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Buoni propositi

Ricevo e volentieri pubblico.

Mi vien da ridere quando si profetizza un prossimo futuro di scarpe rotte e cappotti rattoppati: con le scarpe, i cappotti, i vestiti, gli elettrodomestici, i mobili che abbiamo ammucchiati in casa potremmo andare avanti vent’anni.
Con l’arrivo del nuovo anno, in genere, ci si impegna in buoni propositi. Il mio è il seguente: basta, non compro più nulla.

Nulla, se non cibo (buono), e rimpiazzo per cose davvero indispensabili.
Protesta contro le cattive multinazionali, gli invadenti centri commerciali, gli avidi negozianti? Neanche per sogno. Crisi economica, risparmio forzato, decrescita felice? Ma figuriamoci.Semplicemente sono stufo di farmi fregare. Ho capito che scambio il mio denaro per pura e semplice monnezza. Robaccia che non vale nulla, che si rompe, si guasta, non fa ciò che deve fare, si tiene insieme con lo sputo. Schifezze fatte per non durare, che non valgono neppure la benzina per andarle a comprare.

Sto regalando il mio lavoro quotidiano in cambio di vera immondizia. Vale così poco?
Tutto quello che è in vendita è porcheria. Ho cose sufficienti per un esercito, come chiunque di noi: anche il più “povero” ha più scarpe di quante ne avesse mia nonna sessant’anni fa. Ho deciso che acquistare cianfrusaglie non significa “togliermi qualche soddisfazione”. Tanti poveri cristi usano questa misera giustificazione. Le mie soddisfazioni sono altre, che buttare i miei soldi per oggetti che nascono già pronti per la discarica.

Non contate su di me, insomma, per “far riprendere l’economia”. L’economia si riprenderà quando decideranno di produrre e vendere cose decenti, e smetteranno di truffare il prossimo.
Mi dispiace, ma io a questo giochino scemo non partecipo più.

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