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Guarda le stelle: assegni di cura

La diminuzione dei posti letto ospedalieri già in atto da alcuni anni sarà ancora più accentuata con la messa a regime della cosi detta spending review. I primi a pagare per questa rivisitazione dei servizi saranno come sempre i soggetti più deboli, in particolare anziani e disabili che sino ad ora, di fronte a problematiche sanitarie, hanno sempre trovato nella rete ospedaliera e nei relativi posti letto una risposta ai loro bisogni. Molti di queste per la verita avrebbero potuto essere affrontate e soddisfatte tramite altro tipo di prestazioni che però, nella maggior parte dei casi, i servizi sanitari regionali non hanno mai avviato e/o rese operative.

L’avvio e l’operatività di tali servizi adesso necessita tanto di risorse economiche, evidentemente non disponibili, quanto di tempo che invece queste persone non hanno dovendo affrontare le loro problematiche immediatamente e non certo attendendo gli elefentiaci tempi della buracrazia e della politica.

La prima cosa da fare è quella di sostenere economicamente coloro che si assumono l’onere di assistere anziani non autosufficienti e disabili nel proprio contesto familiare. Questo tipo di assitenza ha dimostrato, ove applicata, di diminuire drasticamente la necessità di questi soggetti a ricoveri ospedalieri. Questi infatti sono generalmente imputabili a carenze assitenziali che portano al riacutizzarsi di patologie croniche o all’insorgenza di complicanze. I costi economici e la necessità di posti letto per far fronte a tutto ciò sono sicramente più elevati ripetto a quelli necessari all’erogazione di  adeguati assegni di cura per sotenere e favorire l’assistenza nel proprio contesto familiare.

L’entità di tale assegno dovrebbe essere proporzionato sia alle capacità reddituali del soggetto che necessita di assistenza sia al grado di non autosufficienza dello stesso. La capacità reddituale presa in esame dovrà essere esclusivamente quella dell’anziano o disabile interessato non certo quella dell’intero nucleo familiare di cui fa parte e il grado di non autosufficenza certificato da strutture pubbliche del Sistema Sanitario Nazionale. Va da se che l’assegno deve essere alternativo al ricovero in strutture sanitarie.

L’assegno di cura è già realtà in alcuni territori (prevalentemente al nord), gli importi sono molto diversi da territorio a territorio e, generalmente, la categoria dei disabili non è inclusa. Tale istituto va invece esteso in tutto il paese, vanno sicuramente inglobati i disabili (compresi quelli affetti da disabilità mentale) e comunque tutti i non autosufficienti e va preso in consderazione il grado di non autosufficienza. Altro aspetto fondamentale è lo snellimento delle procedure burocratiche, nella stragrande maggioranza dei casi vengono emanati degli avvisi pubblici annuali a cui poter partecipare. Si potrebbe , molto più semplicemente, fare in modo che la struttura sanitaria che certifica la non autosufficienza invii agli appositi uffici la propria relazione con allegata dichiarazione ISEE del soggetto. Agli uffici competenti l’onere annuale, tramite anagrafe, di constatare l’esistenza in vita dei beneficiari.

 

Categories:   5 stelle, Salute/Medicina