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lug
27

Grandi opere: bonificare Taranto

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La storia di Taranto è l’emblema di un modello di sviluppo assurdo ed autolesionista nonchè di una classe politica becera ed incapace di guardare al di la della prossima tornata elettorale. Adesso, dopo anni in cui si è fatto finta che il problema non esistesse o addirittura, come ha fatto Vendola, che fosse stato risolto, che quel tipo di industria in mano a quel tipo di industriali potesse convivere con l’essere umano ecco che la magistratura, coi suoi tempi e i suoi modi, mette nero su bianco quanto di più evidente c’era sotto gli occhi di tutti: disastro ambientale.

Ora tutta l’Italia, ma ancor di più tutti i Tarantini si rendono conto che la favola raccontatagli in questi anni sta miseramente crollando sotto il peso della distruzione, della sofferenza e della morte. Una città intera che rendendosi conto di questo è spaventata perchè incapace ormai di immaginare un futuro senza quella belva di fabbrica. L’intera classe politica è incapace di andare oltre le solite frasi di rito, idem il mondo sindacale. Se dipendesse da me li metterei tutti quanti in soggiorno obbligato con famiglie al seguito nel quartiere Tamburi. Forse si renderebbero conto che una città dove ai bambini è vietato giocare nei giardini pubblici per la massiccia presenza di inquinanti tossici non è una città ma un cimitero di morti viventi.

Non so cosa succederà, se anche in questo caso riusciranno ad inventarsi un qualcosa per far sopravvivere quello stabilimento. C’è da aspettarsi di tutto da una classe politica che tira a campare, ma dopo Taranto è probabile che queste vertenze si diffondano in altre città altamente inquinate, Brindisi in primis stretta nella morsa tra Petrolchimico e centrale Enel.

Questi stabilimenti vanno dismessi e quelle aree bonificate. La bonifica di quei territori garantirebbe lavoro a tutti per almeno un ventennio, ma sopratutto garantirebbe un futuro (nel vero senso del termine) a queste città.