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Rinunciare all’uovo per fottersi la gallina da subito

Alla rinuncia del nominato e mai eletto da nessuno Monti al compenso economico previsto per la carica di presidente del consiglio sono seguiti innumerevoli elogi da parte dei soliti pennivendoli e mezzibusti incartapecoriti sempre pronti a presentare tale figura impostaci dall’Europa dei banchieri con il beneplacito consenso di nonno Napolitano come un moderno messia venuto a redimerci dai peccati e a liberarci da tutti i mali. Nessuno, e sottolineo nessuno, sino ad ora ha evidenziato quanto questo annuncio lanciato a mo di aureola sulla testa in realtà sia l’ennesima presa per il culo da cui si evincono in maniera lampante almeno due cose: primo Monti sa farsi molto bene i conti in tasca e secondo intende mantenere la scure che sta per abbattere sugli Italiani ben lontana dai noti privilegi della casta.

Ma andiamo con ordine partendo proprio da quest’ultimo aspetto. Nell’ottica del tanto decantato rigore dei conti e dei continui tagli agli sprechi di denaro pubblico il nominato Monti, guarda il caso, si è scordato dei più volte contestati doppi e tripli incarichi che appunto prevedono doppi e tripli compensi. Naturalmente parliamo di incarichi di rilievo e grande resposabilità che comportanto anche un notevole dispendio di tempo e che, per tale ragione, non dovrebbero essere svolti contemporaneamente. Per fare un esempio su tutti, ma ne ce ne sono a centinaia, cito l’onorevole Tabaci deputato in forza al gruppo dell’ex candidato premier del PD Rutelli, ora passato col terzo pollo, e contestualmente assessore al bilancio del comune di Milano, incarico che date le dimensioni anche economiche della città dovrebbe essere svolto a tempo pieno. Come faccia a conciliare i tempi necessari a svolgere adeguatamente le due funzioni non è dato a sapersi ma di sicuro c’è che si intasca entrambi gli stipendi.

Una piccola, semplice quanto banale norma che prevedesse il divieto dei doppi o tripli compensi non è stata ne fatta ne ipotizzata cosi che san Mario Monti ha potuto far passare un doveroso principio per un volontario sacrificio. Ma come dicevamo l’amico dei banchieri sa farsi bene i conti in tasca e tra lo stipendio a vita da 25 mila euro al mese di senatore a vita e l’indennità di presidente del consiglio per circa 18 mesi decide di rinunciare a quest’ultima, eppure il lavoro che si accinge a fare a tempo pieno è proprio quello di capo del governo. Sarebbe stato sicuramente più corretto rinunciare alla carica di senatore a vita e al relativo compenso piuttosto che a quello previsto per il lavoro che è stato chiamato a fare. Sicuramente più corretto, ma altrettanto sicuramente meno conveniente, almeno per Monti.

Se la mia casa presenta delle vistose crepe tanto da farmi supporre che possa crollare da un momento all’altro mi rivolgo, giustamente, ad un ingengnere capace di risolvermi il problema ed evitare l’irreparabile. Mio giusto dovere è pagare quell’ingegnere, anche lautamente se è il caso, per il lavoro che svolgerà non certo ospitarlo in casa mia e mantenerlo a vita. Ma questa sarebbe logica non politica.

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