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Adesso sappiamo come fa il coccodrillo

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Ieri, durante la conferenza stampa in cui il governo Monti impostoci dall’Europa dei banchieri con il supporto dell’indegno inquilino del Quirinale, il ministro del lavoro Fornero nell’illustrare le misure prese nei confronti delle pensioni, sia quelle future sia quelle presenti cioè di chi in pensione c’è già (alla faccia dei diritti acquisiti tanto decantati e difesi dai politici), si è commossa ed ha interrotto il suo intervento in preda alle lacrime. Una bella scenetta per far passare nel popolo bue il messaggio che tali manovre, pur ingiuste tanto da scatenare il pianto in chi pur non subendole le ha approvate, erano inevitabili.

Eppure bastava riavvolgere il nastro e riascoltare quello che lo stesso ministro aveva affermato pochi istanti prima per evidenziare immediatamente l’assurdità di tale sceneggiata. Infatti, la piagnucolona, aveva più volte ribadito che le misure prese non erano da considerarsi dei veri e propri tagli o semplicemente un innalzamento dell’età pensionabile, ma semmai una eliminazione di veri e propri privilegi che alcune generazioni e categorie professionali avevano ottenuto e conservato negli anni. Ma se così è per quale cazzo di motivo stai a piangere? Se chi ha lavorato onestamente per 40 anni e vorrebbe andare in pensione è un privilegiato tanto che, come afferma il ministro del pianto, è doveroso impedirglielo perchè piangere subito dopo averlo affermato se non per far apparire il tutto come una dolorosa ma indispensabile scelta?

Va da sé che il Don Chisciotte dei privilegi ha invece completamente ignorato, nella sua dolorosa manovra, le varie caste che da anni spolpano il nostro paese: politica, chiesa, editoria, imprenditori coi sussidi statali, ecc. Certo non una dimenticanza tant’è che, incalzata dai giornalisti presenti sui costi della politica, la stessa ha elogiato i presidenti delle camere per l’impegno assuntosi nei confronti dei vitalizi dei parlamentari. Peccato che tali impegni, ancora sulla carta, saranno effettivi solo dalla prossima legislatura e consentiranno comunque agli “eletti” di poter godere di una pensione già a 65 anni con solo 5 anni di contributi, mentre per noi comuni mortali la manovra avrà effetto immediato e per andare in pensione dovremmo avere non meno di 66 anni di età o, in alternativa, non meno di 41 anni di contributi. E’ questo il significato che danno alla parola equità?

Come fa il cane? bau bau. E il gatto? miao. L’ asinello? hi hoo hi hoo. La mucca? muuuuu…!!! La rana? cra cra. La pecora? beee…!!! e il coccodrillo? Chiagne e fotte!!

Categorie : Politica