iapra li  uecchie

Menu

Riprenderci la nostra sovranità

La “Forza d’Urto” dei nuovi vespri siciliani é sempre più incontenibile. Gli argini isolani hanno da poco ceduto. La Rivoluzione é ora in Calabria. Il fervore popolare ha attraversato lo stretto ed ha raggiunto la punta dello Stivale. Chissà se riuscirà ad abbracciare tutta la Patria. Forse, a quel punto, i telegiornali finalmente ne parleranno. La rivolta popolare é comunque, ad oggi, ancora in fase embrionale. Sta a tutti noi italiani fare in modo che non si esaurisca. In queste ore, sono gli autotrasportatori calabresi che stanno facendo la loro parte. A Villa San Giovanni, importante crocevia della viabilità italica, luogo d’attracco dei traghetti da e per la Sicilia, snodo strategico in cui le merci vengono messe su ruota e smistate in tutta la nazione, tutto é fermo.

É la gente comune che fa l’Italia, la gente semplice.

Chi governa forse non ha ben compreso che senza di loro, senza di noi, l’Italia non esiste. Senza la preziosa manovalanza la società italiana si paralizza. E allora perché la si bastona con pesantissime tasse, perché le si nega la pensione e un posto di lavoro sicuro? L’economia va rilanciata, non repressa: la gente va aiutata, non spremuta come un limone e poi gettata via.

Monti sta accondiscendendo ad ogni richiesta dell’Europa, siamo ricattati, ci stanno facendo credere che senza il potere economico della BCE o del FMI l’Italia fallirà. Sempre più soldi verranno chiesti agli italiani. Vorrei davvero però sapere in quanti credono ancora nel progetto Euro. Quanti italiani sono veramente disposti a tutti questi sacrifici per mantenere in piedi l’idea di una moneta unica, di un Europa Unita. Nessuno ce l’ha chiesto, la voce del popolo italiano é stata messa a tacere, ci hanno imposto un governo tecnico che sta decidendo per noi, che ha già deciso di “dissanguarci e delacrimarci” tutti.

Siciliani e calabresi sono i primi di tanti esasperati. Ora serve anche l’apporto dei fabbricanti veneti, dei mercanti liguri, dei commercianti romani, dei negozianti napoletani, degli imprenditori milanesi. Tutti insieme recapiteremo a Monti e ai suoi commensali d’Europa un bel messaggio: “Giù le mani dall’Italia. Gli italiani non ce la fanno più a dover pagare per i vostri errori. Ridateci la nostra patria, la nostra sovranità.”

In Europa, storicamente, tutti i tentativi di super-agglomerazione di stati sono miseramente falliti: ne sa qualcosa Cesare, Alessandro Magno, Ottone, Napoleone, quello psicopatico di Hitler. Prima le invasioni erano militarizzate: i popoli si sottomettevano con le guerre, con il terrore. Poi ci hanno provato con la “diplomazia politica”, con la creazione a tavolino della Jugoslavia e dell’URSS. Altri tentativi miseramente falliti. Non sono io a dirlo, é la storia.

Ora c’è solo un modo per compattare tutta l’Europa sotto una bandiera: l’invasione dei mercati, le speculazioni finanziarie e la compravendita dei debiti pubblici delle nazioni. Le grandi banche lo possono fare, lo stanno facendo. Ci stanno compattando tutti per vampirizzarci più facilmente.

L’Italia però non ci sta, o meglio, ad oggi, siciliani e calabresi non ci stanno.

“SE UN UOMO CAMMINA CON LA SCHIENA RICURVA, LA SCHIENA SI STORCE. SE E’ UN POPOLO INTERO A FARLO, SI STORCE LA STORIA”.

Categories:   Politica