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In un paese normale

In un paese normale Nichi Vendola, il poeta, il narratore da trent’anni mantenuto della politica e che ha già maturato una lauta pensione che potrà godersi alla tenera età di 55 anni, dopo la disastrosa gestione della sanità pugliese non riuscirebbe a farsi eleggere neanche come rappresentante di classe in una scuola elementare. Se vi è, infatti, un ambito su cui giudicare un presidente di regione questo è proprio quello sanitario, sia perchè è l’unico di sua esclusiva competenza (in tutti gli altri settori condivide cometenze e responsabilità con stato centrale, provincie e comuni), sia perché è la principale voce di spesa (70% circa del bilancio regionale), A ciò aggiungete il fatto che lo smemorato di Terlizzi, contro ogni pronostico, divenne presidente della regione Puglia proprio cavalcando la protesta popolare insorta quando l’allora presidente Fitto avviò il piano di riordino ospedaliero che prevedeva chiusure e dismissioni di numerosi ospedali e raparti, ma inferiori a quelle previste dal piano di rientro che si sta attuando adesso.

Ma al di là dei disastrosi esiti, quali le cause che li hanno determinati e quali le responsabilità e le colpe politiche di chi in questi ultimi anni ha gestito questo settore e le relative ingenti somme di denaro pubblico?

Se da un punto di vista penale il caso Tedesco e le relative accuse mosse dalla magistratura sono ben note e l’unica cosa da fare è attendere l’esito dei processi, da un punto di vista politico e delle relative responsabilità non si può non considerare la posizione di Vendola. Se, infatti, egli era totalmente ignaro di quanto l’assessore più importante della propria squadra di governo, quello con in mano più della metà del bilancio regionale stava illecitamente facendo, non si può non evidenziare il fatto che il presidente, che di quella squandra è il coordinatore e quindi il primo responsabile, se l’è fatta fare sotto il naso. Cosa che da un punto di vista politico è, a mio avviso, molto grave. Chi, persona ragionevole, affiderebbe ad uno del genere l’amministrazione del proprio patrimonio?

Tedesco aveva un conflitto d’interessi grande come una casa e la cosa era ben nota a Vendola. Ciò avrebbe dovuto indurlo ad una più attenta vigilanza. Come si dice: fidarsi è bene non fidarsi è meglio. Tra l’altro il fatto che alla prima indiscrezione giornalistica, senza che la procura di Bari avesse iscritto l’allora assessore nel registro degli indagati o avesse emesso un qualche atto che lo facesse supporre, Tedesco sia stato immediatamente rimosso dal suo incarico con tutto il resto della giunta fa pensare che poi in fondo in fondo la fiducia di Vendola per quella persona non fosse poi tanto profonda.

La responsabilità del piano di rientro in atto in questi mesi, devastante sia da un punto di vista sanitario che occupazionale, dovuto ai 500 milioni di euro di buco nei conti della sanità pugliese, non può escludere certo chi non si è accorto del sistema di corruzione e collusione messo in atto dal Tedesco che, secondo l’accusa, avrebbe pilotato le nomine di direttori generali, direttori sanitari, primari e appalti per la fornitura di servizi e strumentazioni sanitarie per favorire aziende amiche a tutto discapito della qualità e delle casse regionali.

Il buco da 500 milioni non ha però impedito a Vendola di reperire 220 milioni (di cui 60 pronta cassa) da destinare alla realizzazione di un nuovo ospedale a Taranto. Un ospedale che sostituirà i due attualmente presenti ma che avrà un numero di posti letto inferiore a quelli che i due attuali nosocomi garantiscono e che sarà realizzato e gestito da una fondazione di fatto in mano al privato. Il paladino dei beni comuni, almeno a parole, affida al privato la sanità della città più martoriata d’Italia e d’Europa. La scelta di affidare quest’opera e la sua gestione al San Raffele di Milano è stata più volte rivendicata, ribadita e sostenuta a gran voce proprio da Vendola nonostante da più parti si siano sollevati dubbi sull’affidabilità di quell’istituto che da tempo, proprio per via di azzardati metodi gestionali, versa in condizioni economiche decisamente precarie. Neanche dopo il suicidio del braccio destro di Don Verzè pochi giorni dopo il suo interrogatorio come testimone sul crac finanziario della fondazione c’è stato un ripensamento o anche una sola pausa di riflessione. Vendola continua a fidarsi e a ritenere quella scelta una grande opportunità per la Puglia e i Pugliesi. Tanto, nel caso dovesse sbagliarsi o, meglio, non accorgersi di eventuali anomale gestioni tali da causare buchi di bilancio e debiti non sarà certo lui a dover pagare.

In un paese normale i Pugliesi che si vedono chiudere gli ospedali, quelli che devono aspettare mesi per una visita specialistica, per una TAC o una mammografia, quelli costretti ad emigrare in altre regioni per curarsi avviserebbero a gran voce il resto d’Italia su chi sia in realtà Nichi Vendola e cosa vuol dire averlo alla guida di un governo. Ma siamo in Italia e dopo Tedesco e Don Verzè non c’è il due senza il tre.

Categories:   Politica, Salute/Medicina