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08

Massafra: No al raddoppio dell’inceneritore

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LA MORTE DEL RICICLO E’ L’INCENERITORE.

Se c’è qualcosa che non riusciamo a trasformare, la soluzione non è incenerire, ma rivedere il nostro modo di produrre le merci. (Barry Commoner)

NOI SOTTOSCRITTI, LIBERI CITTADINI, ASSOCIAZIONI, MOVIMENTI in riferimento al progetto di costruzione della seconda linea dell’Inceneritore di Massafra presentato dall’Appia Energy, facciamo osservare che:

NUMERO DI IMPIANTI In un raggio di territorio di circa 12 Km., tra Massafra e Taranto, ci sono già 4 impianti di incenerimento, tre che bruciano CDR (Taranto, Statte, Massafra) e uno che brucia rifiuti speciali (Taranto-Statte).

SALUTE In letteratura scientifica ci sono numerosi studi sui danni ambientali e alla salute derivanti dalla presenza di inceneritori in un territorio. Tali studi riguardano i composti volatili dei fumi (particelle che sfuggono a qualsiasi tipo di filtro, perché prodotte dall’alta temperatura di combustione che combina gli elementi chimici in modo imprevedibile), le ceneri leggere e pesanti classificate come rifiuti tossici e pericolosi, gli stessi filtri che trattengono diossine e metalli pesanti, cancerogeni e mutageni, le acque di lavaggi smaltite come rifiuto tossico. Il Principio di precauzione nella valutazione costi/benefici impone in caso di dubbio di scegliere l’opzione che tutela maggiormente la salute delle persone e l’ambiente. Nel caso specifico il dubbio è legittimato da una letteratura medico-scientifica che non esclude la possibilità di rischi seri derivanti dalle emissioni gassose e dalla gestione delle ceneri tossiche (cfr. IV rapporto della Società britannica di medicina ecologica- 2005). I costi delle cure per patologie connesse all’insediamento di inceneritori sono, per i singoli e per la società, enormemente più alti di quelli derivanti da una corretta gestione dei rifiuti che invece si pone da un lato come una vera opera di prevenzione dei danni alla salute e dall’altro costituisce la premessa per rendere superfluo il ricorso all’incenerimento.

AGRICOLTURA I prodotti provenienti da zone limitrofe a inceneritori vengono dequalificati anche in forza di una Direttiva comunitaria. In un territorio fortemente legato all’agricoltura come il nostro, questa inevitabile dequalificazione può solo avere una ricaduta fortemente negativa sull’economia locale, limitando i consumi interni e l’esportazione.

ACQUA Non può ritenersi irrilevante per un territorio privo di acque proprie il fabbisogno per le due linee di 150.000 mc/anno di acqua pari a 10 litri al secondo.

OCCUPAZIONE La realizzazione dell’impianto, sia in fase di costruzione che in fase di esercizio genera pochissima occupazione rispetto a un sistema di raccolta differenziata porta a porta (per ogni impiegato nella centrale se ne avrebbero 15 in un sistema razionale di gestione dei rifiuti!).

RESPONSABILITA’ CIVICA Si deresponsabilizza il cittadino, disincentivando la sua volontà di differenziare e illudendolo con la falsa idea che il rifiuto bruciato sparisca completamente risolvendo tutti i problemi. Il ciclo completo della combustione produce circa il 40% di rifiuti speciali, tossici e pericolosi, da smaltire con notevoli costi in discariche idonee.

TRAFFICO Non si può sottovalutare l’impatto sul traffico e sull’inquinamento acustico e chimico derivante dall’aumento del numero di camion che transiteranno sulla statale (34 al giorno previsti dalla stessa SIA in fase di esercizio + quelli che dovranno portare via le 34 mila Ton/anno di rifiuto speciale prodotto dalla sola seconda linea)

CORRETTA GESTIONE DEI RIFIUTI

L’eventuale incenerimento dei rifiuti è previsto dalla Normativa europea e nazionale solo alla fine di un circolo virtuoso che parte dalla riduzione dei rifiuti, passa per il riciclo, il riutilizzo, il compostaggio. Se questo fosse il percorso normale dei rifiuti, a termine del ciclo ci troveremmo davanti a una quantità molto esigua di residui ancora da smaltire tale da rendere diseconomico il loro incenerimento e altre soluzioni, già sperimentate altrove, sarebbero possibili. Invece le modalità proposte scelgono di utilizzare l’opzione dell’incenerimento come risoluzione di un processo che non è stato mai avviato.

La scelta di attivare una seconda linea di incenerimento rappresenterà la morte di qualsiasi progetto razionale di gestione dei rifiuti (è noto che nei territori dove esiste un inceneritore la raccolta differenziata o non parte affatto o raggiunge un livello massimo del 35% condizionato dalle esigenze di conferimento di quantità fisse giornaliere di CDR necessarie per alimentare la combustione.

RESA ENERGETICA Ai fini della valorizzazione del rifiuto il rendimento energetico derivante dalla combustione è notevolmente inferiore a quello che si ottiene dalla raccolta differenziata spinta.

SI RICORDA CHE SENZA GLI INCENTIVI STATALI PREVISTI DAI CIP 6 CHE ASSIMILANO I RIFIUTI ALLE FONTI RINNOVABILI, LA PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA DA RIFIUTI SAREBBE DISECONOMICA.

PROGETTARE E REALIZZARE UN CORRETTO PERCORSO DI GESTIONE DEI RIFIUTI È UN ATTO DI CIVILTÀ PERCHÉ COINVOLGE TUTTI NELLE RISOLUZIONE DEL PROBLEMA.

INCENERIRE È UN ATTO DI CECITÀ POLITICA PERCHÉ CON ESSO SI COLLABORA (CITTADINI E AMMINISTRATORI) A NASCONDERE IL PROBLEMA.

All’Amministrazione Comunale chiediamo:

Immediatamente di esprimere un parere negativo motivato sulla costruzione di questa seconda linea, richiamando il principio di precauzione che, in una situazione di incertezza scientifica, impone di operare scelte e adottare norme tese a evitare possibili effetti nocivi sull’ambiente e sulla salute degli esseri umani senza attendere i risultati della ricerca. Si eviterebbe in questo modo un nuovo insediamento insalubre in un territorio come il nostro che ha già importanti problemi di inquinamento e da anni è indicato come area a rischio.

In ogni caso di attivarsi per identificare i vari passaggi amministrativi di competenze dell’Amministrazione per bloccare il progetto o ottenere una moratoria che sospenda l’iter autorizzativo.

L’impegno a rendere protagonista la popolazione nel processo decisionale:

Informandola con gli strumenti usati abitualmente per la comunicazione: l’affissione di manifesti, sito web del Comune, informativa alla Consulta delle Associazione …

Favorendo la formazione di una coscienza con pubblici dibattiti.

Coinvolgendola in queste scelte che riguardano il nostro territorio, la nostra salute, il nostro futuro con un referendum consultivo, da indire entro tre mesi su iniziativa dell’Amministrazione, così come previsto dallo Statuto comunale.

Di valutare di pubblico interesse la corretta gestione dei rifiuti e organizzare la raccolta differenziata spinta con l’obiettivo di arrivare in tempi brevi all’obiettivo ‘rifiuto zero’, come hanno fatto già diversi comuni (Modugno e altri comuni del Salento). Una tappa intermedia potrebbe essere il 78% di raccolta porta a porta di Rutigliano.

Con questa scelta il Comune si porrebbe in linea con la normativa europea e italiana che obbliga a sviluppare un sistema basato sulla riduzione dei rifiuti, sul riuso, il riciclaggio, il recupero, il compostaggio. La parte restante potrebbe essere avviata a Trattamenti Meccanici-Biologici senza ricorrere all’incenerimento che pur in questa fase conclusiva è previsto come possibile dalla normativa italiana. Su questa parte residuale del ciclo virtuoso dei rifiuti il legislatore e i produttori dovrebbero avviare una riflessione scientifica per sostituire gradualmente nel tempo quelle materie che non trovano una collocazione in un ciclo naturale con altre che invece si inseriscano nel sistema natura.

In questa ottica si invita l’Amministrazione ad adottare la recente proposta che il Parlamento europeo ha fatto alla commissione in data 20 aprile 2012, in vista della definizione del Settimo Programma d’Azione in materia di Ambiente (PAA). Questa proposta ribadisce la gerarchia prevista nella Direttiva quadro sui rifiuti, come abbiamo sintetizzato al punto 3, e pone il divieto di incenerimento dei rifiuti che possono essere riciclati o compostati.

Il Parlamento sottolinea anche “l’importanza fondamentale d’informare i cittadini sulle politiche ambientali ….in considerazione del fatto che le istituzioni non possono creare unilateralmente un ambiente migliore per una vita migliore senza il contributo della società stessa”.

Questa scelta proietterebbe l’Amministrazione nel contesto del futuro sostenibile. E’ un’occasione da non perdere per essere in questo campo in una posizione di avanguardia. L’alternativa è rimanere ancorati a un passato che ormai è sconfessato dalla più oculata letteratura scientifica e dalla riflessione normativa a livello mondiale e europeo

Di non metterci di fronte alla “misera” scelta di accettare l’ampliamento in cambio di una riduzione drastica della tassa rifiuti: LA NOSTRA SALUTE E LA NOSTRA DIGNITA’ NON POSSONO ESSERE BARATTATE CON IL DENARO!

L’impegno a dare continuità al dialogo instaurato con il Comitato per la Corretta Gestione dei Rifiuti, includendo il medesimo Comitato in un processo decisionale che sia partecipativo, trasparente e condiviso, volto al benessere della collettività e che privilegi criteri di eticità, sostenibilità, rispetto per il diritto alla vita e alla salute nostra e delle future generazioni.

Massafra, 1 maggio 2012

Vai qui per sottoscrivere la petizione