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Legge elettorale e la paura del terzo incomodo

Il peggior Presidente della Repubblica della storia d’Italia continua a fare pressione sul mondo politico perché si cambi la legge elettorale. Il porcellum è da tutti considerato come un sistema da superare, e quindi si potrebbe pensare che Napolitano sia animato da buone intenzioni.

Tuttavia l’obiettivo del peggior Presidente della Repubblica della storia d’Italia non è quello di consentire agli italiani di scegliere i propri rappresentanti tramite un sistema maggiormente trasparente e democratico, bensì quello di garantirsi che il risultato delle elezioni sia quello da lui auspicato: un nuovo governo di larghe intese.

Nessun governo di centrodestra o di centrosinistra, infatti, potrà realizzare quanto imposto dalla UE senza subire una caduta verticale del proprio consenso elettorale, tantomeno dopo che l’Italia finirà nelle grinfie del fondo “salva-Stati” (che bisognerebbe chiamare “affossa-Stati”) e della Troika, come la Grecia. Cosa che inevitabilmente accadrà.

Quindi, finché non entreranno in vigore le modifiche ai trattati UE che consentono il sostanziale commissariamento degli Stati, Napolitano continuerà a costruire governi di larghe intese.

Se resta in piedi il porcellum, però, la cose per lui si complicano. La schifosa legge elettorale partorita da Calderoli, infatti, regala una larga maggioranza di seggi alla Camera alla lista che prende più voti. Per avere un governo di larghe intese, quindi, i partiti che sostengono Monti dovrebbero presentarsi insieme alle elezioni. Senza la certezza di vincerle, dato che una mossa del genere farebbe venire il vomito anche a quei pochi cittadini che ancora li votano.

Ecco perché Napolitano, che ha sentito benone il recente boom elettorale del Movimento 5 Stelle, spinge tanto affinché si cambi la legge elettorale: perché vuole eliminare il premio di maggioranza. In questo modo i partiti potranno presentarsi alle elezioni senza coalizioni, facendo finta di combattersi e di essere alternativi, nella speranza di motivare i propri elettorati di riferimento.

Dopo il voto, poi, ci penserà il Capo dello Stato a richiamarli alla “responsabilità” ed alla necessità di dar vita a un governo unitario….. perché ce lo chiede l’Europa, per salvare l’euro.

 Fabrizio Tringali

Categories:   Politica