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Scudo parlamentare

Partiamo subito da alcuni principi. Primo, tutti sono innocenti sino a quando non si dimostra definitivamente il contrario. Secondo, nessuno, se non per rari ed eccezionali casi, può essere privato della libertà personale prima di essere stato giudicato colpevole di reati per cui è prevista la carcerazione. Terzo ed ultimo ma non per importanza, le regole valgono per tutti. Tre semplici quanto basilari principi da sempre scolpiti nella nostra costituzione spesso sbandierata, a secondo delle esigenze, da tutti gli schieramenti politici e per cui è persino prevista una figura istituzionale, attualmente interpretata dal vecchio sul colle, lautamente retribuita affinché vigili che tutti la rispettino.

Eppure, anche se pennivendoli vari e mezzibusti incartapecoriti non ne parlano, sono moltissimi gli incensurati che, accusati di un qualche reato, si trovano o si sono trovati improvvisamente dietro le sbarre. Di questi giorni la notizia, riscontrabile solo nelle cronache del web, sull’arresto e la detenzione per 12 giorni di due attiviste NoTAV accusate una di “concorso morale” per aver socccorso alcuni feriti durante le manifestazioni di protesta in valsusa (è una volontaria del 118) e l’altra per lesioni ad un rappresentante delle forze dell’ordine, si sarebbe procurato una distorsione alla caviglia nel rincorrerla. Ma il problema, oltre ad essere molto diffuso e comunque molto di più di quanto i mezzi di disinformazione ci fanno sapere, è atavico e di sicuro risale ai tempi in cui l’attuale classe politica, tranne qualche matusalemme, era ancora in fasce. Detenuto in attesa di giudizio  un bellissimo film con Alberto Sordi del 1971, regia di Nanni Loy racconta di un geometra che viene arrestato senza che gli sia fornita alcuna spiegazione e senza neanche informare la famiglia che del tutto ignara, lo attendeva in automobile. Inizia così un viaggio attraverso i gironi danteschi della giustizia italiana che si concluderà con la scarcerazione del povero geometra per non aver commesso alcun reato.

Naturalmente come ci sono parecchie persone ingiustamente in carcere ce ne sono altrettante che per svariati motivi riescono a farla franca. Tra questi sicuramente i politici che poi sono quelli che le regole della giustizia e del suo funzionamento le hanno scritte. Già perche come ben noto i magistrati non scrivono le leggi ma semplicemente le applicano, a volte sicuramente ne abusano ma questo solo grazie al come la legge è stata scritta ed ecco che ritorniamo a coloro che le leggi le scrivono ed approvano, cioè i politici. Secondo quale mistero questi si arrogano il diritto di non applicarle nei loro confronti è un qualcosa già di per sé abbastanza ridicolo, ma quando ciò si ripete costantemente e anche di fronte a casi gravi come quello di Milanese, Cosentino e Tedesco il mistero comincia ad assumere i contorni dell’associazione mafiosa.

I tre soggetti sono tutti incensurati e, secondo quanto sopra scritto, non dovrebbero andare in carcere prima di una sentenza definitica e poco vale il fatto che per i comuni cittadini la cosa sarebbe diversa, se un principio non viene rispettato non bisogna allargare questa violazione agli altri ma tutelare chi non ne è garantito. Però ho anche scritto che possono esserci rari ed eccezionali casi in cui questo caposaldo della nostra costituzione può essere derogato. Un caso potrebbe essere un accusato di essere un serial killer che credo nessuno abbia il piacere di sapere in giro, nessuno mi pare abbia mai protestato per gli anni di galera fatti dal Pacciani, accusato di essere il mostro di Firenze, nonostante la sua colpevolezza ancora oggi non sia stata del tutto dimostrata. Quindi nella fattispecie dei tre politici è necessario valutare se possano rientrare tra i rari ed eccezionali casi in cui la carcerazione preventiva vale la candela.

Cosentino era, al momento della formulazione delle accuse per associazione mafiosa, a capo del CIPE il più importante organo di programmazione economica del nostro paese e sapere se la camorra era riuscita ad arrivare fino a li è, a mio avviso, già un motivo sufficiente. Tedesco, accusato di corruzione per aver favorito aziende “amiche” negli appalti della sanità pugliese, era ai tempi l’assessore alla sanità in Puglia che oggi, a causa di un pesante dissesto economico, è sottoposta ad un drastico piano di ristrutturazione che taglia posti letto, chiude numerosi ospedali e reparti togliendo ai cittadini numerosi servizi indispensabili. I disagi che avrebbe subito il senatore in caso di arresto sarebbero stati sicuramente inferiori a quelli che stanno subendo i suoi concittadini pugliesi. Infine Milanese era sino a poco tempo fa uno stretto collaboratore del ministro dell’economia, tanto stretto da viverci persino insieme, e aveva molta influenza sia nelle scelte di politica economica sia nella scelta delle persone a cui affidare il controllo delle numerose e prospere aziende controllate dal tesoro, sapere se queste scelte sono state dettate da interessi personali, collusioni e corruzioni sopratuttto oggi con la drammatica situazione economica e il nostro paese praticamente in mutande sarebbe dovuto essere un buon motivo per derogare al sacrosanto principio della libertà personale.

Eppure i tre sono liberi grazie alla protezione parlamentare. Possibile che ai politici non interessa sapere se la camorra si è infiltrata nei più importanti organi istituzionali o se la corruzione ha davvero distrutto la sanità pugliese e le casse del nostro stato? No, in realtà la situazione non è questa. I nostri politici sanno bene qual’è la situazione, sanno quanto la criminalità organizzata gestisce gli apparati istituzionali direttamente o per interposta persona e sanno benissimo che la corruzione è non solo il principale problema del paese ma la madre di tutti i problemi da cui discendono tutti gli altri. Quello che invece cercano di fare (e sino ad ora ci sono riusciti) è evitare che tutto questo sia scritto nero su bianco, che sia reso inconfutabile. Purtroppo, a vedere come il paese reagisce a questa situazione, sembra che tutto ciò lo vogliano evitare la maggior parte degli italiani.

Categories:   Giustizia, Politica