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ott
13

Obiezione a lorsignori

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È il 7 ottobre, serata fredda. In Panshir il cielo è trasparente anche dopo il tramonto, c’è ancora luce intorno alla valle a disegnare i contorni delle alte montagne dell’Hindukush già piene di neve. Arriva il buio, non c’è elettricità nel villaggio di Anabah. Siamo seduti su un tappeto intorno alla stufa, un piccolo generatore alimenta il nostro vecchio televisore e ci lascia inseguire le news: non ci succede quasi mai, ma questi sono giorni speciali, carichi di attesa. Un rumore cupo, un sordo borbottare fa da sottofondo allo scoppiettio del generatore. Non può essere un lontano temporale, ci guardiamo perplessi, adesso il nuovo rumore è più forte. Andiamo fuori nel giardino, e guardiamo in su. Nulla, a parte le stelle. Ma il suono adesso è intenso, continuo: aeroplani. «Bi penjà u du», esclama Jalil, sono B52. Bombardieri d’alta quota, sono circa le nove. Un quarto d’ora e i primi buuum, buuum e bagliori lontani. Le prime bombe della democrazia cadono intorno a Kabul.

Era il 2001, dieci anni fa. L’inizio dell’aggressione militare all’Afghanistan, un nuovo crimine di guerra deciso dagli Stati Uniti d’America.

Oggi, dieci anni dopo, quella guerra continua, anche con la partecipazione dell’Italia, voluta dai delinquenti politici (e dai “politici delinquenti”) di “sinistra” e di “destra”. Da dieci anni continuano quella guerra. ’Fanculo la Costituzione italiana e lo Statuto dell’Onu. E ’fanculo anche la volontà dei cittadini: mica bisognerà sentire il loro parere su questioni minori come portare il Paese in guerra, no? Lo decidono loro, la casta – o la banda – vergognosa degli “onorevoli”, quelli che dovrebbero dimettersi e tornare a casa propria (se avessero un minimo di etica e di dignità) oppure essere sbattuti in galera, se ci fosse ancora una possibilità di giustizia in Italia.

Ignoranti (quanti di loro saprebbero parlare dell’Afghanistan per più di due minuti?), corrotti e servili, si sono buttati in quella guerra solo per compiacere gli Usa, per essere di serie A, tra quelli che sparano: padron comanda e asino trotta. In dieci anni i nostri “onorevoli” hanno speso per combattere in Afghanistan più di tre miliardi di euro. Prelevati dalle tasche dei cittadini italiani, che per molti sono sempre più vuote. «C’è la crisi», ci dicono. Bisogna «risanare l’economia», e lo si fa iniziando a tagliare i fondi per la scuola, per la sanità e per la ricerca. Ci descrivono la crisi come un flagello ricorrente, come la peste di molti secoli fa, anziché come l’inevitabile conseguenza delle loro azioni.

Che possiamo fare noi cittadini per interrompere la deriva di inciviltà?

Non darò mai più il mio voto a nessun partito che abbia sostenuto la guerra, ho deciso molti anni fa, e continuo a comportarmi così. Ma non mi basta più: mi fa schifo contribuire (essendo tra i contribuenti), dare soldi, anche solo un euro delle mie tasse, alla guerra. Tremonti e gli altri geni dell’economia potrebbero facilmente calcolare per me la percentuale delle tasse da non pagare per aver scelto “l’obiezione fiscale alle spese militari”. E se qualcuno proponesse una legge che regolamenti l’obiezione, che cosa succederebbe? Cercherebbero, destra e sinistra, di farla sparire tra calendarizzazioni e lavori in commissione, per non arrivare nemmeno alla discussione e risparmiarsi l’ennesima figura di merda. Perché i soldi spesi per la guerra sono un crimine contro la nostra Costituzione, e non è certo legittimo un governo che vuole obbligare i cittadini a violare la Costituzione. Lorsignori bruciano ogni anno 27 miliardi di euro delle nostre tasse in spese militari. E se provassimo a toglierglieli? Sono mediamente 620 euro all’anno per contribuente. Provate a immaginare se milioni di italiani compilassero così la propria dichiarazione dei redditi: praticando l’obiezione fiscale alle spese militari e specificando bene la causale del non-versamento. Che succederebbe?

Gino Strada