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Petrolio made in italy

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I più grandi giacimenti d’Italia si trovano in Basilicata ed in Sicilia. Proprio in due delle più povere regioni dello Stivale. Ciò significa che il petrolio non porta ricchezza al nostro Paese. Sono gli investitori stranieri (ENI, Esso, Total…) che si arricchiscono. Sono bassissime le percentuali dei profitti del petrolio trivellato dal nostro sottosuolo che restano in Italia. Le royalties che ci riconoscono sono irrisorie.

Il governo inoltre, é molto compiacente sull’operato delle compagnie petrolifere, che molto spesso agiscono nella più completa inosservanza delle normali regole per la salvaguardia dell’ambiente e dei cittadini che vivono nei pressi dei giacimenti. É così che in Val D’Agri, in Basilicata, dove si trova il più produttivo giacimento italiano, si é trovato petrolio nel miele, le dighe sono inquinate, ci sono costanti morie di pesci, sorgenti idriche sono state chiuse, rifiuti della trivellazione vengono stoccati illegalmente su tutto il territorio circostante. Tutti i vigneti, meleti e campi di ortaggi nelle vicinanze sono stati contaminati.

In tutto ciò, il Ministero dell’Ambiente che ruolo svolge? Avete mai sentito parlare del disastro ambientale lucano? Avete mai sentito di salatissime multe ai responsabili di tutto ciò? Controlli, indagini, analisi, provvedimenti legali, cause giudiziarie…

In Norvegia, il governo pubblica pagine web mettendo a conoscenza tutti i cittadini dei problemi d’inquinamento e salute che le trivellazioni comportano. Ha elargito milioni e milioni di risarcimenti ai cittadini che hanno subito disagi o problemi di salute a causa del petrolio. Da noi tutto tace.

In Val D’Agri si produce soltanto il 6% del fabbisogno di petrolio italiano. Un disastro ambientale simile, vale il 6% e le bassissime royalties che rimangono in Italia? Perché allora il nostro governo é così accondiscendente verso le compagnie petrolifere? Che cosa ci guadagna? Niente. Gli investimenti di 15 anni fa, che le compagnie petrolifere hanno fatto in Italia per aver il permesso di trivellare il nostro suolo, sono stati accolti a braccia aperte dal Governo Italiano. Molti soldi subito, tanti soldi persi in prospettiva futura. Una sorta di pagamento “una tantum” ha spalancato le porte alla devastazione della Basilicata ed a un futuro di trivellazioni poco redditizie per gli italiani. Gli investitori stranieri, consci della connivenza e incapacità contrattuale del nostro governo, hanno colonizzato i nostri giacimenti.

Le poche e scandalose leggi italiane sull’estrazione di petrolio, giocano tutte a favore delle compagnie petrolifere. La salute degli italiani non interessa al nostro esecutivo: ecco che i limiti legali per l’emissione di Diossina e Idrogeno Fosfato sono migliaia di volte superiori alla maggior parte degli altri paesi. Il Decreto Prestigiacomo del 2010 pone a 9 km il limite da riva per le trivellazioni in mare. In California il limite é di 160 km. Che protezione può offrire al turismo, alla pesca, alla salute dei nostri bassi fondali un limite da riva così ridicolo? Finchè politici inetti e collusi si troveranno a decidere per la nostra salute, per tutti noi saranno guai seri. In Basilicata, per colpa di certi politici, sulle fette biscottate del mattino, si spalma del miele aromatizzato agli idrocarburi.

In Abruzzo (ad Ombrina Mare ed a Ortona), a Pantelleria e alle Isole Tremiti solo l’ostracismo dei cittadini che hanno subissato il Ministero dell’Ambiente di petizioni, lettere d’opposizioni, class action e ricorsi al TAR, hanno permesso che le trivelle si fermassero, scongiurando così nuovi disastri ambientali Made in Italy.

Le istituzioni italiane non funzionano. Della nostra salute se ne fregano, ergo, i nostri problemi ce li dobbiamo risolvere da soli. Il primo passo per far valere i nostri diritti é l’informazione. Un popolo attivo ed informato non potrà mai più essere sottomesso.

Categorie : Ecologia/Ambiente