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apr
28

TAV: chi ha paura della democrazia?

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Il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni che lo riguardano è cosa che spaventa anche il governo più forte che rifugge sempre e senza spiegazioni questa strada. L’Italia non fa eccezione e la Val di Susa con la sua resistenza ad oltranza alla TAV è sicuramente l’esempio più eclatante.

Questo della democrazia e dei suoi piedistalli è infatti, in estrema sintesi, il tema dei due documentari di Adonella Marena, regista Torinese, proprio sul movimento No Tav in Val di Susa. Il primo, No Tav, gli Indiani di Valle, racconta le lotte del movimento nell’anno 2005 quando la resistenza è per la prima volta saltata all’onore delle cronache, il secondo Il cartun d’le ribelliun parla invece della marcia ‘a bassa velocità’ del comitato NO TAV verso Roma per far conoscere le ragioni della sua protesta e opposizione alla grande opera.

Ne esce il ritratto di una intera comunità che lotta sì per la propria terra ma soprattutto per la propria esistenza. La Tav, con i suoi treni super-veloci minaccia infatti di rendere impossibile la vita in una valle che larga circa 1Km già ospita una autostrada, una statale e una linea ferroviaria tradizionale. Un corridoio di servizio, come viene definito, in cui chi rimarrà a vivere rischia di trovarsi chiuso in una riserva con treni che gli sfrecciano sotto casa a centinaia di Km/h.

Qualche giorno fa parlando di un’altra grande opera  un professore di urbanistica diceva che la prima domanda che bisogna farsi – al netto degli inevitabili disagi che opere di queste dimensioni si portano dietro – è: ma serve? è indispensabile? se non la facciamo ci troveremo in futuro con un problema?

Fate questa domanda ad un abitante qualsiasi della Valle di Susa e se in un primo momento vi rideranno in faccia, in seguito cominceranno a spiegarvi le 1000 e una ragioni per cui questo treno non ha senso di esistere: perché le montagne dentro cui lo vogliono fare passare sono piene di uranio e amianto, perché da anni il traffico merci e persone sulla linea già esistente è in continuo calo, perché il costo di realizzazione sarebbe talmente alto (miliardi e miliardi di euro) da essere economicamente sconveniente, e così via…

Ogni movimento di protesta ha le sue ragioni, ma pochi movimenti sono composti da persone preparate e battagliere come i No Tav. Nel film Il cartun d’le ribelliun la cosa è particolarmente evidente, il comitato attraversa l’Italia e nel farlo si tira dietro tutte le realtà simili alla propria, i No Mose di Venezia, i No offshore di Livorno e via dicendo, un’Italia che lotta senza mezzi ma con tanta passione e con la forza delle proprie idee contro i miliardi delle lobby della finanza e del potere il cui l’obiettivo non è portare un treno carico di merci da Torino a Lione in meno tempo ma semplicemente costruire un tunnel di 52Km, non importa se serve.

Nei due documentari si dice spesso che i comitati e i movimenti sono un esempio di ‘democrazia partecipata’, ovvero una democrazia che contemplerebbe il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni fondamentali. Ma non dovrebbe essere sempre così? Non è questa la democrazia?

Categorie : Politica