239, e il decreto del Presidente della Repubblica 327 del 200 che sono citati nel testo regolamentano, con le relative modificazioni, le questioni relative all’energia e il ruolo del ministero dello Sviluppo Economico.

Ah, sì. Il decreto aumenta le royalities dovute allo Stato dalle società che trivellano i mari italiani. Le porta dal 7% al 10% per il gas e dal 4% al 7% per il petrolio.

La percentuale resta sempre bassissima, ma non solo. Non si trova cenno all’eliminazione del “bonus” grazie al quale le società che si occupano di estrazione sono esentate dalle royalities per le prime 50 mila tonnellate di petrolio prodotte in mare; i primi 25 milioni di metri cubi standard di gas estratti in terra; i primi 80 milioni di metri cubi standard in mare.

Infatti il dossier preparato dal Wwf sulle trivelle d’Italia dice che nei 2010 (i dati più recenti), su 59 società operanti in Italia, solo 5 pagavano le royalties: ENI, Shell, Edison, Gas Plus Italiana ed ENI/Mediterranea idrocarburi. Totale complessivo: 184 e rotti milioni di euro.

Mare italiano a prezzo di super saldo.

Da Legambiente dossier trivella selvaggia

  • nessuno

    Eh, è pesante aprire un sito col nome “iapraliuecchie”, quando l’unica cosa che in Italia si sono fatti e ancora si fanno aprire è qualcosa d’altro.
    Welcome aboard anche a te che almeno hai il coraggio di dare le notizie valide…