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Lo avevo detto

Lo sapevo e lo avevo già detto: vincere il referendum non sarebbe bastato soprattutto se, come si è fatto, si lasciasse che forze politiche di fatto contrarie alla ripubblicizzazione dell’acqua mettessero il proprio cappello su questa fondamentale battaglia civile. Lo dissi a chiare lettere a ridosso della campagna referendaria quando ad Ostuni si costituì l’apposito comitato e vidi presentarsi, come organizzatori e coordinatori, persone mai viste quando c’era da farsi il mazzo a raccogliere le firme senza le quali non vi sarebbe stato alcun referendum. Come mai questo risveglio? Come mai questa improvvisa volontà di lottare per l’acqua pubblica?

Fossero stati comuni cittadini non mi sarei mai posto queste domande, ma essendo invece tutti militanti di partito e alcuni addirittura nei direttivi cittadini degli stessi avvertii una puzza di marcio e il sentore che, visto l’alta probabilità di successo, volessero prendere il comando di quella battaglia per poter sfilare in bella mostra sul carro dei vincitori. La puzza di marcio era così forte ed evidente che la denunciai subito, al primo incontro di questo comitato. Mi si rispose che l’importante in quel momento era vincere il referendum e questi aspetti, seppur giusti, si dovevano ignorare. Risposi: “Io non voglio vincere il referendum, io voglio l’acqua pubblica e se lasciamo che questa battaglia sia infettata o addirittura gestita da chi non ha come fine la ripubblicizzazione dell’acqua ma, al contrario, persegue obbiettivi opposti, il referendum quale che sia il risultato non sortirà alcun effetto”. A questa mia dichiarazione il segretario cittadino del PD, tale Silvestro Iaia, evidentemente senza argomenti con cui controbattere, allargò le braccia e contrariato se ne andò. Gli altri rimasero sordi a queste mie sollecitazioni e quindi io mi defilai dal comitato per intraprendere la campagna referendaria in solitario.

Adesso, naturalmente, i nodi stanno venendo al pettine e le intenzioni dei partiti nella gestione dei servizi idrici sono ben evidenti a tutti. Non solo non si è fatto nulla in rispetto alla volontà popolare emersa chiaramente dal referendum dello scorso Giugno, ma addirittura si continua a presentare proposte di legge che mirano a privatizzare la gestione dell’acqua. Neanche lo smemorato di Terlizzi, in arte Nichi Vendola, che sulla ripubblicizzazione dell’acqua ha concentrato l’intera campagna elettorale che, aimé, lo ha riconfermato Presidente della Puglia ha sino ad ora preso in considerazione l’esito del referendum come più volte denunciato del forum dei movimenti per l’acqua.

Adesso i vari Silvestro Iaia e Maria Concetta Nacci del PD, i Renato Greco e Sabrina Maggio di SEL che scoprirono la battaglia dell’acqua pubblica solo a ridosso della campagna referendaria ed hanno costituito e coordinato quel comitato per poi festeggiare belli gioiosi e farsi fotografare dai media saputo l’esito, per dimostrare che erano in buona fede e, come milioni di cittadini, sono stati presi in giro dai rispettivi leader e partiti e non invece essere stati consapevolmente loro complici, dovrebbero fare una sola cosa. Prendere la propria tessera di partito e buttarla nel cesso chiedendo contemporaneamente scusa allo stesso cesso per l’ingrato compito.

C’è qualcuno disposto a credere che ciò avverrà?

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