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Sviluppo e licenziamenti

Ogni qualvolta si sente parlare di sviluppo e crescita ecco riapparire in tutta la sua violenza il termine licenziamenti. Ciò ha una sola spiegazione: la loro necessità di sviluppo e crescita non è indirizzata alla popolazione, alla società, alla collettività, ma bensì ai profitti dei grandi gruppi capitalistici che non solo devono essere soddisfacenti alle loro esigenze e desideri, ma devono incrementare di anno in anno in una crescita infinita che è la vera malattia di questo sistema economico ormai arrivato al suo fallimento e definitivo declino.

Non mi spego però perchè arrivati a questo punto non si scoprono le carte e la si smetta di prendere per il culo milioni di persone. Si dica una volta per tutte quali siano i reali obbiettivi e si facciano immediatamente tutte quelle riforme necessarie al loro raggiungimento. Un colpo secco alla fronte ed una morte immediata è sicuramente meglio e forse più umano di una lenta tortura ed una morte agonica. Libertà di licenziare? E sia, levate qualsiasi vincolo, qualsiasi limitazione e lasciate che nel privato come nel pubblico ci sia assoluta libertà di licenziare. Al di là della crisi e di contingenze varie che costringono ad ore di lavoro alla ricerca di giustificazioni e alla predisposizione della richiesta documentazione. Massima libertà, si arriva al lavoro e qualcuno ti sussurra nell’orecchio che sei fuori e tu mesto mesto, zitto zitto te na vai, magari ringraziando per quanto sino a quel momento ti è stato concesso. Non è più semplice così?

E perchè fermarsi ai licenziamenti. Perchè non occuparsi  anche delle ferie? A che servono, bisogna lavorare, bisogna produrre, bisogna creare profitti, non c’è tempo per le ferie, per le assenze dal lavoro. E poi neanche i lavoratori le vogliono, sono felici di poter fornire quotidianamente il loro contributo e ringraziare con devozione chi gli concede quel che basta per un tozzo di pane. Via le ferie, sono un lusso che non ci possiamo più permettere. Diventino un ricordo del passato, di quando vivevamo al di sopra delle nostre possibilità.

E dei permessi vari che ne facciamo? No dico quelli per assistere i figli, gli anziani, i disabili. Li vogliamo mantenere? Ma che scherziamo? Via, via anche quelli, non c’è tempo per queste cose, lo sviluppo non si può fermare. E poi con tutti i licenziamenti non volete trovare qualcuno che per quattro lire non sia disponibile a sostituirvi, se poi il licenziato è pure un parente o un amico stati tranzquilli che uno sconticino non ve lo leva nessuno. In questa prospettiva, naturalmente, anche le assenze per malattia non hanno motivo di esistere. Via anche quelle. Tutti al lavoro, stringere i denti e camminare; unica eccezzione chi è, per un qualche motivo, in stato di coma. Per loro c’è il licenziamento.

Ah lo stipendio, è vero quasi scordavo. Beh un minimo si dovrà pure darlo, no? Se no come si fa a convincerli che questi sacrifici servono a qualcosa. Lasciare l’assoluta libertà al datore di lavoro di deciderlo potrebbe essere un ottima idea. In fondo vi da da lavorare, vi tiene impegnati e questo già dimostra la sua immensa bontà e buonafede. Quindi chi meglio di lui saprà scegliere lo stipendio più idoneo alle vostre mansione e necessità.

La pensione, infine. Ma che ci dovete stare a fare a casa? A rincoglionirvi davanti alla tv con Fede e Vespa! Meglio andare a lavorare non trovate? I contributi però bisogna versarli eh! Sia per non farvi rincorrere da quelli di equitalia sia per i poveretti che stanno in cassa integrazione, quella specie di purgatorio dove vengono temporanemante parcheggiati, a spese della collettività, quegli strani oggetti chiamati lavoratori, così da poter garantire che i manager aziendali continuino a percepire compensi 5 mila volte quelli dei propri operai.

Buon licenziamento (pardon volevo dire sviluppo) a tutti.

Categories:   Economia/Lavoro, Politica

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