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Sulle pensioni

Sabato ho parlato di come i nostri politici ci prendono per il culo con particolare riferimento al sistema pensionistio e oggi voglio soffermarmi sul cosa penso io su questa tematica. Se infatti è vero che le aspettative di vita sono notevolmente aumentate non si può non negare che  passata una certa età, acciacchi e patologie varie, in relazione anche al tipo di vita e di lavoro svolto, cominciano ad incidere più o meno gravemente sulla qualità della vita.

Detto questo bisogna smetterla col continuare ad aumentare l’età pensionabile semplicemente perchè si vive di più e mettere dei punti fermi sia sulle pensioni di anzianità che di vecchiaia. Personalmente ritengo che 35 anni di lavoro debbano essere sufficienti per poter andare in pensione con una cifra dignitosa. Si possono poi prevedere degli incentivi per chi intende continuare a alvorare sino ad un massimo di 40 anni, ma deve essere una libera scelta del singolo. Stessa cosa dovrebbe valere anche per le pensioni di vecchiaia, dando la possibilità di andare in pesnione a 60 anni e incentivando chi ci va a 65, anche se dovrebbe essere comunque previsto un minimo di 20 anni contributivi. Per le cosidette minime o pensioni social, invece, 65 anni dovrebbero rappresentare la regola.

In un sistema così strutturato non dovrebbero essere necessari sconti per lavori pesanti ed usuranti che invece dovrebbero beneficiarne durante il periodo lavorativo come ad esempio una diminuazione dell’orario di lavoro (chi svolge lavoro notturno o in catena di montaggio dovrebbe fare meno ore settimanali di chi lavora in ufficio). Aspetto fondamentale poi è l’ammontare mensile delle pensioni che dovrebbe garantire una vita dignitosa ma non il lusso. Quindi non possono essere in alcun modo giustificabili pensioni di decine di migliaia di euro al mese così come quelle da 500. Ritengo quindi che stabilire un minimo ed un massimo da cui nessuno può uscire sia un aspetto fondamentale. L’ammontare mensile da definire in base ai contributi versati durante la vita lavorativa non dovrebbe essere inferiore ai 1.000 euro ne superiore ai 3.500.

Infine le casse della previdenza dovrebbero essere destinate esclusivamente alle pensioni e non, come avviene oggi, anche gli ammortizzatori sociali che hanno un peso sempre più insostenibile. Questi vanno completamente riformati, passando magari dalla cassa integrazione al reddito sociale minimo, e finanziarli con appositi fondi. Noi oggi paghiamo anni di cassa integrazione utilizzata per mantenere assurdi profitti come quelli di Marchionne che  incassa quanto 5 mila suoi dipendenti.

Concludo affermando che andrebbero rivisti, nell’ottica di quanto detto, anche i privilegi di cui oggi molti già godono.

Categories:   Economia/Lavoro, Politica

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