iapra li  uecchie

Menu

Il paese che vogliamo

Il popolo Italiano, il popolo sovrano tace. Probabilmente crede che tutto ciò che accade sia frutto della fatalità, dalle operaie in nero a poco più di 4 euro all’ora alla casa che dopo aver scricchiolato per giorni è, guardacaso, crollata seppellendole nel sottoscala dove lavoravano; dall’esplosione del debito pubblico alle manovre lacrime e sangue per i poveri cristi ma oro e argento per ricchi e potenti, dai licenziamenti in massa alla crisi economica mondiale di cui il nostro paese si crede vittima più che colpevole. Tutto è fatalità,  predestinato ed è quindi inutile reagire. Solo chi è coinvolto in prima persona per il dissolversi la propria fonte di reddito o del proprio territorio cerca disperatamente e nella totale indifferenza di tutti gli altri di lottare di far valere le proprie ragioni, le ragioni del buon senso. Come dei cecchini ci colpiranno uno ad uno e, immediatamente dopo la schioppettata, chi l’avrà scampata continuerà la sua solita vita ignorando completamente il morto che giace a terra.

In questi giorni è stata resa pubblica la lettera firmata dal Governatore della Banca Centrale Europea Trichet e dal Governatore della Banca Centrale Italiana Draghi con la quale i due dettano al Governo Italiano le misure economiche da applicare con immediatezza. Indicazioni che dettate da chi (BCE) sta evitando, anzi direi rimandando, la dichiarazione di fallimento del nostro paese acquistandoci i titoli di stato che, a quanto pare, nessuno vuole sono da considerarsi un editto più che una serie di consigli. Quando l’ho letta per la prima volta non mi sono meravigliato tanto di quanto era scritto, ma del fatto che nel paese non c’è stata nessun tipo di reazione. A parte qualche vuoto quanto innoquo slogan televisivo dei soliti politici di strapazzo nessuno, ma proprio nessuno, ha cercato di smobilitare il sonnolente popolo sovrano chiedendogli in quale tipo di paese vogliono vivere. Gli stessi partiti e personaggi pronti a raccogliere firme per abrogare l’attuale legge elettorale si sono badati bene dal dire a gran voce che non c’è legge elettorale che tiene quando le scelte politiche sono decise da bachieri e istituti finanziari.

Ma che cosa dice quella lettera? “È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali”. Ovvero? I servizi idrici su cui il popolo sovrano Italiano si è da poco espresso? “riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione”. Non so se è chiaro? Qualsiasi impresa potrebbe adottare un personale contratto con condizioni di lavoro e stipendi a piacere. “accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti”, assumere ma sopratutto licenziare a proprio piacimento. “valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover e, se necessario, riducendo gli stipendi. “. Ridurre gli stipendi dei dipendenti pubblici, già sotto la media europea, e rafforzare il turnover ovvero il ricambio che in paese dove si continua a spostare l’età pensionabile altro non vuol dire che licenziare per poter assumere altri con altri tipi di contratti. “consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare. Dopo averci detto quali norme si devono introdurre arrivano persino a dettarci il modo in cui devono essere approvate; fottendosene della nostra Costituzione il tutto deve essere imposto con un decreto, mentre il fulcro della nostra democrazia, il parlamento, deve limitarsi alla sola ratifica. Naturalmente nessun parlamentare si è sentito in dovere di spedire un vaffanculo ai mittenti di quella missiva e stesso dicasi per il nonnetto sul colle che in teoria noi paghiamo profumatamente proprio per garantire il rispetto della Costituzione. Come se tutto ciò non bastasse ecco arrivare le “indicazioni” di Confindustria che elenca le rifome da avviare immediatamente, pena un “ineluttabile declino economico e sociale” del nostro paese, spassionati consigli  che  non si allontanano molto da quelle dei due banchieri.

Detto tutto questo, vedendo anche che Mario Draghi ed Emma Marcegaglia secondo i sondaggi risultano essere per il popolo Italiano (almeno quello interpellato) i più graditi leader di un ipotetico governo di responsabilità nazionale, mi viene spontaneo chiedermi in che tipo di paese gli Italiani vogliono vivere e far vivere i propri figli e nipoti. Stento a credere che l’auspicio sia quello disegnato dai due banchieri e dagli industriali, ma affidarsi a loro equivarrebbe ad affidare ad una volpe la gestione di un pollaio, pensate che si soffermerebbe molto a riflettere se è meglio un uovo oggi che una gallina domani? Se siete in grado di arrivare all’ovvia risposta non ponete la vostra fiducia in qualche altro leader politico che comunque non saprebbe sottrarsi agli editti degli sciacalli. Solo il popolo sovrano può farcela. Solo voi potete (e dovete) decidere del vostro futuro.

P.S.: se volete continuare a farvi male leggete il testo integrale della lettera dei due banchieri e quella di confindustria.

Categories:   Economia/Lavoro, Politica